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sabato 3 maggio 2008

Dopo la batosta elettorale per il movimento Lgbt, si apre un dibattito.

Ed ora un po’ di dimissioni, grazie!
di Enrico Oliari*

La tornata elettorale è ormai passata da qualche giorno dopo aver lasciato, come uno tsunami, sul bagnasciuga i pesci agonizzanti della Sinistra Arcobaleno e di altri partitini e partitetti caratterizzati da flop più o meno prevedibili, come quello di Giuliano Ferrara e della sua lista antiaborista.

Ed anche per il movimento gay si è trattato di una Caporetto. O meglio, per quella parte di movimento gay che per anni ha preteso di rappresentarne l’intera comunità schierandosi e facendo schierare tutti con una sinistra palesemente ipocrita, che voleva noi omosessuali in un pentolone dove dentro ci...

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lunedì 28 aprile 2008

GayLib si complimenta con Alemanno ma non hanno una strategia pro-gay ora che il centrodestra ha conquistato Roma.

«Con lui c'è la maggioranza dei gay che non si riconosce nella strategia di omosessualizzazione e resistenza pietosa portata avanti dalle associazioni gay di sinistra».

«Facciamo i migliori auguri di buon lavoro al sindaco Gianni Alemanno. Roma è una città che ha bisogno di cambiamento, di una maggiore sicurezza e di più libertà. Confidiamo nel nuovo primo cittadino affinché in ossequio al valore scelto come bandiera sappia operare con coscienza e responsabilità verso i diritti di tutti, senza dimenticare la comunità omosessuale».

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martedì 8 aprile 2008

Cortine fumogene. Babilonia risponde a Oliari a modo suo.

Caro Oliari, no. Preferisco Paola Concia.

Il presidente di GayLib, Enrico Oliari, è persona saggia, magari irruenta come un militante e responsabile di movimento sa e deve essere; è un pungiglione benefico in tempo di elezioni in cui tutti, responsabili e semplici militanti delle organizzazioni omosessuali, smarriti da tempi elettivi e da sicumere personali somigliano sempre di più a grida nel deserto che restituiscono l'eco al soggetto che urla.
Rispetto, ammiro e voglio bene ad Oliari, nonostante continuo a credere che in Italia un omosessuale possa essere liberale ma non debba concedersi un riconoscimento con questa destra non solamente parolaia come sempre più spesso accade anche nel campo avversario, ma a scoprirla tutta ci si trova anche omofobia e ostracismo verso la nostra comunità.
Facile, in tempi di elezioni, scomodare colonnelli, generali, saccenti cattolici divorziati intenzionati ad imporre a noi una morale cristiana che loro non rispettano. Facile sussurrare, per un pugno di voti, che la questione dei diritti va affrontata e i nomi che sussurrano le intenzioni sono quelli della Santaché, Storace o Pierferdinando Casini.
Insomma Oliari, siamo tutti incazzati neri, più neri dell'oscurità ma non mettiamo altra confusione a quella che già esiste e perdura peggio della monnezza napoletana.
Per come stanno le cose e per come matureranno nella prossima legislatura, qualunque sia il risultato, le rivendicazioni sui diritti omosessuali saranno dimenticati da una parte e dall'altra anche se ci piace che Casini dica di diritti per poi essere smentito dal suo segretario che nell'intervista a Babilonia, tanto per dirla in due parole, ci ha pregato di arrangiarci perché a loro non risulta alcun tipo di discriminazione.
Le promesse elettorali sono una cosa, gli impegni legislativi, altro! E per non passare da sinistrorso incallito ripeto quello che ho sempre scritto: ogni legge che ci riguarda può diventare tale solo attraverso un passaggio bipartisan nelle commissioni e nelle aule parlamentari. Né un Casini né Grillini da soli possono fare alcunché.
Questa campagna elettorale costruita ad arte da chi sapeva ieri di perdere e oggi di vincere, è quasi al capolinea e non credo produrrà frutti buoni. Almeno per noi.
Per questo e altre ragioni difendo Paola Concia che non intendo, per nulla al mondo, screditare per dar di ragione a Casini o a Storace. Ci resta un minimo di dignità che non consente una cotanta inversione di tendenza. E in fondo, anche Oliari, sa bene come stanno le cose. Le difficoltà per leggi a difesa degli omosessuali si presenteranno anche nel nuovo Parlamento e, se vince la destra, quelle difficoltà scompariranno perché non ci sarà neppure il sentore di una minima discussione sulle coppie di fatto o sui diritti agli immigrati gay o leggi che penalizzino gli atti di bullismo a sfondo sessuale. Qui, diranno, ci sono problemi più urgenti che non occuparsi di froci e lesbiche. Che farà allora Oliari? Se la prenderà con la Concia? GayLib, come tutte le altre associazioni, compresa Arcigay, deponga le armi delle denigrazioni ad personam, degli antichi e inarrestabili dissapori e incomprensioni e attacchi. Non state facendo il bene vostro e non state facendo il bene delle comunità omosessuali né quella dei cani sciolti come il sottoscritto.

