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martedì 1 aprile 2008

Il PSOE esalta il pd. Ma il pd va con l'ADLE...

(Elfobruno) Un tam tam che manda in brodo di giuggiole molti blogger piddini - per lo più cattolicisti - è la notizia che il ministro spagnolo Caldera ha portato la solidarietà di Zapatero al pd.

Il PSOE avrebbe dato la sua benedizione al nostrano partito democratico con la motivazione che si sente «una grande necessità di governi progressisti in Europa».

Sono completamente d'accordo con Caldera.
C'è bisogno di governi di sinistra, in Europa e in Italia.

Qualcuno, tuttavia, informi Caldera che in Italia è rimasta solo la sinistra radicale.
E se qualcuno non è d'accordo, mi si spieghi come mai, se il pd è di sinistra, ha appoggiato il documento del gruppo liberale - proprio dove sta la Margherita - in sede europea, sui diritti delle persone GLBT, e non quello del PSE.



Note:
a) faccio notare che nel gruppo ADLE ci sono personaggi come Patrizia Toia e Vittorio Prodi - fratello di Romano - che hanno avversato una risoluzione contraria all'omofobia, al parlamento europeo, e - nel caso della Toia - hanno ferocemente contestato i DiCo.

b) lancio una piccola provocazione: che il PSE stia facendo di tutto per indurre gli ex DS a non lasciare il gruppo parlamentare dei socialisti? Prevedo amari risvegli. Ma per adesso, lasciamo i piddini nella doppia illusione di essere di sinistra e di poter vincere le elezioni.

Liberazione raddoppia e mette il "Cristo" socialista in copertina.

(L'Unità) «Mi sono convertito alla free press». Firmato Magdi Allam. È il primo spiritoso sms di auguri per Liberazione, edizione del pomeriggio. Venti pagine, il ritorno dello sport al lunedì, ma soprattutto una grafica, più aggressiva dell´edizione mattutina: è la nuova edizione free press di Liberazione, quotidiano di Rifondazione, reso più maneggevole per i lettori. Distribuita gratuitamente per ora a Roma e a Milano in 120mila copie, dal lunedì (quando ci saranno anche quattro pagine sul calcio) al giovedì. Non in edicola, ma davanti alle stazioni della metropolitana, nelle università, in alcuni uffici pubblici e nelle fabbriche.

L'ambizione è quella di far rinascere la tradizione dei vecchi giornali della sera («Paese Sera» tra tutti). Sarà in molti sensi una "seconda edizione", sarà più agile, conterrà le notizie fresche della mattina, le notizie di cronaca e la rassegna stampa estera. E poi il meglio del giornale in edicola: le interviste e le pagine culturali.

«Si tratta di allargare di molto la platea di Liberazione», ha spiegato il direttore Piero Sansonetti. Anche per rispondere «a una mutilazione della democrazia, causata da una rappresentazione falsata della campagna elettorale, che esclude le istanze della Sinistra». Ma l´edizione free press non si limita al periodo elettorale e pare possa contare già sul un sostegno pubblicitario per almeno nove mesi.

«La politica per noi è anche stare in "metro" o sull´autobus o a casa con tanta gente», si legge sull´editoriale che presenta la free press. «E sperare che - continua l´articolo - tra la lettura e una lettera, possano incontrarsi delle idee. Perché la politica è cultura, è lettura, è scambio d´idee».

giovedì 27 marzo 2008

Paola Concia? No, grazie, preferisco Pierferdinando Casini.

(nella foto Enrico Oliari) La campagna elettorale del 2008 rappresenta la Caporetto del movimento omosessuale italiano. O forse quella temuta cartina di Tornasole che una volta per tutte ha messo in risalto le mille contraddizioni e le tante, troppe, incapacità e lacune che caratterizzano alcuni leaders della lotta per i diritti dei gay.
Il fatto è che la cosa oggi si sa, ovvero è sotto gli occhi di tutti quella reale inconsistenza politica di noi omosessuali italiani, cosa che sanno benissimo i nostri avversari politici, lo sa la Chiesa e soprattutto lo sanno i nostri alleati.
C’è un cancro nel movimento gay italiano, ed è quel marcato mal costume che consiste nello svendere il nostro patrimonio ideologico e culturale in cambio di un momento di successo, di qualche assegno staccato dal politico di turno o di qualche cadreghino messo a disposizione in un angolino del sistema casta, ed il tutto alla faccia dei militanti semplici e puri che credono ancora nella lotta di liberazione e di emancipazione.

