banda http://blografando.splinder.com

giovedì 14 febbraio 2008

I Lettori di Repubblica votano e online preferiscono il Pdl di Berlusconi. Impazzano i candidati sul web.

Oltre 35 mila voti sul nostro sito. E il Pdl supera i "veltroniani". Ottengono consensi pure i "cani sciolti" Le gare all´interno dei 2 schieramenti.

(Sara Strippoli - La Repubblica, edizione di Torino) Partito con cinque giorni di ritardo, il Pdl batte il Pd. Il nostro sondaggio on line ieri sera aveva superato i 35 mila contatti, oltre 21mila per la coalizione di centrodestra in soli tre giorni dall´avvio, quasi 14 mila per il Pd. Presi dalla frenesia del voto telematico, candidati, amici e supporter hanno preso d´assalto il sito di Repubblica Torino (torino.repubblica.it) dove continuano ad arrivare commenti e note. Per le primarie del Pdl è di ieri la new entry di Paola Antonetto, assessore a San Mauro che segnala la sua voglia di riscatto dopo il passaggio sotto l´ala protettiva della Brambilla: «I miei amici di Forza Italia mi hanno fatto le scarpe perché sono entrata nei circoli della Libertà». Vengo anch´io, suggerisce sdegnata. «No, tu no», le fanno eco nella sede di Fi. Entra anche Tiziana Salti, si placa leggermente il clic selvaggio dei fan del vicepresidente del consiglio comunale Michele Coppola, che il giorno della partenza aveva bruciato tutti raggranellando oltre 400 voti in tre ore. Adesso l´emergente di Forza Italia è stato superato dal coordinatore regionale Guirdo Crosetto, che ieri pare abbia chiamato i suoi a raccolta per dire di tornare a dedicarsi all´organizzazione della campagna elettorale. Insomma «bella questa vetrina inventata da Repubblica, ma non è tempo di mettersi seriamente a lavorare per le candidature?». Una curiosità, per il giovane Coppola ha votato un lettore on line di Sanremo. Peccato che nell´oggetto abbia scritto di pensare di votare per il centrosinistra. Svista o confusione? Nella corsa a partecipare c´è anche qualcuno che ha chiamato a raccolta i voti gli amici italiani all´estero. Primarie internazionali? Perché no, replicano i poliglotti.
Su un fronte e sull´altro, Vietti e Vernetti pari sono. Il primo ha fatto partire mail per segnalare il nostro sondaggio «Il tuo voto è importante - scrive - Scoprirai il perché durante la prossima campagna elettorale». Il sottosegretario agli esteri ha indicato il nostro sito sulla sua newsletter. Potenti mezzi dei colossi della politica. Per ora risultati distanti: Vernetti ieri sera aveva collezionato oltre 1500 voti e stava in vetta alla classifica del Pd, Vietti ne ha incassati per ora poco più di 730. D´altronde, diktat di Casini, adesso correrà da solo.
La più votata del Pd è Elda Tessore. E meno male che voleva restare nelle retrovie per non rischiare di essere candidata. Qualcuno però la ama, ignora la sua voglia di restare nell´ombra e la vorrebbe a tutti i costi in Parlamento.
Una lettrice ha lodato la scelta di Repubblica Torino di non inserire fra i cliccabili della prima ora chi aveva alle spalle tre candidature. «Però - dice sconcertata Laura Zoggia - i soliti politicanti sono riusciti ad entrare comunque. E una volta raggiunto l´ingresso con i venti voti richiesti, hanno chiamato a raccolta le truppe barbariche». E non dimentichiamo la questione delle quote rosa: «La politica - dice - è ancora essenzialmente maschia e poi le donne non segnalano donne». Voilà, critica interna al mondo femminile. Un´altra lettrice, Renata Franchi, ironicamente si autocandida. Ma prima non risparmia i big della politica del centrosinistra: «Fassino, poverino, è messo male. Come la Turco peraltro».
Scatenati i supporter del Popolo della Libertà che nel giro di soli tre giorni hanno cliccato oltre 21 mila volte per designare i possibili candidati alle elezioni. Con una grande rimonta si è portato in testa il segretario regionale Guido Crosetto, seguito dal rampante Michele Coppola. Scalano posizioni pure l´ex coordinatore del Piemonte Roberto Rosso e il parlamentare uscente Lucio Malan. Ormai è quasi un testa, nelle primarie on line di torino.repubblica.it, tra l´ex assessore comunale Elda Tessore e l´uscente sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti. Tra i papabili del Pd (oltra 14 mila voti) conquista consensi Mimmo Lucà, che se venisse mantenuta l´indicazione originaria non dovrebbe essere candidato avendo quattro mandati alle spalle. Continua a battersi Stefano Esposito, della corrente "Sinistra per".

