banda http://blografando.splinder.com
Visualizzazione post con etichetta campagna elettorale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta campagna elettorale. Mostra tutti i post

domenica 13 aprile 2008

L’unico voto utile è quello ai partiti che non candidano condannati: la lista nera.

elezioni_politiche(Reset) Sul blog di Beppe Grillo è comparsa la classifica dei partiti per numero di condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio (fonte: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez):

- PDL 56
- PD 18
- UDC - Rosa Bianca 9
- Lega Nord 8
- Partito Socialista 3
- Sinistra Arcobaleno 3
- La Destra 2
- Aborto No Grazie 1

Scaricate la lista con i nomi e i reati, stampatela e diffondetela in tutti i modi.

Al pari di molti cittadini crediamo che condividere queste informazioni alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale sia un dovere civico oltre che un diritto, poi ciascuno si regolerà di conseguenza. Presupposto di una vera democrazia è il ‘conoscere per deliberare’. Tale conoscenza è negata a milioni di cittadini da quasi tutti gli organi di informazione ufficiali. Internet pone rimedio, sia pur in maniera marginale, a questa strategia di mistificazione della realtà che non è certo una novità, ma risponde all’esigenza di mantenere lo status quo.

Non è il caso di gridare al non voto e all’antipolitica. Votare è un diritto e un dovere (per avventura anche scheda bianca). Piuttosto che strappare la scheda elettorale nel seggio, così come qualcuno propone, vi sono da considerare molte alternative - parimenti utili - a chi ha preferito dare immeritato spazio a individui che hanno avuto - o continuano ad avere - seri guai con la giustizia.

Vaccari: «Veltroni ha vinto in comunicazione. Berlusconi ha pensato troppo al passato»

(Sfera pubblica) La campagna elettorale è finita, la parola passa ai cittadini. Ma prima di conoscere il responso delle urne, Sfera pubblica ha chiesto a un esperto di comunicazione politica un commento sulle strategie messe in atto in questi mesi di confronto in vista delle elezioni. Cristian Vaccari (nella foto), coautore di "Elementi di comunicazione politica" e autore di "La comunicazione politica negli Usa", ha risposto alle domande della nostra redazione, individuando pregi e difetti comunicativi dei principali attori politici italiani, ossia Walter Veltroni e Silvio Berlusconi.

Secondo lei nella campagna elettorale 2008, si sono verificati significativi cambiamenti della comunicazione rispetto al passato?
Dal punto di vista degli strumenti e delle tecniche direi di no, anzi, c’è stata “meno” comunicazione che in passato, dal momento che sul territorio si è fatto poco e che anche la comunicazione televisiva, che pure rimane centrale, è stata penalizzata sia dall’applicazione perversa della par condicio, che ha frammentato a livelli ormai grotteschi la comunicazione, sia dalla mancanza di un dibattito tra i due leader, che avrebbe reso più interessante la campagna. C’è stato il tentativo di modificare un po’ i contenuti della comunicazione, cercando di stemperare i toni, ma nell’ultima settimana si è tornati al linguaggio della delegittimazione reciproca ai limiti dell’insulto, per responsabilità di entrambi i contendenti principali.

Quanto il sistema elettorale ha condizionato le strategie comunicative?
Molto per quanto riguarda l’assenza dei candidati e delle loro campagne elettorali nei collegi, come del resto era già avvenuto nel 2006. Questo è uno degli effetti più negativi, ma probabilmente voluto dai suoi promotori, della legge elettorale. Sul piano nazionale, si è ripetuta l’identificazione dei partiti/coalizioni con i rispettivi leader, ma questo non è tanto un effetto della legge, che pure prevede formalmente la figura del leader, quanto della personalizzazione della politica che nel nostro paese, come del resto in molti altri, si registra da almeno quindici anni per effetto dell’indebolimento delle ideologie e della centralità dei mass media.

Quanto ha influito il web nel suo complesso? E come è stato utilizzato dagli attori politici?
Non molto, come del resto nel 2006. Normalmente sono i partiti di centrosinistra a sfruttare meglio la rete e in effetti il sito del PD è costruito su un’architettura abbastanza ambiziosa, ma poiché i suoi curatori non hanno avuto molto tempo dalla fondazione del partito alla campagna elettorale per implementare il sito, molte funzioni sono ancora inattive o allo stato embrionale. C’è un tentativo di utilizzare le piattaforme di social networking, ma non si è provato, come fanno molto bene i candidati statunitensi ma anche diversi partiti europei, a sperimentare una presenza su piattaforme come Facebook e Myspace, che consentirebbero di raggiungere target numerosi, attivi e difficili da contattare con i media tradizionali. Da parte del centrodestra si conferma una scarsa attenzione per le nuove tecnologie, comprensibile del resto vista la storia di questi partiti e la loro maggiore disponibilità di risorse comunicative e finanziarie da investire sui mezzi più tradizionali.