La cosa nera e sporca si presenta con l’immagine dell’eloquente assenza delle nostre tematiche dalla campagna elettorale e dai programmi dei partiti e persino con la scomparsa dei buoni ma falsi propositi sui diritti dei gay dai comizi dei politici.
Mai come in questi ultimi tempi i nostri diritti hanno l’occasione di essere parte centrale nel dibattito politico, sia perché l’Italia è uno degli ultimi Paesi dell’Europa occidentale a non aver legiferato in materia, sia perché il numero crescente di coppie gay stabili e di conviventi rappresenta un fenomeno sociale importante; eppure nei momenti di incontro fra le associazioni gay italiane si discute su dove fare il gay pride, se in modo stabile a Roma o se itinerante, senza tanto celare reali interessi economici di locali commerciali ed associazioni territoriali.
Il riconoscimento delle coppie gay? La pressione politica da svolgere indistintamente in tutte le formazioni partitiche? La discriminazione? Aria fritta: in quegli incontri si discute soltanto ed esclusivamente su dove fare i gay pride.

Poi però ci si accorge improvvisamente che i leader si mettono in fila per la questua in Vaticano e, mentre baciano l’anello ai cardinali, giurano solennemente che mai i gay si sposeranno in Italia.
E vengono avanti incongruenze ad ondate, un enorme tsunami di ipocrisia che certi leader del movimento omosessuale vorrebbero far bere ai militanti italiani, come nel caso del buon Fabrizio Marrazzo, che, presidente di Arcigay Roma, appoggia la candidatura di Francesco Rutelli a candidato sindaco di Roma, a scapito di Franco Grillini.
Ma Rutelli non era quello che aveva ritirato il patrocinio al World Pride su richiesta di Oltretevere, che aveva dichiarato la sua netta contrarietà al riconoscimento della coppia gay, che, riferendosi ai DiCo, aveva ribadito che vi erano ben altre priorità a cui pensare e che avrebbe voluto con tutto il suo animo partecipare al Family Day se non fosse stato per il suo ruolo istituzionale?

Eppure per Fabrizio Marrazzo e per l’Arcigay di Roma è meglio Francesco Rutelli di Franco Grillini e del fatto che quest’ultimo si è sempre impegnato anima e core per i diritti delle coppie gay, che ha svolto un ruolo centrale nel movimento anche quando era presidente, guarda un po’, della versione nazionale dell’associazione di Marrazzo.
Oggi però il premio per chi, esponente del movimento gay italiano, scende più in basso, tocca ad una donna del mondo politico omosessuale: Paola Concia.
Paola Concia è candidata alla Camera per il PD ed è portavoce del “tavolo per i diritti fondamentali” del suo partito.

Proprio ieri il socialista Boselli aveva fatto notare che Veltroni, nonostante avesse inserito nel suo programma di candidato sindaco le Unioni civili per il comune di Roma, si è ben guardato dal farle approvare. Promesse elettorali da candidato sindaco, figurarsi oggi da candidato premier.
La cosa aveva comunque fatto infuriare la candidata Paola, la quale in un comunicato di fuoco attaccava Boselli rimpinzando il suo intervento di paroloni altisonanti come diritti fondamentali di noi omosessuali ecc. E anche, udite udite, che noi abbiamo scritto nel programma quello che faremo: una legge che garantisca i diritti delle persone che si amano. Nientepopodimenoche!
A questo punto i casi sono due: o Paola Concia ha la memoria corta, o ritiene che gli omosessuali italiani siano tutti degli emeriti imbecilli.

Perché non solo i diritti dei conviventi (DiCo) erano nel programma del precedente Governo con a capo non di certo Berlusconi, e tutti sappiamo che fine hanno fatto; perché non solo le sinistre hanno dimostrato il più completo e tendenzioso disinteresse per i diritti civili delle persone omosessuali; perché non solo si è passati dalle Unioni Civili ai Pacs, alle Coppie di fatto, poi ai DiCo e quindi ai Cus, con rilanci incredibilmente al ribasso che umilierebbero chiunque vi si avvicinasse.
Ma anche e soprattutto perché dalla proposta di Paola Concia è ancora una volta sparita la coppia, tant’è che la candidata alla Camera parla di diritti delle persone che si amano, non di coppie omoaffettive.