Oliari parla di cancro nel movimento gay. Piano, Oliari, piano. Per qualcuno che svende il nostro patrimonio ideologico e culturale in cambio di qualcosa di lecito o illecito, di molto o poco personale; di contro ci sono migliaia di militanti, di cani sciolti, di culture solitarie ma presenti che quotidianamente hanno a cuore le battaglie sui diritti civili, che denunciano omofobie di ogni genere, che si rendono generose senza apparire sui giornali o diventare icone gay. Sono tante, tantissime queste persone e non è giusto denigrarle col peggiore dei mali.
Vi è invece incomprensione, un dibattito politico col fiato corto, una indisponibilità a tornare “omosessuali di strada” che riguarda magari qualche leader di movimento ma, sinceramente. Non ne farei questione di nome o di appartenenza. Marrazzo che conosce in dignità e generoso impegno politico può come tutti noi sbagliare in qualche sua logica politica ma gli errori non sono mai personali. Forse riguardano anche noi e, proprio per quello che rappresentiamo, vale il discutere più che l'attacco ingeneroso e le contumelie.
Arcigay nazionale come quello capitolino guidato da Marrazzo appoggia Franco Grillini pur nella consapevolezza che a guidare il Comune di Roma sarà probabilmente Rutelli. La politica, me lo insegna Oliari, è anche e soprattutto mediazione. La politica del fare deve guardare avanti e non continuare a recriminare i disastri che Rutelli o Veltroni hanno fatto in passato. Messa così evitiamo allora di dar credito anche a qualche parlamentare omosessuale che nella passata legislatura poco e nulla si è speso per la causa. Grillini è il nostro fiore all'occhiello, il nostro mèntore, la forza di tutti i movimenti omosessuali esistenti nel territorio. Dobbiamo fare in modo che abbia un risultato maggiore di qualsiasi rosea previsione e per questo non necessità di scorribande e liti tra noi tutti ma un incondizionato e generoso appoggio. Questo non significa spegnere il dialogo con Rutelli, sapendo – non per colpa di Rutelli – quanto sia difficile Roma col Vaticano che alita clericalismo e antiomosessualità da tutte le parti.
Lo leggerete sul prossimo numero di Babilonia e, spero, possa servire ad aprire una discussione tra voi leaders omosessuali. Vi invito, nel mio “Eros e Civiltà” a ritrovarvi tutti, a ridiscutere il senso delle nostre battaglie, a lasciare per un determinato tempo mire personalistiche e di visibilità pubblica per rifondare in forma coesa una nuova stagione dei diritti. Il nostro mensile è, non da oggi, a disposizione vostra, dei vostri militanti, di ogni gay e lesbica che abbia qualcosa di sensato da dire e proporre. Le battaglie si vincono se riusciamo a dimenticare i nostri nomi o sappiamo usarli per spingere la politica verso traguardi comuni dove, come è successo in Spagna e in altre parti d'Europa, i diritti fanno bene all'economia e alla cultura del paese.
E non sia così ingeneroso l'amico Oliari: il movimento gay non si è ridotto ad un carrozzone da Gay pride, dentro le sedi di Arcigay, del Mieli, al DiGay Project ci si occupa anche di cultura, di aiuto alle persone sieropositive, di impegno che va oltre la sfilata annuale.

Mario Cirrito
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Vedi anche
Paola Concia? No, grazie, preferisco Pierferdinando Casini.

Polemiche per un pessimo articolo di "Pride". Oliari: "Quando l'obbiettività è polenta".