Un giudizio netto: quale strategia giudica migliore?
Sicuramente la campagna di Veltroni è stata più significativa perché ha comunque risollevato il partito dalle difficoltà che nell’opinione pubblica aveva procurato il rendimento deludente del governo Prodi. Incarnare il “nuovo” in questa situazione, anche alla luce delle difficoltà e delle ambiguità nel processo costituente del PD, non era semplice. Non si può dire che Veltroni ci sia riuscito completamente, ma certo la sua proposta politica e il suo stile comunicativi, se non sono esattamente e totalmente “nuovi”, sono di certo “più nuovi” di quelli di Berlusconi e del centrodestra, che hanno riproposto le stesse modalità di comunicazione e le stesse idee del passato, impostando in alcuni momenti la campagna come una sorta di paradossale giustificazione “a posteriori” della bontà del quinquennio di governo Berlusconi dal 2001 al 2006. Occorre però anche dire che il centrodestra, partendo con un netto vantaggio nelle preferenze dell’elettorato, non aveva bisogno di grandi exploit in campagna elettorale per creare condizioni favorevoli alla vittoria. La scelta di non sperimentare nuovi messaggi e nuove tecniche appare da questo punto di vista comprensibile e razionale. Come sempre, il bisogno aguzza l’ingegno, chi è costretto a inseguire è più coraggioso di chi ritiene di essere in vantaggio.

Infine, sugli Stati Uniti. Il fenomeno-Obama rischia di perdere fascino con il prolungarsi della competizione delle primarie, anche in vista delle elezioni?
Se otterrà la nomination, Obama avrà il problema che, per quanto molti elettori abbiano opinioni positive su di lui, si tratta pur sempre di una figura politica nuova, che non ha ricevuto l’attenzione che Hillary Clinton e John McCain hanno avuto per molti anni e la cui immagini è quindi meno stabile. Quindi, nel corso della campagna elettorale potranno emergere aspetti della sua personalità o delle sue idee politiche su cui finora non si è discusso nelle primarie. Sicuramente i repubblicani hanno pronto un corposo dossier su di lui, che utilizzeranno per cercare di definire la sua figura politica, ancora non completamente cristallizzata nelle percezioni degli elettori. Da questo punto di vista, Hillary Clinton è una figura di cui gli americani conoscono già molto bene i punti di forza e di debolezza e su cui quindi le percezioni sono più stabili. Va però anche notato che finora Obama ha reagito molto bene agli attacchi che gli sono stati rivolti, sia dal punto di vista della rapidità nella risposta, sia da quello dei contenuti: il modo in cui ha affrontato il tema della razza, ad esempio, è stato molto efficace e gli ha consentito di trasformare una polemica potenzialmente negativa per lui nell’opportunità di rafforzare la sua posizione. Insomma, i contenuti e le modalità della campagna elettorale saranno decisivi per la durata e la consistenza del “fenomeno Obama”.

L'alfabeto elettorale.

Giuliano Ferrara durante le contestazioni a Bologna.

Dalle liti per un posto in lista alle donne orizzontali fino alle uova per Ferrara e alle risse nei comizi.

(Gianluca Nicoletti - La Stampa) Settanta giorni di campagna elettorale. Per alcuni noiosa, per altri entusiasmante, come ogni campagna. Alcuni temi toccati sono serissimi, altri fanno parte del Circo Barnum della politica italiana. In un modo o nell’altro passerà alla storia anche questa campagna.

ABORTO
Tema delicato, ma non tutti gli italiani probabilmente lo collocano tra quelli su cui maggiormente chiedono una risposta certa alla classe politica. Però se lo sono comunque visti porre quotidianamente come argomento su cui si valuta l'appartenenza tra chi stia dalla parte dei giusti e chi no.

BROGLI
Dal referendum del ‘46 in poi sono stati l'argomento principe di ogni chiamata alle urne. Berlusconi ne è tutt'oggi ossessionato, tanto da essere sicuro della sua vittoria solo se nessuno imbroglierà. Per Veltroni l'avversario ne parlava già nel '94. Di solito torna sull'argomento chi perde.

CAMICIE
Quando Silvio indossa la sua blu notte senza cravatta sembra proprio quel rubacuori che va dicendo di essere, ma solo per chi ami il vintage passionale. Quando Walter indossa la sua botton down con l'asola al vento sembra proprio sprizzar tenerezza, ma solo per chi pensi che il casual sia di sinistra.

DUELLO TV
Lo scontro finale che tutti avrebbero voluto vedere, ma che è stato proibito dalla legge. Duello sì tra conduttori televisivi, per accaparrarsi l'unico spettacolo allettante della campagna. Mentana ottiene interviste separate dei big, in diretta una dopo l'altra, senza contatto neanche in studio.

ENDORSEMENT
Di solito si usa per definire un artista che durante i concerti sponsorizza una particolare marca di strumenti musicali. In questa campagna si è usato per artisti che si sono mostrati lietamente abbinati a un marchio di partito. L’endorsement più celebre è stato tra George Clooney e il Pd.

FUCILI
Evocati da Umberto Bossi contro la «canaglia romana» e le «schede-trappola». Per il capo indiscusso del Carroccio non c'era altro da fare che da imbracciare i fucili. L'uscita è stata poi attutita, ma in realtà era così antica da risultare innocua. Nessuno li chiama più fucili, oggi si dice Kalashnikov.

