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giovedì 2 ottobre 2008

Si vota per il sindaco a Bologna. Cofferati-Guazzaloca ai rigori .

Il sondaggio. Al ballottaggio il "Cinese" batterebbe l´ex sindaco 51 a 49. I possibili sfidanti di centrodestra relegati a posizioni di rincalzo.
(Mauro Alberto Mori - La Repubblica, edizione di Bologna) Cofferati in crescita. Guazzaloca pure. A sette-otto mesi dal voto amministrativo, per Bologna si prospetta il replay. Testa a testa Cofferati-Guazzaloca: 51 a 49. Un soffio, una sfida incertissima, una rivincita aperta a tutti i risultati. Questo dice il sondaggio fatto da Ipr marketing per Repubblica. E questo è anche lo scenario più credibile, pur tra tutti i distinguo e i tatticismi dei partiti e dei singoli. Il sindaco è conosciutissimo, in ripresa dopo l´annus horribilis 2007 e può contare su un buon giudizio dei cittadini sull´amministrazione. L´ex sindaco però resta forte, nonostante la fuga da Palazzo d´Accursio dopo la sconfitta e nonostante i quattro anni passati a Roma. Gli altri possibili sfidanti di centrodestra, sulla carta, sono relegati a posizioni di rincalzo. Se nelle schede non ci sarà il nome di Guazzaloca, il Cinese vince in carrozza.
La sfida vera è quella. Ma mai come in questo caso occorre mettere tanti "se" e tanti "ma". Le alleanze e i candidati sottoposti alla rilevazione sono quelli che oggi stanno nell´arena politica bolognese. Sorprese non sono all´orizzonte, ma sono possibili. E poi, analizzando i risultati del sondaggio, occorre sempre tenere presente che c´è un alto numero di indecisi. Ora e, presumibilmente, fino a pochi giorni dal voto.
L´amministrazione Cofferati appare in recupero di consensi. Non arriva alla sufficienza, ma dopo aver preso solo 5,3 un anno fa (nello stesso tipo di sondaggio) ora è al 5,6. Più amata dai maschi (5,8) rispetto alle femmine (5,5); più da giovani e anziani (5,7) rispetto alla middle-age (5,4). E´ in chiaro-scuro il giudizio su questi quattro anni fatti di roboanti parole d´ordine, grandi progetti, ma anche di tanti inciampi sul day-by-day. Per il 34 per cento dei bolognesi l´amministrazione della città è migliorata rispetto a quella di Guazzaloca. Il 39 per cento però dice che è vero il contrario. Dati simili con un 21 per cento di agnostici (o di indecisi) che dicono: tra la giunta guidata dal Cinese e quella del "Civico" non c´è differenza.
Se questo è il passato prossimo, il bello viene sul futuro. La corsa per il futuro sindaco. Quattro scenari con una costante: Cofferati è sempre davanti a tutti. Ma con percentuali molto diverse. Se Guazzaloca non sarà in gara (e finora ufficialmente non ha ancora detto sì), il Cinese può vincere al primo turno: 55 o 54 per cento. Corticelli resta relegato al 21%, Raisi al 20%, Galletti al 15, Monteventi al 9 ( a seconda delle combinazioni, come si vede nelle tabelle). Una conferma che Guazzaloca può ancora contare su uno zoccolo duro nel centrodestra, gli altri no. Se nella corsa manca Raisi, Corticelli sarebbe il più forte.
Più credibile un parterre di partenza con quattro candidati: Cofferati 47; Guazzaloca 44; Corticelli 3; Monteventi 6. La "rivolta" di Corticelli al "papà" Guazzaloca non paga. A scompaginare queste linee di tendenza ci potrebbero essere anche un candidato Lega Nord (se non si apparenta con Corticelli), uno di Rifondazione e uno del centro cattolico. Stando alla nostra rilevazione però Guazzaloca porterebbe Cofferati al ballottaggio. E lo farebbe anche se si aggiungesse come terzo uomo di centrodestra Raisi. Cofferati 46; Guazzaloca 40; Raisi 5; Corticelli 3; Monteventi 6. Nonostante il segretario pd De Maria sia convinto che l´avversario più temibile sia l´onorevole di An, questo sondaggio non lo asseconda. Così come dice che si andrebbe al ballottaggio.
E qui le incognite sono ancora di più. Alla domanda secca "chi voterebbe tra Cofferati e Guazzaloca?" i bolognesi oggi dicono 51 per il primo 49 per il secondo. Non bisogna essere esperti di statistiche per dire che sostanzialmente i due sono pari (infatti gli esperti dicono che una "forchetta" del 2% è fisiologica). A complicare le previsioni per questo replay del duello c´è il livello di fiducia di cui godono i possibili candidati. La partita si ribalta: il 57% dei bolognesi ha fiducia in Guazzaloca contro il 48% che l´ha in Cofferati (Raisi 12; Galletti 9; Corticelli 3; ma bisogna tenere conto dello scarso grado di conoscenza che i cittadini hanno di questi tre competitori). Se uno dovesse scommettere, farebbe bene a risparmiarsi l´euro della puntata. Ma il bello della politica è questo. Su una sfida che per i sondaggisti è destinata a finire ai rigori, i margini di intervento sono molti. Le alleanze, la campagna elettorale, l´appeal dei contendenti, la forza delle macchine elettorali, l´andamento del governo nazionale possono fare la differenza. Poi la palla passa ai bolognesi.

lunedì 7 luglio 2008

Resa dei conti. La sconfitta del Pd a Roma? Colpa anche di Rutelli. Lo dice Bettini.

Ma tante variabili, loro avevano più voglia di vincere.
(Apcom) -Sono diversi i motivi che hanno portato alla sconfitta del centrosinistra nella corsa per il Campidoglio. Tra questi c'è senza dubbio anche la scelta del candidato sindaco. Parlando all'assemblea di 'A sinistra', il coordinatore democratico e braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini, archivia la "diplomazia" e analizza le ragioni di una sconfitta inaspettata, precisando tuttavia che il risultato del Pd "è stato buono visto che ha preso il 41 per cento dei voti".

"Loro - è l'analisi di Bettini - avevano più voglia di vincere, più carburante nel motore anche perchè venivano da 15 anni di opposizione. Troppe forze nostre si sono invece sedute sul potere e questo può rappresentare uno svantaggio di partenza".

Di fronte ai mormorii della platea, Bettini sceglie poi di "parlare in modo esplicito" e mettere da parte la "diplomazia": "certamente, la sconfitta riguarda anche la scelta del candidato - ammette incassando un applauso - c'è anche questa componente e me ne prendo la responsabilità". Tuttavia, precisa, ci sono molte variabili: "Ha contato forse anche la scelta di Walter di impegnarsi a livello nazionale, dopo che era stato chiamato a farlo. Questo forse ha allentato i rapporti con la città".

martedì 6 maggio 2008

Alemanno a tutto campo, dal cinema al gaypride, dall'esercito all'estate romana.

Alemanno: «Alla Festa del Cinema benvenute le star Usa, ma valorizzeremo i nostri film».
(Il Messaggero) «Saranno sempre benevenute le star Usa» ma, con una revisione dell'attuale impianto della manifestazione, «saranno valorizzati i film italiani» innazitutto. Alemanno scrive una lettera al Corriere della Sera intervenendo sulla polemica relativa alla Festa del Cinema per «precisare» il suo «punto di vista». Nella lettera, il sindaco evidenzia le sue perplessità sulla Festa, «priva - scrive - di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per fare bella mostra di sè, mentre in manifestazioni analoghe gli oneri sono in larga parte a carico di chi concorre per promuovere il proprio lavoro». Poi, sottolinea come il cinema sia «un importante terreno di scambio soprattutto con la cultura americana» e ricorda l'oggettivo e importante «ruolo delle pellicole Hollywood» nella «formazione dei gusti e del costume del nostro Paese». Quindi ricorda anche come «l'Italia e Roma abbiano costituito e costituiscano uno dei set privilegiati per le produzioni di tutto il mondo».