(Enrico Oliari*) Leggendo l'intervista che è stata rivolta a me e ad altri esponenti di GayLib sul numero di aprile del mensile omosessuale Pride, ho provato una profonda delusione. Sarà che, con il cambiamento del direttore si è alla ricerca di una nuova linea editoriale, sarà che siamo sotto campagna elettorale, ma quello che è certo è che con oggi si interrompe la mia collaborazione con la rivista milanese, un lavoro portato avanti con entusiasmo per anni partecipando alla rubrica "Voci dell'altra sponda" e ad altri servizi, ovvero le mie interviste ad Alina Castro, la figlia del Leader Maximo, a Marco, un omosessuale italiano condannato per sodomia in Tunisia, a Khalid, un giovane omosessuale in fuga dall'Afghanistan dei talebani, a Giovanni, un omosessuale diversamente abile (una delle prime interviste del genere), a Marcello Veneziani, a Ercolina Milanesi, a Paolo Karatossidis, e si potrebbe continuare a lungo.
Si può infatti ritenere che la mia lotta e quella dei miei colleghi di associazione sia una scelta difficile e se si vuole coraggiosa: essere gay di centro-destra (o, come nel mio caso, di destra) non è cosa facile e si è vocazionalmente chiamati ad una doppia fatica.
Tuttavia mai, in questi 15 anni di lotta caparbia ed insistente, mi sono sentito un deficiente; anche perché persino i più sprovveduti sanno che affinché vengano realizzati i diritti delle persone omosessuali nel nostro Paese è necessario il voto della destra laica e ben vengano omosessuali che, pur militando nel centro-destra, non scendono a compromessi e camminano a testa alta nei loro partiti.
Oggi Pride ha sbagliato, per due motivi.
Innanzitutto perché non ci si mette a dire quanto fa schifo la destra e quant'è bella e brava la sinistra, dopo l'episodio dei DiCo, già questi uno scandaloso e umiliante compromesso che solo una sinistra drammaticamente contraddittoria poteva partorire. Tutte e due le fazioni sono immobili ed ipocrite sui diritti dei gay, ed io lo dico, Pride no; e continua a volerci far credere che tutto va ben, madama la marchesa.
Lo si nota dall'intervista di Stefano Bolognini a Paola Concia, sullo stesso numero, articolo pieno di riverenze dove entrambi o mentono sapendo di mentire, o non sono a conoscenza dei fatti (difficile, uno è assistente parlamentare, l'altra è candidata alla Camera), o, peggio, entrambi ritengono che i gay italiani siano degli inetti.
Chiede Bolognini: "Non è che il PD faccia ponti d'oro alla comunità gay. Nel programma c'è un riferimento molto vago alle coppie di fatto". Risponde sicura la Concia: "Intanto il programma del PD su questo terreno è migliore di quello del 2006, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto è specifico a prescindere dall'orientamento sessuale e poi c'è la lotta all'omofobia". Basta, e tutto finisce lì. Quanta falsità: l'unica volta che la parola "coppie" è riportata nel programma del Partito Democratico è all'cap. 6, lettera i: "La disponibilità di case in affitto in Italia è di gran lunga inferiore a quella di altri Paesi. Tale scarsa disponibilità blocca la mobilità, specie dei giovani e delle giovani coppie". Ci può spiegare la candidata parlamentare dove è "specifico" il diritto delle coppie di fatto?
Forse entrambi si sono sbagliati (ma io non ci credo!), e Paola Concia si riferiva al cap. 4, lettera d, dove in due scarne righe si parla di "Diritti della persona che convive stabilmente: Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale". E qui mi spiace, ma proprio non si parla di coppia. Si parla di diritti dei singoli (come i DiCo), che sono tutta un'altra cosa.
Io, che sono infermiere, non ho la pretesa di insegnare il lavoro di giornalista a nessuno, ma almeno mi avrebbe incuriosito più che le timidissime e scontate (per via della compresenza nel PD della Binetti) posizioni della Concia, quelle di Casini, che oltre al riconoscimento dei diritti delle persone che convivono, prevede l’ospitalità per le coppie (!) omosessuali presso alcune leggi, come il diritto in materia ereditaria e pensionistica
.

Il secondo punto che contesto è l'intervista fatta a me, a Daniele Priori ed a Alberto Ruggin.

Capitava, in occasione delle campagne elettorali, che Pride mi chiedesse un'opinione e sempre era uscita la mia linea di critica nei confronti delle chiusure ai nostri diritti da parte di tutti i partiti, soprattutto di quelli di destra. E puntualmente la stessa rivista ribadiva comunque la necessità di una lotta unitaria portata avanti in tutte le formazioni politiche.

