Spagna, socialisti vincono elezioni. Secondo gli exit-poll diffusi in tv.
I socialisti spagnoli del premier Zapatero avrebbero vinto le elezioni politiche, stando agli exit-poll diffusi dalla televisione di Stato spagnola. Stando a questi dati, i socialisti avrebbero conquistato tra 172 e 176 seggi, contro i 148-152 dell'opposizione del Partito Popolare (PP, centrodestra) di Mariano Rajoy.
Alle elezioni politiche del 2004 il Psoe aveva ottenuto 164 deputati, e il 42,6% dei voti, il Pp 148 seggi con il 37,64%. In percentuali di voto, stando agli exit poll delle televisioni, i socialisti avrebbero ottenuto il 45% contro il 38,6% al Pp secondo Tve, il 42,64% contro il 37,64% per Antenna 3, il 45% contro il 38,6% stando a Telecinco. Un exit poll dell'istituto Opina per La Cuatrò da fra 168 e 173 seggi ai socialisti (44,5% voti) e fra 145 e 149 (37,5%) ai popolari.
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Francia, elezioni flop per Sarkozy. Partito del presidente si ferma al 40%.
Il primo turno delle municipali francesi, una sorta di referendum su Nicolas Sarkozy, ha visto l'Ump (il partito del presidente) arretrare nettamente, fermandosi al 40%, mentre i socialisti e le altre liste di sinistra hanno raccolto su base nazionale il 47,5%. I socialisti dovrebbero mantenere il controllo di Parigi e Lione, e puntano a conquistare anche Marsiglia, la seconda piu grande città della Francia.
La sconfitta per la destra del presidente Nicolas Sarkozy al primo turno delle municipali prende forma - stando agli exit poll dei principali istituti di sondaggio - in diverse città - test ma non ancora nelle tre grandi municipalità che la gauche punta a strappare alla destra. Questi i risultati in alcune città - test: a Rouen, la gauche vince sulla destra; a Lille, il sindaco uscente, la socialista Martine Aubry, potrebbe essere confermata senza ballottaggio; a Caen, la candidata Ump sarebbe battuta dalla socialista. Decisivi saranno i dati sulle tre grandi città che la sinistra potrebbe strappare alle destra, Marsiglia, Tolosa e Strasburgo, ancora non disponibili.
domenica 9 marzo 2008
Spagna e Francia, vincono le sinistre.
Polemiche e sconcerto. Arcigay Roma sostiene Rutelli. Senza Parole!
(Il mio canto libero) Mi sembra assolutamente paradossale che nello stesso momento in cui Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, conferma la sua candidatura a sindaco di Roma, proprio in opposizione a un Rutelli, clericale e inaffidabile. Arcigay Roma, presieduto da Fabrizio Marrazzo stringa un'accordo con Rutelli e ne sostenga la campagna dicendosi soddistatta delle promesse fatte.
Giordano: Campania al voto dopo le elezioni. Rifondazione si rifà una verginità.
(Massimo Ciccarelli - è Costiera) Franco Giordano non sarà il leader di Rifondazione comunista, ma resta pur sempre il suo segretario politico. Per cui, quando arriva a Napoli per la campagna elettorale e dice che “ dopo le elezioni nazionali, in Campania bisogna andare rapidamente al voto, perché qui è definitivamente finito un ciclo politico” , c'è da credere che sarà conseguente.
D'altronde lo stesso Fausto Bertinotti, vero numero uno del Prc, aveva preso le distanze dal governatore Antonio Bassolino. Solo che l'affermazione di Giordano a cinque settimane dal voto suona molto opportunistica.
E anche un poco da voltagabbana. Perché con il tanto, oggi, “vituperato” presidente della Regione Campania, i rifondaroli per lunghi anni sono andati a braccetto. E fino a poche settimane fa hanno votato la fiducia al Consiglio regionale, proprio quando lo scandalo spazzatura aveva ormai assunto dimensioni internazionali.
E' facile adesso venire a chiedere i voti dell'elettorato campano ergendosi a censori di Bassolino, quando persino i dirigenti locali di Rifondazione che mettevano in guardia sulla china pericolosa in cui stava precipitando l'amministrazione regionale, venivano emarginati dal loro partito, e fatti andare via.
