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venerdì 18 aprile 2008

Partito Democratico: Radicali "incubo" della Binetti.

(Giovanni M. Losavio - Agenzia radicale) Strano destino quello che accomuna la sorte dell'IDV e della pattuglia radicale all'interno del Partito Democratico: pare infatti che le polemiche sugli uni siano irrimediabilmente destinate a estendersi anche agli altri. Già avevamo avuto modo di sottolineare come, contravvenendo all'accordo pre-elettorale con Veltroni, Di Pietro avesse ipotizzato la possibilità di costituire un gruppo separato da quello "Democratico", ipotesi peraltro ribadita anche nella mattinata di oggi quando l'ex magistrato ha dichiarato: "Con il Pd voglio fare qualcosa di più di un gruppo: un percorso, una casa comune. Che senso ha se io sciolgo il mio partito e vado nel Pd? Qual è il mio valore aggiunto? Una cosa è costruire una casa insieme, un'altra cosa è andare ad abitare in una casa altrui", salvo poi correggersi, almeno in parte, precisando che i "giochi" sono ancora aperti.

All'apertura del "fronte Di Pietrista" ha fatto eco la riapertura di quello radicale con una sincronia davvero impressionante: il generale teodemocratico Binetti non si è infatti sottratta al sacrissimo ufficio - Deus Vult, Dio lo vuole - di lanciare all'offensiva le truppe cherubiniche, ultimo baluardo in difesa dell'ortodossia. "Ecco, ci sono tutti e nove. Tutti eletti. E ora si viene a chiedere a noi moderati come mai è stato fallito l"obiettivo-centro?", ha tuonato dallo scranno celeste la "pasionaria" democratica secondo cui l'accordo con i Radicali "era una ciambella di salvataggio. Senza, non sarebbero nemmeno in Parlamento". Conclude l'On. Binetti: "sarebbe stato meglio non accoglierli. Ora, con queste soglie di sbarrammento, con i loro voti e senza il nostro appoggio, dove sarebbero i radicali?".

Un'opinione alquanto diversa da quella espressa, sempre dall'esponente Teodemocratico, appena due settimane fa - era il 4 aprile - quando con un comunicato stampa sul sito del Partito Democratico dichiarò: "Il Partito Democratico, come grande partito popolare, prevede al suo interno posizioni che possono esser culturalmente diverse, ma che sono fortemente impegnate nello sforzo di trovare la migliore sintesi possibile per venire incontro ai nuovi bisogni emergenti dell'Italia. Di questo ha bisogno l'Italia: soluzioni concrete ispirate ad una creatività scevra di pregiudizi".

Considerando le polemiche che hanno scandito l'inclusione dei Radicali nel Pd e le ultime dichiarazioni rese dall'On .Binetti, si potrebbe essere spinti a ipotizzare che costei sia quanto meno confusa riguardo a concetti quali "posizioni culturalmente diverse", "sintesi politiche", "creatività scevra di pregiudizi". Volendo essere maliziosi, sia pure con la consapevolezza di commettere grave peccato, si potrebbe domandare all'esponente Teodemocratico come possa conciliare le sue posizioni personali, peraltro legittime - non è di questo che si discute - con la sua appartenenza a un partito che, almeno in campagna elettorale, si era espresso a favore della disciplina normativa sulle unioni civili e non ha mai dichiarato di voler rivedere la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza.

In secondo luogo l'On. Binetti non dovrebbe perdere di vista l'evidenza che tra quei 13,686 milioni di voti ci sono, non solo i suffragi espressi dai simpatizzanti Teodemocratici, ma anche quelli di quanti si riconoscono nell'area laica, riformista, radicale e "di sinistra" (parte dell'elettorato della SA si è schierato con Veltroni, il famoso voto utile).