Oggi, al contrario, di una lunga intervista si sono raccolte le cose più frivole, a mio giudizio volutamente, e da lì Enrico Oliari, Daniele Priori ed Alberto Ruggin appaiono come tre poveri bambocci che, nonostante tutto, non hanno ancora rinunciato alla loro militanza nel centrodestra. Di più: delle mille cose dette di valore politico, il giornalista si è soffermato su "La sortita pubblica non aveva però ottenuto alcun effetto, anche se l'apertura della manifestazione, con "YMCA" dei Village People, solo una nota di colore, aveva fatto gridare al miracolo i gay di centrodestra". Pensa un po'. Noi siamo entusiasti per aver volantinato coraggiosamente per i diritti delle coppie omoaffettive alla manifestazione del PDL (Forza Italia + Alleanza Nazionale + DC di Rotondi ecc.), azione questa che vale più di 10 gay pride. E di certo nessuno ha gridato "al miracolo" per una nota di colore: eravamo a una manifestazione politica, non al Festival Bar. "Peggio, il PDL candida Eugenia Roccella, portavoce del Family Day, manifestazione contro le unioni di fatto", scrive Bolognini, ma cautamente dimentica di elencare nell'intervista a Paola Concia la lunga rosa di portavoce e di esponenti del PD che erano in prima fila in quella manifestazione, alla quale mancava solo Rutelli (sostenuto dalla stessa Concia a sindaco di Roma, al posto di Grillini!), il quale avrebbe partecipato volentieri, se non avesse rivestito un ruolo di Governo (Il Corriere della Sera, 10.5.2007). Si potrebbe contestare punto per punto l'articolo di Stefano Bolognini, più per le cose da me dette e non da lui riportate, che per quelle pubblicate su Pride. La mancanza di obbiettività è la principale malattia del movimento omosessuale italiano, così premuroso di svendersi ai partiti, da rinunciare agli obbiettivi stessi. E non a caso l'Italia è uno degli ultimi paesi europei a non aver riconosciuto la coppia gay.
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Pride, apr 08

Gli elettori di sinistra per andare alle elezioni si tureranno il naso. E quelli di centro-destra? Forse anche qualcos'altro. Ecco le ragioni della loro scelta.
Un voto kamikaze
di Stefano bolognini

Bocche cucite, non un rigo nel programma, non un candidato né una vacua promessa elettorale: gli omosessuali sono esclusi dalla campagna elettorale del Partito delle libertà.
Il programma "Rialzati, Italia!", per Silvio Berlusconi premier, non dà nemmeno il barlume di una misera speranza: sostegno sì per la famiglia, secondo tra gli obiettivi del partito, ma nulla sulle coppie di fatto, la non discriminazione della minoranza gay e la lotta all'omofobia. Peggio, il Pdl candida Eugenia Roccella, portavoce del family day, manifestazione contro le unioni di fatto, e il no alle unioni civili è espresso a chiare lettere nella carta dei valori del partito:
"Proponiamo una società basata sui valori liberali e cristiani, sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio, formata dall'unione di un uomo e di una donna, nella quale far nascere, crescere ed educare i figli". Siamo lontani anni luce dalla destra francese, che alle scorse elezioni prometteva addirittura di migliorare i Pacs, e dalle destre europee in genere che si stanno almeno misurando con i diritti gay.
Lega, Alleanza nazionale e Forza Italia raccoglierebbero comunque, stando ad un sondaggio del sito Gay.it, il 15% del voto gay, percentuale considerevole se si pensa alle loro posizioni omofobiche. Tra questi Enrico Oliari, iscritto ad Alleanza nazionale e presidente dell'associazione di omosessuali di centrodestra Gaylib. L'8 marzo scorso Oliari stava tornando da una manifestazione del Pdl, dove Gaylib era andata per proporre "il riconoscimento della coppia omoaffettiva come alternativa liberale e di centrodestra ai Pacs, ai Dico e alle unioni civili delle confuse sinistre".
La sortita pubblica non aveva però ottenuto alcun effetto, anche se l'apertura della manifestazione, con "YMCA" dei Village People, solo una nota di colore, aveva fatto gridare al miracolo i gay di centrodestra.
"Una manifestazione importante", spiega ottimista Oliari. "Sono solo venuti un paio di volte a chiederci di togliere le bandiere, ma perché erano le uniche non di partito.
La gente, la base del partito, era con noi, assolutamente favorevole a discutere di coppie gay, ma i vertici hanno paura di perdere il voto cattolico.
Chiediamo che sia riconosciuta solo la coppia gay senza matrimonio e adozione, in modo che i giovani eterosessuali non vadano a cercarsi una soluzione più leggera. Speriamo che qualche parlamentare decida di presentare la nostra proposta ... ".
Il Pdl, nelle sue componenti, non si è mai mostrato tenero con i gay, obiettiamo.
"Chi sostiene che il Partito democratico è vicino ai gay mente sapendo di mentire, non si possono più infinocchiare gli omosessuali italiani. Noi di centrodestra sappiamo di avere di fronte un nemico che non ha offerto alcuna concessione ai gay, ma a dire che con il Pd si può ottenere qualcosa ci vuole il pelo sullo stomaco ... ".
Comunque il Pdl non è certo meglio. Quindi perché votare centrodestra, chiediamo. "Perché un omosessuale non è solo un omosessuale, ma anche un cittadino della Repubblica. Non è automatico che uno sia gay e che sia favorevole al popolo palestinese, contrario alla politica americana ... è necessario non rinunciare alla proprie idee anche da omosessuali. Diciamoci la verità, in Italia gli omosessuali sono soli e per una maggioranza sui diritti gay servirà un voto trasversale. Senza il voto del centrodestra il centrosinistra non va da nessuna parte, e noi di Gaylib, con coraggio, stiamo facendo la nostra parte".
Rincara la dose il forzista Daniele Priori, che voterà Berlusconi: "La proposta politica generale del partito è l'unica presentabile. A noi gay non hanno dato nulla, ma restiamo qui senza sudditanza psicologica per sputtanarli ogni volta che ci mettono i piedi in testa.
È una battaglia campale, i nostri hanno escluso dalle liste il bisex Daniele Capezzone e sono tempi duri, ma non abdichiamo. A Roma comunque voteremo Franco Grillini".
Alberto Ruggin, ventenne forzista notorio per essere stato cacciato qualche mese fa dal coro della sua parrocchia perché gay, ha flirtato con Michela Brambilla, senza risultati apprezzabili.
"Voterò comunque Pdl", spiega. "Sono molto deluso perché la parte liberale del partito, tipo Alfredo Biondi e Daniele Capezzone è stata lasciata fuori dalle liste elettorali. Ho qualche speranza che i liberali Benedetto della Vedova e Giancarlo Galan possano fare qualcosa per noi. Non voterei mai dall'altra parte, è la mia visione della società, e se uno mette le coppie di fatto nel programma, e nel programma di sinistra il riferimento è molto vago, non lo devo votare per forza".
Stando così le cose i gay di centrosinistra si tureranno il naso, quelli di centrodestra, si tureranno anche tutto il resto "in coerenza - diceva un comunicato di Gaylib - con la nostra battaglia culturale interna al movimento gay e al tempo stesso organica al centrodestra e in attesa che anche Berlusconi voglia fare davvero, nei fatti, l'americano". Finché c'è vita ...

