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mercoledì 23 aprile 2008

Famiglia Cristiana: "Silenzio assordante sulla disfatta del laicismo".

Dopo le ripetute accuse alla chiesa avversaria della modernità. Savino Pezzotta e Pier Ferdinando Casini dell’Udc-Rosa bianca. Il non esaltante risultato elettorale che hanno avuto alle elezioni segnala l’ormai debole peso del voto identitario cattolico.

(Beppe Del Colle - Famiglia Cristiana) La cancellazione della sinistra estrema dal Parlamento in conseguenza del voto del 13/14 aprile, e la contemporanea assunzione della Lega a partito decisivo degli equilibri politici nella nuova legislatura, hanno fornito gli argomenti principali di analisi a tutti gli editorialisti.

Peccato che in tal modo sia però rimasto in ombra un altro argomento: quello del cosiddetto "voto cattolico".

In realtà non sarebbe potuto essere un tema facile per gli analisti, dal momento che la fine della Dc ha suscitato da tempo in quel nostro mondo, a partire dalla gerarchia ecclesiastica, l’idea che i cattolici siano cittadini come gli altri, liberi di votare per chi vogliono, e che la fede non sia dirimente in nessuno degli ambiti più spiccatamente politici, contrassegnati dai naturali interessi di ognuno, fatta salva la fedeltà ai princìpi etici "non negoziabili".

Per questo nessun grande quotidiano ha parlato fin qui del "voto cattolico", con l’eccezione del sociologo Franco Garelli su La Stampa, il quale ha fatto due osservazioni. La prima è che molti cattolici del Nord Italia hanno votato per la Lega, in quanto hanno trovato «nelle visioni e nel linguaggio del Carroccio vari motivi di assonanza e di convergenza», soprattutto sull’«aumento degli immigrati, la crescita dell’islam, la paura dell’impoverimento, la crisi del ceto medio», senza che tutto questo si possa considerare semplicemente "conservatore" o "razzista".

La seconda osservazione di Garelli riguarda il «debole peso del voto identitario cattolico», sia nel non troppo esaltante risultato ottenuto dall’Udc e dalla Rosa bianca, sia nel Partito democratico, che «non è stato in grado di far breccia sui cattolici moderati politicamente incerti o delusi dal modello di Berlusconi». Due osservazioni che portano il sociologo cattolico a dubitare che sia mai possibile, in futuro, la «nascita di un figlio della Balena bianca», una Dc titolare di un nuovo grande progetto politico.

Va aggiunto che almeno una parte dei suffragi ottenuti dall’Udc è venuta da cattolici di Centrosinistra, su cui ha fatto un pessimo effetto l’inserimento nelle liste del Partito democratico di nove esponenti radicali (tutti eletti, dati i posti loro concessi nelle liste); e quei voti possono aver compensato, per il partito di Casini e Pezzotta, quelli usciti dalle sue file per unirsi al Popolo della libertà, al seguito dell’onorevole Giovanardi.

Ma c’è un altro esito elettorale che conosce sulla grande stampa un silenzio ancora più fitto: la scomparsa dalla scena politica, con la disfatta della Sinistra l’Arcobaleno e del Partito socialista di Boselli, del tema principe del laicismo italiano di questi ultimi anni (dal fallito referendum contro la legge sulla procreazione artificiale in poi), e cioè l’attacco alla Chiesa in quanto avversaria della modernità e dei "diritti" dei cittadini, in nome della morale naturale di origine divina.

Il voto espresso dagli italiani non lascia dubbi: a ben pochi di loro quei "diritti" interessano sul serio, come sa chi conosce i motivi di tante coppie di fatto e di aborti, motivi molto poco ideologici e molto più economici e sociali. In Parlamento soltanto i nove radicali eletti con il Pd potranno esercitarsi a chiedere i Dico e tutto il resto (chi nel Pd lo farà, rischierà di mettere in crisi l’unità già non facile del partito).

Sia pure tenendo conto che anche nel programma del Centrodestra vittorioso, come ha notato Francesco D’Agostino su Avvenire, «il riferimento ai temi di rilevanza etica è stato davvero fin troppo contenuto».

martedì 8 aprile 2008

Il PS piace ai giovani. E non solo omosessuali.

(Il torto) 1. Per cominciare, raccontami qualcosa di te.
Ho 22 anni, studio Ingegneria Meccanica all’università e nel tempo libero suono il basso elettrico.

