(Adnkronos) 'Abbiamo appreso stamane che Francesco Rutelli, candidato a Sindaco di Roma, ha inserito tutti i nostri 5 punti nel programma, che gli avevamo presentato alcuni giorni fa durante l'incontro che abbiamo avuto con lui: l'impegno contro qualsiasi discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale a Roma e contro ogni persecuzione nel mondo conferma e miglioramento dei servizi per lesbiche gay e trans, che debbono valere anche per le coppie di fatto; costante attenzione e verifica delle condizioni di vita della comunita' lesbica, gay e trans sostegno e riconoscimento delle iniziative culturali e politiche della comunita' lesbica, gay, e trans iniziative nelle scuole per contrastare i fenomeni di bullismo e omofobia'. Lo sottolinea Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma.
"Nel rapporto tra Rutelli e la comunita' lesbica, gay e trans pesa ancora molto il ritiro del patrocinio del Comune di Roma al World Pride del 2000 e le politiche portate avanti da segretario della Margherita - afferma- con la nota di oggi speriamo si apra una nuova fase. Apprezziamo la sua totale adesione alla piattaforma di Arcigay e Arcilesbica perche' puo' ricominciare il dialogo interrotto qualche anno fa, fiduciosi anche dei suoi collaboratori che speriamo facciano parte della sua squadra di governo della citta'."
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ARCIGAY ESPRIME PIENO APPOGGIO ALLA BATTAGLIA DI GRILLINI.
Tutte le persone lgbt e quelle che si adoperano per una riforma civile e sociale nel paese, possano riconoscere e sostenere la candidatura.
E' stata confermata oggi la volontà del Partito Socialista di Roma di candidare Franco Grillini, parlamentare uscente, presidente onorario di Arcigay, alla carica di Sindaco di Roma.
Arcigay esprime pieno appoggio alla battaglia di Franco, che ha come primo obiettivo di dare voce a tutti quegli elettori che vogliono esprimere un voto per un candidato sindaco concretamente impegnato nelle battaglie di laicità di libertà.
Riteniamo, quindi, che tutte le persone lgbt e quelle che si adoperano per una riforma civile e sociale nel paese, possano riconoscersi e sostenere la candidatura di Franco Grillini a sindaco di Roma.
Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay
Fabrizio Marazzo
Presidente Comitato Provinciale Arcigay di Roma
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CIOCCHETTI (UDC), GRAVE APERTURA RUTELLI ALL'ARCIGAY.
"Rutelli e' capace di fare accordi con chiunque ma Roma non e' la nuova Babilonia!".
(Adnkronos) - ''Roma non ha bisogno di un centro internazionale di cultura omosessuale, come non ha bisogno di un sindaco che dia sostegno e riconoscimento alle iniziative culturali e politiche della comunita' trans''. Lo dichiara il candidato sindaco di Roma dell'Udc Luciano Ciocchetti.
"Il fatto che l'Arcigay - aggiunge - abbia inserito nel programma di Rutelli i propri punti programmatici e' un fatto molto grave che deve far riflettere i cattolici e tutti i moderati della citta'. Sappiamo fin troppo bene che dietro le iniziative delle associazioni degli omosessuali e affini, si nascondono sempre duri e pesanti attacchi alla Chiesa Cattolica e al Santo Padre. Non e' cosi' che si rilancia l'identita' cristiana della citta'. Capisco che per qualche voto in piu' Rutelli e' capace di fare accordi con chiunque ma Roma non e' la nuova Babilonia!".
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Al grido di "Più internet per tutti", Grillini prepara la "Lista birichina" e dichiara " Rutelli invotabile".
(Velino) - Franco Grillini si candida a sindaco di Roma per la lista del Partito socialista. "Non si puo' lasciare ai romani la possibilita' di scegliere tra un candidato papista e uno dei clericofascisti - ha spiegato -. ''Rutelli e' inaffidabile e invotabile. Penso che sia giusto che vada al secondo turno, anche se non vogliamo che vinca la destra, che a Roma raggiunge una delle sue peggiori espressioni". L'annuncio della candidatura e' stato dato alla presenza, tra gli altri, del presidente del partito Enrico Boselli, di Gavino Angius, del segretario romano Atlantide Di Tommaso e di Alberto Benzoni, gia' vicesindaco con Luigi Petroselli. "Rutelli - ha aggiunto - e' stato il sindaco che nel 2000 ritiro' il patrocinio al World pride ed e' stato protagonista della spinta antisocialista e clericale nel Pd".
Boselli, invece, si e' soffermato sul tema delle unioni civili. "Sono rimasto colpito dalla decisione che Walter Veltroni prese due mesi fa - ha precisato - quando, alleandosi con la destra, impedi' l'istituzione del Registro delle unioni civili, lasciando in questo modo 60 mila coppie romane prive di diritti. I sindaci socialisti di Parigi e Londra si sarebbero vergognati. Difronte a questo precedente sento di poter dire che da sindaco Rutelli fara' anche di peggio. Per questa ragione penso sia giusto scendere in campo". A sostegno di Grillini stanno nascendo, oltre a quella del Partito socialista, altre due liste: "Una civica - ha rilevato Grillini - e un'altra che per il momento e' 'top secret'. Si trattera' comunque di una lista trasgressiva, birichina, dedicata al mondo della notte e del tempo libero.
Non e' una novita', ne esiste una anche a Parigi e ha sostenuto l'elezione del sindaco Bernard Delanoe".
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Campidoglio, Grillini primo candidato sindaco gay. In lizza con i socialisti: «Internet gratis per tutti».
(Il Messaggero) Franco Grillini, leader storico per i diritti degli omosessuali, si candida al Campidoglio nella lista del Partito socialista. Grillini si presenta come il primo candidato sindaco gay di una grande città italiana.
«Creatività e trasgressione al servizio della città», è il suo slogan. «Sarà il nostro Bernard Delanoe», ha affermato il sottosegretario agli esteri Bobo Craxi riferendosi al sindaco socialista di Parigi, anch'egli dichiaratamente omosessuale. Ed è proprio sui diritti civili e sui temi della laicità che Grillini fonda il suo manifesto elettorale. «La nostra sarà la campagna elettorale del '3T': talento, tecnologia e tolleranza», ha detto il candidato sindaco, riassumendo così il suo progetto politico per la capitale.