Divi di Hollywood ospiti graditi. Il Primo Cittadino riafferma «l'amore e l'impegno per questa arte» e rassicura così i divi di Hollywood: «Saranno sempre ospiti graditi e il Comune offrirà loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro».
Esercito italiano. «La festa dell'esercito è un evento molto importante, per me anche dal punto di vista personale perché mio padre era un ufficiale dell'esercito». Sono le parole del sindaco Gianni Alemanno che ha partecipato alla cerimonia militare per il 147esimo anniversario della costituzione dell'Esercito Italiano all'ippodromo Militare di viale Tor di Quinto. «Dobbiamo sempre manifestare - ha aggiunto Alemanno - la nostra vicinanza alle forze armate che sono il cuore delle nostre istituzioni e del nostro stato. Chi serve in divisa le istituzioni deve essere sempre onorato e aiutato a promuovere la sua professionalità».
Gay Pride: no esibizionismo. Il sindaco intervenendo alla trasmissione "Il caffè" ha commentatto il Gay Pride. Sottolineando che verso gli omosessuali non ha «nessun tipo di discriminazione», ha detto che il Gay Pride «è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo sessuale sia omosessuale sia eterosessuale. Ne discuteremo in consiglio comunale e cercheremo di trovare una formula che non offenda nessuno». Alemanno ha parlato di una «forma un po' aggressiva di manifestare il proprio modo di essere». Poi rispondendo alla domanda se ci sia l'eventualità di creare uno Stato etico, Alemanno ha affermato: «C'è nel centrodestra un filone di cultura liberale che non può mettere in discussione i comportamenti individuali» e c'è rispetto per la «privacy» e le «libertà individuali» a prescindere dalle «abitudini sessuali» e dalla «religione».

Estate romana non in discussione. Il sindaco durante la trasmissione ha ribadito che «l'Estate Romana non è in discussione». «È da circa 15 anni che all'interno dell'Estate Romana c'è manifestazione a Colle Oppio gestita da organizzazioni culturali più di destra che di sinistra», ha spiegato Alemanno, aggiungendo che «ormai la destra è viva e presente» da anni nella manifestazione.

lunedì 5 maggio 2008

Dopo elezioni. Adesso i problemi.

(Roberto Schena - GayLib) Non so fino a che punto Alemanno dialogherà con i gay romani e con gaylib in particolare, penso solo che se rinnoverà lo stile "borsa aperta" delle passate giunte romane sarà criticato dalla sua stessa maggioranza, fortemente clericale. Comunque non ci conterei. Gli spazi di dialogo con le istituzioni si stanno chiudendo un po' ovunque anche perché arcigay non riuscirà per molto tempo a liberarsi dalla faziosità (prima o poi dovrà farlo) con cui da sempre ha facilitato il compito alle congreghe omofobe.
Vale quindi la pena di insistere sulla necessità per il movimento di riprendere la strategia della protesta, ammesso che ne abbia mai avuta una, di spostare l'attenzione dai locali, bar, disco e saune, alla persona, dalle feste alla cultura, dal qualunquismo all'impegno, dal libero spaccio a un maggiore senso della solidarietà e della fratellanza. Anche qui i tempi non possono essere brevi, ma è l'unica strada, il movimento così com'è è in chiusura, in liquidazione, i suoi protagonisti attuali sono di fatto messi da parte, per loro è finito un ciclo. Ormai sono i simulacri di se stessi.
Devo dire che non c'è granché dibattito nel mondo arcigay. L'unico a scrivere interventi, peraltro chilometrici, come se dovesse da solo riempire un vuoto, è Dall'Orto. Mancuso è quasi senza parole. Grillini ko. La Luxuria torna a fare la soubrette, anche se devo dire che non si è comportata male, nel complesso, anzi riusciva a rendere più di Grillini in tv, e anche se ha meno argomenti di lui è più suadente e meno politichese. Infatti gli ha rubato la scena causandone il declino quale personaggio pubblico, probabilmente condannandolo a terminare la carriera. A me tutto sommato dispiace, ma di errori capitali ne ha fatti anche lui, la sua azione di de-sinistrizzare il movimento è stata troppo debole.
La sensazione è che arcigay non abbia gli stumenti umani e culturali per cavarsela diversamente dalla pura sopravvivenza, nei prossimi anni. Le critiche di Dall'Orto alla burocratizzazione del movimento sono anche sensate, peccato che lui stesso abbia fatto parte più che integrante di quel "sistema" che oggi ha portato il movimento a un vicolo cieco. Nei passaggi politici ed economici delle sue analisi emerge un'ingenuità disarmante. E' la prima volta che sento qualcuno sostenere che la Lega è un movimento "feudale", o qualcosa del genere. Inutile contestare affermazioni simili, tempo perso. Tanti elogi sprecati per Zapatero, ma senza sapere che il premer spagnolo ha potuto dichiarare guerra alla chiesa grazie all'appoggio che il suo governo ha ricevuto dai deputati autonomisti catalani, baschi e galiziani, il cui massimalismo fa impallidire i fucili (inesistenti) di Bossi. Contemporaneamente il suo governo ha emanato decreti anti immigrazione come la sinistra italiana mai concepirebbe. E ha vinto ancora. Perché nessuno ce l'ha con i "negri", ma con la babele che ormai invade tutti i quartieri popolari delle grandi città.
Disattenzione evidente in tutto il movimento verso la Lega, disprezzata e derisa dagli stessi protagonisti perfino negli anni 90, quando la Lega era il più laico, anzi, laicista, di tutti i partiti, mentre Veltroni direttore dell'Unità distribuiva il Vangelo nella versione ufficiale e D'Alema premier definiva "provocatorio" parlare di famiglie gay. Per non parlare dei rapporti con il partito di Berlusconi: semplicemente inesistenti, snobbati. Si è fatto un pride nazionale a Milano all'insegna del borrelliano resistere, resistere, resistere. Oggi il Cavaliere guarda da un'altra parte, dove i gay non ci sono, ci meravigliamo? Si è sbarazzato dell'Udc restando sordo alle pressioni del Vaticano e ha stravinto, mentre la sinistra è stata asciugata dal pragmatismo un po' casinista della Lega.
Lo schierarsi del movimento resta più che mai il maggiore ostacolo per l'apertura di un tavolo sui diritti della coppia. Più ancora del Vaticano.

venerdì 2 maggio 2008

Panzeri: E ora dico io qualcosa di leghista.

Antonio Panzeri, europarlamentare Pd, ex leader della Cgil di Milano

(Paola Sacchi - Panorama) La sinistra è accusata di atteggiarsi come se avesse sempre la verità in tasca. Perde anche per questo?