2. Perchè voti Socialista?
La risposta più ovvia ma anche più giusta è perchè si avvicina di più alle mie idee. Ho pensato per la prima volta di votare Socialista al termine del Liceo, dopo essermi fatto un’idea obiettiva sui più grandi movimenti politici della storia (inclusi i totalitarismi).

3. Credi che il Partito Socialista del 2008 rispecchi l’ideologia del Socialismo storico?
In parte sì. E’ inevitabile che per necessità di partita l’ideologia sia mitigata, ma è ancora presente per un buon 70-80 %

4. Come rispondi a chi sostiene il cosiddetto “voto utile”?
In una democrazia non ha senso parlare di “voto utile”. L’utilità è votare ciò che veramente si vuole.

5. Veniamo ai punti salienti: come vedi la situazione economica in Italia e come pensi che evolverà?
Non è delle più rosee, le cose vanno maluccio e una previsione realistica è che vadano ancora peggio in futuro. La situazione economica va comunque divisa in due parti: se parliamo del sistema finanziario del Paese, sembra che dopo questo governo Prodi i conti siano veramente risanati e il debito pubblico diminuito sensibilmente; se veniamo invece all’economia familiare, come ben sappiamo la situazione è più critica.

6. So che segui la tv; soddisfatto dall’offerta di canali e programmi?
Mi sento di dire che in Italia ci sono 7 canali nazionali, e tutto sommato è una buona offerta. Con l’avvento di Mediaset Premium, l’offerta dei tre canali Mediaset in chiaro è scaduta, le cose migliori sono state spostate sul digitale terrestre. Per quanto riguarda la RAI, il varietà è sensibilmente scaduto da 5 anni a questa parte, mentre seguo con piacere gli approfondimenti storico-politici della televisione di Stato, in particolare quelli su Rai2. Mi permetto una critica a La7, che vuole fingersi liberista e invece come è ben noto ha licenziato Luttazzi senza una motivazione valida.

7. In tema di laicità dello Stato, sei d’accordo con il PS? Cosa ne pensi dei rapporti tra Stato e Chiesa?
Io parlo per parole chiave, in questo caso “libera Chiesa in libero Stato”. La Chiesa è un’istituzione e deve essere libera di rispettare le proprie regole, ma allo stesso modo lo Stato deve operare autonomamente. Al momento c’è troppa ingerenza della religione del dibattito politico italiano; questo non vuol dire che il papa non possa esprimere una sua opinione, un altro conto è invece indirizzare i fedeli verso un preciso partito politico che si definisce cristiano.

8. Il PS è favorevole alla tutela dei diritti civili; tu cosa ne pensi?
Diritti civili? “Tutti e a volontà”. Il problema è che ogni volta che si sono tentate riforme in questo senso, si è verificato il cosiddetto “Italian Job”. Si propongono le unioni civili? Insorgono le associazioni per la difesa della famiglia, alle quali di fatto non veniva tolto niente. C’è un senso di invidia che porta a contestare qualunque proposta non porti benefici a se stessi o alla propria categoria di appartenenza. L’unico punto su cui potrei avere dei dubbi è l’adozione di bambini alle coppie omosessuali, sulle quali sarei comunque aperto ad un dialogo.

9. In questi giorni si leggono le più svariate proposte (anche raccapriccianti) sul problema dell’immigrazione. Tu quali provvedimenti adotteresti?
Andrebbero stipulati dei patti con le nazioni emigranti (come la Romania), nei quali sancire la liberalizzazione dei flussi (no alla Bossi-Fini) purchè questi Stati siano obbligati a riprendere i clandestini che hanno commesso reati. Tuttavia l’immigrazione è una risorsa: si provi a pensare il Nord Italia industriale senza i lavoratori immigrati, diminuirebbe di molto la produttività.

10. Droghe leggere, favorevole o contrario alla legalizzazione?
Favorevole. Sono contro ogni tipo di proibizionismo, anche perchè lo spaccio di sostanze stupefacenti è una delle fonti principali di arricchimento per le organizzazioni criminali e mafiose. Inoltre i danni delle droghe leggere sono paragonabili a quelli di alcol e sigarette (perfettamente legali): o si proibisce tutto (ma questo va contro il mio pensiero) o si liberalizza tutto.