«Puntiamo a rendere internet gratis e accessibile a tutti, estendendo la rete Wi-fi - ha proseguito -. Mi occuperò della vita quotidiana dei romani, di tutti i romani». La candidatura di Grillini sarà appoggiata da tre liste: oltre ai socialisti, una di ispirazione laica e una terza che lui definisce «molto trasgressiva e biricchina, dedicata al mondo della notte e del divertimento che verrà presentata nei prossimi giorni».
«Francesco Rutelli è inaffidabile e invotabile. Penso sia giusto che vada al secondo turno, anche se non vogliamo che vinca la destra, che a Roma raggiunge una delle sue peggiori espressioni», ha sostenuto Grillini. «Non è possibile che i romani debbano scegliere tra i clerico-fascisti e l'Opus Dei - ha proseguito - A un sindaco papista e a un ex fascista, noi contrapponiamo un sindaco laico e riformista». Riferendosi ancora al candidato sindaco del Pd, Grillini ha aggiunto: «È stato protagonista della spinta anti-socialita e clericale nel Pd, da sindaco nel 2000 ritirò il patrocinio al World Pride - ha concluso - gli impegni del Pd in materia di diritti civili sono scritti sulla sabbia: vale l'esempio del centro internazionale di cultura omosessuale che mi ricorda le promesse mai mantenute da Cofferati a Bologna». Grillini ha poi affermato che «dopo il rifiuto e la discriminazione del Pd verso i socialisti non era possibile che a Roma ci alleassimo con Rutelli».
Rutelli. «Sinceramente non so di cosa parlerà Grillini, per me ogni candidatura è rispettabile come le altre», ha commentato Francesco Rutelli, candidato sindaco del Pd. «Ma un punto mi è chiaro», aggiunge Rutelli: «Ho incontrato nei giorni scorsi i responsabili dell'Arcigay di Roma con i quali abbiamo trovato una solida convergenza su alcuni precisi punti che entreranno nel nostro programma di governo per la città». «Tra questi - sottolinea il candidato sindaco - l'impegno contro qualsiasi discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale a Roma e contro ogni persecuzione nel mondo; conferma e miglioramento dei servizi per i romani, che debbono valere anche per le coppie di fatto; costante attenzione e verifica delle condizioni di vita della comunità "lgb"'; iniziative nelle scuole per contrastare i fenomeni di bullismo e omofobia». «Abbiamo inoltre convenuto - conclude Rutelli - sulla nascita nella Capitale di un centro internazionale di cultura omosessuale che possa essere un luogo di confronto, dialogo e crescita culturale. Si tratta di cinque punti importanti per una città moderna, plurale, aperta a tutte le culture e rispettosa di tutte le identità».
Sul sito internet del candidato del Ps www.grillinisindaco.it saranno pubblicati i messaggi dei cittadini che, come ha spiegato Grillini, «potranno dare suggerimenti via sms al numero 3317076401».
Alemanno: piano per 10mila posti negli asili nido. «La candidatura di Franco Grillini a sindaco è un segnale importante. Le sponde sono alternative e la battaglia comunale è più aperta che mai». Così il candidato sindaco del Pdl ha commentato la candidatura del presidente onorario dell'Arcigay. Alemanno ha poi affermato che «uno degli impegni centrali nel programma comunale del Pdl sarà quello di far nascere asili nidi per 10mila nuovi posti a Roma nel prossimo quinquennio». «Attualmente - ha aggiunto - su 70mila bambini da 0 a 3 anni a Roma, solo 16.355 hanno un posto negli asili nido».
sabato 8 marzo 2008
Contraddizioni dell'Arcigay. Fabrizio Marrazzo apre a Rutelli: "Apprezziamo la sua adesione alla piattaforma di Arcigay". Ma poi è pro Grillini.
venerdì 7 marzo 2008
Paola Concia: “Io, omosessuale catapultata nella Puglia della tolleranza”.
Paola Concia, manager romana e portavoce del tavolo dei gay per il Pd, correrà alla Camera in decima posizione.
(Giovanna Vitale - La Repubblica edizione Bari) «Catapultata sì, raccomandata no». Paola Concia, 44 anni, manager pubblica e portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito democratico (Pd), vive con un po’ di disagio le polemiche scatenate in queste ore intorno alla sua candidatura alla Camera in decima posizione.
Eppure era inevitabile, non crede? In fondo nessuno la conosceva, prima che Roma la imponesse alla Camera in Puglia.
«Il fatto di non avere un legame con questo territorio non significa che io venga dal nulla. Dopo il liceo sono fuggita da Avezzano, dove sono nata, e sono arrivata a Roma, città capace di accogliere e non discriminare gli omosessuali. Sono entrata nel Pci nel 1982, ho attraversato tutte le fasi di trasformazione del partito fino all´approdo democratico, di cui condivido a fondo la posizione di dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici».
Ci spiega allora com´è nata la sua candidatura?
«Da una richiesta del tavolo degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una nostra rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è l´altro portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell´Arcigay. Il regolamento del Pd prevedeva che alcune candidature sarebbero state espresse in sede nazionale: io sono una di queste, ma non ho alcuna intenzione di venire in Puglia per prendere i voti e poi scappare».
Ma perché proprio in Puglia?
«Questo non lo so. L´unica cosa che so è che è stato Nicola Latorre a suggerirlo. Lui mi stima molto. Non siamo amici d´infanzia, credo piuttosto che condivida le battaglie sui diritti che ho sempre portato avanti con forza e convinzione».
Però la sua candidatura ha portato all´esclusione di altri esponenti locali del Pd e della società civile.
«Guardi, io non ho chiesto niente, né dove né in che posizione essere candidata, mi sono messa semplicemente al servizio del Pd. Perciò spero di non essere vissuta come una catapultata. Anzi: considero questa un´occasione per occuparmi della Puglia. L´estate scorsa mi è capitato di trascorrere tutta la convalescenza della mia malattia nel Salento: ho affittato casa nel centro di un piccolo paese, sono rimasta tre settimane, da sola, e sono stata benissimo. Mi sono sentita accolta, reduce da un tumore, non è stato facile, ma il clima di solidarietà mi ha aiutata molto».