Non bisogna mai avere atteggiamenti presuntuosi. A Roma, la vicenda sicurezza ha pesato, eccome. Ci sono stati alcuni errori. Ma soprattutto non c’è stato ricambio della classe dirigente. In Campidoglio si è passati da Rutelli a Veltroni, poi di nuovo Rutelli… Si è data l’impressione di una gestione poco aperta, molto privata.
Candidature tutte in famiglia?
Sì, questa gestione non è stata molto apprezzata. C’è una differenza tra il voto che prende Nicola Zingaretti come presidente della provincia e quello di Rutelli. Roma avrebbe apprezzato una discontinuità, un volto nuovo come Zingaretti.
La demonizzazione della Lega, poi, non ha giovato.
Non amo né la demonizzazione né la scimmiottatura della Lega.
Quindi niente Pd del Nord?
Proposto in quel modo sembrava appunto una scimmiottatura della Lega. Noi siamo un partito con un’identità nazionale. Tuttavia il voto ci suggerisce che senza radicamento non si va da nessuna parte e poi c’è un problema di innovazione dei contenuti.
Quale?
Dobbiamo declinare meglio il problema dell’immigrazione. E comprendere che ormai è fonte di possibile concorrenza sul mercato del lavoro, perché non è più del tutto vero che gli immigrati prendono solo i posti che gli italiani non vogliono.
Sta dicendo una cosa coraggiosa, quasi leghista.
C’è una paura derivante da un intaccamento dell’identità territoriale. E questo si lega alla sicurezza. Mi è capitato in campagna elettorale di sentire persone che mi dicevano: “Scusi Panzeri, ma mi sono venuti due volte a rubare a casa. Che facciamo?”. E ho notato le mie mani nude nel fornire risposte.
Veltroni è ora un’anatra zoppa?
Alla sua leadership non ci sono alternative. Ma ora bisogna costruire un partito tutt’altro che leggero.

lunedì 28 aprile 2008

GayLib si complimenta con Alemanno ma non hanno una strategia pro-gay ora che il centrodestra ha conquistato Roma.

«Con lui c'è la maggioranza dei gay che non si riconosce nella strategia di omosessualizzazione e resistenza pietosa portata avanti dalle associazioni gay di sinistra».

«Facciamo i migliori auguri di buon lavoro al sindaco Gianni Alemanno. Roma è una città che ha bisogno di cambiamento, di una maggiore sicurezza e di più libertà. Confidiamo nel nuovo primo cittadino affinché in ossequio al valore scelto come bandiera sappia operare con coscienza e responsabilità verso i diritti di tutti, senza dimenticare la comunità omosessuale».

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Berlusconi: "Roma merita il buon governo del Pdl".

(Il Giornale) "Roma è una città stupenda, una grande capitale, che meritava e merita un buongoverno degno delle più importanti capitali europee. Questo significa che deve essere amministrata meglio di quanto sia stato fatto negli ultimi 15 anni dalla sinistra". Lo afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nella nota di commento alla vittoria di Gianni Alemanno per Roma. "I romani lo hanno capito - prosegue il premier in pectore - e, con una maggioranza chiara e di grande significato politico, hanno premiato il programma di buongoverno del Popolo della Libertà, volto a coniugare una maggiore sicurezza di Roma con l’ammodernamento delle infrastrutture urbane, indispensabili per migliorare la qualità della vita dei romani e sostenere lo sviluppo economico di una città patrimonio del mondo intero".

"Nella sua prima dichiarazione, dopo la vittoria, Gianni Alemanno si è impegnato ad essere il sindaco di tutti i romani, anche degli elettori che si sono schierati per l’altra parte. È un impegno - sottolinea Berlusconi - che gli fa onore, poiché le sfide che dovrà affrontare per fare di Roma una città più bella, più pulita, più ordinata, più vivibile richiederanno un consenso ampio e unitario della cittadinanza romana".

"Mi auguro che, nonostante la sconfitta, l’opposizione che siederà in Parlamento e in Campidoglio confermi l’impegno a collaborare nella riforma dell’architettura istituzionale, compresa quella di Roma capitale". "Grazie Romà, grazie a tutti i romanì - scrive Berlusconi - e un grande augurio di buon lavoro a Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma".

Rutelli: "Le elezioni sono state vinte da Alemanno". E lo accusa di strumentalizzazioni.

Il candidato del Popolo delle libertà, Gianni Alemanno, è il nuovo sindaco di Roma. Succede a Walter Veltroni, dimessosi per partecipare quale candidato premier alle ultime elezioni politiche.

Hanno terminato lo scrutinio il 97,08% degli Uffici elettorali di sezione. I risultati, non ancora ufficiali, danno Alemanno al 53,62%, contro il 46,38% ottenuto dall'altro candidato ammesso al ballottaggio, Francesco Rutelli (PD)...

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La parabola Rutelli, ovvero: chi è causa del suo mal...

(Cadavrexquistar) Quanto mi dispiace! Oh, quanto mi dispiace! Sono in ambasce perché il povero Francesco Rutelli non è stato eletto, per la terza volta, sindaco di Roma e ha dovuto cedere il passo al truce Gianni Alemanno. Chissà, forse non è stata proprio una buona idea quella di candidare chi è stato condannato - in Cassazione - per le consulenze d'oro ai tempi dei suoi precedenti mandati e ha, disgraziatamente, inaugurato la stagione cristiano-fondamentalista del neonato Partito Democratico attraverso quell'operazione di ingegneria genetica che vede la sua punta di diamante nella candidatura di Paola Binetti in Parlamento. Forse qualcuno pagherà per aver imposto per la terza volta un personaggio di questo tipo, senza nessun tipo di consulenza democratica prima. Forse qualcuno si accorgerà che questa rincorsa ai voti del centro e dei cattolici non ha portato esattamente i frutti sperati. Forse qualcuno intonerà un mea culpa per aver parlato di "difesa della laicità" schierandosi però subito, al primo voto, dietro questo baciapile. In ogni caso, se guardo i risultati, una cosa mi colpisce: non sarebbero bastati i voti dell'Udc e della Destra per far recuperare ad Alemanno lo stacco che aveva con Rutelli. Questo vuol dire che, molto probabilmente, Alemanno ha attinto anche ai voti di molti che avrebbero eletto un altro candidato di centrosinistra, se fosse stata data loro l'opportunità di farlo. Ma più poté il disgusto per il Rutelli, a quanto pare. Dal 45,8% del primo turno, Rutelli è salito al 46,4%, mentre Alemanno è passato da un 40,7% a un 53,6%. I numeri, dunque, parlano. Io, comunque, non mi preoccupo: già mi aspetto una bella resa dei conti all'interno del Partito Democratico e un radicale ripensamento sulla strategia di "conquista del centro e della destra", fallita, perché è evidente che tra l'originale e la copia, meglio l'originale, e tra il nemico e il traditore, be', meglio il nemico. E poi non mi preoccupo anche perché sono certo che, da galantuomo qual è, Rutelli non userà l'escamotage di farsi recuperare alla Camera, ma resterà in consiglio comunale, a Roma, dove combatterà una dura opposizione. Di sinistra e laica, ovviamente. Conoscendolo. Però... quanto mi dispiace, ah, quanto mi dispiace!

Alemanno sindaco, una sfida per i gay romani.

(River-blog) Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Con un risultato che neanche lui si aspettava, ha sconfitto il più quotato Francesco Rutelli. Era una sfida difficile, il cui risultato era difficilissimo da prevedere, anche per il sottoscritto e per i sondaggisti con cui mi era capitato di parlare nei giorni scorsi (”Una previsione? Impossibile. 50 e 50″ mi ero sentito direi solo ieri). Ma la sconfitta rutelliana era nell’aria. Walter Veltroni è stato il miglior sindaco che Roma abbia mai potuto avere. Un sindaco che si sporcava le mani con le questioni di tutti i giorni, e che ama la politica, col cuore e con lo stomaco. Ma Rutelli, a sentire molte persone di sinistra, non era per niente amato. Scorbutico, arrogante, saccente: gli aggettivi che ho sentito più spesso da chi parlava di lui.