*Presidente Nazionale GayLib.

giovedì 27 marzo 2008

Paola Concia? No, grazie, preferisco Pierferdinando Casini.

(nella foto Enrico Oliari) La campagna elettorale del 2008 rappresenta la Caporetto del movimento omosessuale italiano. O forse quella temuta cartina di Tornasole che una volta per tutte ha messo in risalto le mille contraddizioni e le tante, troppe, incapacità e lacune che caratterizzano alcuni leaders della lotta per i diritti dei gay.
Il fatto è che la cosa oggi si sa, ovvero è sotto gli occhi di tutti quella reale inconsistenza politica di noi omosessuali italiani, cosa che sanno benissimo i nostri avversari politici, lo sa la Chiesa e soprattutto lo sanno i nostri alleati.
C’è un cancro nel movimento gay italiano, ed è quel marcato mal costume che consiste nello svendere il nostro patrimonio ideologico e culturale in cambio di un momento di successo, di qualche assegno staccato dal politico di turno o di qualche cadreghino messo a disposizione in un angolino del sistema casta, ed il tutto alla faccia dei militanti semplici e puri che credono ancora nella lotta di liberazione e di emancipazione.

La cosa nera e sporca si presenta con l’immagine dell’eloquente assenza delle nostre tematiche dalla campagna elettorale e dai programmi dei partiti e persino con la scomparsa dei buoni ma falsi propositi sui diritti dei gay dai comizi dei politici.
Mai come in questi ultimi tempi i nostri diritti hanno l’occasione di essere parte centrale nel dibattito politico, sia perché l’Italia è uno degli ultimi Paesi dell’Europa occidentale a non aver legiferato in materia, sia perché il numero crescente di coppie gay stabili e di conviventi rappresenta un fenomeno sociale importante; eppure nei momenti di incontro fra le associazioni gay italiane si discute su dove fare il gay pride, se in modo stabile a Roma o se itinerante, senza tanto celare reali interessi economici di locali commerciali ed associazioni territoriali.
Il riconoscimento delle coppie gay? La pressione politica da svolgere indistintamente in tutte le formazioni partitiche? La discriminazione? Aria fritta: in quegli incontri si discute soltanto ed esclusivamente su dove fare i gay pride.