Lei, che è una omosessuale dichiarata, è stata candidata nella Regione governata da Vendola. Secondo lei perché?
«Non c´è dubbio che in Puglia, grazie a Nichi, la battaglia degli omosessuali ha avuto un impatto enorme sotto il profilo simbolico. È una delle regioni più all´avanguardia in Italia. L´ha dimostrato eleggendo un omosessuale: ha saputo andare oltre, far diventare la diversità una ricchezza».
Quali sono i suoi programmi?
«Arrivo domani (oggi per chi legge) per l´apertura della campagna elettorale. Sarò accanto a D´Alema e, come ho già detto a tutti quelli che mi hanno chiamata, da Emiliano in giù, sono a vostra disposizione. La mia chiave è che i diritti civili fanno crescere il Paese. Come sostiene anche Nichi: i territori che includono le donne, i giovani, gli immigrati, gli omosessuali portano sviluppo non solo dal punto di vista sociale, ma economico. Gli indici di crescita dei territori sono legati all´inclusione, alla tolleranza. Ecco perché sono contenta di essere stata candidata in Puglia, che è già un grande laboratorio di questa idea».
Gianfranco Fini e Famiglia Cristiana si scrivono.
Fini: "Dal Pdl il rilancio della famiglia e la tutela della vita da ogni aggressione". Don Sciortino: "A quando una vera politica per la famiglia?".
Caro Direttore, concordo con Lei quando osserva che "gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici, hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati – e non solo il Capo - su aborto, testamento biologico, coppie di fatto (…)". Vorrei dirle subito però che il diritto di sapere riguarda tutti gli elettori, inclusi quelli che non fanno riferimento ad alcuna confessione. Vita, famiglia, educazione sono questioni laiche sulle quali convenire, in adesione a dati di realtà, a prescindere dalla vicinanza alla religione. Riconoscere che l’essere umano è tale dal concepimento non richiede un atto di fede, basta un’ecografia; questo riconoscimento non comporta l’abrogazione della 194 o il ripristino delle norme a essa antecedenti: deve invece indurre a un impegno, anzitutto finanziario, trent’anni dopo l’approvazione di quelle disposizioni, teso a prevenire l’aborto, così come formalmente prevede la stessa 194, con l’indicazione di concrete alternative per la donna che ha difficoltà. Ribadire che il matrimonio è l’unione fra un uomo e una donna, derivante dalla reciproca assunzione di doveri e di diritti, è constatare quello che accade da sempre, in ogni ordinamento, prima che il Cristianesimo conferisse al matrimonio la forma del sacramento. Aggiungere che tale unione deve incontrare favore, e non ostacoli, da parte delle istituzioni, soprattutto quando la famiglia si apre ai figli e mantiene al proprio interno gli anziani, equivale a una scelta strategica che oltrepassa il confine del singolo nucleo familiare, proiettandosi sul futuro di una nazione, la nostra, che patisce più di altre il calo demografico. Affermare che qualunque droga fa male, che ne va scoraggiato l’uso, che va incrementata la prevenzione e che vanno potenziati i percorsi di recupero, con l’applicazione effettiva della legge che porta anche il mio nome, significa essere convinti che l’integrità della persona è il presupposto di una sana convivenza. Infine, ricordare che il titolare del diritto a educare non è lo Stato, bensì i genitori, equivale a porsi nel solco della Costituzione, allorché, all'art. 30, pone in capo al padre e alla madre, e non allo Stato, il "dovere e diritto" di "mantenere, istruire ed educare i figli".
Su questi temi nella Legislatura 2001-2006, con il Centrodestra al governo, sono state fornite risposte chiare, nei limiti della compatibilità finanziaria, in una fase di recessione e di difficoltà economiche. Sugli stessi temi nella Legislatura appena conclusa il Centrodestra ha impedito che fossero portati a compimento quegli attacchi che cadono sotto il nome di testamento biologico (espressione adoperata finora, nei progetti presentati, per mascherare l’eutanasia), di pacs-dico, di legalizzazione di droghe a torto definite leggere, di norme c.d. antiomofobia, oggettivamente lesive di una sana pedagogia.
Il Pdl intende porre nel cuore della politica, e quindi anche del dibattito della campagna elettorale in corso, il necessario rilancio della famiglia e la tutela della vita da ogni aggressione che la minacci. Lo ha già fatto in modo chiaro, individuando in ciò che ruota attorno alla famiglia uno dei punti qualificanti del programma, la sua "seconda missione". Riprendo dal testo del programma medesimo:
- introduzione graduale e progressiva del quoziente familiare", per adeguare il rapporto tra fisco e famiglia alla effettiva consistenza di quest’ultima, alle sue necessità, ai problemi che la riguardano (presenza di disabili o di anziani non autosufficienti);
- rilancio del ruolo di prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all'aborto per la donna in difficoltà": non faremo comizi contro la 194, ma ci interessa che colui al quale la gestante che ha problemi si rivolge non si limiti a consegnare il certificato per abortire, ma informi sui diritti derivanti dalla gravidanza, indirizzi verso soluzioni effettive (avendo gli strumenti per farlo), aiuti a far nascere il bambino;
- parità di scelta fra scuola pubblica e scuola privata";
- esclusione di ogni ipotesi di leggi che permettano o comunque favoriscano pratiche mediche assimilabili all'eutanasia".
Gianfranco Fini
Presidente di Alleanza nazionale
Questa la replica del direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino.
"Prendiamo atto degli impegni che Gianfranco Fini, Presidente di Alleanza Nazionale, assume sui temi della vita, la scuola e la famiglia. Verificheremo nei fatti e nella sostanza che per tutto il Popolo della libertà non si tratti, ancora una volta, di affermazioni generiche, sia pure ben espresse in termini inequivocabili. Al di là delle lodevoli intenzioni, la storia di questi anni ci insegna che c’è sempre una "buona" ragione, come "i limiti della compatibilità finanziaria", per giustificare il venir meno ai solenni impegni assunti in campagna elettorale. Si sono succeduti i Governi, ma finora, alle famiglie, soprattutto con figli, sono stati dati solo aiuti sporadici e insufficienti, quasi un’elemosina per sopravvivere. Se è vero che i figli sono il futuro e la speranza del Paese, quando potremo avere una vera politica per la famiglia, degna di questo nome, cioè seria e organica come in Francia e in Germania ad esempio, che non sia frutto solo di scelte improvvisate?"..
