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martedì 6 maggio 2008

Alemanno a tutto campo, dal cinema al gaypride, dall'esercito all'estate romana.

Alemanno: «Alla Festa del Cinema benvenute le star Usa, ma valorizzeremo i nostri film».
(Il Messaggero) «Saranno sempre benevenute le star Usa» ma, con una revisione dell'attuale impianto della manifestazione, «saranno valorizzati i film italiani» innazitutto. Alemanno scrive una lettera al Corriere della Sera intervenendo sulla polemica relativa alla Festa del Cinema per «precisare» il suo «punto di vista». Nella lettera, il sindaco evidenzia le sue perplessità sulla Festa, «priva - scrive - di una reale valenza competitiva, senza un riflesso sul mercato, in cui i partecipanti sono praticamente spesati per fare bella mostra di sè, mentre in manifestazioni analoghe gli oneri sono in larga parte a carico di chi concorre per promuovere il proprio lavoro». Poi, sottolinea come il cinema sia «un importante terreno di scambio soprattutto con la cultura americana» e ricorda l'oggettivo e importante «ruolo delle pellicole Hollywood» nella «formazione dei gusti e del costume del nostro Paese». Quindi ricorda anche come «l'Italia e Roma abbiano costituito e costituiscano uno dei set privilegiati per le produzioni di tutto il mondo».

Divi di Hollywood ospiti graditi. Il Primo Cittadino riafferma «l'amore e l'impegno per questa arte» e rassicura così i divi di Hollywood: «Saranno sempre ospiti graditi e il Comune offrirà loro e alle case di produzione, più che una strumentale ed effimera esposizione mediatica, i supporti più adeguati per svolgere e promuovere il loro lavoro».
Esercito italiano. «La festa dell'esercito è un evento molto importante, per me anche dal punto di vista personale perché mio padre era un ufficiale dell'esercito». Sono le parole del sindaco Gianni Alemanno che ha partecipato alla cerimonia militare per il 147esimo anniversario della costituzione dell'Esercito Italiano all'ippodromo Militare di viale Tor di Quinto. «Dobbiamo sempre manifestare - ha aggiunto Alemanno - la nostra vicinanza alle forze armate che sono il cuore delle nostre istituzioni e del nostro stato. Chi serve in divisa le istituzioni deve essere sempre onorato e aiutato a promuovere la sua professionalità».
Gay Pride: no esibizionismo. Il sindaco intervenendo alla trasmissione "Il caffè" ha commentatto il Gay Pride. Sottolineando che verso gli omosessuali non ha «nessun tipo di discriminazione», ha detto che il Gay Pride «è un fatto di esibizionismo sessuale ed io sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo sessuale sia omosessuale sia eterosessuale. Ne discuteremo in consiglio comunale e cercheremo di trovare una formula che non offenda nessuno». Alemanno ha parlato di una «forma un po' aggressiva di manifestare il proprio modo di essere». Poi rispondendo alla domanda se ci sia l'eventualità di creare uno Stato etico, Alemanno ha affermato: «C'è nel centrodestra un filone di cultura liberale che non può mettere in discussione i comportamenti individuali» e c'è rispetto per la «privacy» e le «libertà individuali» a prescindere dalle «abitudini sessuali» e dalla «religione».

Estate romana non in discussione. Il sindaco durante la trasmissione ha ribadito che «l'Estate Romana non è in discussione». «È da circa 15 anni che all'interno dell'Estate Romana c'è manifestazione a Colle Oppio gestita da organizzazioni culturali più di destra che di sinistra», ha spiegato Alemanno, aggiungendo che «ormai la destra è viva e presente» da anni nella manifestazione.

lunedì 5 maggio 2008

Dopo elezioni. Adesso i problemi.

