Speriamo che questa storia dei falsi partitini socialisti ora si chiuda definitivamente.
(Venerio Cattani - L'Avanti) In questi giorni, molti piangono, o fingono di piangere, per la morte elettorale della Sinistra Arcobaleno e del cosiddetto Partito socialista. Della morte della Sinistra Arcobaleno non me ne frega - chiedo scusa - niente. Quando sento il leader storico di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, raccontare seriosamente che “l’Italia ha bisogno della sinistra”, mi viene da chiedere: “Già, e perché mai?”. A me pare che l’Italia viva benissimo senza la sinistra in genere e senza la sinistra alternativa in particolare. Naturalmente, sono più interessato alla scomparsa del Partito socialista di Enrico Boselli; e tuttavia trovo che non sia un gran problema neanche questo, tranne che per i diretti interessati. Era solo un inevitabile chiarimento. Ma ciò che interessa chiarire, è che la morte del cosiddetto Partito socialista di Boselli non è certo la morte del vecchio e glorioso Partito socialista italiano. È semplicemente caduto dall’impalcatura lo “stunt-man” di Boselli, non il socialismo: è come nei film americani. Il Psi, quello vero, è morto, non di morte naturale ma di veleno, nel 1992, esattamente cento anni dopo la sua nascita. Tra l’altro, la fine del Psi fu non certo causata, ma certo stabilita giuridicamente (con tanto di firma e bollo) proprio da Enrico Boselli e Ottaviano Del Turco, nel 1993. Meno male che lo stesso Boselli si è ora dimesso, sennò ricominciava la storia e avrebbe fatto morire il Psi la terza volta. Quello che è deceduto, per mano di Walter Veltroni e del Porcellum (la legge elettorale attuale) il 13 aprile, non era che un rimasuglio dello Sdi, oltretutto reduce dall’ultima disavventura con la Rosa nel pugno di Marco Pannella alle elezioni politiche del 2006. Il decesso del Partito socialista era scritto e pronosticato fin dal momento in cui il segretario e candidato premier del Partito democratico ha detto di no all’apparentamento. Solo un miracolo, per il quale ci sarebbe voluto non Boselli ma Padre Pio, avrebbe potuto far lievitare i voti dall’uno al quattro per cento necessario per superare lo sbarramento. Ma quel che più irrita, è come il Partito socialista è morto: con una lista da Arcigay, con i manifesti “incazzati” (ma non si è ancora capito con chi?) e con l’immagine del culo della nota pornostar Milly D’Abbraccio. Speriamo ora che questa storia dei falsi partitini socialisti si chiuda definitivamente. Ognuno dia - se lo vuole e se ancora lo può - il suo contributo individuale: sul piano storico e culturale, e sul piano politico aiutando l’Italia a riprendersi, a ripulire le strade, a riaprire gli aeroporti, e insomma a lavorare per sopravvivere alla globalizzazione, che è il vero tema della politica di oggi. Il socialismo rimane come sentimento e come testimonianza, forse come lievito; ma la direzione politica tocca a quelli che sono arrivati dopo e soprattutto, a quelli che arriveranno.
venerdì 18 aprile 2008
L'Avanti all'attacco. In morte dello “stunt-man” di Boselli.
domenica 13 aprile 2008
Nudi alle urne.
(Barbara Mennitti - Ideazione) Campagna elettorale moscia? Non devono averlo pensato gli abitanti del Municipio X di Roma, per l’esattezza dei quartieri Appio, Tuscolano e Cinecittà, che in queste mattine sono incappati nei manifesti elettorali della candidata Milly D’Abbraccio. In corsa nelle liste del Partito socialista di Boselli, l’ex attrice hard ha scelto una chiave inedita, almeno in politica, per colpire gli elettori. Il suo slogan è “Basta con queste facce da c...” (su alcuni manifesti senza i puntini di sospensione) e, fedele al motto, non propone il suo volto sui manifesti ma un’altra sua parte anatomica, forse altrettanto nota ai suoi fan. Insomma, per essere chiari, sui manifesti elettorali campeggia l’ammiccante fondoschiena senza veli della D’Abbraccio (o almeno si presume che sia lei), mentre con una mano guantata di rosso si sfila un paio di calze a rete. Non si sa se gli abitanti del Municipio si siano scomposti, se abbiano trovato la pensata più ironica o oscena e se la D’Abbraccio abbia guadagnato qualche voto. Pare però che si siano scomposti, e anche molto, i vertici del Partito socialista, che in una nota affermano che il manifesto in questione “rappresenta una scelta autonoma di un candidato circoscrizionale di Roma, e per stile e contenuto non è assolutamente conforme alle linee e alla tradizione del nostro partito”, augurandosi che la candidata abbia il buon gusto di rimuoverli al più presto. L’interessata conferma, i manifesti li ha fatti stampare lei e a sue spese. Ma di rimuoverli non se ne parla nemmeno, la D’Abbraccio vuole continuare a puntare sul “fattore C”.