(Il Direttore)
Grillini sindaco. Disperata utopia.
(Queerworld) L'Arcigay nazionale ed il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma esprimono la propria solidarietà all'Onorevole Franco Grillini del Partito Socialista, già presidente onorario di Arcigay, per la sua candidatura a sindaco di Roma (insieme a Gianni Alemanno di AN come rappresentante del Popolo delle Libertà e a Francesco Rutelli per il Partito Democratico).
Aurelio Mancuso, Presidente nazionale Arcigay, afferma che la propria associazione "esprime pieno appoggio alla battaglia di Franco, che ha come primo obiettivo di dare voce a tutti quegli elettori che vogliono esprimere un voto per un candidato sindaco concretamente impegnato nelle battaglie di laicità e di libertà."
Rossana Praitano, Presidente del C.C.O. Mario Mieli, dichiara, riguardo a Grillini, che "le sue indubbie capacità , l’impegno profuso a tutti i livelli durante la sua attività parlamentare, la sua personale coerenza politica rispetto al tema della laicità, nel quale rientra a pieno titolo anche la questione glbt, rendono la sua candidatura assai rilevante e riaprono senza se e senza ma nuove prospettive nelle elezioni amministrative della Capitale."
Se il Paese, o almeno Roma, funzionasse secondo i bisogni innocui dei propri cittadini, le cose sarebbero diverse. Durante la primavera del 2007, già nel primo dei tre mesi disponibili per la raccolta firme, 3000 cittadini romani si sono dichiarati favorevoli ad un registro per le unioni civili nel Comune di Roma. Alla fine della campagna, le firme superavano le 10.000 unità (ne sarebbero bastate anche 4000). Il Consiglio Comunale venne dunque chiamato a pronunciarsi sull'istituzione del registro. Risultato: l'allora Sindaco Walter Veltroni, a due settimane dal voto del Comune, andò a trovare il Segretario dello Stato Vaticano Tarcisio Bertone, che lo esortò a non approvare la mozione. Veltroni obbedì.
Ergo: Franco Grillini non vincerà le elezioni come sindaco di Roma.
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Roma. Grillini contro tutti laicamente.
(River-blog) Franco Grillini, parlamentare socialista, ha presentato, poco fa, la sua candidatura a sindaco di Roma. I sondaggi, per ora, lo danno al 2% scarso. Confesso che non ho mai creduto alle candidature perse in partenza: che senso hanno? Ma in questo caso Grillini ha fatto bene, perché vuole lanciare un chiaro e netto messaggio di laicità, marcando la sua differenza rispetto agli altri candidati (dal centrodestr al centrosinistra). In una conferenza moderatamente affollata, Grillini ha attaccato, anche pesantemente, tutti gli altri candidati: “Rutelli? Inaffidabile. Alemanno? Un ex fascista”. Ancora: “Non posso accettare che i romani siano costretti a scegliere tra un sindaco papista e un ex fascista, tra l’opus dei e i clerico-fascisti“. Ma le parole più dure sono state per Rutelli: “Vorrei ricordare che è stato l’artefice della svolta anti-socialista e clericale del Pd. Da sindaco, nel 2000, ritirò il patrocinio al Gay Pride”. Per quanto riguarda le proposte, Grillini ha lanciato il programma delle “3T”: Talento, tecnologia e tolleranza. “Vogliamo rendere internet gratis per tutti“, preannuncia. Il parlamentare socialista sarà appoggiato da una lista sui generis: “Molto trasgressiva, dedicata al mondo della notte“. Sul suo sito (www.grillinisindaco.it) saranno pubblicati gli sms dei cittadini, che potranno essere inviati al numero 331-7076401.
giovedì 6 marzo 2008
La nipote del principe golpista corre con Casini. Alessandra Borghese: «In campo per le donne e la famiglia».
«Dalla mia finestra ho sempre visto sia il cupolone che il colosseo». La principessa Borghese capolista dell'Udc nel Lazio: «Mi candido per i valori»
(Il Corriere della Sera) Dai viaggi con i malati a Lourdes a «Porta a Porta». La principessa Alessandra Borghese, capolista per il Senato nel Lazio con l'Udc di Pier Ferdinando Casini, ha deciso di scendere in politica «per i valori». Romana, 45 anni, erede di una famiglia che nei secoli ha avuto pontefici e generali, oggi molto vicina a Benedetto XVI, la Borghese ha spiegato come la sua candidatura - ufficializzata dall'ex presidente della Camera - sia «la continuazione naturale del percorso che fatto in questi anni» a difesa «delle donne, della famiglia, della vita». Precisando che dalle sue finestre ha sempre visto «sia il Cupolone che il Colosseo». È lei, insomma, il nome «molto importante nel mondo cattolico» annunciato da giorni dal partito centrista.
MALEDUCAZIONE - La principessa svela qualcosa di sé nel suo sito personale. Leggendo qua e là si scopre una donna che ha orrore della maleducazione: «... Sul treno pochissimi cedono il passo, aiutare una signora a sistemare una valigia è impensabile, i bagni sono impraticabili... Con lo sguardo perso oltre il finestrino, sfinita da tanta prepotenza mi sono chiesta che cosa sia l'educazione». È sicura: «Non è una distinzione di classe sociale, un problema ideologico, ma piuttosto un tratto importante della personalità umana. Frequentare persone ineducate, gente che non ha ricevuto una buona educazione e non ha fatto nessuno sforzo per supplire a tale mancanza, è imbarazzante, faticoso e talvolta sgradevole. Oltre a non sapersi comportare i maleducati hanno spesso qualche complesso di inferiorità che li rende goffi ed inclini ad equivocare». «Non sono forse proprio la diffusa villania e la generale indifferenza - aggiunge - che alimentano il bisogno di valori cristiani come l'amore per il prossimo, la tolleranza, la comprensione?».