Forse Paola Concia non si è accorta che oggi sta lanciando la stessa, identica e sputata proposta di Daniela Santanchè e di Francesco Storace, che proprio di sinistra non mi sembrano, come pure di molti rappresentanti delle fazioni conservatrici.
Mi perdonerà Paola Concia, ma almeno Pierfedinando Casini si è spinto un po’ oltre, proponendo, oltre ai diritti delle persone che si amano, anche l’ospitalità per le coppie omosessuali presso alcune leggi, come il diritto in materia ereditaria e pensionistica.
Fa pensare però a come il movimento gay si sia ridotto ad un carrozzone da gay pride e si sia persa la volontà di lottare insieme per determinati diritti, chiari e utili realmente alla nostra comunità.

di Enrico Oliari – www.oliari.com

mercoledì 26 marzo 2008

GayLib sceglie il voto disgiunto. Un colpo al cerchio ed uno alla botte...

L’associazione gay di centrodestra appoggia il candidato socialista al Campidoglio e tutti i candidati nei municipi sensibili alle necessità della comunità glbt romana.

GAYLIB LAZIO: A ROMA VOTO DISGIUNTO. GRILLINI SINDACO E MASSIMO ERASMO (MPA) AL CONSIGLIO COMUNALE.
GayLib Lazio alle elezioni comunali di Roma sosterrà tutti i candidati glbt ed eterosolidali che si faranno carico di rappresentare i cittadini glbt e le coppie omoaffettive nei vari ambiti di competenza comunale.
Nello specifico chiediamo a tutti i candidati dei vari municipi che intenderanno avere la simpatia e il sostegno di GayLib Lazio che si curino di ampliare tutte le delibere di ambito assistenziale e socio-sanitario (accesso alla graduatoria per le case popolari, contributi alloggiativi, sussidi per l’assistenza domiciliare dei malati, consegna a domicilio dei farmaci ecc…) nella direzione della pratica tutela di ogni cittadino e di ogni coppia senza discriminazione, in base a ciò che noi riteniamo sia la buona amministrazione della vita comunale.
GayLib Lazio fa sapere inoltre che il prossimo 13 aprile sosterrà la candidatura a sindaco di Franco Grillini con Massimo Erasmo, candidato del Movimento per l’autonomia al Consiglio comunale.
“Il nostro voto - dichiara Christian Poccia, referente laziale dell’associazione – sarà disgiunto in quanto né il candidato Alemanno del PdL, né Storace de La Destra, né Ciocchetti dell’Udc o Baccini della Rosa Bianca, quelli più vicini alla nostra area culturale alternativa alle forze di
centrosinistra, ci hanno dato le garanzie minime di sostenibilità da parte di quello che noi siamo, una associazione gay. Pertanto abbiamo scelto Grillini sindaco. Si tratta di una candidatura laica e riformista, libera dagli schemi bipolari destra-sinistra, di rottura rispetto alle candidature omofobe e di bandiera per la comunità gay. Al Consiglio comunale, invece, il nostro sostegno
andrà a Massimo Erasmo, colonnello dei carabinieri candidato con il Movimento per l’Autonomia e alleato con il Popolo della Libertà. Nel suo programma – va avanti Poccia – c’è un esplicito e chiaro riferimento al mondo gay al quale Erasmo ha dedicato un capitolo che si apre con la richiesta di ampliamento dei diritti civili per la comunità gay, lesbica, bisessuale e transessuale. Qualcosa che non può non avere il nostro plauso e il nostro sostegno convinto”.

Ombretta Colli. Sarò la Binetti laica del PDL.

In questi mesi il tema dell’aborto è tornato al centro del dibattito politico. Personalmente non credo alle crociate ideologiche: né a quelle religiose, né a quelle laiche. Credo che ci sia una sola domanda concreta da farsi: la legge sull’aborto è una buona legge? I dati ci dicono di sì. Da quando è stata approvata - nel 1978 - gli aborti sono calati in maniera radicale.