Bari. Emiliano: "Vendola candidato tradirebbe il centrosinistra".

Il segretario regionale del Pd è sicuro: "Sono convinto che non farà questo passo". "È molto più facile chiedere l´ergastolo che scegliere un deputato". "Le primarie? Purtroppo questo partito è ancora fatto da correnti".

(Lello Parise - La Repubblica, edizione di Bari) Michele Emiliano, segretario del Pd, l´altro giorno il loft restituisce al mittente la richiesta che avevate fatto per celebrare le primarie e scegliere così i candidati alle politiche.
«Questo è ancora un partito fatto di correnti e dopo averne preso atto Walter Veltroni ha dovuto, saggiamente, siglare un compromesso. Però il Pd è tutt´altro che un pasticcio: sia ben chiaro. Vive un´adolescenza politica, ma prima di quando riuscireste a immaginare diventerà adulto. Con i tempi che corrono, è come se fosse in corso una specie di grande giudizio universale sul passato».
Un passato che non passa: decidono tutto o quasi, sempre e comunque, i dirigenti del partito.
«No, non è vero. Se le cose andassero in questo modo non sarebbe nata la Puglia migliore, imposta da un´opinione pubblica debordante. La gente ha fatto irruzione sulla scena della politica e sono saliti sugli scudi personaggi come il sottoscritto o Nichi Vendola, che diversamente il sistema dei partiti non avrebbe mai celebrato come tali. Dovevamo continuare lungo questa strada.
Cioè, con le primarie?
«Il Pd non può rinunciare a connettersi con la società, che deve avere anche solo l´impressione di essere al posto giusto nel momento giusto. Ecco perché io mi sarei affidato al parere infallibile del popolo pure in vista della consultazione di aprile».
Tuttavia imboccate un´altra strada: c´è qualcosa che non quadra.
«Sì, non ce l´abbiamo fatta. Ma quella dei pugliesi è una rivoluzione sobria quanto testarda. Vorrà dire che l´1 e il 2 marzo organizzeremo le "primariette": perché tutti gli eletti dei Democratici, nelle istituzioni e all´interno del partito, abbiano la possibilità d´indicare i competitori alle elezioni».
Gli uscenti, fra Camera e Senato, sono ventuno: avrebbero il diritto di tornare a schierarsi ai nastri di partenza?
«Vanno rispettate le storie di tutti. Ma proprio per quanto riguarda il futuro degli uscenti, aspettiamo che sia Roma a fissare le regole del gioco».
Nel frattempo sembra che almeno cinque deputati, fra cui i baresi Peppino Caldarola e Nicola Rossi, sarebbero esclusi "a prescindere" dalla lista. E´ vero?
«Peppino è un mio ottimo amico...».
Ma l´ex direttore dell´Unità dice che in Puglia il Pd preferisce «intellettuali asserviti».
«Caldarola e lo stesso Rossi, sono intellettuali troppo globalizzati: perciò non possono essere i portavoce di sentimenti locali, che non rappresentano».
In queste ore perfino Rocco Pignataro, cognato del presidente della Provincia Enzo Divella e parlamentare dell´Udeur, bussa alla porta del Pd per ottenere uno scranno a Montecitorio.
«Dovrebbe innanzi tutto, aderire al Pd e poi, se il suo nome saltasse fuori dalla consultazione di marzo, sarebbe preso in considerazione. La politica in ogni caso è più complicata delle relazioni fra parenti».
Nichi Vendola invece non aderisce al Pd, ma scenderà in campo per darvi filo da torcere?
«Non lo farà, sono sicuro, giacché favorirebbe la Cosa rossa e basta: sarebbe come prendere in giro tutto l´elettorato del centrosinistra che lo ha votato nel 2005 e, questo atteggiamento, Nichi non se lo perdonerebbe».
Sarà difficile conciliare le aspirazioni che un po´ tutti in queste settimane manifestano più o meno velatamente?
«Parlo da ex pm antimafia: è molto più facile chiedere l´ergastolo per un delinquente, che scegliere un deputato o un senatore».