Purtuttavia all'on. Binetti si deve riconoscere il merito di avere squarciato il velo di nebbia calato sul PD alla vigilia della consultazione elettorale (ci aveva già provato Pannella ma, apriti cielo, si era scatenato un putiferio): cosa si intende fare del partito? Una formazione neo-confessionale (in tal caso, perché un elettore dovrebbe optare per il PD e non per Casini che, tra l'altro, sull'argomento è pure più esplicito)? L'immagine speculare, al centro sinistra, della PDL? Uno schieramento politico ancora ancorato alle vestigia ideologiche del compromesso storico?

Esigenze di chiarezza impongono precise scelte di campo: trovare il coraggio di prendere all'interno del PD quelle decisioni che nei rapporti con altri partiti hanno portato alla rottura dell'alleanza con Verdi, Rifondazione e Sinistra Democratica.

Il 14 aprile gli italiani chiari lo sono stati, sapranno esserlo altrettanto i dirigenti del nascente Partito Democratico?

martedì 15 aprile 2008

Stonature post-elettorali. Grillini "Pd con noi avrebbe avuto 15 poltrone in più".

''Il Partito socialista e' stato penalizzato dagli elettori e rimarra' fuori dal Parlamento. Il risultato deludente ottenuto dipende anche dalla barbara scelta di Veltroni, che ci ha rifiutato. I nostri voti avrebbero fatto comodo al Partito democratico, fruttando 15 parlamentari''. Lo ha detto Franco Grillini, esponente e candidato sindaco a Roma del Ps, incontrando i giornalisti a Montecitorio.
Riguardo alla possibilita' di un ravvicinamento con il Pd, Grillini sostiene: ''Io personalmente non condivido il progetto del partito di Veltroni''. Quanto al rapporto con i radicali aggiunge: ''Io sono sempre stato per l'unita' laica e lo sono ancora'', ma i radicali stanno con il Pd, che vanta molti clericali tra gli eletti''. Grillini, invece, si dice propenso a ''stringere rapporti con la Sinistra Arcobaleno. Vedremo cosa si puo' fare a giugno quando ci sara' il congresso del Ps''.
''Veltroni dovrebbe prendere esempio da Boselli e dimettersi, come accade nelle democrazie occidentali quando si esce sconfitti dalle elezioni'', conclude Grillini.

sabato 12 aprile 2008

Elezioni: Pannella, "Boselli è il vero socialista di Berlusconi".

(Agenzia radicale) ''I purissimi socialisti di Boselli sono in realtà i socialisti scelti in modo patentissimo da Silvio Berlusconi, a tal punto che Silvio Berlusconi ha totalmente oscurato dalla campagna elettorale i 'suoi socialisti ufficiali'''. È quanto afferma Marco Pannella. ''Mai una volta in un dibattito - sostiene il leader dei radicali - la componente socialista interna al fronte berlusconinao è stata menzionata. Perché? Perché chiarissimamennte il socialismo unificato di Boselli, ha un solo compito, il principale: vedere di far togliere, giocando la carta trasformistica e opportunistica che ininterrottamente Boselli da circa 10 anni assicura, l'uno o il due o il tre o il quattro per cento dei voti a Veltroni''.

''Berlusconi non aveva - ha spiegato Pannella - nessuna possibilità di conquistare voti radicali e socialisti autentici in modo diretto. Ha trovato il modo di farlo con Boselli. Il risultato è che saranno annullati tutti i voti socialisti, ed eventualmente radicali ed anticlericali purissimi, che non saranno rappresentati in alcun modo in Parlamento''.

''Si sono autonominati presidenti del socialismo europeo e del mondo, - sottolinea il leader dei radicali - hanno conquistato spazi ragguardevoli e magnificamente usati nella propaganda controllata dal regime, grazie anche alla cretineria dei nostri compagni del Pd.''

''Domani o dopodomani vedremo quanto hanno contribuito alla elezione eventuale di Berlusconi i socialisti unificati purissimi di Boselli, e quanto altri voti non comunisti e non verdi saranno pure stati tolti a Veltroni dal nostro compagno e amico Bertinotti'', ha concluso Pannella.

lunedì 7 aprile 2008

La Bonino scarica i gay? La delusione del Mieli.