E adesso? Scelgo la prospettiva della comunità gay romana, da sempre divisa, spesso per banalissime questioni di soldi (penso agli accordi dell’ArciGay di Roma con la giunta Veltroni per una linea telefonica d’ascolto - accordo ‘promesso’ anche da Rutelli; penso agli inutili scontri tra il Mario Mieli e Digayproject; alle polemiche sui partiti da sostenere). Ecco, io penso che di fronte alla vittoria di una destra che certamente non si batterà per i diritti gay (Rutelli lo avrebbe fatto?), venga offerta una possibilità. La possibilità di compattarsi, di fare fronte unico contro l’omofobia che è spesso latente nella destra italiana, così diversa da quella Usa. I gay della capitale possono fare quello che a livello nazionale non è mai stato fatto: unire le forze, creare una sigla forte, in grado di smuovere interessi, politici ed economici. Insomma, fare una lobby vera e propria, come avviene in America.

Detto ciò, viviamo in un paese di centrodestra. Ormai credo sia un dato di fatto.
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Ore 17.30, dal sito del Ministero degli Interni:

  • Rutelli: 46.921
  • Alemanno: 53.078

sabato 26 aprile 2008

Il 25 aprile e la sfida per il Campidoglio

(Sky tg24) Ieri il comizio di chiusura della campagna elettorale di Gianni Alemanno, sul palco di piazza Navona insieme a Berlusconi e Fini. Ma anche oggi per il candidato sindaco di Roma del Popolo della Libertà continua la caccia all'ultimo voto. Ultime ore di campagna elettorale anche per Francesco Rutelli. Il candidato sindaco del Pd si trova a Roma nel quartiere di Tor Pignattara.
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Ballottaggi, Rutelli e Alemanno chiudono la campagna elettorale.

Domani giornata di silenzio prima del voto. Riflettori sulla sfida per il Campidoglio.
(La7) Si chiuderà questa sera con un faccia a faccia televisivo la campagna elettorale di Francesco Rutelli e Gianni Alemanno, che si preparano alla sfida per il Campidoglio. Domani sarà infatti giornata di silenzio elettorale in vista dei ballottaggi che si terranno domenica e lunedì. Quasi sei milioni i cittadini che saranno chiamati a votare per cinque province e 44 comuni. Riflettori puntati sulla capitale dove si profila un testa a testa in cui decisivi potrebbero essere i voti dei centristi. Due in particolare i temi che hanno infiammato il confronto fra Rutelli e Alemanno: la sicurezza e le politiche per l'immigrazione da un lato, il problema casa e il caro mutui dall'altro.
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venerdì 25 aprile 2008

La "trombatura" secondo l'ex onorevole Franco Grillini.

Grillini: «I laici sono maggioritari ma hanno preferito il voto utile».

(Periscopio) Franco Grillini durante il suo impegno a Montecitorio, prima nei DS e poi negli ultimi mesi nella Costituente socialista, non si è fatto conoscere solo come uno dei primi deputati dichiaratamente gay. Ma anche come grande appassionato di tecnologia e telecomunicazioni di nuova generazione. La nostra allora non poteva che essere un'intervista fatta sotto questa insegna: una chiacchierata su Skype, per parlare delle amministrative romane, ma anche del suo futuro nel mondo dell'informazione.

Grillini, come giudica il suo risultato alle amministrative romane?
«Naturalmente quando si prende lo 0.82 si desidererebbe aver preso qualcosa di più. Ma se si fa un paragone i miei circa 14mila voti, sono più di quelli dei Radicali, più di quelli di Baccini che ha speso miliardi ed ha fatto una campagna con mezzi non paragonabili con quelli a mia disposizione e sono più delle liste civiche di Rutelli, a parte quella che portava il suo nome. Bisogna allora rivalutare il risultato. Molti gay mi hanno votato, ho avuto un forte voto disgiunto e posso ritenermi soddisfatto del dato politico emerso: è stata la prima volta di un esperimento di questo tipo, un leader gay che usa la sua faccia in una competizione elettorale di questo tipo. Lo scopo principale era quello di far vivere quello che sta cuore dei laici: le libertà ed i diritti civili. C'è anche da tenere conto che tutto questo è avvenuto nel quadro di uno tsunami del voto utile, sia a livello nazionale che locale. I cittadini hanno preferito votare le coalizioni maggiori ed in particolare anche il nostro elettorato di riferimento ha votato con la paura che vincesse un candidato di destra o ultradestra».

Alla luce di quel risultato si deve dire che nella Capitale non esiste un elettorato laico?
«L'elettorato laico esiste ed è probabilmente maggioritario ma ha preferito il voto utile. Tutti noi sapevamo che era difficile ottenere un buon risultato, potendo contare su finanziamenti per la campagna elettorale molto vicini allo zero. Non dimentichiamo che non abbiamo nemmeno potuto contare su una adeguata attenzione dei media. A Roma, alla Camera, il Partito Socialista ha preso lo 0.5, quindi personalmente ho riportato quasi il doppio dei voti, ma - ripeto - il problema vero è che i laici si sono indirizzati contro Alemanno».

E del "voto gay" cosa ne pensa, c'è stato?
«Secondo me si, anzi sotto questo punto di vista questo voto è la mia principale soddisfazione. Dobbiamo innanzitutto tenere a mente che il voto gay non fa grandi numeri. Anche la Rose Liste di Monaco, verso la fine degli anni 80, riuscì ad eleggere un solo consigliere ma che fu comunque importante per mantenere una amministrazione di sinistra al governo della città, che rischiava di andare completamente nelle mani di cristiano democratici banaresi. Esperimenti di questo tipo sono importanti. Dimostrano una capacità di mettersi in gioco, trovando alleanze e tentando anche per conto prorpio. La strategia è quella di candidare gay già nelle strutture partitiche, non del tutto estranei al mondo politico, come nel mio caso essendo dirigente socialista. È probabile che in futuro ci siano liste civiche con forte componente lgbt, ma la condizione è che a guidarle ci siano personalità che siano al tempo stesso leader politici e rappresentanti del movimento glbt».

Cosa pensa del rifiuto opposto da Rutelli all'apparentamento con i Socialisti anche per il ballottaggio?
«Non mi sorprende. Durante l'incontro di sabato sera (19 aprile) Rutelli, personalmente, era disponibile, ma è stato l'apparato del PD che ha frenato. I dirigenti di quel partito pensano che a Roma si vinca corteggiando l'area centrista e cattolica dell'UDC. È un ragionamento sbagliato secondo me, perché l'elettorato di sinistra è demotivato per la scomparsa della loro rappresentanza dal Parlamento, dovrebbero allora puntare al recupero dell'area laica e soprattutto di quella di sinistra».

A questo punto quali indicazioni di voto darete per il 27 e 28 aprile?
«Personalmente non darò indicazioni particolari. Dopo questo rifiuto è inevitabile lasciare che ognuno scelga secondo coscienza. Il partito romano si muoverà come meglio crede».

Quanto l'allarma il raid al Circolo Mario Mieli e quanto inciderà sul secondo turno?
«Ho visitato immediatamente il Circolo dopo l'attacco teppistico e ho definito l'accaduto come un atto gravissimo. L'episodio dovrebbe incentivare al voto l'area di sinistra anche perché è maturato all'interno di una campagna elettorale dove si è teso a giustificare il fascismo soprattutto tra i seguaci di Storace. L'aggressione era chiaramente premeditata e ciò non fa che aumentare ancora di più il senso di insicurezza nella comunità glbt romana. Tutto ciò deve allarmare, ma "purtroppo" il tentato stupro della studentessa africana, evitato dall'intervento della polizia, ha fatto molto più notizia e distolto l'attenzione da questi recrudescenza di violenza omofobica».