Poi però ci si accorge improvvisamente che i leader si mettono in fila per la questua in Vaticano e, mentre baciano l’anello ai cardinali, giurano solennemente che mai i gay si sposeranno in Italia.
E vengono avanti incongruenze ad ondate, un enorme tsunami di ipocrisia che certi leader del movimento omosessuale vorrebbero far bere ai militanti italiani, come nel caso del buon Fabrizio Marrazzo, che, presidente di Arcigay Roma, appoggia la candidatura di Francesco Rutelli a candidato sindaco di Roma, a scapito di Franco Grillini.
Ma Rutelli non era quello che aveva ritirato il patrocinio al World Pride su richiesta di Oltretevere, che aveva dichiarato la sua netta contrarietà al riconoscimento della coppia gay, che, riferendosi ai DiCo, aveva ribadito che vi erano ben altre priorità a cui pensare e che avrebbe voluto con tutto il suo animo partecipare al Family Day se non fosse stato per il suo ruolo istituzionale?

Eppure per Fabrizio Marrazzo e per l’Arcigay di Roma è meglio Francesco Rutelli di Franco Grillini e del fatto che quest’ultimo si è sempre impegnato anima e core per i diritti delle coppie gay, che ha svolto un ruolo centrale nel movimento anche quando era presidente, guarda un po’, della versione nazionale dell’associazione di Marrazzo.
Oggi però il premio per chi, esponente del movimento gay italiano, scende più in basso, tocca ad una donna del mondo politico omosessuale: Paola Concia.
Paola Concia è candidata alla Camera per il PD ed è portavoce del “tavolo per i diritti fondamentali” del suo partito.

Proprio ieri il socialista Boselli aveva fatto notare che Veltroni, nonostante avesse inserito nel suo programma di candidato sindaco le Unioni civili per il comune di Roma, si è ben guardato dal farle approvare. Promesse elettorali da candidato sindaco, figurarsi oggi da candidato premier.
La cosa aveva comunque fatto infuriare la candidata Paola, la quale in un comunicato di fuoco attaccava Boselli rimpinzando il suo intervento di paroloni altisonanti come diritti fondamentali di noi omosessuali ecc. E anche, udite udite, che noi abbiamo scritto nel programma quello che faremo: una legge che garantisca i diritti delle persone che si amano. Nientepopodimenoche!
A questo punto i casi sono due: o Paola Concia ha la memoria corta, o ritiene che gli omosessuali italiani siano tutti degli emeriti imbecilli.

Perché non solo i diritti dei conviventi (DiCo) erano nel programma del precedente Governo con a capo non di certo Berlusconi, e tutti sappiamo che fine hanno fatto; perché non solo le sinistre hanno dimostrato il più completo e tendenzioso disinteresse per i diritti civili delle persone omosessuali; perché non solo si è passati dalle Unioni Civili ai Pacs, alle Coppie di fatto, poi ai DiCo e quindi ai Cus, con rilanci incredibilmente al ribasso che umilierebbero chiunque vi si avvicinasse.
Ma anche e soprattutto perché dalla proposta di Paola Concia è ancora una volta sparita la coppia, tant’è che la candidata alla Camera parla di diritti delle persone che si amano, non di coppie omoaffettive.

Forse Paola Concia non si è accorta che oggi sta lanciando la stessa, identica e sputata proposta di Daniela Santanchè e di Francesco Storace, che proprio di sinistra non mi sembrano, come pure di molti rappresentanti delle fazioni conservatrici.
Mi perdonerà Paola Concia, ma almeno Pierfedinando Casini si è spinto un po’ oltre, proponendo, oltre ai diritti delle persone che si amano, anche l’ospitalità per le coppie omosessuali presso alcune leggi, come il diritto in materia ereditaria e pensionistica.
Fa pensare però a come il movimento gay si sia ridotto ad un carrozzone da gay pride e si sia persa la volontà di lottare insieme per determinati diritti, chiari e utili realmente alla nostra comunità.

di Enrico Oliari – www.oliari.com

giovedì 28 febbraio 2008

Perchè un gay dovrebbe votare centrodestra? Ce lo spiega GayLib.

Negli ultimi dieci giorni, dopo l’imbandierato blitz di GayLib lo scorso 9 febbraio al Teatro Nuovo di Milano di fronte al presidente Silvio Berlusconi, con annessa la diffusione ai giornalisti della proposta di legge per il riconoscimento delle Unioni Omoaffettive, alternativa a tutte quelle presentate sinora dai partiti e dalle associazioni di sinistra e dopo il clamore mediatico, sui siti gay e sulla stampa nazionale, che la nostra presenza ha suscitato, le notizie più sorprendenti, in realtà deprimenti, continuano a venire dagli esponenti di sinistra del movimento gay italiano.