(River-blog) Emma Bonino è tra i politici più stimati dai gay. Una che, in passato, si è sempre battuta - in linea con le posizioni del suo partito - per i diritti della comunità Glbt. Il suo ingresso nel Pd, tuttavia, deve aver fatto scattare in lei la molla dell’”opportunità”. Il ministro uscente, infatti, ha dichiarato, in un comizio avvenuto nel municipio X, a Roma, che “sulle Unioni civili deve legiferare il Parlamento“. E’ la stessa linea di Francesco Rutelli, che ha escluso le unioni delle coppie di fatto dal suo programma, con la “scusa” che il tema va affrontato in Parlamento. Ormai sembra essere questa la linea del Pd a livello locale. Dura la presa di posizione del Mario Mieli (mentre Arcigay Roma sembra essere sempre di più allineato sulle posizioni di Rutelli), che ricorda come “i Radicali di Roma siano stati fortemente impegnati per il registro delle unioni civili fino a pochi mesi fa“. Quindi, “questa svolta repentina appare sorprendente e fortemente condizionata dal legame che hanno stretto con il Pd sia a livello nazionale che locale, persino nel sostegno a un candidato come Rutelli che non offre alcuna garanzia di laicità e di progresso sui diritti civili. Ma, Ministro, forse possiamo dire che oggi Roma val bene una messa?”. Ancora: “Ci dispiace che la Ministra Bonino, nella quale abbiamo sempre riposto fiducia, possa oggi piegarsi a queste logiche compromissorie, e le sue affermazioni, che indicano come anche battaglie di decenni possano essere accantonate su pressioni dei clericali teodem, ci rafforzano nelle nostre scelte e nelle nostre indicazioni per cui ribadiamo che l’unica opzione laica, riformista e coraggiosa a Roma è un voto per Franco Grillini sindaco“.

giovedì 3 aprile 2008

Radicali: "Sui diritti civili ci battiamo ogni giorno da trent’anni, non servono promesse elettorali".

I nove radicali candidati nelle liste del Pd rispondono alla richiesta dell’Arcigay di sottoscrivere un “patto con i candidati”.

Dichiarazione di Emma Bonino, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Marco Perduca, Donatella Poretti, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti.

Cari amici dell'Arcigay, come sapete, i Radicali sin dal 1971 sono in prima linea con le loro lotte politiche, parlamentari e nonviolente, anche a livello locale, per l'affermazione, promozione e difesa dei diritti civili per tutte le persone, indipendentemente dall'orientamento sessuale e identità di genere, quindi lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, transgender ed eterosessuali! In continuità con quanto fatto dagli eletti Radicali negli ultimi 30 anni di attività parlamentare - dalla legge del 1982 sul cambio del sesso alle diverse proposte di legge sulle unioni civili depositate in quest'ultima Legislatura - continueremo a batterci con rigore e impegno su questi temi.

In campagna elettorale giungono ai candidati decine di appelli che propongono patti, contratti, impegni, promesse e giuramenti: per serietà scegliamo di non firmarne alcuno, tanto più quando riguardano temi che da sempre caratterizzano il nostro impegno quotidiano, umano, civile e politico.
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I radicali presentano simbolo, programma e liste per le elezioni comunali 2008 a Roma.
Creare l’albo degli eletti, dove ogni cittadino potrà sapere quanto guadagna il consigliere di turno, a quante votazioni partecipa e quante sono state le sue presenze in aula, creando una vera “casa di vetro”. E poi abbatere tutte le barriere architettoniche in città, creare in ogni Municipio una sala per matrimoni e funerali laici e realizzare i “Quartieri verdi”, ovvero prevedere per ogni quartiere di Roma un rapporto tra suolo cementificato e verde del 50% ciascuno. Infine proseguire sulla strada delle metropolitane e lavorare per far si che ogni quartiere abbia servizi, divertimenti e cultura decongestionando il centro.