Ma insomma, c’è poco da scandalizzarsi. Sesso e politica sono da sempre un binomio che si coniuga spesso e volentieri nelle forme più svariate e non solo dalle nostre parti. Dai festini a luci rosse di qualche politico che di tanto in tanto riempiono le cronache dei quotidiani, all’elezione nella Camera dei deputati della pornostar Ilona Staller, questo Paese è abituato a tutto. Forse persino ad un candidato che parla di valori cristiani, salvo poi scoprire che è in qualche modo legato all’industria del cinema porno. E’ quanto è successo ad Andrea Verde, residente a Parigi, in corsa nelle liste del Pdl, circoscrizione Europa. A dire la verità, Verde non colpisce certo per l’aspetto fisico. Cicciottello, pelato, con gli occhiali, tutto sembra fuorché uno stallone e nessuno avrebbe fatto caso alla sua candidatura se il Sole 24 ore del 19 marzo non gli avesse dedicato un trafiletto intitolato: “Da Parigi un candidato hard”. Nella breve, il quotidiano descrive Verde come “produttore di film apprezzatissimi dalla Turchia all’Indonesia” pluripremiati nella pornorassegna Venus Paris. Il tutto però, scrive sempre il Sole, non compare nella biografia del candidato, celato sotto la pudica dicitura “dal 2000 opera nel settore delle comunicazioni”. E che di comunicazioni si tratti non c’è alcun dubbio.
I giornali tradizionali, persi dietro alle dichiarazioni di Veltroni e Berlusconi, non trovano particolarmente solleticante la notizia, e Verde se la cava con qualche dichiarazione simpatica, affermando di essere stato un semplice amministratore per una società di produzione cinematografica. Ma i blogger, si sa, sono di un’altra pasta e in amore, in guerra e in campagna elettorale tutto è lecito. Così parte una specie di caccia al Verde su internet, che qualche volta sfiora toni da crociata moralistica ma, in sostanza si tenta di inchiodare il candidato alle sue responsabilità. Al momento basta una breve ricerca su un qualsiasi motore, per avere una panoramica non solo delle pellicole cinematografiche alle quali, in un modo o nell’altro, Verde è associato (purtroppo i titoli non sono ripetibili), ma anche una discreta galleria fotografica del candidato (che però, dal nostro modestissimo pulpito, vi sconsigliamo di visionare) e forse quelli armati di migliore volontà riusciranno anche a farsi un’idea, se la questione li appassiona. Verde dal canto suo, risponde sui blog, mantiene ferme le sue posizioni e dichiara di essere vittima di una specie complotto, di non avere niente a che fare con molti dei siti a lui collegati e invita tutti al dibattito sul suo sito. Chi ha ragione? Ancora non è chiarissimo. L’unica cosa certa è che Verde sta raggiungendo vette di notorietà che nessun film porno gli avrebbe mai concesso.
martedì 8 aprile 2008
Socialisti. La pornostar Milly D’Abbraccio e la campagna elettorale del “lato B”.
Così a Panorama.it la diva hard Milly D’Abbraccio, candidata a Roma con le liste del Partito Socialista, che ha affisso nella Capitale alcuni manifesti che stanno destando parecchio scandalo.
Lei, la pornostar socialista, chiede facce nuove in politica. E per questo si è candidata con i socialisti di Boselli nel nono e decimo Municipio a Roma. E certamente i suoi argomenti potrebbero convincere molte persone. Da stamane, grazie ad un blitz di attacchini notturni formato dall’attrice e da Riccardo Schicchi, in alcuni quartieri di Roma sono comparsi dei manifesti non con il viso dell’ex regina dell’hard, bensì con un’altra parte del corpo: il fondoschiena. Dunque manifesto shock. E shoccante è pure lo slogan: “basta con queste facce da culo”.
Al Partito Socialista non erano molto d’accordo sulla campagna del lato b. Una campagna che, ovviamente, farà scandalo. Ma come spiega ancora la stessa D’Abbraccio: “E’ vero, quelli di Boselli non erano tanto convinti, ma la mia è una provocazione alla Oliviero Toscani. E poi lo faccio a fin di bene. Porto voti a Franco Grillini”.
