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giovedì 24 aprile 2008

Pecoraro Scanio, trombato in Parlameno porta a casa 9.000 euro al mese.

(Il Giornale) Trombati? Sì ma con il portafoglio bello gonfio. Ora passa all'incasso tutta la schiera di ex parlamentari che, per essere entrati nel Palazzo, hanno diritto a pensioni e liquidazioni d'oro. Un'inchiesta di Panorama, oggi in edicola, fa le pulci ai prossimi ex membri della «casta»: deputati e senatori non rieletti che tuttavia hanno diritto a buonuscite di tutto rispetto. Tutta colpa di una vecchia norma degli anni Ottanta. Con 20 anni di contributi, a prescindere dall'età dell'onorevole, il Parlamento scuce. Per tutta la vita.
Basta essere stati eletti prima del 2001. Ed ecco cosa viene fuori: ci sono i baby pensionati, quelli cioè che all'anagrafe hanno 50 anni o meno ma ne hanno molti di contribuzione (chi non arriva a venti può sempre riscattare i contributi mancanti ndr). Alfonso Pecoraro Scanio, 49 anni, 5 legislature alle spalle, si porterà a casa 8.836 euro lordi al mese. Interpellato, ha ammesso che «sì, è un privilegio ma lo utilizzerò anche per sostenere il volontariato ambientale». Antonio Martusciello (Fi), di anni ne ha 46, di cui 14 passati in Parlamento.

Potrebbe riscattare i restanti per arrivare a 20 e portarsi a casa per tutta la vita 7.959 euro lordi al mese. Pietro Folena, Prc, di anni di contributi ne ha 25: per lui sono garantiti 8.836 euro al mese. E ancora, tutti sotto i 60 anni di età, avranno il vitalizio di 7.959 euro lordi al mese, tra gli altri, Enrico Boselli (Psi), Oliviero Diliberto (Pdci), Ramon Mantovani (Prc) Maurizio Ronconi (Udc), Enrico Nan (Forza Italia), Fulvia Bandoli (Sd). Un po' meno (6.203 euro) prenderanno Tana de Zulueta (verdi), Salvatore Buglio (Rnp), Gloria Buffo (Sd).
Poi ci sono quelli con la mega liquidazione, che hanno 30 anni di contributi versati e/o riscattabili. Per loro 9.363 euro lordi al mese. Si tratta di Ciriaco De Mita (Rosa bianca), Gerardo Bianco (ex Margherita), Paolo Cirino Pomicino (Dc), Sergio Mattarella (Pd), Vincenzo Visco (Pd), Luciano Violante (Pd) e Valdo Spini (Psi). Il Senato staccherà un assegno di 9.604 euro per Armando Cossutta (Pdci), Egidio Sterpa (Fi), Alfredo Biondi (Fi), Clemente Mastella (Udeur), Willer Bordon (Consumatori) e Edo Ronchi (Pd).
Ma non è finita qui. C'è infatti anche una sorta di trattamento di fine rapporto, che il Senato chiama «assegni di solidarietà». Il tfr di Palazzo Madama e Montecitorio è pari all'80% dello stipendio, moltiplicato per gli anni effettivi di mandato. Una bella sberla, quindi, liquidare Armando Cossutta (Pdci) che si porta a casa 345.744 euro, Clemente Mastella (307.328 euro), Alfredo Biondi (278.516 euro), Angelo Sanza (337.068), Luciano Violante (271.527), Sergio Mattarella e Vincenzo Visco (234.075).

Una montagna di denaro, insomma. Il Senato ha già messo da parte 8 milioni di euro per saldare gli onorevoli. Soldi loro, certo. Ma se in vent'anni un deputato sborsa 241.561 euro e l'aspettativa media di vita è di 78,6 anni, un neopensionato di 50 anni incasserà il vitalizio per 28 anni e mezzo. Gravando sulle casse dello Stato per oltre 2 miliardi di euro.