Dalle 234 mila interruzioni di gravidanza registrate nel 1982, si è passati alle 137 mila del 2004. Una diminuzione pari al 40%. Sono ancora tanti, questo è certo. Se ogni singolo aborto è un dramma, è anche vero che ogni interruzione di gravidanza evitata è una vittoria per tutti. Sono le cifre che dimostrano come questa legge tanto discussa funzioni. Ma oltre ai numeri relativi al calo degli aborti, che pure sono importanti, c’è anche un dato di civiltà in questa legge: la difesa della dignità e della vita di noi donne. Dopo la sua approvazione per esempio, le morti causate dagli aborti clandestini sono praticamente scomparse. Per tutti questi motivi non condivido l’idea di modificare la 194. Dirò di più: mi candido a difendere i valori laici che stanno dietro a questa legge all’interno del PDL, così come la senatrice Binetti difende quelli cattolici nel PD. Sarò insomma la “”Binetti laica” del Popolo delle Libertà. Una garanzia per le tantissime donne che si apprestano a votare il centro-destra.

La legge sull’aborto non è in discussione. Se c’è qualcosa da rivedere della 194, è semmai una sua migliore applicazione nella parte relativa alla prevenzione. Sono infatti in crescita le interruzioni di gravidanza tra le giovani donne e le immigrate, un chiaro segno di come ci sia ancora molto da fare: dall’informazione sessuale agli aiuti alla maternità. Temi che mi impegno a portare in Senato con tutta la forza e la competenza necessaria, maturata nella mia esperienza di donna e di Presidente della Provincia di Milano.
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martedì 25 marzo 2008

Patacche. Paola Concia: Boselli sa che non fu Veltroni a Bloccare il registro delle Unioni civili.

(Apcom) "Capisco che siamo in campagna elettorale e l'esasperazione dei toni sembra d'obbligo. Ma Boselli sa bene che non fu Veltroni a vietare l'istituzione del registro delle Unioni civili a Roma". Lo afferma Anna Paola Concia, candidata alla Camera e portavoce del Tavolo omosessuali del Partito Democratico.

"Quella vicenda, purtroppo, è stata figlia di uno scontro politico. E come noi omosessuali sappiamo bene, quando i nostri temi diventano disputa politica non facciamo nessun passo avanti verso l'acquisizione di diritti fondamentali", aggiunge Concia.

"Inviterei tutti i laici a tenerne conto. I nostri diritti vanno riconosciuti, non solo sbandierati. Va costruito un consenso ampio intorno a questi temi, per passare dalle parole ai fatti. Tanti cittadini omosessuali se lo aspettano", è l'auspicio dell'esponente del PD.

"Noi abbiamo scritto nel programma quello che faremo: una legge che garantisca i diritti delle persone che si amano", conclude Concia.

Nuova trovata del laico Boselli: Gesù arruolato negli spot del Ps con polemica.


(Panorama) “Noi siamo piccoli ma ci noteranno”, parafrasando un vecchio refrain, sembra essere questo lo slogan che Enrico Boselli sta seguendo. Sì, ce l’ha sta mettendo tutta per non passare inosservato. Qualche settimana fa ha inaugurato la moda dell’abbandono dello studio tv (a Porta a porta), poi subito imitato da altri leader. Contemporaneamente aveva lanciato una campagna aggressiva, cruda, quasi sempre controcorrente: “Sono pensionato e sono incazzato”, dicono i cartelloni pubblicitari col garofano.

Ora l’ultima trovata: ha arruolato niente meno che Gesù Cristo. Perché: “È lui il primo socialista”. Un messaggio che, piaccia o no (qualcuno lo giudica blasfemo), di sicuro fa discutere. È infatti il Nazareno il protagonista di due spot, da 30 e 15 secondi rispettivamente, che il Ps diffonderà, tramite i circuiti televisivi locali, a partire dal 29 marzo (opportunamente dopo Pasqua), per le ultime due settimane di campagna elettorale.
Uno spot che si è già tirato addosso gli anatemi di varie parti politiche, in quella che Boselli ha definito una “censura preventiva, astiosa e violenta” e, in occasione dell’anteprima dello spot per la stampa, aggiunge: “Questa polemica preventiva” ha affermato il candidato premier socialista “corrisponde a un desiderio di censura preventiva. Noi colleghiamo i nostri principi a quelli dell’umanesimo cristiano. E già nel ‘46 i socialisti fecero dell’effigie di Gesù un simbolo della campagna elettorale”.
In effetti nei documenti storici del socialismo italiano l’immagine di Gesù è presente ancor prima che il movimento si costituisse come partito, nel 1892. Infatti in un sito web di vecchi canti socialisti è possibile leggere il testo poetico composto nel 1876 da Giacinto Stivanelli: “A Gesù Nazzareno primo martire del socialismo”, evidentemente un tema centrale in certa letteratura e propaganda del tempo.
E comunque, il movimento socialista, ha aggiunto Boselli, “nasce per difendere i più deboli e il Cristianesimo ha fatto la stessa cosa. Qualcuno dice che questo messaggio è in contraddizione con le nostre precedenti prese di posizione? Noi abbiamo criticato i vertici ecclesiastici quando non condividevamo alcune loro scelte, non abbiamo mai criticato una fede o una religione”.

