Oggi il parlamentino del Prc vota i nomi dei candidati.
(Il Manifesto) Notte di vigilia dentro Rifondazione sulle liste elettorali. E' certo che quando il puzzle delle candidature approderà nel comitato politico nazionale convocato per oggi a Roma, molti saranno i musi lunghi. A via del Policlinico si compulsano sondaggi, tabelle e richieste dal territorio in cerca dei possibili eletti garantiti dal «porcellum».
Ma trovare un equilibrio soddisfacente è difficilissimo. Come sempre in questi casi, perfino nomi dati per certi saltano dopo poche ore. Aurelio Mancuso, presidente dell'Arcigay, ha smentito le voci su una sua possibile candidatura con la Sinistra arcobaleno (in quota Sd). E il suo era l'unico nome nuovo dato più o meno per sicuro per la prossima legislatura. Al dunque gli «indipendenti» della sinistra fuori dai partiti saranno mosche bianche. Pdci e Verdi, soprattutto, confermeranno in gran parte i gruppi parlamentari uscenti. Nel Sole che ride in bilico nomi importanti come Marco Boato, Giampaolo Silvestri o il pacifista Mauro Bulgarelli in Sardegna, la cui candidatura è sostenuta da decine di associazioni che si battono contro le servitù militari nell'isola. Mentre per il Pdci si sa già che Armando Cossutta lascerà il parlamento e i Verdi dovrebbero candidare il magistrato Gianfranco Amendola.
Comunque vada, dentro il Prc a far discutere saranno soprattutto le deroghe al limite ferreo dei due mandati votato la settimana scorsa. In partenza sono esentati solo Fausto Bertinotti come candidato premier e Franco Giordano in quanto segretario del partito. Ma da giorni si inseguono le indiscrezioni su altre possibili deroghe.
Bocche cucite a via del Policlinico: «Il momento è delicatissimo». Ancora irrisolta, per esempio, la conferma del presidente della commissione antimafia Francesco Forgione. E ha già incendiato lo scorso cpn il nodo della Sinistra europea, che potrebbe candidare Pietro Folena (parlamentare, pur con qualche interruzione, dal 1987).
A forte rischio altri nomi eccellenti della Sinistra europea. E' paradossale che coloro che fino a pochi mesi erano presentati come il fiore all'occhiello dei gruppi «rifondaroli» siano ora in bilico: tra questi Francesco Martone, Ali Rashid e Graziella Mascia. Lo stesso Bertinotti, in un certo senso, ha dato l'addio in diretta da Matrix al «no global» Francesco Caruso, difendendo invece la candidatura di movimento di Daniele Farina del Leoncavallo. Dei senatori uscenti sicuri solo Tommaso Sodano (vicecapogruppo), Rina Gagliardi e Maria Luisa Boccia. Per il movimento «glbt» si va verso la conferma di Vladimir Luxuria e Titti De Simone.
Altrettanto sicura anche l'esclusione dalle liste della minoranza dell'Ernesto (Giannini e Pegolo), mentre per Essere comunisti un seggio certo dovrebbe toccare solo al coordinatore Claudio Grassi.
I sondaggi sono sempre più preoccupanti. Per l'arcobaleno la forchetta è ormai stabile tra il 6 e l'8%. Se così fosse per i parlamentari sarà un ecatombe. E alla vigilia il clima è quasi da resa dei conti. Tanto che più d'uno degli esclusi nei giorni scorsi avrebbe perfino minacciato di lasciare il partito.
Altro capitolo caldo le candidature dal territorio e di dirigenti importanti. Scontata la conferma di Paolo Ferrero e Gennaro Migliore. Mentre della segreteria nazionale dovrebbero candidarsi Francesco Ferrara (responsabile organizzazione) e Maurizio Zipponi (responsabile lavoro). Verso la conferma anche Peppe De Cristofaro (segretario regionale Campania) e verso la prima legislatura giovani come Nicola Fratoianni, segretario regionale Puglia, e il segretario toscano Niccolò Pecorini
venerdì 29 febbraio 2008
Aurelio Mancuso smentisce una sua possibile candidatura.