Berlusconi Vs Veltroni: litigio sull'Auditel.

(Tvblog) La campagna elettorale in vista delle consultazioni di Aprile è appena partita ed è, come nelle previsioni, sempre più “televisiva”. L’entrata in vigore della Par Condicio, che condiziona e mutila programmi tv che con la politica c’entrano solo incidentalmente, l’ha annunciato a tutti gli italiani, anche quelli più distratti e disinteressati. La sfida fra candidati premier Berlusconi e Veltroni non è ancora entrata nel vivo, i due sono ancora impegnati nella definizione degli schieramenti con cui “correre”, i programmi elettorali (ad occhio sostanzialmente uguali fra loro) non sono pronti, così il primo terreno di scontro fra i due diventa l’Auditel.

Già, gli ascolti che qui su TvBlog monitoriamo quotidianamente e che tanto appassionano i nostri lettori, scatenano il primo caso che vede impegnati i portavoce dei due leader che si fronteggiano a colpi di comunicati stampa. Ad aprire il caso è il coordinamento del Partito Democratico che rivendica in una nota la “vittoria” negli ascolti della puntata di Porta a Porta che ha ospitato Walter Veltroni, fresco dimissionario dalla carica di Sindaco di Roma. Una caduta di stile, una mossa maldestra, comunque la si veda non certo uno spettacolo edificante.

Stesso format, quello di “Porta a Porta”, ma per Veltroni gli spettatori davanti al teleschermo sono stati di più. Berlusconi nella puntata di martedì si era fermato a 2.577.000 mentre Veltroni è arrivato a 2.618.000. Sostanzialmente uguale lo share se si considera che le due trasmissioni sono iniziate ad orari lievemente diversi

Passano poche ore e Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, non si sottrae al “giochino” replicando con un altro comunicato:

Veltroni non conosce il ‘terzo tempo’ introdotto da poco anche nel calcio. Ecco i fatti: Berlusconi a “Porta a Porta” ha fatto segnare due punti in più di Veltroni. Non lo abbiamo fatto notare, perché ci sembrava poco elegante, le cifre sono lì. E inveceecco la caduta di stile: “Avemo vinto noi”, gridano i veltroniani, falsando i dati e cercando di buttarla subito in caciara, come si dice a Roma. Non avremmo voluto entrare in una polemica che purtroppo conferma, ancora una volta, che la sinistra segue sempre i suoi vecchi metodi di disinformazione. Alla faccia del tanto decantato e falso buonismo.

Come spesso accade i due hanno “ragione” entrambi. Il “Porta a Porta” con Veltroni ha raccolto in assoluto più telespettatori, quello con Berlusconi ha fatto segnare un paio di punti di share in più cominciando però in ritardo in quella serata.

Da parte nostra è difficile celare un certo disagio nel vedere i due accapigliarsi indirettamente su una questione del genere. Non sorprende, ma lascia molto perplessi, una politica che pretende di misurare in qualche modo “il consenso” su un dato, quello dell’Auditel, che a voler essere buoni non c’entra assolutamente nulla.

Pd, alle donne metà delle candidature.

(Gad Lerner) Aderisco a questo appello e ne sosterrò le ragioni sabato prossimo nell’assemblea costituente convocata a Roma. La trasformazione della politica comincia dalla capacità di rimettere in discussione sè stessi, applicando alla propria comunità le buone regole che riteniamo necessarie per il cambiamento del paese.

APPELLO PER LA PARITA’. SUBITO, SENZA SE E SENZA MA

Chiediamo che l’alternanza di genere nelle liste elettorali del PD sia garantita con la presenza al
50% di donne e uomini, perché il Partito Democratico che, del rinnovamento della classe dirigente e del rispetto della parità di genere fa le sue bandiere, si dimostri coerente con ciò che professa.
Solo traducendo le parole in fatti il PD potrà rivendicare un ruolo di partito votato al cambiamento dell’attuale sistema politico italiano.