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giovedì 3 aprile 2008
Alla ricerca del voto gay. Boselli e Bertinotti firmano il patto di Arcigay.
Enrico Boselli per il Partito Socialista e Fausto Bertinotti per la Sinistra Arcobaleno hanno siglato quest' oggi il Patto proposto da Arcigay che ricalca la piattaforma rivendicativa del movimneto lgbt italiano ed approvato l'anno scorso in occasione del gay pride. Il patto è indirizzato a tutti i candidadti premier delle prossime elezioni.
Il Patto composto da nove punti proposti intendono garantire "alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali, con il sostegno della parità dei diritti, attraverso l'estensione del matrimonio civile o istituto equivalente".
Il documento inoltre precisa che "nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, ed in linea con ciò che è avvenuto in Europa, è inoltre necessaria la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili".
Il patto sottoscritto richiede inoltre "un'apposita legge sul tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell'interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese; una legge contro ogni forma di discriminazione per orientamento sessuale ed identità di genere".
Altri punti qualificanti della piattaforma la richiesta di revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l'obbligo di intervento chirurgico genitale, la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell'intersessualismo; la profonda modifica della legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita.
Il presidente nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, commenta infine "la curiosa presa di posizione dei Radicali Italiani che non intendono firmare il patto da noi proposto perché non usi a sottoscrivere documenti provenienti da associazioni o gruppi sociali. Questa improvvisa e prudenziale posizione ci sembra un po' stonata, comunque confidiamo che in futuro, al di la delle altre collocazioni delle liste radicali nelle liste elettorali, i deputati pannelliani siano protagonisti delle battaglie civili e di libertà del movimento lgbt italiano".
mercoledì 2 aprile 2008
L'amaro destino del Ps.
(Il Plog) Un'ombra si aggira per la politica italiana: è il Partito Socialista, sintesi delle frattaglie ex-socialiste sparse in tutto lo scacchiere politico (dal Pd al Pdl) riunite sotto l'egida del valoroso Boselli. Ma non voglio parlare del partito in sè oppure del suo programma, peraltro largamente condivisibile. Voglio parlare solo del suo destino. Le possibilità davanti a questo nuovo soggetto politico sono due: o superare il muro del 4% alla Camera, oppure morire, sfaldarsi al sole come una rosa appassita. La prima possibilità è a dir poco ostica, tanto che Luigi Crespi, ex-sondaggista di Berlusconi e ora spin-doctor di Boselli, nei suoi sondaggi stima il Ps solo al 2%. Ora, i miracoli elettorali possono sicuramente avvenire, ma, in quanto miracoli, sono al di fuori della razionalità umana e io non sono fornito di un modello più avanzato di razionalità. Quindi prenderò in considerazioni l'altra possibilità: la morte del Ps. Essa però in diverse modalità: dissolvimento o assorbimento. Un principio di dissolvimento si verificherà subito dopo la sconfitta: i dirigenti del Ps, provenienti o dall'area ex-Pd o dall'area ex-Cdl ritorneranno, per così dire, all'ovile. Si avranno dei casi eclatanti a livello nazionale e molti silenziosi transfughi a livello locale. L'entità di queste dipartite dipenderà ovviamente dalla linea politica tenuta dalla dirigenza e soprattutto dalla ancora non sperimentata solidità di un gruppo dirigente appena formato. Nel caso il Ps non si dissolvesse la dirigenza si troverebbe di fronte un vicolo cieco: senza parlamentari, quindi senza visibilità e finanziamenti pubblici. Si dovrà dunque optare ad un avvicinamento o al Pd o alla Sinistra. In entrambi i casi la decisione sarà difficile a prendersi: il Pd ha una politica economica simile a quella del Ps, ma in campo di laicità ha posizioni molto più "moderate". Per di più il Pd potrebbe anche richiedere il semplice assorbimento di una forza che ha costruito la propria campagna elettorale sull'aspra critica verso Veltroni e il suo progetto "neocentrista". Con la Sinistra, invece, avrebbe problemi in campo economico, e, soprattutto, una grande distanza fra le varie basi, una legata in gran parte al compianto Psi craxiano e una legata alle figure ex-comuniste e (più di quanto si pensi) a un'ideologia radicale. Insomma, solo il tempo potrà dire come andrà a finire, ma per il Partito Socialista si preannuncia una maro, amaro destino.
Tante care cose.
martedì 25 marzo 2008
Patacche. Paola Concia: Boselli sa che non fu Veltroni a Bloccare il registro delle Unioni civili.
