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mercoledì 26 marzo 2008

Ombretta Colli. Sarò la Binetti laica del PDL.

In questi mesi il tema dell’aborto è tornato al centro del dibattito politico. Personalmente non credo alle crociate ideologiche: né a quelle religiose, né a quelle laiche. Credo che ci sia una sola domanda concreta da farsi: la legge sull’aborto è una buona legge? I dati ci dicono di sì. Da quando è stata approvata - nel 1978 - gli aborti sono calati in maniera radicale.

Dalle 234 mila interruzioni di gravidanza registrate nel 1982, si è passati alle 137 mila del 2004. Una diminuzione pari al 40%. Sono ancora tanti, questo è certo. Se ogni singolo aborto è un dramma, è anche vero che ogni interruzione di gravidanza evitata è una vittoria per tutti. Sono le cifre che dimostrano come questa legge tanto discussa funzioni. Ma oltre ai numeri relativi al calo degli aborti, che pure sono importanti, c’è anche un dato di civiltà in questa legge: la difesa della dignità e della vita di noi donne. Dopo la sua approvazione per esempio, le morti causate dagli aborti clandestini sono praticamente scomparse. Per tutti questi motivi non condivido l’idea di modificare la 194. Dirò di più: mi candido a difendere i valori laici che stanno dietro a questa legge all’interno del PDL, così come la senatrice Binetti difende quelli cattolici nel PD. Sarò insomma la “”Binetti laica” del Popolo delle Libertà. Una garanzia per le tantissime donne che si apprestano a votare il centro-destra.

La legge sull’aborto non è in discussione. Se c’è qualcosa da rivedere della 194, è semmai una sua migliore applicazione nella parte relativa alla prevenzione. Sono infatti in crescita le interruzioni di gravidanza tra le giovani donne e le immigrate, un chiaro segno di come ci sia ancora molto da fare: dall’informazione sessuale agli aiuti alla maternità. Temi che mi impegno a portare in Senato con tutta la forza e la competenza necessaria, maturata nella mia esperienza di donna e di Presidente della Provincia di Milano.
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giovedì 13 marzo 2008

Effetto-soubrette e sospetti di "spinte" sulle donne in lista delusioni bipartisan.

Nel Pdl i posti all´"altra metà del cielo" sono pochi: il 17-21%. Nel Pd invece arrivano al 40%.
(Giovanna Casadio - La Repubblica) Contro la candidatura della bionda soubrette Barbara Matera (nella foto), bellezza che al Cavaliere ricorda quella della moglie Veronica in gioventù, c´è stata una sollevazione tra le donne forziste. Infine, Gianni Letta, sabato scorso, ha convinto Silvio Berlusconi a scelte più avvedute e per la Puglia, in quota rosa, è stata prescelta una altrettanto avvenente giovane donna, Elvira Savino, con brillante curriculum, collaboratrice della rivista "Formiche". Ma gli aggiustamenti di rotta non hanno impedito la quasi rivolta delle donne del Pdl. Scontente? Furiose. Hanno fornito i numeri del malcontento: nelle liste del Pdl le candidate sono circa il 21,5% alla Camera e il 17% al Senato. In posizioni tutt´altro che eccellenti, tali insomma da non arrivare a quella soglia del 25% di elette che era stata promessa dai leader. Se non fosse stato per Ciarrapico, che si è preso la scena delle polemiche, questa storia delle donne in lista e degli insulti che hanno accompagnato le candidature - «sciampiste, letteronze, zoccole» - avrebbe tenuto banco.