Lo spot, realizzato dalla regista Katia Simmi con immagini tratte da Jesus Christ Superstar e del Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, con il sottofondo dell’Internazionale in versione elettronica del gruppo militante degli Area, si conclude con lo slogan elettorale: “Chiudi il cerchio, ora vota socialista”.

Il candidato premier per il Partito socialista, Enrico Boselli | Ansa

“Non c’è nulla di sacrilego” dice il vicepresidente del Senato, Gavino Angius “sacrilego era il manifesto della Dc nel ‘48: ‘Nell’urna Stalin non ti vede, ma Dio sì… E poi Gesù, il primo ribelle della storia, è di tutti, di tutti coloro che ne sanno raccogliere la forza del messaggio”.
Un messaggio che serve a “evidenziare” sottolinea il capogruppo Roberto Villetti “la grande ipocrisia di quei politici che pretendono di dirci come dobbiamo comportarci e poi vengono trovati in un bordello… Il messaggio cristiano non riguarda, come in troppi vorrebbero, le questioni dalla cintola in giù, i divieti sessuali; il suo fondamento, su cui convergono i socialisti, è la solidarietà con i poveri, con i più deboli”.
L’ultima battuta è ancora per Boselli: “I dico? Credo che Gesù proprio non se ne occuperebbe, ci sono oggi questioni più serie e più gravi. Non sarebbero certamente la sua preoccupazione principale, anche perché il messaggio cristiano è prima di tutto un messaggio di libertà”.

Ma in molti ora si chiedono perché mai un partito che nel proprio manifesto dei valori ha la difesa del principio di laicità abbia voluto confezionare uno spot televisivo con Gesù come testimonial.

sabato 22 marzo 2008

Un campione dei diritti Glbt nell'Udc. Ci dobbiamo credere?

Ufficializzata la candidatura del cantante-regista Maximo De Marco al comune di Roma al fianco di Casini per Ciocchetti sindaco.

(Comunicato stampa) Il discusso "cantante ribelle", nonche' pluripremiato regista del film "Petali di Rosa", interpretato da Claudia Koll e che ha iniziato da qualche anno, come la stessa attrice, un cammino di conversione, ha accettato la candidatura per portare alla "citta' eterna" , nel caso venisse eletto, una ventata di internazionalita' e di rinnovamento, non solo per il mondo artistico,ma sopratutto per valorizzare il talento e le capacita' dei giovani, in una citta' che e' ricca di Arte e di cultura da sempre.
Alla domanda : "Quale sara' il tuo programma elettorale", De Marco risponde : "i programmi servono soltanto ai politici per ingannare la povera gente, una volta eletti si dimenticano in un cassetto... io non sono un politico e non ho bisogno di nessun programma, basta andare per strada, girare per Roma e vedere il degrado ed il disagio di questa citta'... il mio programma e' proprio questo e' la strada e' la gente, sono gli emarginati, le discriminazioni sociali, sono i giovani, la politica dovrebbe essere fatta con il cuore e non solo con la testa, ma soprattutto facendo gli interessi della gente e non quelli propri... Oggi si parla troppo e si fanno pochi fatti , forse perche' si ha solo sete di potere,si ha paura di perdere una poltrona,siamo troppo egoisti e non sappiamo cosa significhi "aiutare il prossimo"...