Noi, donne e uomini democratici, non siamo disposti a sopportare oltre il mancato riconoscimento di un’equa rappresentanza all’interno delle istituzioni di questo Partito e di questo Paese. La discriminazione che vede le donne escluse in maniera massiccia dai luoghi di potere è antidemocratica e indegna di un Paese civile e di un Partito realmente Democratico.

Noi chiediamo che le vecchie logiche di cooptazione, responsabili di questa odiosa discriminazione, abbiano
fine e non dettino l’agenda di queste elezioni politiche. Per questo ci rivolgiamo ai vertici del PD affinché ci garantiscano pari dignità e pari rappresentanza.

Vi preghiamo di firmare l’appello on line e di diffonderlo attraverso la rete dei vostri contatti personali. Potete firmare direttamente andando all’indirizzo di sotto riportato:

http://www.petitiononline.com/PARI2008/petition.html

Sabato 16 febbraio si riunirà l’Assemblea nazionale del PD per stabilire il regolamento per la composizione delle liste, facciamo sentire la nostra voce!
---

Il codice Etico del Partito Democratico.

Veltroni si è dimesso - Caccia al successore.

(06blog) Il sindaco di Roma, Walter Veltroni (nella foto, commosso durante la seduta del Consiglio Comunale), ha rassegnato le sue dimissioni. Ora si apre la breve parentesi del comissariamento e soprattutto della caccia al suo successore. Al voto si andrà il 14 aprile.

Le dimissioni dell’ormai ex primo cittadino della città eterna sono arrivate nel pomeriggio nel corso di una riunione della giunta. Lì Veltroni ha firmato la lettera che con la quale ha rimesso l’incarico. Formalmente il segretario del Pd sarà sindaco ancora per una decina di giorni dopo i quali si aprirà la fase del commissariamento che durerà fino al 14 aprile, giorno del voto per il nuovo sindaco di Roma. A guidare la città fino alla sua nomina sarà il prefetto Mario Morcone, almeno a quanto si legge su la Repubblica nella sua odierna edizione cartacea.

Finisce un epoca, dunque, che al di là del giudizio personale ha fatto registrare agli atti, tra le varie cose, una crescita economica record a Roma per sette anni, iniziative culturali che hanno fatto tornare la Capitale d’Italia al centro della scena internazionale, a partire dalla nascita dell’Auditorium e della festa del Cinema, e poi l’apertura della nuova Fiera, la riqualificazione dell’Esquilino con lo spostamento del mercato, la costruzione del passante a Nord-Ovest e la concretizzazione di tanti progetti, tutti contenuti nel Prg, che cambieranno il volto della città nei prossimi anni a partire dalla faraonica riscrittura della rete metro di Roma. Ora è caccia al successore. Come già ricordato per il Centro Sinistra il candidato sindaco sembra essere Rutelli. Per il partito de “la Destra” è sceso in campo Storace. Per il centro-destra di Berlusconi e Fini, infine, ancora non si sa chi verrà candidato: dopo il rifiuto di Frattini, Alemanno e Bertolaso si fa il nome di Giorgia Meloni. Ma per ora tutto è in alto mare.
---

Tutti gli atti di sette anni di Veltroni - Un bilancio.

L’aumento di quasi 2000 licenze nel settore dei taxi, l’avvio dei cantieri della metro B1, della linea C e la progettazione delle linea D. L’approvazione del nuovo Piano regolatore generale, il raddoppio dei posti negli asili nido romani con 8.300 posti in più. Ed ancora: la costruzione della nuova fiera di Roma, l’apertura dell’Auditorium e la nascita della festa del cinema. La crescita economica record, il boom del turismo e l’avvio dei cantieri per musei quali Macro e MAXXI e del nuovo centro congressi all’Eur, la nuvola di Fuksas. Infine 100.000 persone assistite in più dal 2001 nel campo delle politiche sociali e 75.000 buoni casa per cercare di aiutare i cittadini schiacciati dallo sfratto o dal caro affitti.

Piaccia o non piaccia l’eredità che il dimissionario sindaco di Roma, Walter Veltroni, lascia alla città è molto ampia e incontestabilmente agli atti. Visto che anche qui su 06 si è sviluppato un dibattito sul bilancio del suo governo ecco allora una sintesi di tutto quanto fatto in questi sette anni così da poter discutere con cognizione di causa. Veltroni viene eletto il 13 maggio 2001 contro Tajani con il 53% dei voti e riconfermato sindaco contro Alemanno, il 28 maggio 2006, con il 61,4%. Il segno storico della sua amministrazione arriva solo sette anni dopo, al termine del suo mandato. Si tratta dell’approvazione del Piano regolatore generale.