Queste alcune delle proposte che lanciano i Radicali per Roma-Lista Bonino che per le elezioni comunali 2008, unica eccezione in tutta Italia, si presenteranno con il loro simbolo (che non confluisce come in tutto in resto della penisola dentro alle liste del Pd), per appoggiare il candidato di centro-sinistra Francesco Rutelli. Il lancio del simbolo e della lista dei candidati per Roma e Provincia, è avvenuto ieri sera alla presenza del ministro uscente Emma Bonino, del segretario del partito Rita Bernardini, del capolista a Roma Mario Staderini e della numero due della lista Mina Welby.

“Il nostro obiettivo, solo apparentemente modesto, è di far elleggere un solo radicale in Campidoglio” ha spiegato la Bonino. Quella che vogliamo, ha poi aggiunto, “è una Roma aperta, non paurosa, una Capitale dove tutti vivano meglio ma non chiusa, rigorosa ma solidale e simbolo dei diritti umani e civili”. Per riuscire a centrare questi obiettivi la Bonino ha infine spiegato di voler istituire 100 tavoli per le strade e di contattare persone ed elettori anche attraverso le mailing list personali. Aspettative mail dunque!

lunedì 3 marzo 2008

Gay cattolici. Gianni Gennari: ma quanti pesi e quante misure!

(Triangolo rosa) L'articolo qui sopra (cliccarci sopra per espanderlo) è stato pubblicato oggi dal nuovo quotidiano free press Dnews, a firma Gianni Gennari, "giornalista e teologo". (esattamente come per Epolis non esiste un sito vero e proprio ma solo la versione dell'edizione del giorno del quotidiano in formato pdf)
E' un articolo che ho trovato in parte scandaloso, e in parte rassicurante: l'autore interviene sulla polemica tra il mondo cattolico e il PD (Partito Defunto) a causa dell'ingresso nelle sue liste, deciso da Veltroni, di una piccolissima pattuglia di
Radicali.

A proposito dello stupore manifestato da Veltroni sulla reazione dei cattolici, irritati ora ma indifferenti anni fa, quando i Radicali andarono nel 'cattolicissimo' centrodestra infarcito di inquisiti e condannati per reati che andavano dal falso in bilancio alla collusione con la mafia, il signor Gennari scrive -in sostanza- che se uno ruba e imbroglia il prossimo, impoverisce e crea povertà e sofferenza per i cattolici non ha importanza, perché

i cattolici autentici e liberamente coerenti non reagiscono perché la cosa non li riguarda
quelle cose
c'entrano davvero poco con giustizia, solidarietà, fraternità, accoglienza
Poi più sotto si contraddice, preconizzando un allontanamento dei 'buoni cattolici' dal Partito Democratico, e una loro probabile confluenza nello schieramento di centro di Pezzotta, visto che il PDL (Partito dei Ladri), sostanzialmente lo stesso di allora quando si chiamava 'casa delle libertà' è
sempre più spostato a destra e su posizioni indifferenti a giustizia e solidarietà
A parte la rozza analisi politica che non tiene conto della crescente distanza tra le gerarchie ecclesiastiche e i cittadini che si dichiarano cattolici... e questi, signor Gennari, se li ricorda?

1 Io sono il Signore Dio tuo: Non avrai altro Dio fuori di me.
2 Non nominare il nome di Dio invano.
3 Ricordati di santificare le feste.
4 Onora il padre e la madre.
5 Non uccidere.
6 Non commettere atti impuri.
7 Non rubare.
8 Non dire falsa testimonianza.
9 Non desiderare la donna d'altri.
10 Non desiderare la roba d'altri.
Insomma, ecco un'altra lampante dimostrazione (e questo è il lato rassicurante dell'articolo, in quanto conferma di ciò che si sapeva già) di quanto sia elastica, per non dire ipocrita, la morale cattolica, di quanto dentro la Chiesa esistano e siano anzi preponderanti le posizioni di coloro che piegano la religione -fede, dottrina- a un uso biecamente politico e di sopraffazione delle libertà altrui.
Che c'entra Cristo con i cattolici? niente, of course
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martedì 26 febbraio 2008

I laici e la ricerca dell´ultima frontiera "Zapatero e Binetti possono convivere".