Paola Concia e le belle parole. "Se vinco mi batterò per una politica che discrimini".
La candidata: il Pd è pieno di persone convinte dell’esigenza del dialogo e della sintesi.
(Maria Zegarelli - L'Unità) «Quando l’ho saputo? Stamattina, (ieri, ndr) dalle agenzie di stampa». Anna Paola Concia, 44 anni, manager sportiva, presidente dell’Agenzia regionale per lo Sport del Lazio, ha saputo così di essere candidata nelle liste del Pd, il suo partito, come esponente del mondo gayleft. Aveva fatto notizia la sua amicizia con Paola Binetti, teodem integralista. E ha fatto notizia la rottura di quell’amicizia quando la Binetti ha votato contro la norma sull’omofobia in Senato. Stamattina aprirà i lavori, al Ripa Hotel, dell’European Gay and Lesbian Sport federation che porterà a Roma 150 delegati da tutta Europa.
L’ha saputo dalle agenzie?
«Il tavolo Lgb del partito aveva proposto la candidatura di Andrea Benedino e la mia. Oggi ho saputo che sarò candidata».
Gli omosessuali muovono critiche al Pd: troppa timidezza. Secondo lei?
«Nel programma del Pd c’è il riconoscimento dei diritti delle persone che convivono e la lotta all’omofobia: partiamo da qui. Poi vedremo se il parlamento sarà in grado di licenziare una buona legge. Rispetto alle accuse di timidezza, giro la domanda: cosa stanno facendo di più coraggioso gli altri partiti?».
Concia, lei combatte su più fronti: dentro e fuori il partito. Si può vincere?
«La mia è una battaglia sulla laicità della politica prima di tutto. E non mi piace fare battaglie contro, preferisco farle “per”. Quella sui diritti degli omosessuali la voglio vincere e so che per raggiungere questo obiettivo è necessario creare consenso, a cominciare dal Partito democratico».
Franco Grillini e Aurelio Mancuso non ci hanno creduto...
«Io ho creduto da sempre nel Pd, so che è faticoso, ma sono convinta che l’incontro tra culture diverse può dare i suoi frutti. Il Pd è pieno di laici, di persone che sono convinte dell’esigenza del dialogo per arrivare ad una sintesi. Penso che la maggioranza del Pd abbia un approccio laico ai temi della politica. Il Pd non è Paola Binetti è molto, molto altro».
Non teme che la polemica tra laici e cattolici provochi passi indietro sul riconoscimento dei diritti civili?
«Non credo. Se il Pd vincerà, se sarò eletta, la battaglia sarà per una politica davvero inclusiva, che non discrimini. L’importante è che finisca questo teatrino dello scontro tra laici e cattolici che non ci ha fatto compiere un solo passo in avanti in tema di diritti civili. Non è un caso che ancora oggi non c’è una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto. Spero nelle capacità di Veltroni di fare sintesi avanzate e di continuare nella politica del confronto perché, come dice Zapatero, i diritti degli omosessuali non tolgono nulla ad alcuno, ma aggiungono civiltà a un Paese».
Affari gay. Il Circolo Mieli e la confusione sulle candidature gay.
Il susseguirsi di dichiarazioni sulle candidature gay per le prossime elezioni politiche ci spinge a fare delle considerazioni e a rinfrescare la memoria collettiva.
Nella passata legislatura sono stati eletti tre deputati e un senatore, tutti dall’indiscutibile militanza nel movimento omosessuale e transessuale. Nella ridda di voci di queste ore risulta confermata ufficialmente la candidatura dei deputati uscenti di Rifondazione Comunista Vladimir Luxuria e Titti De Simone. Tale riconferma non può che essere apprezzata e valutata come segno di continuità e di reale spendita da parte della Sinistra Arcobaleno nel volere affermare, anche con la rappresentanza, un programma esplicito in tema di diritti civili in genere e di questioni omosessuali e transessuali in particolare.
Riteniamo invece che l’assenza di indicazioni sul socialista Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e su Giampaolo Silvestri dei Verdi, possa costituire una perdita di storia ed esperienza percepibile da qualunque esponente del movimento lgbt e da singoli cittadini gay e trans.