11. Il passato dei Socialisti è tormentato: grandi battaglie e ideali da una parte, ma anche corruzione e diaspore. Cosa significa oggi, per un giovane, essere Socialista?
Non ho vissuto in prima persona l’epoca in cui i Socialisti c’erano e si facevano sentire, mi giungono solamente degli echi da cui non posso valutare obiettivamente il loro operato. Ma per quanto è stato grande in passato il Partito Socialista, è assurdo che oggi non ci sia più una rappresentanza in parlamento.

12. Una tua previsione su queste elezioni.
Realismo? Netta vittoria di Berlusconi alla Camera. Al Senato sempre Berlusconi ma con uno scarto minore di 10 senatori. Per il Partito Socialista sopra l’1,5 % sarà un ottimo risultato.

Volevo votare UDC poi ho conosciuto il cagnolino Pucci.

(Il Riformista) La principessa Alessandra Borghese esce puntuale alle cinque del pomeriggio dal palazzo romano dove abita, la dimora che nel 1604 il cardinale Camillo Borghese, poi Papa Paolo V, comprò dopo aver lasciato Siena. Sale nella macchina che la deve portare all'Hotel Torre Rossa dove, assieme a Casini e Ciocchetti, deve incontrare i giovani dell'Unione di centro.
Per me, che sono cattolico praticante con tendenze papiste, ma pure un cronista, è un giorno speciale. Alessandra, in un certo senso, è papista come me . Non foss'altro per la storia della sua secolare famiglia: il suo avo, Paolo V, è quello il cui nome campeggia mastodontico sulla facciata centrale della basilica di San Pietro, a perpetua memoria che fu lui a finanziarne gli ultimi lavori di costruzione, quelli definitivi.
Attendo la capolista del Lazio al Senato per l'Udc, sperando che sia lei a sciogliere i dubbi che mi attanagliano in vista delle prossime elezioni. Per chi votare? Berlusconi che in nome del massimo consenso possibile non si prende Ferrara mi delude. Veltroni, pure se andasse da solo, difficilmente lo voterei. Casini? Resta una possibilità.
La Borghese può aiutarmi a fugare ogni dubbio. Ci siamo accordati per dirigerci assieme alla convention dei giovani dell'Udc. Come detto, esce dal palazzo in cui abita puntuale. Con lei c'è anche Pucci, fedele jack-russel, che senza fare tante storie si accuccia davanti, sotto i suoi piedi. La prima domanda è vaga, tanto per rompere il ghiaccio e suona più meno così: com'è che di punto in bianco ha deciso di scendere nell'agone politico? «Agone?», risponde lei. «Che parolone!». E ancora: «Certo, a pensarci bene, nell'immaginario comune, la politica di oggi è una lotta. Ma così non dovrebbe essere. La colpa è dei politici, la maggior parte dei quali non si è dimostrata degna degli incarichi ricoperti».
E così, dico io, ha deciso lei di provare a cambiare le cose: «Ho deciso - risponde - dopo un lungo periodo di riflessione e dopo essermi confrontata con alcuni amici. Mi pesava dovermi occupare meno della diffusione del mio libro Lourdes che, tra l'altro, va a gonfie vele: oltre 35 mila copie vendute. E poi la collaborazioni con Style e soprattutto con Gente, per il quale avrei dovuto seguire il viaggio del Papa negli Stati Uniti».
Chi sono questi amici? Domanda sbagliata: «Non posso certo rivelare i loro nomi», risponde seria Alessandra. E anche Pucci, che conosce l'umore della sua padrona, non sembra reagire bene. Mi guarda fisso negli occhi. Ho sempre avuto paura dei cani e siccome non voglio provocare Pucci, passo oltre.
C'è traffico e Alessandra rivela: «Mi manca la bici. Da quando mi sono candidata l'ho dovuta abbandonare e la cosa mi pesa. Però le mie giornate non è che siano cambiate più di tanto: vita frenetica ma per fortuna ancora uno spazio lasciato alla preghiera».
L'Hotel Torre Rossa è ancora lontano. Berlusconi mi ha inculcato il dubbio che votare per l'Udc sia un voto perso e glielo dico alla Principessa. «Questa cosa del voto utile francamente non la capisco - risponde -. Ognuno deve votare chi meglio lo rappresenta. E poi se Berlusconi ha fatto fuori tutti i cattolici che colpa ne abbiamo noi?».
Pucci non batte ciglio, ma sembra acconsentire. Sarà che in macchina non sono abituato a prendere appunti. Sarà che ho paura dei cani. Sta di fatto che mi gira un po' la testa e per cinque minuti Alessandra chiede ad Angelo di accostare per farmi riprendere.
Poco dopo ripartiamo. Prima di arrivare alla convention c'è ancora tempo per parlare del suo programma. Cinque punti dedicati, tra le altre cose, all'idea di una politica che guardi al bene comune, e poi alla necessità di valorizzare davvero le donne. Non è questione di quote rosa ma di maggiore protagonismo.
All'Hotel Torre Rossa Casini non è ancora arrivato. Alessandra resta un po' in macchina e si gode il suo Pucci. Il discorso non se l'è preparato: «Mi piace parlare a braccio - dice -. Ci sono abituata. Ho un feeling particolare con i palchi e la gente che mi ascolta lo percepisce».
Finalmente arriva Casini. Alessandra scende dalla macchina. Mi siedo in ultima fila, blocknotes alla mano. Alessandra, Casini e Ciocchetti salgono sul palco e alzano le braccia al cielo tenendosi per mano. La prima a parlare è Alessandra. La parlata è spigliata. Si rivolge diretta al cuore dei giovani, chiede loro di tenere desta la passione per la politica e cita alcuni esempi a cui rifarsi. Innanzitutto Giorgio La Pira e Alcide De Gasperi che furono «politici al servizio del prossimo». Poi Paolo VI che disse che la politica è la più alta forma di carità: «Cioè un servizio». Infine san Tommaso d'Aquino che diceva che «l'uomo pensa al suo bene». «Ecco - dice -, la politica deve pensare al bene dell'uomo. Al bene della gente. Per questo mi candido». Il tutto dura pochi minuti. Forse troppo pochi per imprigionare il pensiero di sì elevati personaggi. Però, a onor del vero, la gente gradisce. A me la testa continua a girare. Non riesco a fare sintesi. Ma la colpa, lo so, è solo mia. Penso all'Udc e mi vedo davanti Pucci. Ho bisogno d'una boccata d'aria. Rimango a pensare al giorno in cui mi troverò nel segreto dell'urna. E capisco che decidere per chi votare non sarà facile. La Pira e De Gasperi non ci sono più.