Per chi ha buona memoria ricorda, ad esempio, le vicenda dei consiglieri regionali Franco Specchio e Franco Maranta, e delle loro battaglie contro la gestione dei rifiuti, rimaste solitarie e inascoltate. Giordano forse potrebbe non conoscere queste storie passate, ma sicuramente dovrebbe sapere che il capogruppo Gennaro Migliore, è stato per anni consigliere comunale di maggioranza a sostegno dell'amministrazione Bassolino. Allora perché venire oggi a “rifarsi una verginità”, cercando di coprire il sole con un dito?
La strategia che Rifondazione intende seguire è quella di differenziarsi dai vecchi compagni di squadra, utilizzando il vecchio giochetto di fare le liste di buoni e cattivi a seconda della convenienza del momento, e di ergersi a paladini della legalità e della moralità quando si è a corto di seri argomenti programmatici.
E, come in questo caso, quando gli Alleati diventano scomodi. Infatti, il segretario del Prc non ha avuto alcuna difficoltà a dichiarare che “'anche con il voto delle politiche noi vogliamo interpretare un'ansia di rinnovamento che è molto forte. Un'ansia di rinnovamento e di moralità, propria anche di una classe dirigente giovane. Noi siamo in grado di esplicitarla, altre forze politiche l'hanno completamente cancellata”.
E' seguito poi, lo scontato attacco al Partito Democratico : “Al di là delle polemiche sulle candidature campane, la verità è che il Pd non è in grado di offrire un'alternativa campana alle vicende di questa classe politica”.
Se Giordano crede veramente in ciò che proclama agli elettori campani, allora coerenza vorrebbe che già domani, e non propagandisticamente “dopo le elezioni” si dimettessero gli assessori e i consiglieri di Rifondazione presenti alla Regione e al Comune di Napoli.
Quant’era mite Boselli. L’altra faccia del socialista per non sparire.
E allora c’è chi si domanda: “Ma è questo il Psi di Enrico Boselli?” E poi: come mai l’uomo mite, dal tono sempre pacato ed educato, sta subendo una trasformazione simile a quella di Gianni Morandi, ridisegnato da Fiorello a VivaRadio2 come “cattivo”? Come è successo che Boselli sia diventato un politico dal linguaggio spregiudicato, simile più ad un agit-prop di lunga fede comunista che a un nipotino di Filippo Turati?
Ma no, nessun cambiamento di carattere. Nessuno strascico della (brevissima) esperienza insieme a Marco Pannella e alle battaglie radicali, durante la fondazione della Rosa nel pugno (2,6 alla Camera e 2,5 in Senato, alla scorse elezioni), ormai del resto del tutto appassita.
Semplicemente: il Psi ha fatto di necessità virtù. E dopo aver ricevuto la porta in faccia dal Partito democratico, si è visto costretto a cambiare strategia e, con lui, Boselli. Così del giovane e timidissimo bolognese, ritrovatosi a 33 anni a guidare la regione più rossa d’Italia (l’Emilia Romagna) non è rimasto così più nulla.
Anche perché il diktat di strateghi e guru della comunicazione è stato chiaro: profilo libertario e agguerrito contro i due maggiori candidati. Non è un caso che il debutto socialista del 2 marzo, avvenuto nella celeberrima Sala Sivori di Genova dove più di un secolo fa si fondò il partito dei lavoratori, ha segnato il punto di non ritorno. Boselli ha messo subito le mani avanti: “Oggi non parlo, non apro la campagna elettorale dei socialisti. Oggi è una giornata di lutto per Genova e per gli operai italiani. Per questo dedichiamo idealmente il nostro inizio a tutti gli operai morti nel porto e agli oltre cinquemila morti sul lavoro degli ultimi quattro anni”.
Da lì in avanti è stata tutta una strategia d’attacco. È partito con Veltroni: “Raccontare agli italiani che non è mai stata comunista è una bugia e anche un errore. Il nuovo non passa cancellando la storia di ciascuno di noi. Quella è la fiction televisiva, non il nuovo”. Ha continuato con Giuliano Ferrara e la sua lista “Pro life”: “Dobbiamo spiegare agli italiani che la legge 194 non ha introdotto l’ aborto in Italia ma ha combattuto e sconfitto l’ aborto clandestino”. Per concludere con gli ex-alleati radicali: “Anche io mi domando chi vincerà tra Binetti e Bonino. Per ora vince la prima e in tutta Europa ci sono diritti civili che in Italia non sono garantiti”.