Passando a livello nazionale come si spiega il risultato del Partito Socialista? Quali sono stati gli errori commessi?
«I Socialisti si sono trovati in mezzo al guado. Era una sconfitta annunciata e nessuno si faceva illusioni, ma non si può negare che un risultato così basso ci ha un po' sorpreso. Le risorse per la campagna elettorale erano scarse e anche a livello nazionale la visibilità è stata insufficente. Il problema più evidente è stato quello di non essere riusciti a far capire cosa stavamo proponendo: un profilo ed un partito nuovo. La responsabilità è del gruppo dirigente, che giustamente si è dimesso convocando il congresso per giugno o, molto più probabilmente, per l'autunno».

Potendo tornare indietro farebbe un accordo elettorale con il Partito Democratico?
«Del senno di poi, come è noto, sono piene le fosse. Potendo tornare indietro non si doveva far cadere Prodi. Molti sono amaramente pentiti, Mastelal in primis e poi Casini pentito di non aver sostenuto Marini nel suo tentativo di Governo istituzionale».

E come commenta la debacle della Sinistra?
«In campagna elettorale Bertinotti da un lato ha tento di fare un PD di sinistra, dall'altro lato ha fatto il grosso errore di accettare una separazione consensuale. Ha pagato, come noi, l'inganno veltroniano sul pareggio e sulla inesistente clamorosa rimonta. La Sinistra paga l'ambiguità con cui si è proposta agli elettori. Era un progetto incomprensibile, con un profilo identitario incerto che ha favorito lo spostamento dei voti verso la coalizione democratica».

Lei fu uno dei primi deputati dichiaratamente gay ad entrare a Montecitorio, nel 2001, con il governo Berlusconi II. Ora farà il suo ingresso solitario Paola Concia (PD), sempre con un governo Berlusconi. Cosa ha da consigliarle?
«Concia faccia da punto da riferimento per la comunità. Sia interlocutore tra la comunità gay ed il Governo, intervenga personalmente presso i ministri o con le interrogazioni in aula.
Nella scorsa legislatura siamo andati vicinissimi al provvedimento contro l'omofobia, ma la Binetti ha calato la scure bloccando tutto. Ora sarà molto difficile riprendere questo percorso, soprattutto visto l'aumento dei parlamentari ultraclericali. Dal punto di vista legislativo, stando all'opposizione, potrà fare poco, ma potrà impedire che si approvino pessime leggi anti-gay. Comunque, chiaramente le consiglio di ripresentare tutte le proposte di legge a favore dei diritti civili, impegnandosi a farle calendarizzare».

Quali sono gli impegni per il futuro dell'onorevole Grillini?
«Intanto quello di rimettermi in piedi fisicamente, gli ultimi sono stati mesi disperatamente difficili e dispendiosi sotto il profilo psicofisico. Continuerò sicuramente il mio impegno nel campo dei diritti glbt, ma il progetto vero è il rilancio di Gaynews.it e di Gaynet. Voglio rilanciare l'associazione di giornalisti ed operatori dell'informazione gay interessati a massimizzare l'informazione sui diritti civili e sulle tematiche della laicità. Mi piacerebbe inoltre lavorare alla rinascita di una TV gay e lanciare un network radiofonico sempre a tematica gay. Dal punto di vista politico presto tornerò a fare la campagna elettorale per il sindaco di Bologna, che avevo cominciato già prima della candidatura al Campidoglio».

La corsa al Campidoglio. Alemanno-Rutelli, poco fairplay e tante promesse.

(Maria Elena Pistuddi - Tiscali notizie) C'è tutto tranne che il fairplay nell'importante match per la designazione del nuovo inquilino del Campidoglio. Dopo il rissoso faccia a faccia consumatosi negli studi di Ballarò, il candidato del Pd, Francesco Rutelli, e l'avversario del Pdl, Gianni Alemanno, affilano le armi in vista del ballottaggio del 27 e del 28 aprile, spesso sostenuti dai leader di riferimento che, in quanto a diplomazia - vedi Berlusconi che dà del mangiapreti a Rutelli e Fini che lo definisce una salma politica - spesso difettano parecchio. Per fortuna che dopo le invettive arrivano anche le tante promesse pre elettorali. Se saranno mantenute o meno dopo il verdetto non si sa, certo è quelle che hanno visto la luce in questi giorni sono tante

Focus sui trasporti - A parte la sicurezza e il futuro di Alitalia, temi sui quali gli aspiranti alla poltrona di sindaco di Roma hanno forse già "dato" abbastanza, almeno per scaricarsi a vicenda le responsabilità, gli ultimi scampoli della campagna elettorale sono tutti dedicati agli obiettivi "acchiappavoti" più tipici: tra questi vale la pena di spendere due parole sui trasporti. Se Rutelli dichiara: "Il mio grande progetto è prolungare la metropolitana oltre il Grande raccordo anulare, dove è cresciuta la grande citta", Alemanno sembra avere qualche dubbio sulle scelte dell'amministrazione uscente, annunciando la verifica di tutti i nuovi tracciati della metropolitana e "una attenta analisi della proposta alternativa del ricorso a sistemi di trasporto automatici non convenzionali".
E sul problema del traffico - Per fortuna su una cosa i due si trovano d'accordo e cioè che il problema principale della Capitale resta il traffico con l'eccessivo smog e dunque il problema ambientale. Ognuno, ovviamente, propone la sua soluzione, spesso del tutto diversa da quella dell'avversario. Se Rutelli è certo che "cinque miliardi e mezzo bastano per il completamento dell'anello verde di viabilità urbana e per quello delle nuove reti metropolitane" e ricorda che "da qui al 2011, il sindaco di Roma sarà chiamato ad inaugurare circa 40 nuove stazioni" che metteranno a disposizione di Roma "finalmente un network di linee degno di una capitale europea", la soluzione di Alemanno per il traffico è essenzialmente una: un "monitoraggio vero, e l'apertura di una trattativa europea per fare interventi che non siano solo formali".
Rutelli: "Diecimila nuove case" - Tra le promesse del candidato del Pd ce n'è una certamente di grande effetto e riguarda i mutui a favore delle nuove coppie, "una misura necessaria - secondo Rutelli - ora che sono cresciuti i tassi di interesse e gli affitti sono troppo alti". Intervenendo alla Tribuna politica trasmessa da Raitre, annuncia anche: "Faremo diecimila nuove case, appronteremo diecimila nuovi alloggi ad affitto agevolato e seimila alloggi per gli studenti. I primi cantieri potrebbero aprirsi a giugno". Ribadendo l'importanza e la priorità sociale del tema della casa per le giovani coppie, i separati e gli anziani, Rutelli ha ricordato che il Comune di Roma assiste ogni anno trecentomila famiglie ed eroga dodicimila buoni casa. "Tra pochi mesi inoltre - ha ricordato il candidato sindaco del Pd - 750 mila famiglie usufruiranno di una riduzione dell'Ici di circa 150 euro".
L'avversario: "Noi ne costruiremo 25mila" - La ricetta per fronteggiare l'emergenza casa del candidato del Pdl è ancora più allettante: "Costruiremo 25.000 nuovi alloggi, assicura Alemanno, e garantiremo anche affitti a canone agevolato e mutui con diritto di riscatto". "Chi fa stock sulle case sfitte - conclude poi - deve pagare qualche cosa in più, è giusto, è una questione di equità"
Per Alemanno serve anche un nuovo stadio - Una promessa che farà brillare gli occhi ai calciofili è senz'altro quella di Alemanno. "Sono assolutamente favorevole alla costruzione di un nuovo stadio, annuncia, del resto è un tema che ho ripreso e rilanciato nel corso di questi mesi, vogliamo consentirlo alle società sportive, con le adeguate possibilità finanziarie e nell'interesse dei propri tifosi". "Come Comune di Roma - precisa il candidato del Pdl - possiamo trovare e darlo gratuitamente alle società, e non è cosa da poco, le risorse per la costruzione devono essere però private". La partita delle promesse, stadio a parte, è ancora per qualche giorno apertissima.