(Roberto Schena - GayLib) Non so fino a che punto Alemanno dialogherà con i gay romani e con gaylib in particolare, penso solo che se rinnoverà lo stile "borsa aperta" delle passate giunte romane sarà criticato dalla sua stessa maggioranza, fortemente clericale. Comunque non ci conterei. Gli spazi di dialogo con le istituzioni si stanno chiudendo un po' ovunque anche perché arcigay non riuscirà per molto tempo a liberarsi dalla faziosità (prima o poi dovrà farlo) con cui da sempre ha facilitato il compito alle congreghe omofobe.
Vale quindi la pena di insistere sulla necessità per il movimento di riprendere la strategia della protesta, ammesso che ne abbia mai avuta una, di spostare l'attenzione dai locali, bar, disco e saune, alla persona, dalle feste alla cultura, dal qualunquismo all'impegno, dal libero spaccio a un maggiore senso della solidarietà e della fratellanza. Anche qui i tempi non possono essere brevi, ma è l'unica strada, il movimento così com'è è in chiusura, in liquidazione, i suoi protagonisti attuali sono di fatto messi da parte, per loro è finito un ciclo. Ormai sono i simulacri di se stessi.
Devo dire che non c'è granché dibattito nel mondo arcigay. L'unico a scrivere interventi, peraltro chilometrici, come se dovesse da solo riempire un vuoto, è Dall'Orto. Mancuso è quasi senza parole. Grillini ko. La Luxuria torna a fare la soubrette, anche se devo dire che non si è comportata male, nel complesso, anzi riusciva a rendere più di Grillini in tv, e anche se ha meno argomenti di lui è più suadente e meno politichese. Infatti gli ha rubato la scena causandone il declino quale personaggio pubblico, probabilmente condannandolo a terminare la carriera. A me tutto sommato dispiace, ma di errori capitali ne ha fatti anche lui, la sua azione di de-sinistrizzare il movimento è stata troppo debole.
La sensazione è che arcigay non abbia gli stumenti umani e culturali per cavarsela diversamente dalla pura sopravvivenza, nei prossimi anni. Le critiche di Dall'Orto alla burocratizzazione del movimento sono anche sensate, peccato che lui stesso abbia fatto parte più che integrante di quel "sistema" che oggi ha portato il movimento a un vicolo cieco. Nei passaggi politici ed economici delle sue analisi emerge un'ingenuità disarmante. E' la prima volta che sento qualcuno sostenere che la Lega è un movimento "feudale", o qualcosa del genere. Inutile contestare affermazioni simili, tempo perso. Tanti elogi sprecati per Zapatero, ma senza sapere che il premer spagnolo ha potuto dichiarare guerra alla chiesa grazie all'appoggio che il suo governo ha ricevuto dai deputati autonomisti catalani, baschi e galiziani, il cui massimalismo fa impallidire i fucili (inesistenti) di Bossi. Contemporaneamente il suo governo ha emanato decreti anti immigrazione come la sinistra italiana mai concepirebbe. E ha vinto ancora. Perché nessuno ce l'ha con i "negri", ma con la babele che ormai invade tutti i quartieri popolari delle grandi città.
Disattenzione evidente in tutto il movimento verso la Lega, disprezzata e derisa dagli stessi protagonisti perfino negli anni 90, quando la Lega era il più laico, anzi, laicista, di tutti i partiti, mentre Veltroni direttore dell'Unità distribuiva il Vangelo nella versione ufficiale e D'Alema premier definiva "provocatorio" parlare di famiglie gay. Per non parlare dei rapporti con il partito di Berlusconi: semplicemente inesistenti, snobbati. Si è fatto un pride nazionale a Milano all'insegna del borrelliano resistere, resistere, resistere. Oggi il Cavaliere guarda da un'altra parte, dove i gay non ci sono, ci meravigliamo? Si è sbarazzato dell'Udc restando sordo alle pressioni del Vaticano e ha stravinto, mentre la sinistra è stata asciugata dal pragmatismo un po' casinista della Lega.
Lo schierarsi del movimento resta più che mai il maggiore ostacolo per l'apertura di un tavolo sui diritti della coppia. Più ancora del Vaticano.

sabato 3 maggio 2008

Dopo la batosta elettorale per il movimento Lgbt, si apre un dibattito.

Ed ora un po’ di dimissioni, grazie!
di Enrico Oliari*

La tornata elettorale è ormai passata da qualche giorno dopo aver lasciato, come uno tsunami, sul bagnasciuga i pesci agonizzanti della Sinistra Arcobaleno e di altri partitini e partitetti caratterizzati da flop più o meno prevedibili, come quello di Giuliano Ferrara e della sua lista antiaborista.