giovedì 3 aprile 2008

Pdl e Famiglia: Pera in Vaticano denuncia "Supermercato delle unioni".

(Velino) Ormai siamo al “supermercato delle unioni”, c’è una “esplosione di vari modelli di famiglia, come se fosse una unione come qualunque altro tipo di unione: famiglie omosessuali, lesbiche, monoparentali, poligamiche”: per il senatore Marcello Pera esiste un “problema serio e profondo di crisi famiglia in quanto modello”, oltre a una crisi della famiglia di tipo sociale ed economico. A margine del suo intervento nell’Aula nuova del Sinodo, in Vaticano, nell’ambito della sessione plenaria del Pontificio consiglio per la Famiglia, il senatore spiega al Velino che “c’è una crisi del concetto tradizionale di famiglia, non solo del concetto cristiano di una unione sancita dal matrimonio, ma anche del concetto laico così come previsto dalla nostra costituzione. Ormai fare una famiglia vuol dire fare un accordo e stare insieme per quel tanto che si può stare insieme” e “questo è grave perché disgrega lo stesso concetto di famiglia, che è come disgregare il nucleo della società”. Pera è l’unico candidato alle politiche che partecipa a questo convegno in Vaticano. Una coincidenza – spiega – perché “l’invito è arrivato molto tempo fa quando non era prevedibile questa situazione”. Esso nasce “da uno dei tanti incontri che ho avuto con il cardinale Trujillo”, presidente del dicastero vaticano e tra l’altro assente oggi per gravi motivi di salute. Il porporato “aveva apprezzato molto il mio impegno su questi argomenti – dice il senatore - e mi chiese se potevo fare il relatore laico di questo convegno. Ne fui onorato e accettati”. L’appuntamento cade ora “in un momento che peraltro mi trova impegnato sui due fronti, su cui però non faccio molta distinzione: credo che temi come questi, della laicità vera, siano temi da campagna elettorale che dovrebbero essere sottolineati con maggior forza”.