Già durante il suo governo, però, vengono inauguare opere strategiche per cultura, crescita economica e viabilità: si va dall’Auditorium di Piano (il più grande complesso multifunzionale d’Europa), alla nuova Fiera di Roma, fino al passante a Nord-ovest, lo svincolo Tintoretto e l’avvio del raddoppio della Tiburtina (cantieri aperti in questi giorni). Sotto la sua aministrazione vengono poi impostati progetti destinati a contrastare il traffico di superficie. Vengono aperti i cantieri per la linee metro B1 e C e nel 2009 si inaugureranno quelli per la linea D. Tra qualche anno si sentiranno i benefici di queste decisioni e la rete passerà da 482 km e 168 stazioni a 598 Km e 298 stazioni. Tra i grandi numeri da ricordareanche quelli della battaglia con i tassisti che ha portato a 2000 licenze (prima 1450 e poi altre 500) in più e quelli relativi al raddoppio dei posti negli asili nido romani. Alcune mamme ci hanno scritto lamentadosi che i posti ancora non bastano. Sono però il doppio rispetto al 2001 (+8300 unità, totale 16.500 circa).

Capitolo cultura. Nei sette anni veltroniani vengono aperti i cantieri per diversi musei: si va dal MACRO di via Reggio Emilia al museo della Shoah, fino al MAXXI e la nuova Ara Pacis già inaugurata due anni fa. Sul fronte della cultura, inoltre, Veltroni sarà anche ricordato come il sindaco che ha riportato il grande cinema a Roma, lì dove Cinecittà è nata. Nella Capitale nel 2006 nasce la festa internazionale del cinema e la città è invasa da star e registi. Si torna a respirare un’aria glamour e da red carpet. L’accusa dei suoi critici arriva immediata: il sindaco si occupa troppo delle star e poco dei problemi reali. Durante il suo “governo” inoltre non tutti i problemi vengono risolti: balzano agli occhi ancora il degrado di alcune aree ed il traffico, che è sempre molto pesante.

Sul sociale, però, il sindaco si impegna su diversi fronti. Per fronteggiare l’emergenza sfratti ed il caro affitti distribuisce 70.000 buoni casa. Oltre 20.000 saranno invece gli alloggi popolari che verranno costruiti a Roma nei prossimi anni. Nasce poi la Sala operativa sociale, la teleassistenza ed il telemonitoraggio. E dal 2001 ad oggi oltre 100.000 persone in più all’anno vengono assistite dai servizi sociali del comune.

Da segnalare poi, in ordine sparso, anche altri provvedimenti. Durante i suoi anni al Campidoglio Veltroni inaugura i lavori per la città dei giovani di Rem Koohlas agli ex Mercati Generali, per la nuova Stazione Tiburtina di Paolo Desideri e per la Città dello sport di Calatrava aTor Vergata. Tutti progetti in corso di realizzazione con scadenza 2009-2010. Rinascosno i musei capitolini con la nuova sistemazione interna e la nuova sala di cristallo per il Marco Aurelio di Aymonino. Contro degrado e abusivismo vengono smantellati decine di campi Rom (ma il problema resta) e si intensifica l’azione contro l’abusivismo edilizio con centinaia di demolizioni soprattutto sulla via Appia. Si riqualifica piazza Vittorio spostando il mercato al chiuso e si abbattono le antenne alla scuola Leopardi, causa di elettrosmogh a Monte Mario. Nasce lo 060606.