Cesare Salvi (Sd), alfiere della lotta contro i costi della politica, giura: «Mi sono battuto come un leone per modificare queste norme ma ho constatato un deficit culturale della sinistra su questi temi». E in effetti la riforma del 2007 annulla il riscatto dei contributi; il vitalizio si calcolerà sugli anni effettivi di mandato e le aliquote partiranno dal 20% per una legislatura al 60% per 15 anni e oltre.

martedì 15 aprile 2008

Senatori: ecco l’elenco degli eletti, suddivisi per regione.

Al governo dell'Unione mancano i voti

(Panorama) Ecco l’elenco degli eletti al Senato, che non tiene ancora conto di eventuali rinunce in caso di candidature in diverse regioni.

Lombardia:
Lega Nord 15 senatori: Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Giuseppe Leoni, Rosi Mauro, Massimo Garavaglia, Cesarino Monti, Roberto Mura, Mauro Mazzatorta, Lorenzo Borega, Fabio Rizzi, Armando Valli.
Pdl 19 senatori: Roberto Formigoni, Alfredo Mantica, Ombretta Colli, Guido Possa, Alessio Butti, Gianpiero Cantoni, Marcello Dell’Utri, Mario Mantovani, Romano Comincioli, Antonino Caruso, Luigi Scotti, Antonio Tomassini, Giancarlo Serafini, Giuseppe Valditara, Giacomo Caliendo, Salvatore Sciascia, Valerio Carrara, Alfredo Messina, Pierfrancesco Gamba.
Partito democratico 15 senatori: Umberto Veronesi, Mauro Ceruti, Pietro Ichino, Emanuela Baio, Gerardo D’Ambrosio, Daniele Bosone, Fiorenza Bassoli, Tiziano Treu, Luigi Vimercati, Antonio Rusconi, Guido Galperti, Cinzia Maria Fontana, Giorgio Roilo, Paolo Rossi, Marilena Adamo.
Italia dei valori 2 senatori: Giuliana Carlino e Giuseppe Astore (in caso di rinuncia di Astore eletto anche in Molise potrebbe entrare Gianpiero De Toni).

Sicilia
Pdl 13 senatori: Renato Schifani, Domenico Nania, Carlo Vizzini, Giuseppe Firrarello, Antonio D’Alì, Antonio Battaglia, Roberto Centaro, Maria Francesco Ferrara, Salvatore Fleres, Raffaele Stancanelli, Simona Vicari, Bruno Alicata e Vincenzo Galioto.
Pd 7 senatori: Giuseppe Lumia, Enzo Bianco, Antonino Papania, Anna Maria Serafini, Vladimiro Crisafulli, Benedetto Adragna e Costantino Garaffa.
Udc 3 senatori: Salvatore Cuffaro, Giampiero D’Alia e Antonio Antinoro.
Mpa 2 senatori: Giovanni Pistorio e Vincenzo Oliva.
Idv 1 senatore: Fabio Giambrone.

Emilia Romagna
Pd 11 senatori: Anna Finocchiaro, Gian Carlo Sangalli, Sergio Zavoli, Mariangela Bastico, Walter Vitali, Rita Ghedini, Maria Teresa Bertuzzi, Vidmer Mercatali, Leana Pignedoli, Giuliano Barbolini, Albertina Soliani.
Idv 1 senatore:
Luigi Li Gotti
Pdl 7 senatori: Carlo Giovanardi, Filippo Berselli, Giampaolo Bettamio, Laura Bianconi, Alberto Balboni, Elio Massimo Palmizio, Maria Ida Germontani. Primo dei non eletti: Rodolfo Ridolfi.
Lega Nord 2 senatori: Roberto Castelli, Giovanni Torri.

Friuli Venezia Giulia
Pdl 3 senatori: Giulio Camber, Giovanni Collino e Ferruccio Saro
Lega 1 senatore: Roberto Calderoli; primo dei non eletti: Mario Pittoni.
Pd 3 senatori: Carlo Pegorer, Tamara Blazina, Flavio Pertoldi

Calabria
Pdl 6 senatori: Francesco Nitto Palma, Giuseppe Valentino, Antonio Gentile, Vincenzo Speziali, Francesco Bevilacqua, Giovanbattista Caligiuri.
Pd 4 senatori: Luigi De Sena; Franco Bruno, Daniela Mazzucconi, Dorina Bianchi.