(Alessandra Longo - Il Corriere della Sera) L´errore politico c´è e Stefano Rodotà lo ammette: «La cultura di sinistra ha delegato per anni la questione etica alla Chiesa».

Un appalto pericoloso che ha messo in difficoltà quei tanti cattolici che dissentono dalle iniziative e dal linguaggio dell´establishment ecclesiale ma non si sono sentiti "coperti" dall´altra sponda e perciò ora se ne stanno silenti. Monopolio regalato.

I laici ammettono di aver capito in ritardo, rispetto all´Oltretevere, la posta in gioco, la «vera sfida», che è soprattutto una: il terreno della scienza e dei suoi progressi nel XXI secolo.

Roma, fuori c´è il sole, dentro una sala strapiena di politici, intellettuali, cosiddetta società civile. Tutti a ragionare, anche facendo autocritica, di «Laicità, nuovo civismo e valore della persona». Il seminario nasce dentro il Pd, voluto dal ministro Barbara Pollastrini, da Albertina Soliani e Gianni Cuperlo, un primo appuntamento che dà seguito a quella lettera-appello sulla laicità, sostenuta da 1200 adesioni.

Voglia di dialogo ad armi pari fra le due "anime" del nuovo partito. Cioè, semplificando brutalmente, tra Umberto Veronesi e Paola Binetti, tra lo scienziato e la signora col cilicio, due estremi che, per il momento, non si toccano.

Il primo, scelto come capolista al Senato in Lombardia, è difeso dalla Pollastrini («Sono contenta per l´ingresso di culture ed esperienze che ci aiutano a conoscere il mondo»), la seconda, un po´ a sorpresa, trova un avvocato d´ufficio in Gad Lerner che spariglia e provoca: «E´ sbagliato provare fastidio per la Binetti. Lei non è un retaggio clericale d´altri tempi, al contrario, con il suo cilicio e l´Opus Dei, è una figura modernissima, perciò è normale che stia nel Pd».

In sala, la faccia perplessa di Ivan Scalfarotto, i volti impassibili di Giovanni Berlinguer, Ignazio Marino, Liliana Cavani, Sergio Staino, Vincenzo Vita, Khaled Fouad Allam, Moni Ovadia. Dunque, Binetti «figura modernissima».

E allora Zapatero? urlano dalla quarta fila. Proprio qui vuol arrivare Lerner: «Piace anche lui. Ed è per questo che non dobbiamo più dividerci tra cattolici e laici, non dobbiamo riproporci in maniera identitaria. Se tifate Barack Obama, sappiate che in tutti i suoi discorsi c´è più di un riferimento a Gesù...».

Gian Enrico Rusconi, contrario all´uso smodato del dubbio, conforta i presenti con una certezza: «La pluralità dei valori non è negoziabile in democrazia, è un principio costituzionale», dunque non si tocca. Si guardi al futuro.

Il vertice del Pd ha promesso che, in caso di vittoria, farà subito leggi su temi «eticamente sensibili». Ci si può accontentare? Ignazio Marino (Rodotà ne elogia il martirio al Senato: «Lo hanno ingabbiato») preferisce giocare d´anticipo: «Non so se sarò eletto, se saremo maggioranza o opposizione. So che depositerò comunque il disegno di legge sul testamento biologico».

Clima rilassato, forse c´entra anche l´accordo con i radicali. Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, fa outing: «Sono un´atea orgogliosa e, come tale, non mi dispiacerebbe una componente laica nel Pd». Claudia Mancina la boccia: «Laico, nell´approccio, deve essere tutto il partito»).

Alla quinta ora, la sintesi si va delineando: «Il cardinal Ruini teme il Pd» proprio perché, come dice l´onorevole Walter Tocci, «è l´unica cosa grande» nata in risposta «al vero partito politico» rimasto sulla piazza italiana, quello della Chiesa. Dunque, avanti così: laici e cattolici insieme, perché è questa la frontiera della «nuova laicità».