Il ricordo del Family day e del successivo Congresso di Firenze è ancora fresco, anche se spesso questi appelli sembrano cadere nel vuoto: “Il tema della famiglia – sostiene Pera – è all’attenzione delle forze politiche. Il Family day è stato momento importante perché ha richiamato tutti” sul tema, al quale va data attenzione “non solo in campagna elettorale: bisognerà ricordarsi dopo, bisognerà evitare gli attentati alla famiglia come le unioni omosessuali o la disciplina dell’eugenetica, l’eutanasia, che sono tutti attacchi alla famiglia”. Un “contributo importante” al dibattito laico sulla famiglia viene da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: “Essi sfidano i laici a riflettere su cosa sia la famiglia, quale funzione ha, se possa ridursi semplicemente a un’unione come tante” aggiunge Pera. Da questi due Papi viene “una sfida di riflessione per il mondo dei laici e dei non credenti che mi pare sia accolta con attenzione soprattutto in Italia”. Con questi Papi, soprattutto con Benedetto XVI, Pera ha un rapporto personale piuttosto stretto. Amico del cardinale Ratzinger – hanno anche scritto un libro insieme -, Pera ha continuato a frequentarlo anche da Papa. Si è recato in udienza privata qualche mese fa: “Confermo che sono stato in udienza privata e che ogni tanto l’ho visto e gli ho parlato” dice al Velino. Ma i contenuti dei colloqui sono top secret.

Laicità, valore non negoziabile.

(Gian Enrico Rusconi - La Stampa) L’esibizione televisiva della cerimonia del battesimo del giornalista del Corriere della sera Magdi Allam è stato l’ultima prova della inconsistenza del lamento degli uomini di Chiesa che la religione sia esclusa dallo spazio pubblico e mediatico. Settimane or sono le dichiarazioni della Conferenza episcopale italiana, che contenevano una critica esplicita al sistema elettorale vigente, hanno incassato il consenso generale (pur con qualche malumore) sulla legittimità della gerarchia ecclesiastica di esprimersi senza restrizioni anche su temi politici. I due episodi hanno confermato che ciò che in qualunque paese europeo è ritenuto inopportuno, viene accettato come ovvio in Italia.A questo punto, è giusto chiederci quali consegenze derivino per la laicità dello Stato italiano. Non a livello formale, di principio, ma nella concretezza della vita pubblica. La domanda è tanto più interessante in un momento in cui il dibattito pubblico su questo tema è sospeso per tacita intesa nel segno della tregua elettorale. Ma il problema è solo rimosso.

I rapporti tra Chiesa e Stato in Italia sono sempre stati considerati una peculiarità (se non una anomalia) imposta dalla singolare storia nazionale. Oggi si preferisce mimetizzarli in vesti nuove come espressione dell’«età post-secolare» che caratterizza l’intero Occidente.

Ma ha senso parlare di società post-secolare in Italia che secolarizzata o secolare (che nel linguaggio internazionale equivale al nostro «laico») non è mai stata davvero?

L’enfasi sull’identità cristiana degli italiani che compensa la caduta della loro pratica religiosa, la deferenza verso il magistero della Chiesa che si accompagna ad un generalizzato analfabetismo religioso, l’appello alla dottrina morale della Chiesa a copertura della sistematica trasgressione privata della morale sessuale e familiare zelantemente sostenuta in pubblico - tutti questi non sono indicatori di una nuova età post-secolare. Sono semplicemente segni dell’impoverimento dell’etica pubblica.

Qui si annidano gli equivoci della strategia della Chiesa che si offre come fornitrice di una autentica «etica pubblica» (o ethos comune) e presenta pubblicamente la sua come «la religione della famiglia», senza rendersi conto della incongruenza in cui cade. Gli uomini di Chiesa infatti da un lato hanno difficoltà a comunicare i fondamenti dogmatico-teologici della dottrina a credenti rimasti in grande maggioranza teologicamente minorenni. Dall’altro lato rivendicano per sé un ruolo civil-pedagogico su temi antropologici (famiglia, rapporti sessuali interpersonali ecc.) pretendendo di affrontarli con criteri puramente umano-razionali. Ma poi nel dibattito pubblico introducono come argomento discriminante «la non negoziabilità dei valori» che si giustifica soltanto con una (particolare) visione religiosa.

L’espressione «non negoziabilità dei valori», diventata ormai luogo comune, è estremamente ambigua. Nessuno contesta al cattolico o al credente di ogni fede la piena legittimità di comportarsi come tale pubblicamente e quindi di avanzare ragioni che danno rilevanza politica alle sue esigenze identitarie. Ma quando queste esigenze/pretese assumono pubblicamente la forma enfatica della «intrattabilità» nascono serie difficoltà per la democrazia. Infatti allora non si tratta più dell’utilizzo ottimale dello spazio pubblico e dell’accesso al discorso politico che mira alla deliberazione politica, bensì del boicottaggio del processo deliberativo.