Da ultimo, ha pensato anche di candidare Clemente Mastella tra le fila dei socialisti, dopo l’archiviazione della sua indagine nell’inchiesta Why Not : “gli offro di essere capolista completamente indipendente del Senato in Campania. Comprendo il suo stato d’animo, ma mi auguro che Clemente abbia la forza di combattere anche questa battaglia”.
Un crescendo degno del miglior Rossini, che ha comunque trovato il punto coreograficamente più alto nella puntata di giovedì sera di Porta a Porta.
Boselli ha lasciato di stucco tutti, Bruno Vespa compreso, abbandonando la trasmissione a telecamere accese. E, una volta detto che “questa è una campagna che si svolge con regole truccate”, ha espresso “ai telespettatori la mia protesta”, disertando quella che molti considerano “la terza Camera della politica”.
Quanto a varcare la soglia delle prime due (Montecitorio e Palazzo Madama), si vedrà. Certo è che, secondo i più autorevoli spin doctor, le uniche speranze per riuscirci, per Boselli e i socialisti, sono ormai affidate a questo tipo di intemerate.
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Se il Porcellum cavalca Luxuria...
(Antonino Amato ) In Italia tutti i politici sono intelligenti e sensibili. E, pertanto, riconoscono che molti Italiani non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Solo che, per risolvere il problema, elaborano e promettono ricette miracolistiche senza costrutto. E, se qualcuno osserva, che potremmo risolvere il problema delle aziende che arrancano e dei poveri che fanno la fame, chiudendo le 113 basi militari USA dislocate in Italia e ritirando i 10.000 soldati italiani inviati all'estero a combattere le guerre americane, i politici si fanno diffidenti.
E, con gelido disprezzo, pensano: "il solito fascista che rifiuta di capire che nel 1945 gli USA ci hanno liberato. E, pertanto, dobbiamo ubbidire ai loro ordini. E pazienza se mandiamo i nostri in Afganistan a combattere contro i fanatici mussulmani e in Kossovo a difendere i fanatici mussulmani". Non potendo risolvere i problemi e non osando affrontarli in maniera logica e credibile, i politici cercano di farci scordare i problemi e le possibili soluzioni con uno squallido teatrino.
Prendete il "Porcellum". Tutti gridano "democrazia". Ma poi ci portano a votare con una legge che pone ostacoli vari a chi non gode del "favore del Signore" (leggi: USA ed Israele). E varano il "maggioritario" per avere più seggi dei voti e le "soglie di sbarramento" per evitare che qualche piccolo, anche perché più libero da condizionamenti, dica in Parlamento cose sgradevoli. Capita, di questi tempi, che a sinistra (Boselli), al centro (Casini ed altri) e a destra (Storace ed altri) denunciano mezzucci per "farli fuori". E non venitemi a dire che Boselli e Casini sono "fascisti". Quanto a Storace bisogna proprio essere in malafede per dargli del "fascista".
Come se non bastasse, i politici si confezionano le "preferenze" in casa. Nel senso che il solito "popolo bue" vota le liste scampate alle mannaie procedurali, ma non sceglie i "deputati". Questi vengono scelti dalle segreterie dei partiti secondo l’ordine che occupano nella lista. Succede, dunque, che i cervelloni della "Rifondazione Comunista" avevano tra i deputati uscenti tale Guadagno/Luxuria, eletto nel 2006 in Puglia. E volendo che lo stesso venisse rieletto lo hanno catapultato nella lista che va a vararsi in Sicilia, togliendo un posto a sedere ai locali.
Quando nel 2006 Guadagno/Luxuria fu eletto alla Camera dei Deputati, i Pugliesi la presero sul ridere: "Che culo!". Ma i Siciliani, che si vedono togliere uno dei pochi posti non hanno alcuna voglia di ridere. Tacciono li "masculi" ("E chi minghia ci dicu a chistu? Levati dai piedi garrusu? Roba da fascisti beceri. E poi, nel tradurre il concetto dal siciliano all’italiano, devo usare il LUI oppure la LEI? Meglio se non parlo"). Ma li "fimmini" vanno all’assalto. Non per niente vengono definite il "sesso debole". E con argomentazioni che non fanno una grinza: "E’ questo che intendete per rappresentanza territoriale? Togliere il posto a un/una siciliano/a per darlo ad un "essere" forestiero"? Ma, poiché l’affronto fatto ai Siciliani brucia sia ai "masculi" che alle "fimmini", lasciano trasparire la lagnanza di base. Ma su questo cedo la parola al "Corriere della Sera": "Nessuno dirà mai che non vogliono un trans candidato nella loro circoscrizione, ma sembra aleggiare perfino questo vago e acido dubbio nella ribellione….." (1).