Riteniamo necessarie invece delle precisazioni rispetto alla candidatura di Paola Concia nelle liste del PD, annunciata da Veltroni in risposta alle dichiarazioni un po’ di sfida di Aurelio Mancuso, presidente in carica di Arcigay, formulate con il meccanismo dell’autocandidatura nelle file della Sinistra Arcobaleno.
Paola Concia è una donna, lesbica dichiarata, dalla lunga esperienza all’interno del partito dei DS, e che ha speso parte della sua esperienza politica sulle questioni gay e anche all’interno di associazioni gay. Non si può mettere dunque in dubbio un’affinità di area tematica e una certa esperienza militante. Il problema è un altro ed è costituito dalle deboli e ambigue indicazioni di programma del Partito Democratico sui temi dell’orientamento sessuale ed identità di genere, che nessuna candidatura può nascondere, a prescindere da chi sia e da dove provenga la persona prescelta.
La battaglia che il mondo associazionistico lgbt deve fare è sui programmi e contro i proclami o le furberie. La rappresentanza è un bene prezioso e democratico, e va difesa e rivendicata, non badando tanto alle aree di provenienza ma all’autorevolezza delle persone. Ma persone e programmi devono essere coraggiosi entrambi e coerenti fra loro.
Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria politica - Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437
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Vedi anche.
Tra Rutelli e Veltroni è competition (anche sui gay).
E' guerra tra i gay nel centrosinistra. Veltroni: No a Mancuso, si alla Concia.
Pd, è «strappo» con i gay. Nessun nome in lista. Mancuso (Arcigay) si candida con la Sinistra Arcobaleno assieme a Luxuria.
"Scambi" di favori. Arcigay di Roma plaude la nascita di un centro internazionale. Marrazzo: "E' un primo passo"...
"Abbiamo presentato la nostra piattaforma a tutti i candidati sindaco e speriamo che venga sottoscritta. La proposta di istituire un Centro Internazionale della Cultura Omosessuale fatta da Francesco Rutelli, candidato sindaco del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno, è un primo segnale verso le persone lesbiche, gay e trans. Non bisogna dimenticare, però, la creazione e l'implementazione di servizi e di tutele, come richiesto nei giorni scorsi da Arcigay Roma e ArciLesbica Roma: la promozione di politiche volte a sostenere gay perseguitati o condannati a morte in altri paesi; sostegno economico e accesso alle graduatorie degli alloggi popolari alle coppie di fatto; azioni formative nelle scuole e nella pubblica amministrazione contro l'omofobia; lotta all'emarginazione e al disagio provocate dal pregiudizio tramite opportuni servizi strutturati sul territorio".
Fabrizio Marrazzo
Presidente Arcigay Roma
Affari gay. Imma Battaglia folgorata sulla via di Veltroni.
(Village) Grande confusione sotto il sole del movimento lgbt italiano in vista delle elezioni politiche; e non è detto che sia un male. L'Arcigay - rotto il cordone ombelicale con i Ds che non esistono più - va in ordine sparso: Aurelio Mancuso si candida con la Sinistra Arcobaleno, Grillini sta con il Partito socialista, Sergio Lo Giudice è nel Pd e forse sarà candidato.
La Sinistra Arcobaleno riporterà in Parlamento - se avrà abbastanza voti - Titti De Simone e Vladimir Luxuria, mentre Veltroni, che era stato accusato di un taglio netto con il mondo gay, si rifà con un colpo di teatro: in lista ci sarà Anna Paola Concia, da anni impegnata nelle lotte per i diritti, già portavoce di Gayleft, ma ciononostante buona amica di Paola Binetti. Una domanda, però: in che posizione sarà la Concia? Tra i primi 5 in Lazio o 18esima in Lombardia? No, perché fa una bella differenza e annunciare una candidatura senza particolari dà adito a qualche dubbio.