Detto in altro modo: c’è il pericolo che le pretese/esigenze di riconoscimento identitario di un gruppo (fosse pure numericamente maggioritario) intacchino il principio della cittadinanza costituzionale, cedendo a tentazioni comunitariste cioè a forme di pressione o di ricatto politico in nome di esigenze di una particolare identità-di-comunità, (nel caso specifico l’identità di appartenenza all’istituzione-Chiesa).

Questa strategia mette pericolosamente sotto pressione la funzionalità della vita democratica. Quando i vescovi criticano la legge elettorale, lo fanno esplicitamente nel contesto del discorso sulla «intrattabilità dei valori» che essi intendono difendere. Sollevano così il sospetto che a loro non sta a cuore la vitalità della democrazia come tale, ma la riuscita elettorale di rappresentanti politici che sostengano senza alcuna esitazione la loro posizione.

Di fronte a questa situazione è bene ribadire che in democrazia «non negoziabili» sono soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c’è la pluralità dei convincimenti, pubblicamente argomentati. Al pluralismo dei convincimenti deve essere subordinato l’impulso di far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi) nei confronti degli altri cittadini.

Spesso si sente dire: perché dividerci aspramente su questioni (unioni di fatto, unioni omosessuali, fecondazione assistita) che interessano modeste minoranze di popolazione, mentre ci sono problemi assai più urgenti di rilevanza generale? La domanda sembra sensata ma nasconde a stento l’insofferenza verso minoranze considerate «devianti» o «disturbanti», contro le quali si fa valere un ethos comune, dettato di fatto da particolari motivi religiosi che diventano discriminatori.

Siamo così riportati al cuore della questione democratica che è tutt’uno con la questione laica. Nella vita pubblica democratica la discriminante fondamentale tra i cittadini non è tra chi crede e chi non crede (o è diversamente credente), ma tra chi riconosce e garantisce la pluralità delle visioni e degli stili morali di vita (come del resto recita in un linguaggio diverso l’art. 3 della Costituzione) e viceversa chi, dichiarando «intrattabili» i propri valori, mette in scena pubblicamente la propria pretesa di verità, si sente investito della missione di orientare in modo autoritativo l’ethos pubblico senza assumersi la responsabilità delle conseguenze che derivano alla qualità e funzionalità del sistema democratico.

Il primo atteggiamento (quello affermativo della «libertà al plurale») è laico, il secondo non lo è. Laica è la disponibilità a far funzionare in modo solidale le regole della convivenza partendo dal presupposto che la molteplicità delle «visioni della vita», delle «concezioni del bene» o della «natura umana» non è una disgrazia pubblica (il famigerato «relativismo») cui non ci si deve rassegnare, ma l’essenza stessa della vita democratica.

Di fronte a questa problematica i laici italiani hanno due compiti. Il primo è quello di sottolineare che la laicità non è semplicemente un’opzione privata (un insieme di credenze omologo ad altri, magari una fede) ma è innanzitutto un criterio e un valore pubblico, che si costruisce sulle virtù personali del civismo e della disponibilità all’attenzione per tutti. Il secondo compito del laico è quello di ricostruire un discorso propositivo sui grandi temi della natura umana, della razionalità e della scienza. È una prospettiva impegnativa per contraddire la tesi che la laicità si ridurrebbe ad una costruzione di regole formali, senza contenuti vincolanti, che andrebbero cercati altrove, nella religione-di-chiesa, depositaria privilegiata di valori e contenuti di senso. È stupefacente che questa tesi sia condivisa - anche sulla grande stampa e nel sistema mediatico - da chi sino ad ieri si dichiarava laico. È il segno della necessità di inaugurare una nuova stagione della laicità.

mercoledì 2 aprile 2008

Grillini? Un laicista da strapazzo.

(Kalash) Ormai, al peggio non c'è limite.
Ma se c'era un dubbio, su chi avevamo davanti, a questo punto è sparito anche quello. Rimane solo l'icona dell'anticlericalismo più becero, con nessuna scusante, e solo tanta compassione.