GRULLI
È la versione edulcorata del consueto paterno rimbrotto di Berlusconi al popolo degli elettori. La volta precedente, con maggiore rigore, aveva invitato gli italiani a non fare «i coglioni» votando a sinistra. Con il passar del tempo si è ingentilito e ha usato il collodiano «grulli».

HILLARY CLINTON
Per Umberto Bossi non ci sono dubbi, lui voterebbe Hillary. Forse per reazione al fatto che Veltroni si è ispirato assai alla campagna elettorale di Barack Obama, candidato democratico alla presidenza. O forse solo perché è il suo tipo di donna, gli ricorda la Pivetti dei bei tempi.

INSULTI
All’inizio campagna al grido di «vinca il migliore» Presto lo sbracamento lessicale non è tardato a manifestarsi ed è risultato oltremodo creativo: «sor bugia», «mascalzone», «walterino, sette doppiezze», «bullo», «orrido». Forse Alvaro Vitali è il comune spin doctor?

LAUREA
Berlusconi è laureato, Veltroni no. Differenza che il Cavaliere rimarca. L’accusa è pesante verso Di Pietro. Lui si è laureato «con i Servizi» dice. Io laureato alla Statale di Milano, Berlusconi alla P2, replica stizzito l'ex Pm.

MAGISTRATI
Test periodici di salute mentale per le toghe. L'idea di Berlusconi era già scritta nella riforma della Cdl. Ma prima del voto fa un altro effetto. «Perchè invece non li facciamo ai politici e ai candidati premier?», replica la candidata premier della Destra Daniela Santanchè.

NANETTI
I dieci candidati minori hanno fatto di tutto per dimostrare che anche loro esistevano. Sulla carta nessuno gliel'ha mai negato, ma in tv implacabile la differenza tra grandi e piccoli ha creato depressioni di share senza precedenti. Qualcuno ha tentato uscite clamorose da studio, ma son stati fuochi di paglia.

OMOSEX
Tema ricorrente e controverso. Se Gasparri dice che nulla avrebbe da eccepire su un leader di «tendenza», scivola sull'argomento il candidato del Pd generale Mauro Del Vecchio. Per lui niente omosessuali nell'esercito. La Sinistra e i Socialisti insorgono e lo accusano di omofobia.

PIZZA
Simbolo dell'Italia nel mondo, mette a rischio i voti degli italiani all'estero. Il Consiglio di Stato chiede che lo Scudo-crociato della Dc di Pizza venga riammesso. Cambiare le schede e invalidare le votazioni già fatte all'estero? Il Viminale si oppone. La Cassazione rimanda alle Camere. Pizza rinuncia.

QUELLA COSA
Daniela Santanchè l'ha più volte evocata senza mai darle nome. Il tema era la sua volontà ferrea a non cederla ad altri. In una prima battuta ha ribadito che la dazione mai avvenne per interesse e carriera. Poi si è concentrata sulla negazione reiterata a Berlusconi, ma mai nulla rivelò sulle richieste.

RIFIUTI
Quelli della Campania tengono banco in ogni comizio e fanno temere il Pd per le sue sorti nella regione. La spazzatura è puzzolentissima quando è impugnata come arma politica verso gli avversari, diventa evanescente e strumentale quando imbarazza chi se la trova dentro casa e protagonista nei tg.

SQUALIFICA
E' un termine psicologico: «Se a uno gli piace Casini magari perché è un 'bel fieù!» Disse Berlusconi, facendo eco a Prodi che nel 2004 disse di Rutelli «Bello guaglione», sembra così che il voto al più giovane non possa essere che un omaggio al suo gradevole aspetto. Nessuna pietà per i rivali belli.

TOTTI
Il Pupone diventa il punto di frizione «Appoggia Rutelli, è fuori di testa», dice Berlusconi proprio al Colosseo. Così si accende la miccia dell'ultima polemica, insorge il popolo giallorosso nei suoi più illustri rappresentanti. Veltroni ci inzuppa il pane...«Un altro messaggio di odio».

UOVA
Il lancio delle uova, reiterato e diffuso su Giuliano Ferrara ha riportato un clima affettuosamente goliardico che non si respirava da anni. Non accadeva dai tempi delle contestazioni anti pellicce alla Scala di Milano. Qualcuno, come Sgarbi, è convinto che alla fine questo gli gioverà.

VELTRUSCONI
La nuova chimera era citata soprattutto agli inizi della campagna, quando i due contendenti ancora tiravano di fioretto, oggi sembrano spararsi cannonate e la fusione ideale in un'unica creatura irreale sembra meno affascinante per i cantori di epica elettorale. Continua a usarla Casini.

ZERO (VIRGOLA)
I grandi su un punto almeno sono d’accordo: entrambi si raccomandano di non disperdere il «voto inutile» con atti non finalizzati a votar loro. Scegliere un partito piccolo, spiegano, favorisce gli avversari. Ma sui «piccoli» (vedi alla voce «Nanetti») però si fanno i conti per Senato e voto disgiunto.