Ed anche per il movimento gay si è trattato di una Caporetto. O meglio, per quella parte di movimento gay che per anni ha preteso di rappresentarne l’intera comunità schierandosi e facendo schierare tutti con una sinistra palesemente ipocrita, che voleva noi omosessuali in un pentolone dove dentro ci...

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venerdì 2 maggio 2008

Panzeri: E ora dico io qualcosa di leghista.

Antonio Panzeri, europarlamentare Pd, ex leader della Cgil di Milano

(Paola Sacchi - Panorama) La sinistra è accusata di atteggiarsi come se avesse sempre la verità in tasca. Perde anche per questo?

Non bisogna mai avere atteggiamenti presuntuosi. A Roma, la vicenda sicurezza ha pesato, eccome. Ci sono stati alcuni errori. Ma soprattutto non c’è stato ricambio della classe dirigente. In Campidoglio si è passati da Rutelli a Veltroni, poi di nuovo Rutelli… Si è data l’impressione di una gestione poco aperta, molto privata.
Candidature tutte in famiglia?
Sì, questa gestione non è stata molto apprezzata. C’è una differenza tra il voto che prende Nicola Zingaretti come presidente della provincia e quello di Rutelli. Roma avrebbe apprezzato una discontinuità, un volto nuovo come Zingaretti.
La demonizzazione della Lega, poi, non ha giovato.
Non amo né la demonizzazione né la scimmiottatura della Lega.
Quindi niente Pd del Nord?
Proposto in quel modo sembrava appunto una scimmiottatura della Lega. Noi siamo un partito con un’identità nazionale. Tuttavia il voto ci suggerisce che senza radicamento non si va da nessuna parte e poi c’è un problema di innovazione dei contenuti.
Quale?
Dobbiamo declinare meglio il problema dell’immigrazione. E comprendere che ormai è fonte di possibile concorrenza sul mercato del lavoro, perché non è più del tutto vero che gli immigrati prendono solo i posti che gli italiani non vogliono.
Sta dicendo una cosa coraggiosa, quasi leghista.
C’è una paura derivante da un intaccamento dell’identità territoriale. E questo si lega alla sicurezza. Mi è capitato in campagna elettorale di sentire persone che mi dicevano: “Scusi Panzeri, ma mi sono venuti due volte a rubare a casa. Che facciamo?”. E ho notato le mie mani nude nel fornire risposte.
Veltroni è ora un’anatra zoppa?
Alla sua leadership non ci sono alternative. Ma ora bisogna costruire un partito tutt’altro che leggero.

lunedì 28 aprile 2008

GayLib si complimenta con Alemanno ma non hanno una strategia pro-gay ora che il centrodestra ha conquistato Roma.

«Con lui c'è la maggioranza dei gay che non si riconosce nella strategia di omosessualizzazione e resistenza pietosa portata avanti dalle associazioni gay di sinistra».

«Facciamo i migliori auguri di buon lavoro al sindaco Gianni Alemanno. Roma è una città che ha bisogno di cambiamento, di una maggiore sicurezza e di più libertà. Confidiamo nel nuovo primo cittadino affinché in ossequio al valore scelto come bandiera sappia operare con coscienza e responsabilità verso i diritti di tutti, senza dimenticare la comunità omosessuale».

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Berlusconi: "Roma merita il buon governo del Pdl".

(Il Giornale) "Roma è una città stupenda, una grande capitale, che meritava e merita un buongoverno degno delle più importanti capitali europee. Questo significa che deve essere amministrata meglio di quanto sia stato fatto negli ultimi 15 anni dalla sinistra". Lo afferma il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, nella nota di commento alla vittoria di Gianni Alemanno per Roma. "I romani lo hanno capito - prosegue il premier in pectore - e, con una maggioranza chiara e di grande significato politico, hanno premiato il programma di buongoverno del Popolo della Libertà, volto a coniugare una maggiore sicurezza di Roma con l’ammodernamento delle infrastrutture urbane, indispensabili per migliorare la qualità della vita dei romani e sostenere lo sviluppo economico di una città patrimonio del mondo intero".