"Come dice Rutelli è assolutamente vero che papa Wojtyla ha cambiato il mondo: lo ha cambiato in peggio. E' un papa che ha rovesciato il Concilio Vaticano II e il suo messaggio di dialogo e rinnovamento, è il papa che ha cancellato la teologia della liberazione, è il papa che ha cancellato qualsiasi dissenso interno alla chiesa cattolica, è il papa che ha imposto il moralismo sessuofobico e omofobico come centro del messaggio della chiesa, è il papa che più si è battuto contro l'so del preservativo... In quanto a omofobia poi, forse solo l'attuale pontefice batte il precedente.
Le dichiarazioni entusiastiche di Rutelli su Wojtyla dimostrano quello che i socialisti stanno dicendo da tempo e cioè che Roma corre un serio rischio clericale: nessun candidato sindaco, salvo eccezioni come il sottoscritto, garantisce, la laicità del Campidoglio."

On. Franco Grillini Candidato sindaco Partito socialista al Comune di Roma

P.S.: So che ci sono dei sedicenti iscritti al PD che voteranno contro Rutelli, per questo signore. Che si vergognino: piuttosto, se ne vadano dal PD.

martedì 26 febbraio 2008

I laici e la ricerca dell´ultima frontiera "Zapatero e Binetti possono convivere".

(Alessandra Longo - Il Corriere della Sera) L´errore politico c´è e Stefano Rodotà lo ammette: «La cultura di sinistra ha delegato per anni la questione etica alla Chiesa».

Un appalto pericoloso che ha messo in difficoltà quei tanti cattolici che dissentono dalle iniziative e dal linguaggio dell´establishment ecclesiale ma non si sono sentiti "coperti" dall´altra sponda e perciò ora se ne stanno silenti. Monopolio regalato.

I laici ammettono di aver capito in ritardo, rispetto all´Oltretevere, la posta in gioco, la «vera sfida», che è soprattutto una: il terreno della scienza e dei suoi progressi nel XXI secolo.

Roma, fuori c´è il sole, dentro una sala strapiena di politici, intellettuali, cosiddetta società civile. Tutti a ragionare, anche facendo autocritica, di «Laicità, nuovo civismo e valore della persona». Il seminario nasce dentro il Pd, voluto dal ministro Barbara Pollastrini, da Albertina Soliani e Gianni Cuperlo, un primo appuntamento che dà seguito a quella lettera-appello sulla laicità, sostenuta da 1200 adesioni.

Voglia di dialogo ad armi pari fra le due "anime" del nuovo partito. Cioè, semplificando brutalmente, tra Umberto Veronesi e Paola Binetti, tra lo scienziato e la signora col cilicio, due estremi che, per il momento, non si toccano.

Il primo, scelto come capolista al Senato in Lombardia, è difeso dalla Pollastrini («Sono contenta per l´ingresso di culture ed esperienze che ci aiutano a conoscere il mondo»), la seconda, un po´ a sorpresa, trova un avvocato d´ufficio in Gad Lerner che spariglia e provoca: «E´ sbagliato provare fastidio per la Binetti. Lei non è un retaggio clericale d´altri tempi, al contrario, con il suo cilicio e l´Opus Dei, è una figura modernissima, perciò è normale che stia nel Pd».

In sala, la faccia perplessa di Ivan Scalfarotto, i volti impassibili di Giovanni Berlinguer, Ignazio Marino, Liliana Cavani, Sergio Staino, Vincenzo Vita, Khaled Fouad Allam, Moni Ovadia. Dunque, Binetti «figura modernissima».

E allora Zapatero? urlano dalla quarta fila. Proprio qui vuol arrivare Lerner: «Piace anche lui. Ed è per questo che non dobbiamo più dividerci tra cattolici e laici, non dobbiamo riproporci in maniera identitaria. Se tifate Barack Obama, sappiate che in tutti i suoi discorsi c´è più di un riferimento a Gesù...».

Gian Enrico Rusconi, contrario all´uso smodato del dubbio, conforta i presenti con una certezza: «La pluralità dei valori non è negoziabile in democrazia, è un principio costituzionale», dunque non si tocca. Si guardi al futuro.

Il vertice del Pd ha promesso che, in caso di vittoria, farà subito leggi su temi «eticamente sensibili». Ci si può accontentare? Ignazio Marino (Rodotà ne elogia il martirio al Senato: «Lo hanno ingabbiato») preferisce giocare d´anticipo: «Non so se sarò eletto, se saremo maggioranza o opposizione. So che depositerò comunque il disegno di legge sul testamento biologico».