Se il Circolo Mario Mieli sembra aprire con cautela alla Sinistra Arcobaleno, ma non risparmia critiche alla candidatura Rutelli per il Campidoglio, è eclatante - ma per certi versi non sorprendente - il risposizionamente di Imma Battaglia(nella foto) su posizione moderate e filo-Pd. Il legame della ex pasionaria di Muccassassina con Walter Veltroni è di antica data - e le ha consentito da avere grande visibilità a Roma anche con un movimento neonato e di certo con pochi iscritti, almeno all'inizio - ma adesso Immacolata dispensa miele sul Partito democratico.
Prima loda la candidatura di Paola Concia; poi si lancia in proclami di dialogo con le forze cattoliche, auspicando non si sa bene quali mediazioni
"su questo terreno una soluzione positiva per tutto il movimento glbt debba passare da una politica concreta che trovi un punto di sintesi anche con il mondo cattolico".Infine tesse le lodi del candidato Rutelli e del suo fantomatico progetto di un Centro Internazionale della Cultura Omosessuale. Tralasciando di dire che Rutelli ha opposto un netto no a qualsiasi idea di un registro delle coppie di fatto nella Capitale.
Il salto mortale carpiato è eseguito alla perfezione.
giovedì 28 febbraio 2008
Berlusconi non riceve i gay di destra. Oliari, GayLib: "Nel centrodestra c'e' una falsa dialettica sul tema della famiglia".
OLIARI (GAYLIB), IN PDL OSTRUZIONISMO VERSO I GAY "Nel centrodestra c'e' una falsa dialettica sul tema della famiglia".
(Ansa) Nel Pdl non ci sono candidati omosessuali alle prossime elezioni politiche, perche' c'e' un vero e proprio ostruzionismo nei confronti dei gay: lo denuncia Enrico Oliari(nella foto), presidente nazionale di Gaylib, l'associazione che raccoglie gay e lesbiche di centrodestra.
E aggiunge che questo, per un partito che si richiama alla liberta', e' una contraddizione forte.
''Speravamo di essere chiamati - dice Oliari all'ANSA - ma non e' avvenuto. Avevamo anche chiesto un incontro a Berlusconi poco tempo fa, ma senza esito''.
Il problema di fondo, secondo il presidente di Gaylib, e' che nel centrodestra ''c'e' una falsa dialettica sul tema della famiglia: vogliono essere identificati come i paladini di questa istituzione e temono che sostenere i diritti degli omosessuali possa essere interpretato come una messa in discussione della famiglia''.
''Ma non e' cosi' - assicura - non sono certo i gay a creare problemi alle famiglie italiane, ma i salari, i prezzi, i mutui e cosi' via''.
Proprio per ''bypassare'' il problema, Gaylib chiede il ''riconoscimento dei diritti delle sole coppie gay, non di tutte le coppie di fatto, cosi' e' chiaro che non vogliamo attentare alla famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio''.
La questione candidature ''purtroppo e' ormai chiusa'', ma i gay di centrodestra, avverte Oliari, saranno l'8 marzo a Milano, all'inaugurazione della campagna elettorale del Popolo delle liberta', ''con le nostre bandiere e i nostri volantini''. Perche' ''gli omosessuali non sono solo nel centrosinistra''.
Veltroni candida il personaggio tv (cattolico) e chi del movimento Lgbt?
(Tvblog) Non manca molto alla presentazione ufficiale delle liste per le prossime elezioni politiche prevista il 13 e il 14 aprile prossimi e la corsa alle candidature “di richiamo”, quelle che fanno parlare i giornali e “spostano” voti, si fa sempre più serrata. Nella gara alla candidatura “ad effetto” è certamente in testa Walter Veltroni che dopo aver lanciato i “giovani capolista sconosciuti” (che tanto sconosciuti, spesso, non sono) ora decide di buttarsi su un personaggio televisivo.
In questo caso niente bellone stile Aida Yespica o improbabili e procaci ex concorrenti del Grande Fratello stile Angela Sozio bensì Andrea Sarubbi, il volto televisivo della Chiesa Cattolica, conduttore di “A sua immagine“, la rubrica “prodotta” dalla CEI che va in onda ogni domenica mattina su Raiuno. La necessità tutta politica di “riequilibrare” con dei personaggi di comprovata estrazione cattolica dopo l’inserimento dei 9 Radicali nella lista del Partito Democratico trova una risposta nel cattolico “più visibile” d’Italia.