Sindaco di Roma. Turci, socialisti, "No a sostegno Ps a Rutelli".

(Italpress) "La dichiarazione di un ampio gruppo di socialisti romani a favore di Rutelli per il ballottaggio di domenica prossima non mi trova assolutamente d'accordo". Lo afferma Lanfranco Turci, membro del comitato promotore del Partito Socialista. "Il Pd ha rifiutato l'apparentamento che i Socialisti gli avevano offerto - aggiunge -, senza porre nessuna condizione politica se non quella di riconoscere lo specifico contributo socialista a favore di Rutelli. L'arroganza del Pd e' arrivata al punto di negare ai socialisti il diritto di mettere il loro simbolo a fianco della miriade di altri simboli politici che sosterranno Rutelli. Di fronte a questo atteggiamento il candidato sindaco Grillini e la capolista socialista Daniela Brancati avevano giustamente invitato gli elettori socialisti a votare secondo coscienza. Evidentemente ci sono invece altri dirigenti socialisti che preferiscono gli schiaffi e ringraziano pure. Questa scelta - prosegue l'esponente socialista - esprime una subalternita' nei confronti del Pd che e' piu' grave di quella che ha indotto altri dirigenti socialisti a confluire nel Pd alla vigilia del voto. Il Partito Socialista si appresta ad andare al Congresso dopo la grave sconfitta delle ultime elezioni politiche. Sara' quella l'occasione per un confronto decisivo fra chi ritiene ancora valida l'ipotesi di una autonoma formazione socialista laica liberale, quale abbiamo proposto con l'Assemblea Costituente del luglio scorso, e chi invece pensa che sia venuto il momento di chiudere l'esperienza socialista. Ma in questo caso - conclude Turci - si abbia l'onesta' intellettuale di proporlo con chiarezza e di decidere alla luce del sole insieme a tutti gli iscritti del Partito Socialista".

Berlusconi: "Da premier non lavorerò con Rutelli" Silvio attacca. Veltroni: inaccettabile.

Il Cavaliere con Alemanno: "Scopa nuova scopa bene". "L´ex sindaco è un voltagabbana". Da Storace un appello al voto per l´ex amico di partito.
(Giovanni Vitale - La Repubblica) Sarà difficile per Palazzo Chigi collaborare con Francesco Rutelli al Campidoglio. Parola di Silvio Berlusconi. Che, a tre giorni dal ballottaggio, attacca a brutto muso il candidato del centrosinistra, accendendo le polveri di una campagna elettorale ormai considerata la madre di tutte le battaglie. Tanto da mobilitare non solo gli eserciti locali, ma tutti i leader nazionali: Fini, oltre al Cavaliere, per Gianni Alemanno che intanto incassa il sostegno di Storace; Veltroni e D´Alema per il vicepremier.
Al mattino è Berlusconi a partire all´attacco, bollando Rutelli come «un voltagabbana». Gli rimprovera di essere stato amico di Craxi e di averlo poi abbandonato, «un mangiapreti» che però «adesso va a messa anche due volte la domenica». Ecco perché è «ora di spalancare le finestre e introdurre aria nuova», esorta il premier in pectore, «dopo un po´ bisogna cambiare perché "scopa nuova scopa bene"» scherza. Mentre eleggere l´uomo del Pd significherebbe «nessun cambio e le solite amicizie con gli amici degli amici». Da qui la conclusione: «Sarà molto difficile la collaborazione con un sindaco del genere; poi magari ci sarà. Ma con una giunta diversa, con un sindaco diverso, sarà più facile». Gianni è il suo nome, Alemanno il cognome: «Un cane da polpacci» lo definisce il Cavaliere.
Frasi inaccettabili per il segretario democrat che della capitale è stato sindaco sino a due mesi fa: «Berlusconi minaccia di non collaborare con Rutelli. È un atteggiamento istituzionalmente inaccettabile», tuona. «Le istituzioni non hanno colore, esse devono servire i cittadini. La verità è che la coalizione di Berlusconi vuole un sindaco "dipendente" e non chi, come Rutelli, può tutelare con autonomia e indipendenza una città come Roma». Tesi fatta sua da Massimo D´Alema: «È importante che al Campidoglio vada Rutelli. Un sindaco che garantisce l´autonomia della capitale e che ne difenderà il prestigio e gli interessi, anche nella dialettica con il governo nazionale. Mentre l´altro sarebbe più l´emissario dell´esecutivo di destra che non un sindaco capace di difendere i romani». Ma Alemanno non ci sta a farsi dare del sottoposto: «Veltroni non può dire queste sciocchezze», s´infuria, «Roma mi conosce bene e sa quanto sono indipendente». Subito soccorso da Gianfranco Fini: «Rutelli è una salma politica. Un´azione congiunta governo-Campidoglio potrebbe avviare a soluzione i molti problemi della capitale».
Scintille che per tutto il giorno hanno incendiato la polemica. Soprattutto fra big. Parlando prima di Rutelli nel cortile di un caseggiato nel quartiere Prati, D´Alema cannoneggia il presidente di An: «Non vorrei fare la fine di Fini: era un leader, è diventato un intrattenitore». Allusione chiara al comizio del Pdl al Colosseo, quando Berlusconi arrivò con un´ora di ritardo e ringraziò il "delfino" per avergli scaldato la platea. L´ultimo atto del tour elettorale tra il mercato di Trionfale e l´attiguo centro anziani. «Siamo preoccupati che la marea nera travolga anche la città di Roma», arringa la folla il ministro degli Esteri. A maggior ragione dopo l´indicazione di voto pro-Alemanno arrivata ieri dalla Destra e dalla Fiamma Tricolore. «Non un gran guadagno per il mio avversario» chiosa Rutelli, «visto che Storace, nei cinque anni alla Regione Lazio, non ha lasciato rimpianti ma un po´ di inchieste giudiziarie aperte».

giovedì 24 aprile 2008

Amministrative in Toscana. Ultimi brividi da ballottaggi, Pd-Sinistra uniti a Viareggio dove GayLib appoggia il Pdl.