Una schiera di attivisti, quasi tutti dell’Arcigay, dalle colonne de L’Unità hanno pensato bene di firmare un manifesto in cui, novità delle novità, per il prossimo 13 aprile invitano la comunità gay a votare per il Partito Democratico di Veltroni.
Li ha convinti il nuovo verbo “obamiano” di Veltroni. Yes we can. Si può fare. Li hanno convinti le solite parole confuse, da campagna elettorale, che l’ex sindaco di Roma ha usato per dare il contentino ai gay (molto meno di quell’aglietto con cui i romani si riconsolano, nell’adagio popolare, dopo una cocente delusione). Fatto sta che a questi gay italiani è andata bene così. Si fidano del fatto che nella prossima legislatura il PD ridiscuterà di omofobia, perché discriminare i gay è brutto e cattivo. Se lo dice Uolter, perché non fidarsi?
Alcuni di loro, poi, esattamente quelli di ala radicale, si dicono rassicurati dal fatto che, dopo giorni di elemosina, sua maestà Veltroni ha fatto la grazia e, commosso, non ha messo il dito tra Pannella e la Bonino. Così, pur di non avere una lista radicale tra i piedi, il buonissimo Walter fa spazio, nel PD, a Emma e ad altri nove radicali col lasciapassare del vecchio Marco, pronto a farsi da parte in nome del sacro rimborso elettorale.
I firmatari del manifesto gay per il PD, in larga parte giovani anche stimati e molti di loro, per chi scrive, veri e personali amici, sottoscrivono, insomma, la regressione della sinistra italiana in un partito che di sinistra non ha più nulla, nemmeno la tradizione, rimasta in mano ai socialisti e alla Sinistra Arcobaleno. Oltre ad aver perso anche la natura, almeno sulla carta, pro-rights che la vecchia Unione prodiana aveva garantito nel programma.
Di froci, insomma, non si deve parlare se non come presunte vittime di una violenza che finalmente, dal 17 maggio 2005, ha trovato il suo vero nome: omofobia. Per questo questi vari componenti del Consiglio nazionale di Arcigay (tra i quali l’ex presidente Sergio Lo Giudice) ci dicono di votare PD. Complimenti per il grande passo in avanti. Fermo restando che dovranno sempre vedersela con la Binetti.
Unica nota positiva e di coerenza in tutta la contorta storiella finto-kennedyana è la firma che manca nel novello gayo appello pro Uolter. Tra i poco accorti consiglieri della comunità gay, infatti, non compare Aurelio Mancuso che di Arcigay è il presidente nazionale. Autore, con uno stile e dei verbi talora discutibili, di alcune prese di posizione forti. Strappò la tessera dei Ds, lo scorso anno, senza a quanto pare prendere quella del PD. C’era chi aveva detto, a suo tempo, che volesse fare un suo partitino tematico (se l’ha fatto Ferrara sull’aborto perché non potrebbe farlo Mancuso sui gay o il marito della scimmia Cita sulla curvatura delle banane?). In linea di principio, sebbene scarsamente condivisibile ai fini pratici, avrebbe più senso di una ennesima adesione a scatola chiusa al manifesto di un partito che sembra fatto più che altro delle belle parole e degli slogan del suo leader, oltre che della prepotenza cattolica che vi insiste dentro non meno che nel “nostro” Popolo della Libertà.
Ed eccoci alle dolenti note. Il nuovo listone che forse diventerà partito di Berlusconi e Fini. Niente di nuovo sotto il sole. I verbi del 1994 (che in sé sarebbero un bene), gli atteggiamenti del 2001 da sfigati e incolti (ma troppo sicuri di sé…Occhio alle sorprese!) prossimi marciatori su Roma ma con un Udc in meno (e non è poco in prospettiva), un Capezzone in più che rappresenta il futuro del movimento radicale in Italia, a fianco ai bravi, coerenti e coraggiosi Benedetto Della Vedova, Marco Taradash e Peppino Galderisi, sempre a fianco a GayLib negli ultimi Pride.
Non ci basta, tuttavia, e ci mancherebbe, a trovare la forza per fare appelli a chi e per cosa. Qui rimaniamo, però, in coerenza con la nostra battaglia culturale interna al movimento gay e al tempo stesso organica al centrodestra. In attesa che anche Berlusconi voglia fare davvero, nei fatti, l’americano. Organizzando delle Primarie vere su liste, idee e programmi. Così da capire una volta per tutte il vero pensiero del Popolo della Libertà.
Saremo, dunque, nel partitone a fare la minoranza. Come nelle vere assemblee democratiche. Da rompiscatole professionisti quali ci vantiamo di essere e senza il bisogno di sbandierare entusiasmi elettoralistici che, al momento, proprio non abbiamo. I nostri amici gay del PD avrebbero fatto molta più notizia se, come siamo pronti a fare noi nel PdL, anche loro nel PD al Veltroni-Obama fossero andati a dire a chiare note il loro sonoro No we can’t.