Lazio
Pdl 15 senatori: Marcello Pera, Maurizio Gasparri, Lamberto Dini, Cesare Cursi, Mauro Cutrufo, Andrea Augello, Claudio Fazzone, Oreste Tofani, Angelo Maria Cicolani, Laura Allegrini, Giuseppe Ciarrapico, Domenico Gramazio, Paolo Barelli, Candido de Angelis e Stefano de Lillo.
Pd 11 senatori: Franco Marini, Anna Finocchiaro, Mauro Del Vecchio, Luigi Zanda, Ignazio Marino, Maria Pia Garavaglia, Raffaele Ranucci, Riccardo Milana, Mario Gasbarri, Lucio D’Ubaldo e Lionello Cosentino.
Idv 1 senatore: Stefano Pedica

Val D’Aosta
Valleé D’Aoste 1 senatore: Antonio Fosson

Piemonte
Pdl 10 senatori: Enzo Ghigo, Ugo Martinat, Aldo Scarabosio, Lucio Malan, Andrea Fluttero, Valter Zanetta, Lorenzo Piccioni, Giuseppe Menardi, Maria Rizzotti, Gilberto Pichetto Fratin
Lega nord 3 senatori: Roberto Calderoli, Michelino Davico, Enrico Montani
Pd 8 senatori: Emma Bonino, Roberto Della Seta, Mauro Marino, Magda Negri, Pietro Marcenaro, Maria Leddi, Stefano Ceccanti, Franca Biondelli
Idv 1 senatore: Patrizia Bugnano

Trentino Alto Adige
Pdl 3 senatori: Sergio Divina, Cristiano de Eccher, Giacomo Santini
Svp per le autonomie 2 senatori: Claudio Molinari, Oskar Peterlini
Svp 2 senatori: Manfred Pinzger, Helga Thaler Ausserhofer

Veneto
Pdl 8 senatori: Giancarlo Galan, Luigi Ramponi, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Maurizio Sacconi, Maurizio Saia, Paolo Scarpa Bonazza Buora, Anna Bonfrisco, Maurizio Castro
Lega Nord 7 senatori: Federico Bricolo, Piergiorgio Stiffoni, Paolo Franco, Alberto Filippi, Gianvittore Vaccari, Gianpaolo Vallardi, Luciano Cagnin
Pd 8 senatori: Enrico Morando, Maria Pia Garavaglia, Paolo Giaretta, Felice Casson, Paolo Nerozzi, Maurizio Fistarol, Franca Donaggio, Marco Stradiotto
Idv 1 senatore: Elio Lannutti

Liguria:
Pdl 4 senatori: Enrico Musso, Giorgio Bornacin, Gabriele Boscetto, Franco Orsi
Lega nord 1 senatore: Roberto Castelli
Pd 3 senatori: Roberta Pinotti, Claudio Gustavino, Luigi Lusi

Toscana
Pdl 7 senatori: Altero Matteoli, Sandro Bondi, Gaetano Quagliariello, Franco Mugnai, Pietro Paolo Amato, Achille Totaro, Massimo Baldini
Pd 10 senatori: Vannino Chiti, Vittoria Franco, Achille Serra, Achille Passoni, Marco Filippi, Andrea Marcucci, Silvia Della Monica, Marco Perduca, Massimo Livi Bacci, Manuela Granaiola
Idv 1 senatore: Pancho Pardi

Marche:
Pdl 3 senatori: Mario Baldassarri, Francesco Casoli, Salvatore Piscitelli
Pd 5 senatori: Giorgio Tonini, Silvana Amati, Marina Magistrelli, Nicola Rossi, Fabrizio Morri