Sino ad oggi Roma e' stata governata dalla sinistra,una sinistra che si decanta tanto all'avanguardia sopratutto sui diritti civili, ma dove sono i fatti? Mosse politiche per accalappiare voti, Rutelli e Veltroni hanno governato per oltre 20 anni e tutto e' rimasto immutato,come si addice alla citta' eterna! Tra le varie comunita' quella GLBT e' fra quelle che fa' piu' gola ai politici... ma che subito dopo le elezioni vengono ricacciati nel loro ghetto a tacere...
Spero che gli Italiani non siano cosi' stupidi da non capire...
Io ho scelto di stare in centro perche' credo in alcuni valori, che sono quelli cristiani, come l'uguaglianza e l'aiuto reciproco, e mi sono sempre battuto per non scendere a compromessi, ma poi la vera politica la fanno le persone con i propi principi e i propri valori e non i partiti, ho deciso di intraprendere questo cammino politico perche' mi sento ispirato e fiducioso, affinche' qualcosa cambi davvero..."
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Ndr. Che sorpresa... dallo stesso partito di quel campione di omofobia ed intolleranza qual'è Luca Volontè è sbocciata la candidatura di questo "fiorellino". I nostri complimenti ed un consiglio, cambi ufficio stampa... nel leggere questo comunicato abbiamo capito poco, soprattutto se De Marco si è candidato perchè anch'esso gay e quindi interessato anche in prima persona o e se anch'esso desideroso solo di raccogliere "a gratis" consensi finocchi... ci faccia sapere.

giovedì 20 marzo 2008

Elezioni. Grillo: "Sono solo un incantesimo, tutto già deciso". Chiamati in causa Grillini e le "liste abusive".

Show a piazza Navona: non c'è niente da fare, è come in Argentina
(Apcom) Le elezioni non esistono, sono un incantesimo, e l'Italia non ha più speranze. In trasferta a Roma per presentare la lista civica promossa dai 'grilli romani' per la corsa al Campidoglio, Beppe Grillo conquista piazza Navona a suon di affondi, 'i-taliani' (di mussoliniana memoria per far "arrabbiare gli intellettuali") e vaff... naturalmente urlati all'indirizzo dei politici di destra e sinistra, che non sono altro che "salme, morti e defunti". Il tutto, senza cedere nulla sulla critica aspra contro i partiti, la 'casta' dei giornali e la legge elettorale. "Non ci sono elezioni, è un incantesimo - replica Grillo a chi gli chiede un pronostico sul voto - voi siete ancora nel meccanismo di andare a votare, pensate al popolo sovrano. Non c'è più niente".

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Elezioni e candidati gay. Un elenco di futuri trombati? Il timore c'è.

Tanti nomi e poche certezze.
Paola Concia è data per sicura nella corsa al Parlamento. Probabile Titti De Simone, capolista in Basilicata. Numerose le candidature omosex e trans, ma poche le speranze. Mancuso: «È mancata regia».

(Delia Vaccarello - L'Unità) Il gay pride 2007, che a Roma ha riempito piazza San Giovanni più del Family day, lasciava ben sperare. Il movimento omosex e trans aveva mostrato la propria consistenza. Ma il rapporto con i partiti alla prova delle candidature lo ha visto in tutt’altra forma. Se nella passata legislatura quattro scranni di Montecitorio erano occupati da gay, lesbiche, trans (Grillini, Luxuria, De Simone, Silvestri), la prossima potrebbe riservare qualche sorpresa. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay, che si è dissociato dai Ds in vista della nascita del Pd, ha tutt’altro che la certezza di una rielezione. Candidato con i socialisti in Emilia e in Lombardia, mette alla prova la sua capacità rappresentativa del popolo «lgbt» correndo per la poltrona di sindaco di Roma. Alla Camera, invece, entrerà con buona certezza Paola Concia, candidata dal Pd al decimo posto in Puglia, regione sensibile alle tematiche omosex che ha già eletto Niki Vendola governatore. «Qui si respira un bellissimo clima – dice Paola Concia, nel vivo della campagna elettorale – i pugliesi sono frizzanti, hanno voglia di conquistare tante mete. Somigliano agli spagnoli. Lavorerò moltissimo con i giovani e con le donne, in perfetta sintonia con l’Arcigay locale che mi sostiene».