Nella metà campo del centrodestra, Stefania Prestigiacomo si è chiusa in un "no comment" irritato. Isabella Bertolini, quattordicesima in Emilia, lascia intendere che in campagna elettorale si fa buon viso a cattivo gioco. Giulia Bongiorno di An, ammette: «Non ci sono livelli accettabili di donne nelle nostre liste, però le donne si faranno avanti a piccoli passi». Solo Michela Vittoria Brambilla, la "rossa" del Cavaliere, capolista di fatto in Emilia, sostiene che «va bene così, quel che conta sono le competenze non il genere». Parla più volentieri di sé: non sono a caccia di poltrone, dice, però «non starò seduta ad aspettare di pigiare un bottone». A denunciare il brutto clima, è Alessandra Mussolini, segretario di As, nel partito di Berlusconi. «Quando ho letto di Lotito che definiva zoccole le candidate del Pdl, sa cosa ho fatto? Ho chiamato Luxuria, perché bisogna finirla con le discriminazioni. Nel prossimo Parlamento dobbiamo fare fronte comune». Con la transex del Prc, Mussolini si era accapigliata in tv.
Ma nell´altra metà campo, nel Pd, dove pure le candidate sono il 42% (379 donne) e di queste almeno 100 saranno parlamentari sicure, i malumori ruotano sulla discrezionalità delle scelte dei leader maschi. Vilma Mazzocco, portavoce del Terzo settore, uno dei 45 saggi del Comitato per il Pd, ironizza: «Bisognerà mandarle in giro con la baby sitter queste giovani parlamentari... Il Parlamento non è una convention, bene il rinnovamento ma c´è stata superficialità. Di un parlamentare ci si deve chiedere chi rappresenta, come e perché». Riferimento implicito a Marianna Madia? La Madia ha dovuto ingoiare amarissimi attacchi. Così come Daniela Cardinale, figlia di Totò, ex ministro delle Comunicazioni, sulla cui candidatura anche Veltroni ha declinato ogni responsabilità («L´ho saputo solo a cose fatte»). La giovane candidata è «amareggiata», il padre la difende: «Ha bevuto la politica con il latte, si è impegnata e ora... «. «Sciampista» lei e le altre giovani donne del Pd, per Maurizio Gasparri. Che non si pente delle parole dette: «Cioè, mi dispiace per le sciampiste, ma è stata una reazione alle definizioni di "letteronze", "zoccolonze" indirizzate alle nostre candidate». Barbara Pollastrini, la ministra delle Pari opportunità è severa: «Questi insulti sono gravissimi scivoloni maschilisti. Ho fiducia in Veltroni sulle donne in un futuro governo. No alle polemiche nel Pd: se non metti i giovani a nuotare nessuno emergerà». Intanto, le donne dell´Udi invitano ad andare al voto con una lettera scarlatta all´occhiello per protesta contro le poche donne e le scelte pilotate. Una bella ricerca su "Differenza di genere e democrazia" è stata presentata ieri da Giovanna Altieri (Ires/Cgil) e da Marina Cacace (Asdo). Si è parlato della «resistenza sistematica» alla presenza di donne nei luoghi del potere. Daniela Santanché rivendica la novità rappresentata dal fatto che è lei - leader della Destra - l´unica donna candidato premier. Paradossi italiani.

giovedì 14 febbraio 2008

Pd, alle donne metà delle candidature.

(Gad Lerner) Aderisco a questo appello e ne sosterrò le ragioni sabato prossimo nell’assemblea costituente convocata a Roma. La trasformazione della politica comincia dalla capacità di rimettere in discussione sè stessi, applicando alla propria comunità le buone regole che riteniamo necessarie per il cambiamento del paese.

APPELLO PER LA PARITA’. SUBITO, SENZA SE E SENZA MA

Chiediamo che l’alternanza di genere nelle liste elettorali del PD sia garantita con la presenza al
50% di donne e uomini, perché il Partito Democratico che, del rinnovamento della classe dirigente e del rispetto della parità di genere fa le sue bandiere, si dimostri coerente con ciò che professa.
Solo traducendo le parole in fatti il PD potrà rivendicare un ruolo di partito votato al cambiamento dell’attuale sistema politico italiano.

Noi, donne e uomini democratici, non siamo disposti a sopportare oltre il mancato riconoscimento di un’equa rappresentanza all’interno delle istituzioni di questo Partito e di questo Paese. La discriminazione che vede le donne escluse in maniera massiccia dai luoghi di potere è antidemocratica e indegna di un Paese civile e di un Partito realmente Democratico.

Noi chiediamo che le vecchie logiche di cooptazione, responsabili di questa odiosa discriminazione, abbiano
fine e non dettino l’agenda di queste elezioni politiche. Per questo ci rivolgiamo ai vertici del PD affinché ci garantiscano pari dignità e pari rappresentanza.

Vi preghiamo di firmare l’appello on line e di diffonderlo attraverso la rete dei vostri contatti personali. Potete firmare direttamente andando all’indirizzo di sotto riportato:

http://www.petitiononline.com/PARI2008/petition.html

Sabato 16 febbraio si riunirà l’Assemblea nazionale del PD per stabilire il regolamento per la composizione delle liste, facciamo sentire la nostra voce!
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Il codice Etico del Partito Democratico.