Umbria
Pdl 3 senatori: Franco Asciutti, Domenico Benedetti Valentini, Ada Spadoni Urbani
Pd 4 senatori: Francesco Rutelli, Mauro Agostini, Anna Rita Fioroni, Leopoldo Di Girolamo

Abruzzo
Pdl 4 senatori: Andrea Pastore, Fabrizio Di Stefano, Filippo Piccone, Paolo Tancredi
Pd 4 senatori: Franco Marini, Giovanni Legnini, Pina Fasciani Alfonso Mascitelli

Molise
Pdl 1 senatore: Ulisse Di Giacomo
Idv 1 senatore: Giuseppe Astore

Campania
Pdl 18 senatori: Barbara Debra Contini, Pasquale Viespoli, Pasquale Giuliano, Raffaele Calabrò, Francesco Pontone, Raffaele Lauro, Sergio De De Gregorio, Vincenzo Nespoli, Sergio Vetrella, Diana De Feo, Gennaro Coronella, Luigi Compagna, Cosimo Izzo, Giuseppe Esposito, Antonio Paravia, Carlo Sarro, Cosimo Sibilia, Vincenzo Fasano
Pd 10 senatori: Marco Follini, Alfonso Andria, Anna MariaCarloni,Vincenzo De Luca, Silvio Sircana, Maria Incostante, Riccardo Villari, Teresa Armato, Franca Chiaromonte, Adriano Musi
Idv: 2 senatori: Aniello Di Nardo, Giacinto Russo

Puglia
Pdl 12 senatori: Adriana Poli Bortone, Antonio Azzollini, Rosario Giorgio Costa, Carmelo Morra, Francesco Maria Amoruso, Pasquale Nessa, Salvatore Mazzaracchio, Michele Saccomanno, Luigi Grillo, Simonetta Licastro Scardino, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Cosimo Gallo
Pd 8 senatori: Paolo De Castro, Nicola Latorre, Gianrico Carofiglio, Colomba Mongiello, Giovanni Procacci, Donatella Poretti, Alberto Maritati, Salvatore Tomaselli

Basilicata
Pdl 3 senatori: Guido Cesare Viceconte, Egidio Digilio, Cosimo Latronico
Pd 3 senatori: Nicola Latorre, Filippo Bubbico, Carlo Chiurazzi
Idv: 1 senatore: Felice Belisario

Sardegna
Pdl 5 senatori:
Giuseppe Pisanu, Mariano Delogu, Piergiorgio Massidda, Filippo Saltamartini, Fedele Sanciu
Pd 4 senatori: Antonello Cabras, Gian Piero Scanu, Luciana Sbarbati, Francesco Sanna

domenica 17 febbraio 2008

Inchiesta de "L'Espresso". Gli impresentabili che nessuno vuole.

(Francesco Bonazzi e Marco Damilano - L'Espresso) Non c'è primaria o gazebo della libertà che tenga. Con le famigerate liste bloccate del 'Porcellum', ancora una volta avranno l'elezione sicura quelli che non potrebbero mettere facilmente la propria faccia sui manifesti. Un pattuglione di assenteisti, trasformisti, dinosauri, pregiudicati, indagati o, più semplicemente, sputtanati. Ecco il catalogo dei nomi pronti a infilarsi alle spalle dei leader.

BOCCIATI
"Il dado è tratto: Rivoluzione Italiana confluisce nel Popolo delle libertà". Con queste parole, il 9 febbraio, il senatore Paolo Guzzanti ha annunciato ai seguaci del suo blog (Rivoluzione Italiana, 'http://www.paologuzzanti.it/') il fidanzamento con il movimento dell'altra rosso-crinuta Michela Brambilla. Un aggancio che imbarazza la super-nuovista Brambilla, preoccupata dall'effetto muffa dell'ex presidente della Commissione Mitrokhin, simbolo di una stagione tutta bufale e complotti-spazzatura.