SENSO DEL SACRO - La principessa si sofferma anche sulla questione delle Chiese che si svuotano. E anche qui ha una risposta: «I fedeli vogliono scoprire il senso del sacro... Indubbiamente una certa cristianità è finita... Sono passati 40 anni dal Concilio Vaticano II, sta emergendo una nuova cristianità non più sostenuta dalle istituzioni... La Chiesa Cattolica deve sfidare un mondo moderno senza cedere a compromessi o facili vie d'uscita. I Protestanti hanno inseguito la moda del mondo (salvo alcune sette): da loro i preti si sposano, le donne possono presiedere al culto, gli omosessuali dichiarati sono accettati nel clero...».Arcigay scaricata da tutti i partiti. La Sinistra Arcobaleno, esclude Zan. Sempre più evidente la disastrosa gestione di Aurelio Mancuso.
Bene le candidature De Simone e Luxuria, le sosterremo.
(Apcom) "Siamo molto dispiaciuti per l'esclusione di Alessandro Zan, presidente veneto e della segreteria nazionale di Arcigay, dalle liste di Sinistra Arcobaleno". E' quanto dichiara in una nota Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, ricordando che "i partiti padovani dell'alleanza avevano sottoscritto un documento a sostegno della sua candidatura, e tutte le realtà territoriali venete di Arcigay avevano chiesto un segnale positivo".
"Purtroppo, così com'è avvenuto anche per altre candidature indipendenti, il tavolo nazionale - dice Mancuso - ha escluso un'assunzione collettiva di queste figure, determinando nei fatti un veto incrociato, che ha tolto cosi spazio a personalità che avrebbero certamente dato il senso di un'apertura nei confronti della società civile e dell'associazionismo".
"Siamo inoltre ancora in attesa - aggiunge - di conoscere in quale posizione sarà collocata la candidatura di Gianpaolo Silvestri, fondatore Arcigay e senatore uscente. Per quanto riguarda Sinistra Arcobaleno salutiamo positivamente le candidure delle due parlamentari uscenti Titti De Simone e Vladimir Luxuria, rispettivamente capolista in Basilicata e in seconda posizione in Sicilia 1. Come per tutti i candidati del movimento omosessuale e per altri candidati lgbt presenti in altre liste, Arcigay - conclude Mancuso - le sosterrà convintamente".
mercoledì 5 marzo 2008
I "trombati" dal Pd. Parla Lo Giudice l'escluso "eccellente".
«L’Italia è più avanti della politica. E anche i Democratici balbettano».
(Il Resto del Carlino) Lo Giudice il segretario provinciale del Pd ha detto di essere dispiaciuto per la sua esclusione.
«Ho visto, mi fa piacere. E’ vero che il tema indicato da noi, quello di una rappresentanza del movimento gay in Parlamento, è stato posto sul tavolo nazionale. E’ corretto».
Questo la consola?
«Il problema politico rimane, andrà affrontato nel modo migliore. Bisogna capire come il partito si farà carico di dare risposte alle persone omosessuali. Risposte che devono essere compatibili con quel che accade negli altri Paesi».
Faccia un esempio.
«L’omologazione delle coppie gay a quelle etero. Il Parlamento europeo ce lo chiede da anni».
La gente è pronta?
«L’Italia è più avanti della politica, che è timorosa».
La politica per dire il Pd?
«Anche il Pd è timoroso, senz’altro».
Il dispiacere del segretario secondo lei è condiviso anche dai cattolici?
«Bisogna chiederlo a loro. Ma anche da quella parte ho sempre ricevuto attestati di stima. Ad esempio nelle consultazioni. Lo so per certo».
A chi si riferisce in particolare?
«A tantissime persone. E anche alle dichiarazioni pubbliche di Rambaldi, Officina delle idee».
Tutti le dicono bravo ma non la mandano in Parlamento.
«Non mi sento frustrato o deluso. Mi dispiace perché esiste una questione aperta rispetto alla risposta che si dà sui temi dei diritti civili, in particolare per le persone omosessuali».
Che ruolo avrà nel Pd a Bologna? Pensa a una ‘compensazione’, diciamo così, nella segreteria che sarà definita a giorni?
«Non chiedo compensazioni e il problema non riguarda me. Sto in questo partito con spirito di servizio e un’attenzione molto forte a un tema trascurato».
La lobby gay a Bologna voterà per il Pd?
«L’Arcigay ha dato un’indicazione molto chiara. Non si schiera con nessun partito. Chiede ai suoi di non cedere alla logica dell’astensione. Chiede ai partiti di dare rappresentanza diretta al movimento. Quindi appoggerà in modo molto forte i candidati omosessuali o transgender. Ma anche tutti quelli disponibili a sottoscrivere un patto perché nel prossimo Parlamento i nostri temi possano vivere».
Un contratto.
«E’ sempre stato così».
Ma non è un limite dire: ti voto se fai qualcosa per me?
«E’ una domanda mal posta. Comunque lo fanno tutte le forze sociali che portano avanti interessi specifici. Neanche l’Arcigay vuole che il prossimo Parlamento si occupi solo di omosessuali. Un pochino sì, però».
Contrordine compagni! L'Arcigay non è contro la Concia. Basta che faccia quello che diciamo noi...
Mancuso: "Paola, se come sono certo sottoscriverà la piattaforma del Roma Pride 2007, sarà sostenuta da Arcigay".