"Nella sua prima dichiarazione, dopo la vittoria, Gianni Alemanno si è impegnato ad essere il sindaco di tutti i romani, anche degli elettori che si sono schierati per l’altra parte. È un impegno - sottolinea Berlusconi - che gli fa onore, poiché le sfide che dovrà affrontare per fare di Roma una città più bella, più pulita, più ordinata, più vivibile richiederanno un consenso ampio e unitario della cittadinanza romana".

"Mi auguro che, nonostante la sconfitta, l’opposizione che siederà in Parlamento e in Campidoglio confermi l’impegno a collaborare nella riforma dell’architettura istituzionale, compresa quella di Roma capitale". "Grazie Romà, grazie a tutti i romanì - scrive Berlusconi - e un grande augurio di buon lavoro a Gianni Alemanno, nuovo sindaco di Roma".

Rutelli: "Le elezioni sono state vinte da Alemanno". E lo accusa di strumentalizzazioni.

Il candidato del Popolo delle libertà, Gianni Alemanno, è il nuovo sindaco di Roma. Succede a Walter Veltroni, dimessosi per partecipare quale candidato premier alle ultime elezioni politiche.

Hanno terminato lo scrutinio il 97,08% degli Uffici elettorali di sezione. I risultati, non ancora ufficiali, danno Alemanno al 53,62%, contro il 46,38% ottenuto dall'altro candidato ammesso al ballottaggio, Francesco Rutelli (PD)...

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La parabola Rutelli, ovvero: chi è causa del suo mal...

(Cadavrexquistar) Quanto mi dispiace! Oh, quanto mi dispiace! Sono in ambasce perché il povero Francesco Rutelli non è stato eletto, per la terza volta, sindaco di Roma e ha dovuto cedere il passo al truce Gianni Alemanno. Chissà, forse non è stata proprio una buona idea quella di candidare chi è stato condannato - in Cassazione - per le consulenze d'oro ai tempi dei suoi precedenti mandati e ha, disgraziatamente, inaugurato la stagione cristiano-fondamentalista del neonato Partito Democratico attraverso quell'operazione di ingegneria genetica che vede la sua punta di diamante nella candidatura di Paola Binetti in Parlamento. Forse qualcuno pagherà per aver imposto per la terza volta un personaggio di questo tipo, senza nessun tipo di consulenza democratica prima. Forse qualcuno si accorgerà che questa rincorsa ai voti del centro e dei cattolici non ha portato esattamente i frutti sperati. Forse qualcuno intonerà un mea culpa per aver parlato di "difesa della laicità" schierandosi però subito, al primo voto, dietro questo baciapile. In ogni caso, se guardo i risultati, una cosa mi colpisce: non sarebbero bastati i voti dell'Udc e della Destra per far recuperare ad Alemanno lo stacco che aveva con Rutelli. Questo vuol dire che, molto probabilmente, Alemanno ha attinto anche ai voti di molti che avrebbero eletto un altro candidato di centrosinistra, se fosse stata data loro l'opportunità di farlo. Ma più poté il disgusto per il Rutelli, a quanto pare. Dal 45,8% del primo turno, Rutelli è salito al 46,4%, mentre Alemanno è passato da un 40,7% a un 53,6%. I numeri, dunque, parlano. Io, comunque, non mi preoccupo: già mi aspetto una bella resa dei conti all'interno del Partito Democratico e un radicale ripensamento sulla strategia di "conquista del centro e della destra", fallita, perché è evidente che tra l'originale e la copia, meglio l'originale, e tra il nemico e il traditore, be', meglio il nemico. E poi non mi preoccupo anche perché sono certo che, da galantuomo qual è, Rutelli non userà l'escamotage di farsi recuperare alla Camera, ma resterà in consiglio comunale, a Roma, dove combatterà una dura opposizione. Di sinistra e laica, ovviamente. Conoscendolo. Però... quanto mi dispiace, ah, quanto mi dispiace!

Alemanno sindaco, una sfida per i gay romani.