Sarubbi, giornalista della Radio Vaticana e docente di Informazione Religiosa alla Luiss, si è mostrato subito a suo agio nella veste di candidato “ponte” fra cattolici e laici, spostando abilmente l’attenzione da politico navigato: "Per me l’emergenza non è il confronto tra laici e cattolici, ma i problemi veri delle persone. Come quelli di un ragazzo della mia età che ho incontrato a Scampìa per un servizio e che ha molte difficoltà".
Sarò nel torto, ma questa candidatura mi pare “strumentale” almeno quanto quelle delle belle donne dello spettacolo che fornisce Forza Italia, ora PDL, dalla Carlucci alla Carfagna passano alla “ventilata” Sozio.
Perchè un gay dovrebbe votare centrodestra? Ce lo spiega GayLib.
Negli ultimi dieci giorni, dopo l’imbandierato blitz di GayLib lo scorso 9 febbraio al Teatro Nuovo di Milano di fronte al presidente Silvio Berlusconi, con annessa la diffusione ai giornalisti della proposta di legge per il riconoscimento delle Unioni Omoaffettive, alternativa a tutte quelle presentate sinora dai partiti e dalle associazioni di sinistra e dopo il clamore mediatico, sui siti gay e sulla stampa nazionale, che la nostra presenza ha suscitato, le notizie più sorprendenti, in realtà deprimenti, continuano a venire dagli esponenti di sinistra del movimento gay italiano.
Una schiera di attivisti, quasi tutti dell’Arcigay, dalle colonne de L’Unità hanno pensato bene di firmare un manifesto in cui, novità delle novità, per il prossimo 13 aprile invitano la comunità gay a votare per il Partito Democratico di Veltroni.
Li ha convinti il nuovo verbo “obamiano” di Veltroni. Yes we can. Si può fare. Li hanno convinti le solite parole confuse, da campagna elettorale, che l’ex sindaco di Roma ha usato per dare il contentino ai gay (molto meno di quell’aglietto con cui i romani si riconsolano, nell’adagio popolare, dopo una cocente delusione). Fatto sta che a questi gay italiani è andata bene così. Si fidano del fatto che nella prossima legislatura il PD ridiscuterà di omofobia, perché discriminare i gay è brutto e cattivo. Se lo dice Uolter, perché non fidarsi?
Alcuni di loro, poi, esattamente quelli di ala radicale, si dicono rassicurati dal fatto che, dopo giorni di elemosina, sua maestà Veltroni ha fatto la grazia e, commosso, non ha messo il dito tra Pannella e la Bonino. Così, pur di non avere una lista radicale tra i piedi, il buonissimo Walter fa spazio, nel PD, a Emma e ad altri nove radicali col lasciapassare del vecchio Marco, pronto a farsi da parte in nome del sacro rimborso elettorale.
I firmatari del manifesto gay per il PD, in larga parte giovani anche stimati e molti di loro, per chi scrive, veri e personali amici, sottoscrivono, insomma, la regressione della sinistra italiana in un partito che di sinistra non ha più nulla, nemmeno la tradizione, rimasta in mano ai socialisti e alla Sinistra Arcobaleno. Oltre ad aver perso anche la natura, almeno sulla carta, pro-rights che la vecchia Unione prodiana aveva garantito nel programma.
Di froci, insomma, non si deve parlare se non come presunte vittime di una violenza che finalmente, dal 17 maggio 2005, ha trovato il suo vero nome: omofobia. Per questo questi vari componenti del Consiglio nazionale di Arcigay (tra i quali l’ex presidente Sergio Lo Giudice) ci dicono di votare PD. Complimenti per il grande passo in avanti. Fermo restando che dovranno sempre vedersela con la Binetti.