(Aurelio Mancuso Presidente nazionale Arcigay - L'Unità) Sono alcuni giorni che è montato il caso inesistente Arcigay versus Paola Concia. Si continua con articoli sui giornali, dichiarazioni ed esternazioni di tutti i tipi a sottolineare come la cattiva Arcigay abbia ingiustamente redarguito l'esponente lesbica del PD, senza averne, come si legge martedì sulla lettera pubblicata a firma di Cristina Mastropiero su l'Unità, la titolarità. Si coglie l'occasione nella lettera per formulare pesanti giudizi sul movimento, i suoi leader, la capacità reale di incidere. Insomma siamo alle solite, ma non ci scomporremo certo, per attacchi che solitamente giungono dal centro destra o dalla destra estrema, invece da qualche tempo anche dal centro sinistra. Non sta a noi difendere il nostro lavoro, certo ci compete il compito di respingere al mittente una rappresentazione di Arcigay quanto mai bislacca, probabilmente dovuta, per stessa ammissione dell'estentrice dello scritto, di scarsa conoscenza del movimento. Ciò che è stato vigliacco è di aver sapientemente capovolto il senso delle nostre affermazioni, e di averci consegnato, quasi non se ne vedesse l'ora a quel ruolo di giuria di qualità del Festival di Sanremo (toccateci tutto, ma non Sanremo!), come a dire: "sono quattro sfigati lasciateli dire, noi siamo il popolo e andiamo avanti". È vero noi siamo niente rispetto ai conciliaboli dei salotti buoni della politica, alle potenti reti di cripto lesbiche e cripto gay che nelle ristrette stanze muovono pedine e determinano fortune e disgrazie. Alcuni di noi conoscono questo partito quando si chiamava PCI, poi PDS, poi DS, e ora PD. Conosciamo le liturgie, la forza della relazione diretta, dell'essere presenti nelle stanze nazionali, ecc. Siamo, quindi, consapevoli dei poteri che abbiamo di fronte. La candidatura di Paola Concia è un fatto interno al PD, di cui siamo contente e contenti, per lei, anche se sarebbe ragionevole aspettarsi, come avviene in tutti i partiti del socialismo europeo e di centro sinsitra, che non fosse l'eccezione. Il suo lavoro è utile, ed è figlio delle battaglie interne che in oltre vent’anni molti di noi hanno condotto dentro quel partito. La nostra dura presa di posizione si è determinata il giorno dell'uscita dell'articolo sul Corriere della Sera, dove è apparso chiaro, che si è voluto confezionare un attacco diretto ad Arcigay per promuovere la candidatura di Paola. Si è tentato di accreditare che alla mia inesistente certa candidatura in Sinistra Arcobaleno il PD dovesse contrapporre la candidatura della Concia. Per com'era costruito ed enfatizzato si voleva anche affermare che era ormai stata consumata una rottura storica tra Arcigay e il PD. Insomma un bell'uragano, da cui Paola non si è sottratta, forse per non compromettere la sua candidatura. Ci dispiace questo tipo di campagna è lontano dalla nostra storia e dal nostro faticoso agire quotidiano. Arcigay è una rete dove militano migliaia di gay e di lesbiche, organizzata in oltre 50 comitati provinciali, un centinaio di punti d'aggregazione, servizi, telefoni amici, attività culturali, gruppi giovani, strumenti d'ascolto e aiuto contro le discriminazioni. Si può tutto ridurre, si può giudicare con la puzza sotto il naso, tipica dell'intellettualismo, ma poi non si attendano risposte miti. Siamo orgogliosi di rappresentare un'avventura collettiva che ha cambiato la cultura di questo paese, e fatto emerge un'enorma soggettività lesbica e gay e non abbiamo bisogno di sottoporci ad esami richiesti da chi non sa nemmeno di cosa parla. Noi non siamo niente, ripeto, rispetto al grande partito, che può anche decidere di non avere relazione con chi da venticinque anni mette la sua passione al servizio delle lesbiche e dei gay italiani auto finanziandosi, senza aver avuto un aiuto dalla sinistra politica e culturale di questo paese, senza aver potuto contare su posizioni e valori chiari da parte del più grande partito del centro sinistra. Nonostante questo, altri omosessuali visibili, in posizione non certa si candidano nelle liste del PD: Andrea Benedino, Ivan Scalfarotto, Fabio Omero, a loro va il nostro apprezzamento, così come ai candidati gay, lesbiche e trans in altri partiti.
Ribadisco che Paola, se come sono certo sottoscriverà la piattaforma del Roma Pride 2007, sarà sostenuta da Arcigay e, visto che è candidata in Puglia potrà forse comprendere meglio che non tutto si gioca a Roma, ma anche nella vasta e complessa provincia italiana, dove Arcigay si trova a fronteggiare situazioni personali e collettive drammatiche, senza distinzione di posizionamento sociale.
Sarà utile, se lo si vorrà, dopo le elezioni riflettere bene, perché non serve a nessuno avere atteggiamenti di rimozione di questioni che attengono anche, e questo sì un partito deve tenere conto, al consenso e alle positive relazioni sociali.
martedì 4 marzo 2008
Al solito volano gli stracci tra l'Arcigay e il circolo Mieli di Roma. Un'associazione ormai senza identità e le ragioni di Rossana Praitano.
Offendere complica la vita.
Salve, sono la Orsomando della Sinistra Arcobaleno, o meglio ancora la valletta, come inaspettatamente mi ha etichettato Aurelio Mancuso. Non avrei mai detto che accettare l'invito a presentare in una conferenza stampa Bertinotti, come candidato leader per la Sinistra Arcobaleno, avrebbe creato così tanto crepacuore
Ho anche usato dell'autoironia dandomi pubblicamente dell'Orsomando, ma evidentemente non si è capito. Eppure il giorno prima su Liberazione veniva pubblicata una mia lettera aperta di pura critica a quello stesso partito per l'appoggio alla candidatura a Sindaco di Roma di Rutelli. Come dire: da una parte il Mieli apprezza la svolta di Sinistra Arcobaleno verso i diritti civili, sostanziata anche dal chiedere alla portavoce del Roma Pride 2007 di presenziare il debutto di una campagna elettorale con forti contenuti lgbt; dallaltra parte il Mieli continua a fare politica con cristallina autonomia, criticando lo stesso partito per una scelta amministrativa che va in direzione contraria. E di tale coerenza cè ununanime considerazione, smentita solo dal recente epiteto di valletta da parte di Mancuso. Tutto bene da quelle parti?
Allibita, ma con un lieve sorriso bonario, mi trovo costretta a ricordare i seguenti episodi e i salotti politici che sono stata accusata di frequentare con scarsa autonomia.