(River-blog) Gianni Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. Con un risultato che neanche lui si aspettava, ha sconfitto il più quotato Francesco Rutelli. Era una sfida difficile, il cui risultato era difficilissimo da prevedere, anche per il sottoscritto e per i sondaggisti con cui mi era capitato di parlare nei giorni scorsi (”Una previsione? Impossibile. 50 e 50″ mi ero sentito direi solo ieri). Ma la sconfitta rutelliana era nell’aria. Walter Veltroni è stato il miglior sindaco che Roma abbia mai potuto avere. Un sindaco che si sporcava le mani con le questioni di tutti i giorni, e che ama la politica, col cuore e con lo stomaco. Ma Rutelli, a sentire molte persone di sinistra, non era per niente amato. Scorbutico, arrogante, saccente: gli aggettivi che ho sentito più spesso da chi parlava di lui.

E adesso? Scelgo la prospettiva della comunità gay romana, da sempre divisa, spesso per banalissime questioni di soldi (penso agli accordi dell’ArciGay di Roma con la giunta Veltroni per una linea telefonica d’ascolto - accordo ‘promesso’ anche da Rutelli; penso agli inutili scontri tra il Mario Mieli e Digayproject; alle polemiche sui partiti da sostenere). Ecco, io penso che di fronte alla vittoria di una destra che certamente non si batterà per i diritti gay (Rutelli lo avrebbe fatto?), venga offerta una possibilità. La possibilità di compattarsi, di fare fronte unico contro l’omofobia che è spesso latente nella destra italiana, così diversa da quella Usa. I gay della capitale possono fare quello che a livello nazionale non è mai stato fatto: unire le forze, creare una sigla forte, in grado di smuovere interessi, politici ed economici. Insomma, fare una lobby vera e propria, come avviene in America.

Detto ciò, viviamo in un paese di centrodestra. Ormai credo sia un dato di fatto.
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Ore 17.30, dal sito del Ministero degli Interni:

  • Rutelli: 46.921
  • Alemanno: 53.078

sabato 26 aprile 2008

A furia di pensare ai gay la sinistra li perde per strada.

(Fausto Carioti - Liberazione) In realtà, tutto quello che c'è da dire sull'argomento è già stato messo nero su bianco, con invidiabile capacità di sintesi, nella lettera che un operaio di Piombino ha inviato a Fabio Mussi, e che a dicembre il ministro mostrava ai giornalisti. «Non vi seguo più», scriveva il ruspante compagno maremmano al suo referente politico, «ormai vi occupate soltanto di carcerati, di finocchi e di negri». Ecco, lasciamo perdere i carcerati e i «negri», e occupiamoci della terza categoria. Bisogna farlo, perché la sinistra ha appena riesumato la questione omosessuale. In funzione antiberlusconiana, ovviamente. Al Cavaliere è bastato dire una ovvietà, e cioè che sarà meglio che il prossimo commissario Ue italiano si interessi «di infrastrutture e di trasporti invece che di omosessualità», per scatenare gli strepiti delle vestali del politicamente corretto: Berlusconi omofobo, destra berlusconiana fascista e impresentabile e così via. Il tutto, va da sé, tenendo un occhio preoccupato sulla capitale, dove Gianni Alemanno rischia di essere eletto sindaco. A la guerre comme à la guerre : urge evocare lo spettro della marcia su Roma. Eppure il futuro presidente del Consiglio si è guardato bene dal ricorrere a epiteti offensivi. Ha parlato di «omosessualità», e lo ha fatto per dire che esistono questioni politiche più importanti di essa. Ha anche spiegato perché intende cambiare i compiti del commissario italiano: «Visto che abbiamo da riprendere un grande piano di opere pubbliche, avendo un nostro commissario possiamo lavorare meglio». Difficile dargli torto. Anche perché autostrade e ferrovie interessano tutti - ricchi e poveri, uomini e donne, omo ed etero - e non vi è nulla di strano che, nell'agenda di un Paese disastrato come il nostro, vengano prima di molte altre cose. E comunque, anche se non si è d'accordo con Berlusconi e le sue priorità, resta il fatto che nella sua frase non vi era nulla di scandaloso. Dagli all'omofobo