Unica nota positiva e di coerenza in tutta la contorta storiella finto-kennedyana è la firma che manca nel novello gayo appello pro Uolter. Tra i poco accorti consiglieri della comunità gay, infatti, non compare Aurelio Mancuso che di Arcigay è il presidente nazionale. Autore, con uno stile e dei verbi talora discutibili, di alcune prese di posizione forti. Strappò la tessera dei Ds, lo scorso anno, senza a quanto pare prendere quella del PD. C’era chi aveva detto, a suo tempo, che volesse fare un suo partitino tematico (se l’ha fatto Ferrara sull’aborto perché non potrebbe farlo Mancuso sui gay o il marito della scimmia Cita sulla curvatura delle banane?). In linea di principio, sebbene scarsamente condivisibile ai fini pratici, avrebbe più senso di una ennesima adesione a scatola chiusa al manifesto di un partito che sembra fatto più che altro delle belle parole e degli slogan del suo leader, oltre che della prepotenza cattolica che vi insiste dentro non meno che nel “nostro” Popolo della Libertà.
Ed eccoci alle dolenti note. Il nuovo listone che forse diventerà partito di Berlusconi e Fini. Niente di nuovo sotto il sole. I verbi del 1994 (che in sé sarebbero un bene), gli atteggiamenti del 2001 da sfigati e incolti (ma troppo sicuri di sé…Occhio alle sorprese!) prossimi marciatori su Roma ma con un Udc in meno (e non è poco in prospettiva), un Capezzone in più che rappresenta il futuro del movimento radicale in Italia, a fianco ai bravi, coerenti e coraggiosi Benedetto Della Vedova, Marco Taradash e Peppino Galderisi, sempre a fianco a GayLib negli ultimi Pride.
Non ci basta, tuttavia, e ci mancherebbe, a trovare la forza per fare appelli a chi e per cosa. Qui rimaniamo, però, in coerenza con la nostra battaglia culturale interna al movimento gay e al tempo stesso organica al centrodestra. In attesa che anche Berlusconi voglia fare davvero, nei fatti, l’americano. Organizzando delle Primarie vere su liste, idee e programmi. Così da capire una volta per tutte il vero pensiero del Popolo della Libertà.
Saremo, dunque, nel partitone a fare la minoranza. Come nelle vere assemblee democratiche. Da rompiscatole professionisti quali ci vantiamo di essere e senza il bisogno di sbandierare entusiasmi elettoralistici che, al momento, proprio non abbiamo. I nostri amici gay del PD avrebbero fatto molta più notizia se, come siamo pronti a fare noi nel PdL, anche loro nel PD al Veltroni-Obama fossero andati a dire a chiare note il loro sonoro No we can’t.
GayLib
Enrico Oliari e Daniele Priori.
Arcigay: Un documento "acchiappa-soldi" per ottenere il voto dei gay romani.
No al registro ma "nuove tutele e servizi per le coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali, secondo le competenze dell'amministrazione".
(Dire) Arcigay Roma e Arcilesbica Roma hanno elaborato "una piattaforma rivendicativa che nei prossimi giorni sottoporranno ai candidati a sindaco e ai consiglieri per il Comune di Roma e per i diversi Municipi".
Chi sottoscrivera' il documento otterra' l'appoggio di Arcigay e Arcilesbica.
La piattaforma 'Batti il cinque alla comunita' lesbica gay e trans' si articola in cinque punti fondamentali "per la costruzione di una capitale europea, di una citta' moderna,plurale, aperta a tutte le culture e a tutte le identita'".
1. "Per l'asilo politico di gay lesbiche e trans perseguitati o condannati a morte in altri paesi- si legge nella proposta- Roma si attivi per far abolire le condanne a morte e per sostenere progetti di accoglienza e di cittadinanza".
2. Si chiedono dunque "nuove tutele e servizi per le coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali, secondo le competenze dell'amministrazione, per rafforzare e incrementare i servizi e le opportunita' offerte a tutte le forme familiari, a prescindere dal tipo di riconoscimento giuridico, come ad esempio per quanto riguarda l'assegnazione delle case popolari e il sostegno economico alle giovani coppie".
3. Arcigay e Arcilesbica chiedono un impegno sull'analisi delle "condizioni di vita delle persone lesbiche, gay e trans, finalizzate a individuarne le problematiche e la percezione sociale dell'omosessualita' e della transessualita', per elaborare e incrementare i servizi rivolti alle persone lesbiche, gay e trans sul territorio".