La spazzatura vera, invece, è quella che ha distrutto la credibilità di Antonio Bassolino e Alfonso Pecoraro Scanio. Le immagini della maxi-pattumiera napoletana hanno fatto il giro del mondo, ma nessuno dei due politici campani è stato sfiorato dall'idea delle dimissioni. Così, tanto il presidente della Regione quanto l'ex ministro dell'Ambiente sono pronti a regalarsi un nuovo giro in Parlamento.

Stessa scelta per un altro eletto che ha fatto parlare di sé in tutto il globo, il mastelliano Tommaso Barbato. Il filmato della sua tentata aggressione al compagno di partito Nuccio Cusumano, 'colpevole' di non revocare la fiducia a Prodi, spopola ancora su Internet e il suo presunto sputo è un giallo insoluto. Il fotogramma in cui senatori e questori tentano di placcare Barbato è diventato l'ultima pubblicità di Ryanair, sotto lo slogan 'Calma! Calma! C'è posto per tutti'. Barbato compreso. Un comodo seggio senatoriale aspetta anche il sindaco azzurro di Catania Umberto Scapagnini.

L'ex medico di Berlusconi è ansioso di abbandonare la città prima che venga certificato lo stato d'insolvenza del Comune. Mentre il più fido scudiero di Massimo D'Alema, Nicola Latorre, non vede motivi per abbandonare il Palazzo, nonostante le sue telefonate pro-Unipol abbiano sconcertato migliaia di elettori del centrosinistra durante la folle estate delle scalate bancarie.

GIURASSICI
José Luis Rodríguez Zapatero non aveva compiuto tre anni, Barack Obama era nato da appena 20 mesi quando Luigi Ciriaco De Mita entrò per la prima volta alla Camera. Salvo una breve interruzione tra il 1994 e il 1996, non ha più trovato l'uscita. Classe 1928, la stessa di Ernesto Che Guevara, da 45 anni trascina giornalisti e colleghi deputati sottobraccio per il Transatlantico, manco fosse la Selva Lacandona.

Ma guai a fargli notare l'età: "Ieri, per la prima volta, mi sono sentito vecchio", ha confessato al compimento degli ottant'anni. E ora è in corsa per la dodicesima ricandidatura, questa volta nel Pd. Il segretario campano Tino Iannuzzi ha già annunciato di voler chiedere la deroga per il suo maestro politico. Lo stesso vuole fare il segretario provinciale di Avellino: Giuseppe De Mita, il nipote. Sembra un'anomalia, ma non lo è. Spera di rientrare, ancora una volta, il senatore Francesco D'Onofrio, capogruppo dell'Udc.

Una ex giovane promessa: a lanciarlo fu proprio De Mita, un quarto di secolo fa. C'è il neo-Udc Angelo Sanza (ex demitiano, ex cossighiano, ex buttiglioniano, ex berlusconiano), deputato dal 1972, lo stesso anno che vide l'esordio in Parlamento di Giuseppe Pisanu. C'è il forzista Alfredo Biondi, eletto la prima volta nel 1968.

C'è il socialista Valdo Spini, simpaticamente parlamentare da quasi trent'anni, come il verde ex Lotta Continua Marco Boato (salvo un'interruzione negli anni Ottanta) che tenta il ripescaggio nella Cosa rossa. Lì, nell'area della sinistra radicale, si gioca il futuro di un'autentica istituzione come Armando Cossutta e di un veterano delle aule come Cesare Salvi. In fondo, il candidato premier Fausto Bertinotti, imbalsamato nella carica di leader dal 1994, è ormai anche lui un monumento vivente. A se stesso.

LAVATIVI
Giuliano Amato ha già annunciato che non si ricandiderà, a Montecitorio non avvertiranno la differenza: nell'ultima legislatura non l'hanno praticamente mai visto. In 20 mesi e su 4.693 votazioni ha pigiato il pulsante solo 21 volte, lo 0,45 per cento del totale. Certo, da ministro dell'Interno aveva altro da fare e si è fatto mettere in missione nel 97 per cento dei casi.