Clima rilassato, forse c´entra anche l´accordo con i radicali. Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, fa outing: «Sono un´atea orgogliosa e, come tale, non mi dispiacerebbe una componente laica nel Pd». Claudia Mancina la boccia: «Laico, nell´approccio, deve essere tutto il partito»).

Alla quinta ora, la sintesi si va delineando: «Il cardinal Ruini teme il Pd» proprio perché, come dice l´onorevole Walter Tocci, «è l´unica cosa grande» nata in risposta «al vero partito politico» rimasto sulla piazza italiana, quello della Chiesa. Dunque, avanti così: laici e cattolici insieme, perché è questa la frontiera della «nuova laicità».

mercoledì 13 febbraio 2008

Ferrara e compagni di merende antigay. E se facesse il Sindaco di Roma? Glielo chiede il Pdl.

(Pensiero profondo) Apprendo dalle notizie di questa mattina che Giuliano Ferrara si candiderà con una lista sua denominata "Pro-Life". Forse il suo alleato sarà Rocco Buttiglione. Facciamo una rapida analisi di questi due personaggi:

  1. Giuliano Ferrara: giornalista, ex comunista, ex socialista, ex centro destrista e ora ai limiti di C.L., ex informatore della CIA da cui ha preso dei soldi vantandosene.
  2. Rocco Buttiglione: filosofo, ex democristiano, ha provato a candidarsi come presidente dell'Unione Europea ma dopo aver dichiarato che l'omosessualità è una malattia è stato scartato. Penso sia convinto, viste le dichiarazioni rilasciate in tv, che gli omosessuali siano tutti pedofili.
Cosa vogliono? La revisione e probabilmente l'abolizione delle legge 194, quella sull'aborto, quella che è stata fatta sulla pelle di donne che per abortire quando non si poteva si infilavano i ferri da maglia bucandosi l'utero, alcune morendo dissanguate altre a causa di infezioni. E naturalmente a sostenere tutto ciò c'è il Papa con il suo Vaticano. Insomma due su tre non sanno nemmeno cosa voglia dire aver figli, Ferrara per fortuna e il Papa grazie a Dio. E parlano parlano parlano. Aborto=Omicidio, come se una dovesse tenersi un figlio concepito da violenza sessuale o malformato. Ma qui stiamo andano indietro invece che progredire. Questa gente parla di abolire leggi fondamentali invece di crearne di nuove e utili.
Io dico la mia: si può anche essere contrari all'aborto ma non si deve impedire ad un'altra persona di avere la possibilità di farlo. Ferrara pensi a quando sua moglie rimarrà incinta se ci rimarrà e non alle gravidanze indesiderate degli altri. La soluzione sarebbe regolarizzare la RU486, detta anche pillola abortiva, che se non sbaglio è già legale in diversi stati europei invece di costringere le donne ad un intervento invasivo che sembra davvero un omicidio.
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Ndr. Per comprendere meglio lo spessore dei sodali di Giuliano Ferrara, pubblichiamo questa dichiarazione rilasciata da Pierluigi Diaco, noto al mondo omosessuale ed autodefinito "giovane giornalista" benchè ormai viaggi verso i trent'anni:

FORZA GIULIANO! DIACOBLOG SOSTIENE LA LISTA PER LA VITA DI FERRARA.
SMS DI DIACOBLOG MANDATO A GIULIANO FERRARA : “Caro Giuliano, per motivi personali e quindi esistenziali, sono persuaso dalla tua idea della lista per la vita. Sono con te”.
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GIULIANO FERRARA CANDIDATO DEL PDL A SINDACO DI ROMA?
Secondo indiscrezioni il centrodestra avrebbe chiesto al giornalista di correre per il Campidoglio.
(Emiliano Maini - La7) Per ora si tratta di contatti, ma il Popolo della Libertà avrebbe chiesto al direttore del "Foglio" Giuliano Ferrara di candidarsi alla poltrona di sindaco di Roma. L'ex ministro del primo governo Berlusconi e candidato alle prossime elezioni con una lista antiabortista, non avrebbe ancora risposto alle avance di Forza Italia e Alleanza Nazionale che, insieme al centrodestra romano, sono alla ricerca di un candidato per il Campidoglio, alla poltrona che peroprio oggi verrà lasciata da Walter Veltroni, il sindaco che domenica scorsa ha aperto la campagna elettorale del Partito Democratico.
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