Si parte da lontano, cioè dalla manifestazione del 20 ottobre lanciata da Liberazione e dal Manifesto, che aveva tra i pochi firmatari promotori sia Mancuso che Praitano; quella manifestazione era marcatamente di sinistra da un lato, e parlava della necessità per una sinistra nuova di coniugare diritti civili e diritti sociali, per questo l'avevamo condivisa insieme, anche se il Mieli aveva aderito e Arcigay no, giustamente avendo anime diverse. Si può concludere che l'avvicinamento su certi contenuti con la Sinistra da parte del Mieli è stata manifesta e autonoma, come quella, solo a titolo personale, del Presidente di Arcigay Nazionale.
Dopo quel grande evento abbiamo partecipato insieme, sia io che Mancuso, alla due giorni a Roma di nascita della Cosa Rossa insieme ad altri militanti lgbt e a tante femministe, per dare un apporto critico dai movimenti. L'intervento però sul palco nella giornata conclusiva è stato quello di Mancuso, indicato dal senatore Salvi di Sinistra Democratica. Io, da spettatrice, ricordo di aver consigliato a Mancuso di rifiutare l'impostazione dall'alto sull'ordine degli interventi e di far salire sul palco insieme con lui i vari militanti gay e le femministe presenti, per dare un segnale di novità, di autonomia e di non organicità, importante in una fase costituente di un partito, da cui si è distinti . Ma tantè, il consiglio non è sembrato opportuno.
Poi Arcigay ha lanciato la manifestazione Libera Italia nella capitale. Sia noi del Mieli che Imma Battaglia abbiamo esposto delle forti perplessità su metodo e contenuto, più che legittime dato che il movimento lgbt non è Arcigay e data la scelta di Roma, dove, narrano dei facinorosi, pare ci siano sia il Mieli che il Dì Gay Project. Poi è arrivato il grande terremoto: le elezioni anticipate. Arcigay ha dichiarato di temere strumentalizzazioni e dunque ha annullato la manifestazione. Tutto bene, ma oggi mi è sorto un dubbio: se la ragione principale di Libera Italia era quella di affermare lautonomia di Arcigay da tutti i partiti e di costruire un soggetto lobbistico nuovo, come potevano le elezioni creare problemi a tale affermazione forte di un principio? Non poteva, al contrario, essere uno libero strumento di pressione proprio a ridosso delle elezioni e dunque delle scelte programmatiche delle formazioni politiche? Ma tantè, rispetto a Libera Italia il Mieli, in larga compagnia, si è limitato a fare lo spettatore un po perplesso.
L'elezioni sono proprio un maremoto. Mi telefona un alto esponente del partito radicale e mi chiede cosa ne penso dell'idea di una lista gay con vari autorevoli esponenti del movimento tra cui me e Mancuso, interpellato poco prima. Gli rispondo che non ci sono i tempi per ragionare su una idea del genere, consapevole che leffetto rivoluzionario della proposta avrebbe senso solo se fosse supportata e con rappresentanti da tutto o gran parte del movimento lgbt. Dopo poche ore mi giunge da molte parti la notizia che si parla di una candidatura di Mancuso in Sinistra Arcobaleno, in quota Sinistra Democratica. Non ci trovo nulla di strano, soprattutto dopo tutto quello ricordato sino ad ora. Da spettatrice, mi rimane solo un po misteriosa la notizia di un Consiglio di Arcigay fissato per il 1° e 2 marzo, per sciogliere le riserve dellassociazione sulle indicazioni di voto subito dopo la ragionevole data di chiusura delle candidature.
Vengo contemporaneamente invitata a Roma nell'incontro autoconvocato dei movimenti con la Cosa Rossa, al cinema Farnese il 10 febbraio, e il mio intervento è tutto sull'errore di candidare sindaco Rutelli e sulla oggettiva difficoltà dei cittadini gay e trans di appoggiare tale scelta. E preparo l'articolo poi pubblicato su Liberazione il 12 febbraio.
Sempre il 12 febbraio mi chiamano e mi chiedono di fare per il giorno dopo, la famosa presentazione di Bertinotti, di cui si diceva allinizio. Prendo un giorno di ferie e vado alla conferenza stampa, un po stupita per essere l'unica non appartenente a nessuno dei 4 partiti della neonascente formazione della Sinistra Arcobaleno. Ma tantè, sono contenta che il Pride abbia avuto anche questo effetto. Però da subito mi accorgo di una certa agitazione attorno a me, soprattutto del mondo glbt. E cominciano a chiedermi in tanti: ti candidano? Con tranquillità rispondo a tutti che nessuno mi ha detto niente e che non mi sogno lontanamente di chiedere niente a nessuno, anche perché chi fa politica fuori dai partiti e raggiunge dei risultati rilevanti che suscitano interesse, mai e poi mai deve proporsi ai partiti, piuttosto deve essere richiesto, pena di vedere bruciato tutto il lavoro fatto e forte proprio dell'autonomia. Posso però facilmente immaginare, come chiunque, che la Sinistra Arcobaleno dovrà per forza candidare degli esponenti del mondo lgbt, anche per coerenza con le dichiarazioni positive sulle questioni omosessuali e transessuali e perché ha ben tre onorevoli uscenti da cui non può prescindere: Luxuria, De Simone e Silvestri. Poi posso anche immaginare che si guardino attorno, ma che la realtà politica della Sinistra Arcobaleno, sondaggi compresi, è tale che sarà difficilissimo pensare a candidature esterne ai 4 partiti stessi.
Il 21 febbraio arriva l'incontro di Bertinotti con gli esponenti affini del mondo lgbt e del femminismo. Nella sede di Carta ci ritroviamo in tanti: De Simone, Luxuria, Silvestri, e poi Aurelio Mancuso, Porpora Marcasciano, Leila Daianis, Alessandro Zan, Bianca Pomeranzi, Saverio Aversa e altri. Si parla di politica, e personalmente invito Bertinotti, tra le altre cose, a candidare donne ed esponenti del mondo lgbt, immaginando che sia importante rendere noto il supporto ai compagni e alle compagne in possibile lizza e avendo saputo in precedenza dai tre uscenti che nulla ancora si sa della loro ricandidatura.