4. La comunita' Glbt vuole inoltre "sostegno e riconoscimento delle iniziative culturali della comunita' lesbica, gay, e trans, riconoscendo le iniziative della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano come luogo di aggregazione, visibilita' e dialogo". E ancora: "Valorizzare la funzione informativa e documentaria svolta sul territorio cittadino dalle biblioteche comunali incrementando l'acquisizione di testi relativi alle tematiche omosessuale e transessuale, e riconoscere e patrocinare il Gay Pride".
5. Si chiede infine, ai candidati sindaco, la promozione di "azioni formative nelle scuole, nella pubblica amministrazione, nelle aziende municipalizzate per il contrasto del bullismo, dell'omofobia e della transfobia".
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Ndr. UN voto disinteressato? Non sembrerebbe... Un voto che serve poco al gay tapino ma serve molto alle istituzioni (vedi arcigay e, perchè no, Circolo Mieli che alla fine si vedrà "costretto" a partecipare al banchetto). Ma perchè GayLib non dice nulla?
Accordo Rutelli-Sinistra Arcobaleno ma ambiente e unioni civili i nodi da sciogliere. Inciucio con l'Arcigay romana?
(Dire) Corre insieme alla Sinistra "per la citta', perche' anche se a livello nazionale i percorsi si sono consensualmente separati, per Roma la strada da percorrere e' proprio questa". Con queste parole Francesco Rutelli ha sancito l'accordo per la corsa al Campidoglio con la Sinistra Arcobaleno, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche i 4 segretari nazionali di Prc, Pdci, Verdi ed Sd.
Rutelli ha garantito agli alleati che non sarà "un leader politico, ma il sindaco di Roma, facendomi garante dell'intera coalizione".
Rinviata per ora l'ufficializzazione di un ticket con Patrizia Sentinelli (Prc) come vicesindaco, il confronto tra le forze politiche del centrosinistra si basa tutto sui programmi. Fra i punti caldi l'ambiente e i diritti civili. Riguardo il primo tema il testo dell'accordo recita: "E' urgente un radicale investimento sulla raccolta differenziata e chiudere il ciclo dei rifiuti con il pieno utilizzo delle tecnologie di valorizzazione piu' moderne e avanzate". Sul fronte dei diritti, invece, non si parla di Registro delle unioni civili, perchè "sono le leggi dello Stato che disciplinano il regime delle unioni diverse dal matrimonio, e Roma vi si attiene". Ma si prospetta la realizzazione di "un Centro internazionale della cultura omosessuale, spazio civile di dialogo e creativita'".
Dal centrodestra arriva intanto sia una mano tesa che una critica a Rutelli. Il candidato del Pdl Gianni Alemanno, infatti, afferma di volersi impegnare "da subito con Rutelli su tre punti irrinunciabili: la legge su Roma Capitale, il federalismo fiscale e il Patto sulla sicurezza".
Poi però è lo stesso Alemanno ad accusare: "Rutelli per cercare di vincere le elezioni comunali di Roma ha resuscitato la vecchia alleanza tra democratici e estrema sinistra. E' un'ombra scura che torna sullo scenario romano".
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Rutelli da un contentino a Fabrizio Marrazzo. Finanzierà un Centro internazionale di cultura gay.
Un centro internazionale della cultura omosessuale nella Capitale. È quanto promesso dal candiato sindaco del centro sinistra al Comune di Roma, Francesco Rutelli. L'annuncio è stato dato oggi in occasione dell'accordo fra Rutelli e la Sinistra Arcobaleno, che a livello locale, contrariamente a quanto avviene a livello nazionale, appoggia gli esponenti del Partito Democratico. E' probabile che tale centro, di cui fa cenno Rutelli, sia ospitato presso il nuovo spazio dato dal ex-sindaco Veltroni all'Arcigay e che quindi Rutelli, in sostanza, con tale dichiarazione ha fatto intendere a Marrazzo e soci che la loro "alleanza" sarà lautamente finanziata per costituire appunto tale centro.