A Massa il duello per il sindaco esclude la destra, a Pisa in vantaggio Filippeschi.
(Simona Poli - La Repubblica, edizione di Firenze) Ballottaggi da brividi. Domenica e lunedì tornano alle urne i cittadini di Pisa, Viareggio e Massa chiamati ad eleggere i sindaci e, solo a Massa, il presidente della Provincia. La frattura tra Partito democratico e Sinistra, a quindici giorni di distanza dalla vittoria di Berlusconi alle politiche, non si risana. Solo a Viareggio - dove il candidato del centrodestra Luca Lunardini è in vantaggio di oltre 17 punti col 45,7 per cento - Pd e Arcobaleno "fanno pace" e sostengono insieme Andrea Palestini. Martedì sera al Principe di Piemonte una folla generosa di applausi e fischi ha seguito il faccia a faccia organizzato dal Tirreno tra i due aspiranti sindaci. Palestini parte svantaggiato e deve recuperare, per lui ieri si sono mossi il presidente toscano Claudio Martini e il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli, mentre stasera alle 18 a parlare accanto a lui in piazza Margherita sarà Piero Fassino. Nella difficile impresa di battere l´urologo Lunardini, il candidato sostenuto al primo turno da Italia dei Valori, Socialisti e Pd può contare sul sostegno dell´Arcobaleno che appoggiava il vicepresidente del Senato Milziade Caprili, che è riuscito a superare il 12 per cento a Viareggio nonostante il crollo della Sinistra. Nessun apparentamento invece con il Laboratorio per la democrazia dell´assessore uscente della giunta Marcucci Cristina Boncompagni, che però assicura a Palestini che farà campagna per lui con l´obiettivo di battere la destra. Lunardini ha chiuso un accordo con le liste civiche Vivere Viareggio, Per Torre del Lago e Viareggio nel cuore che al primo turno hanno ottenuto quasi l´8 per cento. Battaglia all´ultimo voto, quindi.
Meno incerta la situazione a Pisa, dove al primo turno il deputato Pd Marco Filippeschi ha raggiunto il 47,4 contro il 32,4 di Patrizia Tangheroni Paoletti candidata dal centrodestra. Nessun apparentamento con l´Arcobaleno per lui, mentre il Pdl ha ora l´appoggio della lista dell´Udc di Luca Titoni, che al primo turno ha avuto il 3,7, e con la Destra di Sonia Avolio che ha il 2 per cento.
Complicatissima la vicenda di Massa, dove per il Comune si sfidano il sindaco uscente Fabrizio Neri, candidato del Pd, e l´ex sindaco Roberto Pucci, esponente dello stesso partito ma adesso espulso, che è stato appoggiato dalla Sinistra Arcobaleno. Con lui si sono apparentate le liste dell´ex assessore Marco Andreani con il 5 per cento e la Lista comunista di Rinaldo Valenti. Ma la vera incognita restano gli elettori del centrodestra: cosa faranno domenica? Diserteranno in massa le urne oppure sceglieranno di essere l´ago della bilancia della competizione elettorale? E cosa segneranno sulla scheda delle provinciali gli elettori della Sinistra, chiamati a sostenere Pucci al Comune? In Provincia il presidente uscente Osvaldo Angeli, candidato del Pd, ha rifiutato l´offerta di apparentamento avanzata da Narciso Buffoni e dalla Sinistra, che però ha il 13,6 al primo turno. Angeli si è fermato al 41,5 e quei voti gli farebbero molto comodo. Dall´altra parte c´è Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia ed ex sindaco comunista di Fivizzano, che ha ottenuto il 32,2. Bondi ha l´appoggio della Lega ma non ha voluto fare accordi con la destra ma la destra ha già annunciato che al ballottaggio voterà per lui in ogni caso. Oggi Fassino sarà a Montignoso con Angeli a mezzogiorno e subito dopo al Castello Malaspina. Alle 16 con il candidato sindaco Fabrizio Neri andrà a Forno, luogo di una strage nazista: il 13 giugno del ´44 furono sterminate 68 persone.

mercoledì 23 aprile 2008

Veltroni e i capigruppo del Pd. La soluzione del rebus sta al Campidoglio.

Il sindaco di Roma e candidato segretario del Pd Walter Veltroni (dx) e la presidente del gruppo dell'Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro
(Panorama) La composizione della squadra? Un bel rebus. E non solo per il Cavaliere, prossimo inquilino di Palazzo Chigi. Anche il “principale esponente dello schieramento avverso”, alias Walter Veltroni, è alle prese con il rebus. A chi affidare la guida dei gruppi parlamentari dei Democratici alla Camera e al Senato?

Molto (quasi tutto) dipende dal ballottaggio in Campidoglio. E tante sono le ipotesi e le opinioni che ruotano intorno alla sfida tra Rutelli e Alemanno. Un punto fermo, tuttavia c’è. Anzi, sono due. Il primo riguarda il rapporto tra Pd e Idv, proprio sulla formazione di una compagine unitaria in Parlamento. Il nodo, secondo quanto sintetizza il capogruppo dell’Idv alla Camera, Massimo Donadi che, insieme a Leoluca Orlando ha incontrato al loft Dario Franceschini e Goffredo Bettini, non è ancora stato sciolto. Però, sostiene Donadi, “c’è totale armonia sull’approdo finale che è quello del partito unico”. C’è solo una differenza (non da poco) sui tempi: “O sono tre mesi o sono due anni” dice Donadi “ma di certo faremo il partito unico entro questa legislatura. Il gruppo unico è solo una conseguenza”. Quindi, se non ci sarà immediatamente il gruppo unico, è probabile che ci sia una federazione e un forte coordinamento tra i due gruppi con uno speaker unico in Parlamento per i provvedimenti più importanti.

La differenza la fanno i tempi, anche in casa Pd. In attesa che Di Pietro entri a far parte della pattuglia, ecco l’altro punto fermo a cui è aggrappato il segretario Veltroni: dare una presidenza dei gruppi del Pd di Montecitorio e Palazzo Madama agli ex Ds e una agli ex Dl. Prima di maggio (il 29 aprile si inaugura la XVI Legislatura), il segretario deve mettere a posto gli incastri di quella sorta di “cubo di Rubik” che sono le scelte dei capigruppo, dei loro vice, delle vicepresidenze di Montecitorio e di Palazzo Madama e dei ministri-ombra dell’annunciato “shadow cabinet”. L’ipotesi al momento più accreditata, sempre che Rutelli vinca il ballottaggio a Roma, è che alla Camera resti un popolare e al Senato un diessino. Lo schema potrebbe allora essere Fioroni a Montecitorio e Chiti, Latorre o Morando a Palazzo Madama. Anche se quest’ultimo pare in netto vantaggio rispetto agli altri due.
Sarebbe soprattutto Franco Marini a spingere in questa direzione perché l’attuale seconda carica dello Stato dovrebbe andare a ricoprire il posto di Prodi come presidente del partito e tra i senatori ex-Dl non ci sono le personalità più “rappresentative e forti” di quell’area.

Secondo fonti del loft, il segretario però è tra chi spinge per una “linea di continuità”, ossia riconfermare gli attuali responsabili Antonello Soro (vicino al vice Franceschini) e Anna Finocchiaro (dalemania doc), anche a costo di contravvenire uno dei suoi pallini: il rinnovamento delle poltrone. Cambio che Massimo D’Alema invece vorrebbe. E con queste novità: Pier Luigi Bersani a guidare i 217 deputati a Montecitorio e a Palazzo Madama,a capo dei 118 senatori, l’ex margheritino Luigi Zanda. Con Bersani in campo, anche Piero Fassino potrebbe avanzare una nomina di pari livello, se non in Parlamento almeno nel governo ombra annunciato da Veltroni.

Ecco perché con tutte queste caselle da riempire, con il rischio che spostandone una crolli l’organigramma, a Veltroni, per ora conviene congelare gli incarichi attuali e sperare… Che Rutelli vinca la sfida, che Roma resti del Pd, che lui stesso possa stare saldo in sella alla guida del partito.

Match per il Campidoglio. Sicurezza, Rom e Alitalia: lite Rutelli-Alemanno.