Veltroni come Prodi: alla ricerca dell’equilibrio tra Emma e Rosy.

Il ministro delle politiche per la famiglia Rosy Bindi  e il ministro per le politiche comunitarie, Emma Bonino | Ansa
(Matteo Durante - Panorama) Capitava anche a Prodi. Non passava giorno che l’azione del suo governo non fosse oscurata dalle liti dei suoi ministri o dalle battaglie (verbali e di piazza) degli esponenti della sua stessa maggioranza.

Sta capitando anche a Veltroni: nel giorno in cui l’ex sindaco di Roma presenta il programma del Pd, l’attenzione viene catturata dall’accesa polemica tra Emma Bonino e Rosy Bindi. A sferrare il primo colpo è il ministro della Famiglia, che dalle colonne de La Stampa attacca a testa bassa i Radicali: “Se sono coerenti non dovrebbero firmare l’accordo con Veltroni e non dovrebbero candidarsi” con il Pd.

A stretto giro di posta arriva la risposta dell’attuale e futuribile ministro Bonino (Veltroni, per strapparle il sì all’accordo, le ha dovuto promettere un dicastero, in caso di vittoria): “L’intervista della Bindi mi stupisce, la attribuisco ad un dato di pressione a cui lei è probabilmente sottoposta. Se vuole dire che avrebbe preferito liste radicali collegate al Pd si sarebbe potuta spendere in quel senso, cosa che non ha fatto. Ciò che trovo stupefacente è quando lei dice sì a Bonino in quanto ministro e non in quanto radicale”.
Rosy la pasionaria, nell’intervista che ha innescato la polemica, aveva puntualizzato che il programma del Pd non è soggetto a modifiche: “A proposito di testamento biologico, diritti dei conviventi, legge 194, sono scritte alcune cose e sono stati messi punti e virgole pesanti. Non è che se uno si candida con noi può permettersi di firmare quel documento e il giorno dopo in parlamento presenta robe che non hanno niente a che fare con quanto stabilito”.
E poi, a proposito della diversità di posizioni interne al Pd come quelle tra una Emma Bonino e una Paola Binetti, invita tutti a “limitarsi perché la forza del Pd dev’essere la logica opposta a quella dell’Unione dove uno compensava l’altro alzando la voce in una confusione generale che era la sola percepita dagli italiani”. Ma l’ennesimo schiaffo di Rosy all’esperienza prodiana non basta ad allontanare da Veltroni il fantasma del Professore, quotidianamente impegnato a mediare tra le diverse e avverse posizioni della sua rissosa maggioranza.
In realtà, già ai primi accenni di protesta e preoccupazione espressi dalla “corrente” cattolica dei Democratici (che si riunirà in un convegno il prossimo 27 febbraio), il candidato premier aveva fatto spallucce: “Serve la sintesi, i partiti moderni sono così”, aveva detto. Citando a memoria dal copione di un film già visto: quello vissuto, senza troppa fortuna, dal premier dimissionario. Oggi Walter ci riprova: “Davvero in Italia ci deve essere di nuovo una divaricazione tra laici e cattolici? Ma davvero, nel 2008, dobbiamo tornare a mettere in discussione il fatto che ci sono due verità: la prima è che le istituzioni sono laiche per loro natura e sono quelle che decidono. La seconda è che, però, ciascuno deve poter portare il suo punto di vista, anche religioso, nell’impegno civile”.

A mettere una pietra sopra, non al duello tra le due donne, ma alle liste “radicalizzate” del Pd ci pensa alla fine Famiglia cristiana in uscita mercoledi.
E la pietra è di quelle tombali: “Pasticcio veltroniano in salsa pannelliana”, titola un editoriale del settimanale dei Paolini. Che recita: “I cattolici che hanno deciso di fare politica nel Partito democratico giudicano severamente la scelta di Veltroni di imbarcare nelle liste i radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino e si pongono pure qualche dubbio circa la scelta di candidare a Milano il professor Umberto Veronesi, autore di una sorta di manifesto per la ‘libera scelta di morire’, cioè l’eutanasia, anche se lui ha detto che si occuperà solo di migliorare la sanità in Italia. I radicali hanno una concezione confessionale della loro identità. Ogni scelta, ogni nome ha valore simbolico. La squadra di candidati, negoziata con Walter Veltroni, ha una forte fisionomia radicale, connotata su battaglie che, come ha detto Emma Bonino, non si interrompono affatto”.
E ora l’impressione che Veltroni debba mediare anche fuori dal partito è più reale che mai.