Difficile fare pronostici per Luxuria, star della precedente campagna elettorale, candidata dalla Sinistra Arcobaleno al secondo posto nella Sicilia occidentale. Con una raccolta di firme duecento donne della stessa area hanno lamentato l’«imposizione» della candidata trans foggiana nelle liste dell’isola. Come dire: perchè a Roma non valorizzano le risorse siciliane? Luxuria, intanto, incassava il sostegno di tutta l’Arcigay della Trinacria, con Paolo Patanè e Agata Ruscica in testa che hanno espresso «sdegno» per la presa di posizione delle donne, lasciando intendere: Roma non è nuova alle azioni dall’alto, se «l’intrusa» non fosse stata una trans, ma una donna «biologica», avreste raccolto le firme contro? Anche Silvestri è finito in Sicilia, lasciando le temperature rigide di Brescia, sua città natale. Candidato della Sinistra Arcobaleno, compare al terzo posto nella lista per il Senato, in posizione assai incerta. In prima fila la collocazione di Titti De Simone. Sostenuta da Rifondazione comunista ormai da due legislature, la candidata lesbica emersa dopo lo storico Pride del 2000 a Roma è capolista per la Camera in Basilicata. C’è poi, sempre per la Sinistra Arcobaleno, la candidatura di Paolo Hutter in Lombardia, che lui stesso considera «di incoraggiamento» verso chi non fa politica attiva, e di sprone per alleggerire in territorio padano il cavaliere: «se la Sinistra Arcobaleno non superasse l’otto per cento, Berlusconi conquisterebbe più seggi».

Al Nord troviamo Andrea Benedino, già portavoce insieme a Paola Concia di gayleft, la consulta che sosteneva i diritti omo nei Ds. Dal suo blog, dove dice di essere «candidato al dodicesimo posto nella lista del PD per la Camera nella circoscrizione del Piemonte 1, ultimo posto eleggibile in caso di vittoria di Veltroni alla Camera, cioè solo nel caso in cui scatti il premio di maggioranza per la coalizione PD-Italia del Valori», Benedino ringrazia i giovani. La raccolta di firme c’è stata anche nel suo caso, ma questa volta pro e non contro: «Un fatto inedito, perchè sul mio nome c’è stata la convergenza di ragazze e ragazzi molto differenti tra loro, con storie politiche diverse, molti dei quali arrivano dall’area cattolica della Margherita». Ancora, in Lombardia, corre Ivan Scalfarotto, nelle liste del Pd, incerto anche lui. Restano Fabio Omero, già segretario dei Ds di Trieste, quinto su sette candidati alla Camera nelle liste del Pd, e Antonio Soggia, candidato under 30 della Sinistra arcobaleno in Piemonte. Se la quasi certezza cade al momento su due teste, e la speranza su altre, c’è l’amarezza dei nomi attesi invano. Sergio Lo Giudice, già presidente nazionale Arcigay, è stato appellato dal resto del Carlino l’«escluso eccellente», e commenta: «speriamo che passi presto il tormentone, se no mi incoroneranno Re dei Trombati!». Assente dalla corsa nonostante i pronostici Alessandro Zan, l’inventore dei pacs alla padovana, noto per la bellezza da attore del neorealismo, nonché per le iniziative romane di mezzo inverno in favore dei diritti. L’ultima, «Un politico per due», l’ha condotta come presidente della Linfa, la Lega Italiana nuove famiglie, riscuotendo il consueto successo tra i politici e le coppie presenti. La Linfa, comunque, piazza la sua coordinatrice ligure, che se eletta si batterà senz’altro per i diritti delle coppie di fatto. È Cristina Morelli capolista al Senato in Liguria nelle file della Sinistra l’Arcobaleno. Nessuna candidatura sul fronte della Destra ed escluse molte personalità «sensibili», con vivo rammarico di Gaylib. «La conventio ad excludendum berlusconian-finiana ha deciso di lasciare fuori quasi tutti i personaggi d’area liberale che hanno a cuore anche il tema dei diritti gay e poi ha chiuso le liste», dichiara Daniele Priori, vicepresidente.

Insomma, lesbiche, gay e trans nella società ci sono, ma in Parlamento forse non si vedranno abbastanza. Come mai? «Assenza di regia», dice Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay. «Se sono mancati sensibilità e strategie nei partiti» è anche vero che il movimento è apparso debole, «nella sostanza ognuno è andato per la propria strada». Un passaggio inevitabile? Per il futuro Mancuso si propone nuove strategie. Il movimento gay, stordito da un pride estremamente partecipato, ma restando schiacciato dall’assenza di una vera conquista sociale sul piano dei diritti, al momento delle candidature ha smesso di pensarsi come una collettività. E, com’è banalmente noto, da soli si vince molto poco.