L’economia, infine. I tre asset principali della crescita record di Roma sono il turismo, il commercio e l’industria. Sul fronte turismo Roma si avvicina alla soglia dei 30 milioni di arrivi (quest’anno 27 mln). L’economia romana, invece, continua a correre a ritmi molto elevati con un’impennata particolarmente forte nel quinquennio che va dal 2001 al 2005 quando il Prodotto interno lordo cresce del 6,8% (dati Censis) e la crescita delle imprese tocca il +9,2% contro il4,5% su base nazionale. Buono anche l’aumento dell’occupazione che nello stesso periodo cresce del +4% attestandosi al 49,2% contro una media italiana del 45,3% (nel 2007 è al 61,4%), ed il calo della disoccupazione che va dall’ 11,1% al 6,5%. Oggi è al 7,2%.
---

Veltroni lancia la sfida in dieci punti


(Panorama) Dieci punti per cambiare l’Italia. Li ha elencati Walter Veltroni a “Porta a Porta”. Dopo lo choc politico provocato dalla decisione del Pd di correre da solo, l’innovazione dovrà ora riguardare la società stessa con un “grande patto di solidarietà tra lavoro e impresa”, che faccia affrontare la questione salariale.

Veltroni, durante la trasmissione, è apparso a suo agio col mezzo televisivo, mantenendo toni pacati e colloquiali con i giornalisti che lo intervistano. Il leader del Pd non è caduto nemmeno nei tranelli tesigli da Mario Giordano, il direttore del Giornale, che in un paio di occasioni lo ha provocato, come quando gli ha chiesto se il suo ministro per i Rapporti con il Parlamento sarà il comico Maurizio Crozza.
La scelta del Pd di correre libero, ha detto Veltroni, ha portato una grande innovazione nel sistema politico, costringendo anche il centrodestra a semplificare il quadro: “Abbiamo fatto noi quella riforma elettorale che per mesi non si è riusciti a fare”. Veltroni, poi, ha illustrato i termini del suo accordo con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro che, dopo le elezioni, “si scioglierà nel Pd”. Porte chiuse, invece, all’apparentamento con Socialisti e Radicali, per i quali la condizione è sempre la stessa: rinunciare al simbolo e presentarsi dentro le liste del Pd. “I Socialisti - ha detto il leader del Pd - in tutte le precedenti elezioni hanno sempre rinunciato al loro simbolo presentandosi con altri, con Dini, con il Girasole, con la Rosa nel Pugno. Solo con noi non vogliono presentarsi”.

Ma è il programma la parte su cui Veltroni si è intrattenuto più a lungo, lasciando intuire quale potrà essere la campagna elettorale del Pd. Il candidato premier Democratico sabato illustrerà “dieci-quindici punti che delineeranno il programma del partito”. Al primo posto, la questione salariale, che però Veltroni imposta “in un modo un po’ più ampio” rispetto a quello di Berlusconi, che ieri aveva proposto di detassare straordinari, tredicesime e quattordicesime: “Bisogna puntare alla contrattazione di secondo livello” in modo da favorire anche la produttività. Veltroni, nell’ottica di un “patto di solidarietà tra imprese e lavoro”, ha preannunciato che, se vincerà le elezioni, stabilirà “un compenso minimo legale” anche per i lavoratori atipici, in modo che abbiano almeno 1.000-1.100 euro al mese, con incentivi fiscali per il passaggio a contratti a lungo termine.
L’altro punto è il “sostegno alla famiglia e alla natalità” con una “detrazione fiscale consistente per ciascun figlio, per esempio di 2.500 euro” fino ad una certa età del bambino, per esempio 12 anni. E poi i posti negli asili nido “non dovranno più essere a domanda ma dovranno diventare un diritto”. Infine, le donne che lavorano: per favorire il loro impiego, incentivi fiscali alle imprese.
Un po’ di orticaria a Veltroni è venuta per la parola tesoretto, ma si è detto convinto che, dopo la trimestrale di cassa, si vedrà se c’è un surplus di entrate: “Se ci saranno risorse da redistribuire, allora andranno sui salari”.
Un altro punto molto attuale è stato quello sull’aborto. Veltroni ha invitato a tenere fuori dalla campagna elettorale “i grandi temi etici, della vita e della morte”, e in questo ha lodato la “saggezza” delle parole pronunciate ieri da Berlusconi.
E Prodi? Per il leader del Pd è “stato un grande presidente del Consiglio, era la sua coalizione ad essere sbagliata”. Veltroni ha detto esplicitamente che non si dissocerà da Romano Prodi durante la campagna elettorale ed anzi ha sostenuto che “sarebbe utile e giusto” fare con lui un comizio. Una parola di difesa è arrivata anche in favore di Vincenzo Visco: è stato grazie a lui e alla lotta all’evasione “se ora si può intervenire sui salari”.