sabato 23 febbraio 2008

Si prospetta già una litigiosità ai livelli massimi. Scintille nel Pd...

(Veltronopoli) Sono già scintille nel Pd, tra cattolici e radicali appena imbarcati. [... Pannella] sa bene che «quella con il Pd sarà una convivenza faticosa, laboriosa, difficile ma importante». Pannella coglie pure l’occasione per attaccare direttamente e duramente l’ex segretario dei popolari, Pierluigi Castagnetti «che ebbe l’ignobile comportamento di porre la condizione della rinuncia al nome di Luca Coscioni all’accordo elettorale tra noi e l’Ulivo». Vecchie ruggini che tornano a galla. Pannella nell’impostare il rapporto con i cattolici transfughi dalla Margherita non sembra voler concedere molta disponibilità. A chi gli ricorda il fatto che i cattolici chiedono la sottoscrizione del codice etico e del manifesto dei valori del Pd Pannella risponde: «Hanno il codice etico, hanno tutto etico loro, anche il sesso etico». [...]


Ma anche la Chiesa cattolica non ha digerito bene la mossa di Veltroni (il quale pare sia "rassegnato"): [...] La scelta di Veltroni viene considerata nei piani alti della Conferenza episcopale e in Vaticano come una «débâcle» per i cattolici che militano nel Pd. In queste ore, nei sacri palazzi, circola una battuta riferita al segretario del Partito democratico, che due giorni fa, all’assemblea del partito, di fronte alle lamentele dei teodem, avrebbe dichiarato: «Vi lamentate per i radicali? Ma i vescovi hanno già il loro cuore altrove...». Un modo per affermare che le gerarchie – ufficialmente non schierate dopo la fine dell’unità politica dei cattolici sotto lo scudocrociato della Dc – avrebbero però già in qualche modo scelto per il frammentato centro o per il Popolo della libertà guidato dal Cavaliere, e non per il nuovo partito di centrosinistra guidato dall’ex sindaco di Roma. Inutile ripetere che la Chiesa non farà pronunciamenti di voto e che i cattolici militano in tutti gli schieramenti. Ciò non significa, però, che un partito valga l’altro. Di certo la scelta del leader del Pd, che ha iniziato la sua corsa dichiarando di voler andare da solo, ma si è già apparentato con Di Pietro e ora imbarca i radicali, semplifica in un certo senso il panorama politico accentuando in maniera molto più vistosa quei «problemi di compatibilità» per i cattolici dei quali parlava un editoriale di Avvenire domenica scorsa. C’è chi ricorda di quanto fosse furente Rosy Bindi, qualche anno fa, di fronte alla ventilata ipotesi di accordo tra Berlusconi e i radicali (poi non andato in porto): l’attuale ministro della Famiglia riteneva indecente per un elettore cattolico quella fusione che ora invece si ripropone nel Partito democratico. Una scelta non facile da far digerire anche ai gruppi e alle associazioni cattoliche storicamente più vicine al centrosinistra. [...]