Nel frattempo Grillini ha annunciato la sua possibile candidatura a Sindaco di Roma. Lo chiamo entusiasta. E a tutti gli esponenti di Roma di Sinistra Arcobaleno, dei Radicali e del PD ripeto che la candidatura di Rutelli resta indigesta, che appoggeremo Franco con forza, e che al più il Mieli darà indicazione di voto disgiunto a chi comunque vorrà sostenere i candidati consiglieri dei tre partiti elencati. Un'occasione per ripetere tali concetti è stata il sit-in di solidarietà al locale del Coming Out il 22 febbraio, dove fuori al locale c'erano tanti politici, nonché Grillini e Mancuso. Da spettatrice ho però rilevato che in quei giorni Arcigay Roma si è limitato ha chiedere un incontro a Rutelli.
Passa qualche giorno ed arriva la giornata cruciale. Sul Corriere della Sera del 28 febbraio cè una dichiarazione di Mancuso in cui si denuncia lassenza di candidature gay nel PD e la sua possibile candidatura nella Sinistra L'Arcobaleno. Si scatena una prevedibile valanga. Veltroni fulmineo annuncia la candidatura di Paola Concia, tacciando Arcigay di ingiuste accuse di discriminazione; Giordano è costretto a comunicare quelle di Luxuria e della De Simone, con anticipo su tutte le altre candidature del partito della Sinistra; il vertice di Arcigay si fa prendere dal nervosismo: attacca la Concia, annuncia con sdegno che non ci sono candidature del mondo lgbt (evidentemente Titti e Vladimir vengono da Marte), si dimentica che ci sono in lizza altre situazioni (vedi Lo Giudice, e giustamente il Cassero corre ai ripari addolcendo la pillola) e smentisce che Mancuso sia candidato.
A questo punto e dopo molte ore dalla valanga, un po stufa di fare la spettatrice e trovando ingiusto che, nella furia delle notizie, si fosse fatta tale confusione, dannosa per la causa del mondo lgbt e per le persone coinvolte, ho fatto un piccolo asciutto comunicato stampa, riassumibile così: la rappresentanza gay è un bene per tutti, così come la coerenza con i programmi, qualunque sia la provenienza dei singoli o il loro approdo; Titti e Vladimir sono evidenti candidati del mondo lgbt, anche se non vengono da Arcigay; bisogna ricordarsi tutti di Grillini e di Silvestri e del loro lavoro; la Concia non è vero che è nessuno ed è piuttosto da criticare il programma debole del PD, che rimane tale anche se Veltroni, seguendo la richiesta di Mancuso, avesse candidato un rappresentante di Arcigay al posto della Concia; infine ho semplicemente descritto che Mancuso aveva sfidato Veltroni con il meccanismo dell'autocandidatura. Complicato trovare qualcosa di strano in tale osservazioni e individuarci una polemica. Tuttal più si poteva riassumere con un state buoni, se potete. Eppure Mancuso è riuscito a prendersela pure con me. Tutto bene da quelle parti?
Infatti nel discorso di apertura del consiglio dei primi di marzo, ormai giunto, e pubblicato sul sito di Arcigay, Mancuso, senza citarmi per nome (cosa un po infantile) accusa me di aver acceso polemiche parlando di una sua autocandidatura e che, da valletta di partito, non mi posso permettere di parlare di autonomia. Sono anni che sostengo che le elezioni fanno male a tanti esponenti del movimento lgbt; a Mancuso hanno fatto malissimo. Che ne è del portavoce del Pride di Roma, accorto, dialogante, tattico, intelligente? Torna Aurelio, torna quello che eri, anche perché le elezioni passeranno, ci saranno i Pride, il mondo glbt e la popolazione omosessuale e trans saranno sempre gli stessi, non mutati da una candidatura in più o in meno, e bisogna saperci lavorare. Se qualcuno ha creato confusione, quella francamente non sono io, anzi. La candidatura di Mancuso è uscita in quellarticolo dalla bocca di Mancuso, non dalla Sinistra Arcobaleno, e questo, a casa mia, si chiama autocandidatura. In ogni caso parlando di meccanismo di sfida ero stata chiara: autocandidatura come mezzo per stanare Veltroni, ma a questo punto mi viene il sospetto che fosse una mossa con ulteriori speranze. Comunque se la giornalista ha forzato un pensiero, si poteva chiedere la smentita direttamente a lei, che se non erro, è vicina a Sinistra Democratica.
Arriverà aprile, e poi maggio e poi giugno. Ed altri anni ancora. Un bel respiro. Io, comunque, mi aspetto delle pubbliche scuse, anche come donna. Se non arriveranno, pazienza, ci sarà una valutazione sull'affidabilità altrui.
Rossana Praitano
Presidente Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
lunedì 3 marzo 2008
La sinistra Arcobaleno di Padova chiede di candidare un "colonnello" dell'Arcigay: Alessandro Zan.
"In questi anni si è battuto per l'istituzione dell'Anagrafe delle coppie di fatto e allo stesso tempo si è contraddistinto anche sui temi ambientali".
(Ansa) La Sinistra L'Arcobaleno di Padova, in una nota, ''sostiene unitariamente e con forza la candidatura eleggibile alla Camera di Alessandro Zan''.
''La sua candidatura, a partire da basi solide, - prosegue - è dunque in grado di aprire delle contraddizioni nel Partito Democratico, di pescare in un'area di confine, e dunque di aiutare La Sinistra - L'Arcobaleno in questa dura competizione elettorale oltre che nella costruzione unitaria''.
Nella nota si ricorda che Zan ''è membro della segreteria nazionale di Arcigay e Presidente della Lega Italiana Nuove Famiglie, un'associazione che si e' fatta promotrice di una grande battaglia per i diritti alle coppie di fatto attraverso iniziative di respiro ampio. Nonostante la sua giovane età, inoltre, a favore di Zan non parla solo il presente, ma anche l'esperienza: nel 2002 e' stato il principale organizzatore, a Padova, del Gay Pride. Nel 2004, candidato al Consiglio Comunale di Padova, Zan e' stato eletto con 424 preferenze, pur non essendo nella testa di lista.
In questi anni si e' battuto per l'istituzione dell'Anagrafe delle coppie di fatto e allo stesso tempo si e' contraddistinto anche sui temi ambientali''.