GayLib
Enrico Oliari e Daniele Priori.

mercoledì 13 febbraio 2008

Pdl, quale politica per i gay? solo fischi?

Ci scrive Enrico Oliari (nella foto), Presidente nazionale di GayLib, Gay liberali di centrodestra:

Cari amici,
la domanda chiave è: il centrodestra è un'idea politica o Berlusconi è il centrodestra? Essere di centrodestra significa essere liberali (nelle diverse sfumature, io sono un nazional-liberale), anticomunisti, opposti al centro-sinistra o significa aderire al culto della personalità di Berlusconi?
Perchè, vedete, Mussolini, Cavour e Berlusconi sono tutti e tre personaggi di destra, ma permettetemi se ci sono delle differenze fra uno e l'altro.
Io sono di destra, credo nei valori della destra, che sono innanzitutto laici, ma non è che se Berlusconi si mette a fare il baciapile e il servo di Bagnasco io debba rinunciare alla mia identità di uomo di destra: non faccio il baciapile e il servo di Bagnasco e lotto nella destra per cambiare la destra.
Questo per dire che io non ci vedo nulla di strano nell'intervento di Berlusconi a San Babila, durante il quale ha ribadito che l'unico modello di famiglia è quello fra uomo e donna, semmai sono rimasto seccato nel sentire per l'ennesima volta sempre le stesse frasi fatte, gli stessi discorsi vuoti, la stessa aria fritta. L'unica novità era la commozione per la morte della mamma Rosa, per il resto, credetemi, carta carbone. Anni e anni che dice le stesse, identiche cose. Ed infatti non c'era tutto quell'entusiasmo, neanche nel suo pubblico.

E' questo il nuovo che noi di centro-destra vogliamo?
Torniamo alla nostra tematica: noi gay di centro-destra ci siamo proposti con un'alternativa rispetto a quella del movimento culturale e omosessuale di centro-sinistra: le Unioni omoaffettive.
Le associazioni di sinistra hanno giocato vergognosamente al ribasso, fino ad arrivare all'annichilimento, passando da Unioni civili, a Pacs, a Dico (dove spariva la coppia), a Cus (che in realtà è una ripresa verso l'alto).
La caratteristica di queste proposte è che riguarda le coppie di fatto in generale e quindi potrebbero sì rappresentare un attacco alla famiglia (nella visione cattolica e di una parte della destra), perchè, come avviene in Francia, i giovani etero vi ricorrerebbero per avere contratti di unione con meno responsabilità; meno matrimoni quindi (che tra l'altro sono già in calo), e meno potere per la Chiesa.
Noi abbiamo lanciato l'idea del riconoscimento dell'Unione omoaffettiva, rispettosa dell'istituto famigliare tradizionale perchè riservata alle sole coppie che non si possono sposare, che sono appunto quelle gay.
Ora io penso che se il centro-destra, su pressione dell'Unione Europea, prima o poi dovrà affrontare l'argomento, potrebbe fare sua la nostra proposta, proprio perchè tiene conto della sacralità laica del matrimonio etero, mentre per le sinistre il matrimonio è notoriamente un istituto fallimentare e superato. Inoltre si tratta di una proposta alternativa, che per chi non sa nulla dell'argomento non è cosa da poco.

La nostra partecipazione alla manifestazione di Milano è stata importante ed ha colpito al posto giusto, perchè è la prima volta che un gruppo gay va ad una manifestazione del centro-destra con le bandiere in mano e a testa alta, a testimoniare che i gay non stanno tutti dall'altra parte.
Purtroppo non eravamo in molti, quindi vi invito ad unirvi il più possibile a noi alle prossime manifestazioni che coloreranno questa campagna elettorale: dobbiamo lottare nei nostri interessi ed in quelli della nostra comunità.

Trovate la proposta delle Unioni omoaffettive all'indirizzo http://www.gaylib.it/lotta/unioni.html, mentre potete contattarmi per chiarimenti
al tel. 335.6622440

A presto,
Enrico Oliari
www.oliari.com