Gianni Alemanno e Francesco Rutelli prima del duello tv a Ballarò | Ansa
(Panorama) L’emergenza sicurezza e la questione Alitalia sono stati i temi centrali del faccia a faccia tra i candidati a sindaco di Roma del centrosinistra Francesco Rutelli e del Pdl Gianni Alemanno nel corso della trasmissione televisiva Ballarò in vista del ballottaggio per le elezioni comunali di domenica e lunedì prossimi.

Non inganni la foto, di rito, sopra: la cordialità fra i due dura solo un attimo: prima che la trasmissione entri nel vivo. Nello studio arroventato dalle luci e dalla tensione, il fair play cede il posto allo scambio dei colpi. Già alla prima domanda, il confronto è serrato, ma senza grande picchi di nervosismo. A prendere la parola, dopo un sorteggio perso, è stato per primo Alemanno che mostrando il quotidiano Il Messaggero ha subito introdotto l’aggressione e la violenza della studentessa del Lesotho avvenuta giovedì scorso e il tema della sicurezza sostenendo che a Roma “ci vuole il cambiamento” perché “queste cose non devono più accadere. A Roma c’è bisogno di una svolta” perché “da 15 anni c’è lo stesso gruppo di potere” alla guida della città, riferendosi agli anni di governo del centrosinistra. Ma Rutelli ha replicato: “il primo ad aver sollevato questo tema è stato l’allora sindaco di Roma Veltroni. Non è un problema del sindaco, ma del Paese. Dobbiamo essere uniti contro questo problema”.

Rutelli ha poi mostrato “il dispositivo di comunicazione” più noto come braccialetto per le donne che tante critiche ha suscitato. E Alemanno ha replicato: “Non mi piace l’idea della sicurezza fai da te. Le ronde e il braccialetto elettronico non mi convincono. La sicurezza è un valore sociale, è un problema dei più deboli. Il paragone con Milano - ha aggiunto replicando a Rutelli - non regge molto. A Roma ci sono 85 campi nomadi, è una realtà impressionante”.

Riferendosi al precedente governo Berlusconi, Alemanno ha sottolineato che “noi abbiamo regolarizzato 640mila persone, che avevamo ereditato dal passato, erano già entrate nel nostro Paese, già lavoravano in nero e sono state prese le impronte digitali”. Il candidato del Pdl ha quindi ricordato che la Romania è entrata in Europa nel gennaio del 2007 quando il Governo Prodi era già in carica. Non sono mancate battute con Rutelli che rivolgendosi ad Alemanno ha detto: “Hai parlato di colonnine SS, hai avuto un lapsus”.
“Dai, dai”, ha replicato Alemanno. E poi è stata volta di Alemanno a prendere in giro Rutelli quando ha apostrofato il suo avversario: “No tesoro…” e lui ha risposto: “Tesoro mai”.

Poi a dominare è stato il tema dell’Alitalia. “Oggi” ha esordito Rutelli “La Padania scrive: ‘La lega vince, Air France vola via’. A chi la volete dare Alitalia? Ai russi? Oggi Alitalia vale meno perché voi, quando eravate al governo, avete fatto non una politica industriale ma una divisione tra Malpensa e Fiumicino che ha portato la compagnia di bandiera vicina al fallimento. Ma dove sta la cordata italiana di cui parlavate?”. “Noi riteniamo che si può costruire una cordata italiana” ha replicato Alemanno che, incalzato da Rutelli, ha ha aggiunto alzando il tono della voce: “Non si può svendere Alitalia. Alitalia, Rutelli, capito? Italia, Italia, Italia”.

lunedì 21 aprile 2008

Elezioni a Roma. Rutelli e Grillini, botta e risposta. GayLib: No a Rutelli e Alemanno.

(Dire) Registro delle Unioni civili? "Non è previsto. Vengono molto prima i problemi delle famiglie e i problemi sociali di single, conviventi, anziani, giovani in cerca di un buon lavoro. Già oggi, peraltro, ci sono pari opportunità per chi vive in unioni di fatto e saranno rafforzate".
Così il candidato a sindaco di Roma per il centrosinistra, Francesco Rutelli, in un'intervista pubblicata dal quotidiano freepress 'City'.
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Nota stampa. Grillini (Ps).
Roma. Rutelli continua a negare unioni civili.
Sinistra e laici romani ne prendano atto.

Rutelli, incurante della grande insoddisfazione per la sua candidatura nel popolo di centro-sinistra, nega pervicacemente legittimità alle unioni civili, contrapponendole addirittura ai diritti della famiglia tradizionale. In tutto il mondo Occidentale si sono approvate leggi che riconoscono i diritti alle coppie omosessuale ed eterosessuali conviventi e nessuno si è mai sognato di contrapporre le une alle altre o di dire che vengono prima le une rispetto alle altre.
E' assai insopportabile che per le coppie conviventi si parli di generiche pari opportunità, mentre si dovrebbe parlare correttamente di uguaglianza dei diritti.
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GayLib Lazio. Elezioni amministrative a Roma. La sua posizione.
GayLib per il rinnovo per la carica di Sindaco della città eterna, nel duello Rutelli-Alemanno, si schiera per il non voto. Ovvero l'astensione oppure annullare la scheda.
"Tra il male e il peggio preferiamo non scegliere. Le nostre istanze non sono rappresentate nè da Rutelli nè da Alemanno e chi dei due sarà sindaco di Roma non sarà comunque il nostro sindaco".

domenica 20 aprile 2008

Sindaco di Roma. Rutelli dice no ai voti socialisti di Grillini. Nessun apparentamento.

(Max Forte) E alla fine Rutelli ha scelto. Come per Alemanno, ha scelto di non apparentarsi con nessuno. Ha scelto di non volere i voti del Ps di Grillini. Ha scelto il sicuro voto moderato tagliandosi fuori dalle beghe gay in cui è stato suo malgrado coinvolto. Probabilmente ha fatto la cosa giusta e questo lo si evince dal comunicato diramato dall'ex onorevole Franco Grillini. Ovviamente il comunicato di Grillini esprime il suo personale punto di vista che, ancora una volta agita il fantasma della laicità perduta, dimostrandosi fazioso assolutamente poco credibile e, al solito un nostalgico estremista fuori luogo. Addio Grillini, il tuo tempo è finito. Torna a lavorare, se un lavoro ce l'hai...
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Il comunicato di Franco Grillini.
Rutelli rifiuta l’apparentamento con i socialisti romani nonostante la disponbilità del Ps e del candidato sindaco Grillini.

I socialisti hanno la coscienza a posto: hanno corso da soli al primo turno per rimarcare una critica all’amministrazione uscente in materia di laicità, diritti civili, amministrazione cittadina e si sono detti disponbili a far confluire i 14 mila voti della lista e del candidato sindaco Grillini al secondo turno sui canidati Rutelli del Comune e Zingaretti della Provincia.
Dal Comitato Rutelli è venuto oggi la comunicazione del rifiuto all’apparentamento a causa del profilo giudicato eccessivamente laico del Ps e del candidato Grillini.
Evidentemente la colazione Rutelli & C. pensa che a Roma e in Provincia le elezioni amministrative si vincono rincorrendo il voto cattolico e dei centristi dell’Udc e non, come noi pensiamo, dando voce e garanzie all’elettorato socialista e di sinistra deluso dal comportamento del Pd e dal risultato nazionale.
Il comitato Rutelli si assume quindi una grossa responsabilità rifiutando l’apporto dei laici e dei socialisti contro il pericolo della vittoria della destra a Roma e in Provincia.
L’importante è che sia chiaro chi si è assunto ancora una volta la responsabilità dell’eventuale sconfitta.

Franco Grillini