Ma che dire di altri illustri assenti? Senza giustificazioni, per esempio, risulta il presidente della commissione Attività produttive Daniele Capezzone: infaticabile quando c'è da dichiarare al tg, un forzato dei talk-show televisivi, e dove trova il tempo di partecipare al lavoro legislativo? E infatti si è affacciato in aula per 119 volte, il 2,54 per cento delle votazioni, risultando assente senza scusanti nel 67 per cento dei casi.

Peggio di lui hanno fatto solo i ministri Antonio Di Pietro, Pierluigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio, che però figurano quasi sempre in missione. A differenza dell'ex segretario Ds Piero Fassino, assente nell'89 per cento dei casi, presente in dieci votazioni su cento, stessa misera performance del collega di Rifondazione Franco Giordano. Deve essere il duro tran tran del capopartito.

Tre big di Forza Italia, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto e Denis Verdini, non si sono quasi mai fatti vedere a Montecitorio. Bondi ha saltato l'87 per cento delle sedute, Cicchitto l'89. Il toscano Verdini, estenuato da 291 votazioni su 4.693 (il 6 per cento), ha trovato miracolosamente il tempo di mettere la firma su tre proposte di legge e su un'interrogazione: stipendio ben guadagnato. Ma è in ottima compagnia: il deputato Berlusconi Silvio ha mancato il 98,51 per cento delle votazioni. E nessuno lo rimprovererà per questo.

VOLTAGABBANA
"Si sentiva bene il discorso? Avevo la voce ben impostata?", ha chiesto appena finito di parlare. Si cambia schieramento per molte ragioni: per opportunismo, per convenienza, per calcolo. Il senatore-professore Domenico Fisichella l'ha fatto per ben due volte (da destra a sinistra e da sinistra a destra) per un ben più nobile motivo: la vanità.

Quando lasciò An per traslocare nella Margherita era inviperito per la mancata presidenza del Senato che, secondo lui, gli spettava come una laurea, honoris causa. Quando il 24 gennaio ha pugnalato il governo Prodi, provocando la fine della legislatura, ha tenuto a precisare, la voce ben impostata, ci mancherebbe, che lui non era "uno qualunque". Basta sfogliare la sua monumentale produzione bibliografica, 18 volumi, da 'Elogio della monarchia' a 'Le ragioni del torto', tradotti in inglese, francese, spagnolo, ungherese e rumeno.

Ora giura di voler tornare a studiare, ma è disponibile a candidarsi nel Pdl, "se il mio contributo è considerato utile". Lo stesso vale per Lamberto Dini: ma lui, più che utile, si ritiene indispensabile. Pronto a candidarsi con Berlusconi, dopo averlo mollato nel 1995 per fondare un partitino di transfughi dal berlusconismo, tra accuse di tradimento e insulti.

Lo stesso percorso di Clemente Mastella (in comune i due hanno anche una moglie in guai giudiziari): "Resterò nella posizione in cui mi troverò, lealmente, come sempre", garantisce l'ex guardasigilli. I suoi compagni di partito, conoscendone la lealtà, si sono affrettati a cercare posizioni in proprio.

Uno che una candidatura l'ha spuntata è l'ex ministro della Lega Giancarlo Pagliarini: nel '96 fu candidato premier di Umberto Bossi e predicava il secessionismo della Padania, oggi si ritrova con la destra tricolore di Francesco Storace, un bel salto tra gli arditi. Più modesto appare il valzer di Marco Follini, passato in 20 mesi dai pranzi di palazzo Grazioli alle merende nel loft del Pd: l'importante, per lui, è non imbattersi in Casini.

IN FUGA DALLA GIUSTIZIA
Eletto con l'Italia dei valori, passato all'opposizione con il movimento fai-da-te Italiani nel mondo e ora pronto all'ingresso nelle liste del Pdl, il senatore campano Sergio De Gregorio non è soltanto un politico che si muove veloce. È anche un uomo bisognoso di trovare un riparo sicuro da un'inchiesta della Procura antimafia di Napoli che lo vede indagato per riciclaggio e favoreggiamento della camorra.