Se poi i radicali insistono per mettere in lista Sergio D'Elia, ex terrorista condannato per banda armata e concorso in omicidio, le cose si complicano ulteriormente.
Da segnalare anche le conclusioni di Stefano Folli:
[...] Quello a cui assistiamo, in ogni caso, è l'oggettiva difficoltà per Veltroni di gestire un'alleanza che va al di là del partito «coeso e omogeneo», in apparenza privo di contraddizioni, descritto all'origine. Il Partito democratico tende ad assomigliare a una mini- coalizione, come osserva Bertinotti: e come, del resto, si presenta anche il Popolo della libertà affiancato dalla Lega. Non ci sono solo i radicali e la Binetti. Ieri Pietro Ichino, noto studioso dei problemi del lavoro, candidato con il Pd, ha proposto di rivedere l'articolo 18, uno dei tabù della sinistra politica e sindacale. Un atto di coraggio, soprattutto un gesto destinato a dare credibilità al riformismo di Veltroni. Ma subito sono esplose le polemiche, tanto che Tiziano Treu è dovuto intervenire per ricordare che lo studioso ha parlato a titolo personale, in quanto la revisione dell'art.18 non è nel programma del Pd. Questo richiamo al programma per lenire i contrasti ricorda un po' il rituale propiziatorio cui ricorreva Prodi nei momenti di crisi: anche lui guardava sempre al programma. Ma ciò non gli ha evitato infinite lacerazioni.
E sappiamo come sono andate le cose...

lunedì 18 febbraio 2008

Pd: più vicina intesa con radicali, Bettini media.

(Ansa) Un Pd in “rapida ripresa” nei sondaggi è deciso a portare a casa la ‘partita’ con i Radicali. Un interesse testimoniato dal fatto che il compito di mediare con Bonino e gli altri è stato affidato al braccio destro di Walter Veltroni, Goffredo Bettini. Da giorni il coordinatore del Pd tiene un ‘filo diretto’ con Marco Cappato e Rita Bernardini e questa sera si è tenuto un nuovo incontro con l’europarlamentare radicale. Una riunione che fonti del Pd definiscono interlocutoria ma positiva e che avrebbe determinato passi in avanti per la definizione di un’intesa. Il via libera all’accordo, quindi, potrebbe arrivare già domani, quando, dopo che il Pd l’avrà messa nero su bianco, i radicali saranno chiamati a dire un sì o un no alla proposta dei democratici. La riunione di questa sera tra Bettini e Cappato, arriva il giorno dopo l’appello di Veltroni ai Radicali dal palco dell’Assemblea Costituente del Pd. “So che il partito radicale e quella storia - li aveva blanditi ieri Veltroni - non intendono sciogliersi. E per questo ribadisco che la soluzione migliore è che liste del Partito Democratico si aprano ad Emma e ai dirigenti radicali. Così riusciremo a far convivere l’identità radicale e la presenza nelle istituzioni della Repubblica. Voglio rinnovare ancora una volta l’invito a Emma Bonino e al suo partito ad essere con noi per continuare la bellissima esperienza che lei ha fatto come ministro capace ed autorevole”. Dopo il nuovo incontro di questa sera, dunque, l’intesa parrebbe più vicina e potrebbe avere il via libera già domani. In effetti, la riunione Pd-Radicali si sarebbe chiusa con l’impegno da parte dei democratici di mettere per iscritto la piattaforma per l’accordo con l’indicazione del numero di radicali che verrebbero accolti nelle liste del Pd e alcune soluzioni per valorizzare la loro presenza nel loro futuro gruppo parlamentare. Nei giorni scorsi la proposta, resa esplicita oggi da Pannella, era quella di una drappello (quattro o cinque) di radicali in lista, di una posizione da capolista per Emma Bonino con l’assicurazione che, in caso di vittoria, resterà ministro. E di una valorizzazione in campagna elettorale di alcuni dei temi peculiari dei radicali, come le battaglie sui diritti civili. L’intesa che si prospetta, però, non comprenderebbe Marco Pannella che oggi invita comunque a “portare avanti il dialogo e concludere quello che si può concludere”. In effetti il leader radicale, sul quale - accusano Bernardini e gli altri - è stato posto una sorta di veto (anche attraverso le norme statutarie sui limiti di età nel Pd) sembra caldeggiare in qualche modo un’intesa che potrebbe comportare anche un suo sacrificio: “i margini sono da creare - è il suo invito - ma dobbiamo tentare fino alla fine, con questi bisogna negoziare”.