Ma a sinistra c'è chi si accontenta di molto poco. Barbara Pollastrini, ministro (ancora per pochi giorni: c'è una giustizia anche in questo mondo) alle Pari Opportunità, in preda a un fremito d'orrore per le parole del Cavaliere si chiede «come possa un premier dare una gerarchia ai diritti in questo modo». Va compresa: dalla sua parte sono talmente abituati a relativizzare tutto che la poverina ormai giudica eversiva la semplice idea di ritenere alcuni diritti più importanti di altri. Una deputata del Pd, Paola Concia, accusa Berlusconi di «omofobia e incapacità di unire gli italiani». Insorge pure Franco Grillini, candidato sindaco alle comunali romane per i socialisti e presidente onorario dell'Arcigay: «L'infelice frase berlusconiana la dice lunga su ciò che la destra italiana pensa delle minoranze e dei diritti civili». L'Unità ieri, in prima pagina, si è appellata a Veronica Lario, chiedendole di fermare il marito, autore di parole tanto scellerate. Il bello è che sono gli stessi elettori omosessuali, inclusi quelli di sinistra, che danno puntualmente ragione a Berlusconi. Anche per loro esistono temi politici assai più importanti di quello che accade dentro le camere da letto degli italiani. E infatti, chi si presenta come portabandiera dei temi gay viene regolarmente snobbato. Forse qualcuno ricorderà Ivan Scalfarotto. Era l'unico candidato dichiaratamente omosessuale alle primarie dell'Unione nell'ottobre del 2005. Ottenne appena lo 0,6% dei voti. Prendendo per buone le stime di Grillini, secondo il quale gli omosessuali sono tra il cinque e il dieci per cento della popolazione, vuol dire che la stragrande maggioranza degli elettori omosessuali di centrosinistra ha votato, alle primarie, per qualcun altro, facendo così capire che della questione "omo" a loro stessi importa assai poco. Lo stesso Grillini, che del movimento gay italiano è l'alfiere politico indiscusso, si è appena candidato a sindaco al grido di «Roma laica, Roma libera». Una parte del suo programma era dedicata alla «comunità gay e lesbica» e prevedeva, tra le altre cose, la «pedonalizzazione della gay street» romana, il lancio in grande stile del turismo omosessuale nella capitale e la «apertura del registro delle unioni civili anche alle coppie dello stesso sesso». Un tema, quest'ultimo, che è stato tra i più incandescenti di quelli trattati nell'ul tima legislatura, durante la quale, in certi momenti, è sembrato persino che il destino del governo Prodi dovesse decidersi sul riconoscimento delle unioni gay. Nella campagna elettorale per il sindaco di Roma, Grillini è stato l'unico a proporre simili cose. Niente di analogo è rintracciabile, ad esempio, nel programma di Francesco Rutelli, dove in compenso abbondano i riferimenti all'«ordine» e alla «sicurezza». Era lecito pensare, insomma, che il mondo omosessuale, per convenienza, per mancanza di alternative o per stima nei suoi confronti, premiasse il suo portavoce storico. Invece Grillini è uscito dalle urne con le ossa rotte: appena 13.620 voti per lui, lo 0,8% del totale. La grandissima maggioranza degli omosessuali capitolini non ha votato per lui, ritenendo le sue proposte politiche poco interessanti. Elettori come gli altri

La morale è chiara: nonostante il gran parlare che se ne fa a sinistra e l'importanza epocale che viene data all'argomento, per tantissimi gay la questione omosessuale non è granché importante. Prima, molto prima, vengono la sicurezza, le tasse, il traffico, lo smaltimento dei rifiuti e gli altri temi "ordinari" della campagna elettorale. Il significato del loro voto è profondamente egualitario: vuol dire che non si sentono elettori diversi dagli altri e che la gran parte di loro non ritiene la propria situazione difficile al punto di aver bisogno di leggi particolari. Chi pretende di rappresentare il loro voto secondo schemi legati alle preferenze sessuali, regolarmente fallisce. A ben vedere, a sinistra dovrebbero rallegrarsene e prendere atto delle indicazioni - chiarissime - che arrivano dalle urne. Mentre Berlusconi mostra di avere ottimi motivi per mettere in cima all'agenda italiana altre priorità. È il solito dilemma della sinistra: dare retta agli umori schietti della base o continuare a credere che la vita sia davvero tutta lì, in quelle tre o quattro ideuzze politicamente corrette che animano le loro discussioni e con le quali pretendono di giudicare ogni giorno l'operato degli avversari. Di solito seguono la seconda strada, e infatti sempre più spesso, quando si voltano, si accorgono che gli elettori li hanno mandati avanti da soli.