Non vede l'ora di sbarcare in Senato anche l'udiccino Salvatore Cuffaro, che da presidente della Regione Sicilia si è appena beccato una condanna in primo grado a cinque anni di reclusione. Anche in Calabria andrà in scena il film 'Governatori in fuga', con Agazio Loiero che preferirebbe attendere il suo processo per gli appalti della sanità da uno scranno di Montecitorio. Bisognoso d'immunità varie anche il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa.

Già salvato dalla prescrizione ai tempi di Tangentopoli, quando ammise di aver preso soldi per appalti truccati, ora è indagato a Catanzaro per truffa all'Unione europea e associazione a delinquere. Non mollerà facilmente Palazzo Madama neppure il forzista Luigi Grillo, rinviato a giudizio per aggiotaggio nella vicenda delle scalate Rcs e Bnl. Seggio blindato anche per l'ex governatore pugliese Raffaele Fitto, che sotto Natale è diventato imputato per corruzione e finanziamento illecito.

Un altro ex presidente eccellente, Francesco Storace, dovrà difendersi nel processo Laziogate dall'accusa di 'cospirazione informatica' ai danni della rivale Alessandra Mussolini. L'ex comandante della Finanza, Roberto Speciale, attenderà in Parlamento sotto le bandiere del Pdl l'inchiesta della magistratura per l'uso 'privato' di aerei ed elicotteri delle Fiamme gialle.

Al fianco di Speciale troverà riparo anche la first lady di Ceppaloni Sandra Lonardo Mastella, indagata per tentata concussione. Mentre sotto i colori della Sinistra arcobaleno troveranno usbergo anche i 'disobbedienti' Francesco Caruso e Luca Casarini, per i quali la Procura di Genova ha appena chiesto sei anni al processo per il G8. Caruso ha già sulle spalle una condanna in primo grado a 40 mesi per la violenta 'spesa proletaria' all'Ipercoop di Afragola.

DEFINITIVI
Neppure nella prossima legislatura si assottiglierà il plotone dei condannati in via definitiva. Anzi, sono previsti grandi ritorni. Il leader morale di questi forzati del Parlamento è l'azzurro Marcello Dell'Utri, che ha una condanna passata in giudicato a due anni per frode fiscale e false fatture, mentre ha impugnato in appello una sentenza a nove anni per mafia. Intoccabile anche un altro eroe della prima Fininvest come Massimo Berruti, otto mesi definitivi per favoreggiamento nel processo per le tangenti alla Guardia di finanza.

Riavranno il loro bravo posto in lista anche il democratico Enzo Carra (un anno e quattro mesi per false dichiarazioni al pm nel processo Enimont), l'azzurro Alfredo Vito (due anni patteggiati per corruzione), il berlusconiano Giorgio La Malfa (sei mesi per finanziamento illecito nella vicenda Enimont), il diessino Vincenzo Visco (abuso edilizio) l'azzurro Antonio Del Pennino (due mesi per Enimont, un anno e otto mesi per la metropolitana di Milano), l'eterno dc Paolo Cirino Pomicino (un anno e otto mesi per Enimont e e due mesi per i fondi neri Eni), i forzisti Gianpiero Cantoni (due anni per corruzione e bancarotta), Egidio Sterpa (sei mesi per Enimont) e Antonio Tomassini (tre anni per falso).

Continueranno a scontare con le noie parlamentari una gioventù troppo vivace il radicale Sergio D'Elia (25 anni per banda armata e concorso in omicidio) e i finiani Domenico Nania (condanna per lesioni volontarie) e Marcello De Angelis (cinque anni per banda armata). Mentre si preparano a tornare nel Palazzo, dopo essere stati fermi qualche giro, anche Umberto Bossi (otto mesi per Enimont), l'udiccino Vito Bonsignore (due anni per tentata corruzione) e il socialista Gianni De Michelis (due anni per corruzione e tangente Enimont). Tra sputatori ed ex picchiatori, non sfigureranno neppure loro.