(Apcom) "Capisco che siamo in campagna elettorale e l'esasperazione dei toni sembra d'obbligo. Ma Boselli sa bene che non fu Veltroni a vietare l'istituzione del registro delle Unioni civili a Roma". Lo afferma Anna Paola Concia, candidata alla Camera e portavoce del Tavolo omosessuali del Partito Democratico.
"Quella vicenda, purtroppo, è stata figlia di uno scontro politico. E come noi omosessuali sappiamo bene, quando i nostri temi diventano disputa politica non facciamo nessun passo avanti verso l'acquisizione di diritti fondamentali", aggiunge Concia.
"Inviterei tutti i laici a tenerne conto. I nostri diritti vanno riconosciuti, non solo sbandierati. Va costruito un consenso ampio intorno a questi temi, per passare dalle parole ai fatti. Tanti cittadini omosessuali se lo aspettano", è l'auspicio dell'esponente del PD.
"Noi abbiamo scritto nel programma quello che faremo: una legge che garantisca i diritti delle persone che si amano", conclude Concia.
Nuova trovata del laico Boselli: Gesù arruolato negli spot del Ps con polemica.
Ora l’ultima trovata: ha arruolato niente meno che Gesù Cristo. Perché: “È lui il primo socialista”. Un messaggio che, piaccia o no (qualcuno lo giudica blasfemo), di sicuro fa discutere. È infatti il Nazareno il protagonista di due spot, da 30 e 15 secondi rispettivamente, che il Ps diffonderà, tramite i circuiti televisivi locali, a partire dal 29 marzo (opportunamente dopo Pasqua), per le ultime due settimane di campagna elettorale.
Uno spot che si è già tirato addosso gli anatemi di varie parti politiche, in quella che Boselli ha definito una “censura preventiva, astiosa e violenta” e, in occasione dell’anteprima dello spot per la stampa, aggiunge: “Questa polemica preventiva” ha affermato il candidato premier socialista “corrisponde a un desiderio di censura preventiva. Noi colleghiamo i nostri principi a quelli dell’umanesimo cristiano. E già nel ‘46 i socialisti fecero dell’effigie di Gesù un simbolo della campagna elettorale”.
In effetti nei documenti storici del socialismo italiano l’immagine di Gesù è presente ancor prima che il movimento si costituisse come partito, nel 1892. Infatti in un sito web di vecchi canti socialisti è possibile leggere il testo poetico composto nel 1876 da Giacinto Stivanelli: “A Gesù Nazzareno primo martire del socialismo”, evidentemente un tema centrale in certa letteratura e propaganda del tempo.
E comunque, il movimento socialista, ha aggiunto Boselli, “nasce per difendere i più deboli e il Cristianesimo ha fatto la stessa cosa. Qualcuno dice che questo messaggio è in contraddizione con le nostre precedenti prese di posizione? Noi abbiamo criticato i vertici ecclesiastici quando non condividevamo alcune loro scelte, non abbiamo mai criticato una fede o una religione”.
Lo spot, realizzato dalla regista Katia Simmi con immagini tratte da Jesus Christ Superstar e del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, con il sottofondo dell’Internazionale in versione elettronica del gruppo militante degli Area, si conclude con lo slogan elettorale: “Chiudi il cerchio, ora vota socialista”.
“Non c’è nulla di sacrilego” dice il vicepresidente del Senato, Gavino Angius “sacrilego era il manifesto della Dc nel ‘48: ‘Nell’urna Stalin non ti vede, ma Dio sì… E poi Gesù, il primo ribelle della storia, è di tutti, di tutti coloro che ne sanno raccogliere la forza del messaggio”.
Un messaggio che serve a “evidenziare” sottolinea il capogruppo Roberto Villetti “la grande ipocrisia di quei politici che pretendono di dirci come dobbiamo comportarci e poi vengono trovati in un bordello… Il messaggio cristiano non riguarda, come in troppi vorrebbero, le questioni dalla cintola in giù, i divieti sessuali; il suo fondamento, su cui convergono i socialisti, è la solidarietà con i poveri, con i più deboli”.
L’ultima battuta è ancora per Boselli: “I dico? Credo che Gesù proprio non se ne occuperebbe, ci sono oggi questioni più serie e più gravi. Non sarebbero certamente la sua preoccupazione principale, anche perché il messaggio cristiano è prima di tutto un messaggio di libertà”.
Ma in molti ora si chiedono perché mai un partito che nel proprio manifesto dei valori ha la difesa del principio di laicità abbia voluto confezionare uno spot televisivo con Gesù come testimonial.