Per concludere: "Che c’entra Luxuria a Palermo? Proprio in questa realtà così difficile dovevano candidarla? Come lo spieghiamo alle donne e agli uomini dello Zen?" (1). Lo Zen, per chi non lo sapesse, è un quartiere popolare di Palermo. Io avrei un suggerimento. Pare che, mentre i Turchi assediavano Costantinopoli, nel Palazzo si discutesse se gli "angeli erano di sesso maschile o femminile". Provino i Rifondaroli a fare un bel dibattito sul "genere" di Guadagno/Luxuria. Niente esclude che gli abitanti dello Zen scordino di avere il frigorifero vuoto. Del resto gli Italiani si vedono dire che "non ci sono soldi per le loro esigenze vitali" ma che si trovano i soldi per finanziare 113 basi militari USA e per inviare all’estero 10.000 soldati. Spendendo una montagna di soldi. Eppure…. Eppure li votano anziché inseguirli con il forcone. Chissà, forse che gli abitanti dello Zen non sono, anche loro, Italiani? E allora vai con il "Porcellum", con Guadagno/Luxuria e con la "Liberazione".
E’ stato già scritto: gli Italiani sono stati "liberati". Liberati dalla fatica di darsi una "identità". Temo che un popolo così paziente si meriti il Porcellum e Luxuria: sono le facce del fatto che non siamo né "Popolo" né "Nazione". Ma miserabile "plebe".
(1) "PRC, le donne contro Luxuria: in Sicilia non la vogliamo" in "Corriere della Sera" dell’8 marzo 2008, pagina 11.
Musica anni ’80, balli, gadget, vessilli. E contro l’effetto-Prodi il silviodanaio.
(Il Giornale) «Prende i mezzi», per dirla alla milanese, il popolo della libertà. «Mezzi» nel senso di tram, autobus e metropolitana. Autisti? Ma dove sono? Limousine? E chi le ha mai viste? Invece è proprio e soprattutto da lì, dal buio ventre sotterraneo della stazione Mm Romolo Lotto, linea rossa del metrò ambrosiano, tra gli acri odori di sigarette spente in fretta e quelli iper-vanigliati e stucchevoli delle brioche industriali vendute nei bar sotterranei e privi di grazia, che a partire dalle 9 del mattino di ieri a riaffiorare in superficie è un fiume umano in piena. Sempre più gonfio, sempre più vicino a tracimare.
E non sono volti confindustriali, né tantomeno da Federmeccanica, quelli che escono a rivedere il sole pallido e malato di Milano. Sono volti giovani con un mutuo sanguinoso, volti anziani da pensione ingenerosa, volti di ogni età da quarta settimana in apnea, da michetta che costa come l’oro, da pieno di «verde» che non ci puoi rinunciare, perché lavorare si deve, ma che è un salasso ogni giorno di più. Per non dire dell’Ecopass, sciura Moratti, che il diavolo si porti via anche quello...
Vengono in superficie, quelli del Popolo della libertà, e si infilano sotto le volte del Palalido dopo aver acquistato la loro bandiera da sventolare - 2mila pezzi «bruciati» in un attimo - e dato un’occhiata al gadget presentato dal designer e creativo Alberto Barillaro. È il Silviodanaio, un raccogli-risparmi di foggia antica, color del coccio proprio come quelli del passato, ma stampato in plastica riciclata e con tanto di sorriso candido del Cavaliere in coincidenza con la fessura dove devi infilare gli spiccioli.
Ed è per davvero un popolo vario e variopinto, molto più di quello che ti aspetti. Un popolo dove puoi veder scorrere le lacrime commosse e nostalgiche della signora Rachele Santagostino, di Casorate Primo (Pavia), che rimpiange il suo vecchio simbolo, quello di An, sacrificato sull’altare della causa comune. «Sto soffrendo perché mi manca tanto la mia fiammella tricolore. Ma forse è giusto così, è nell’ottica dei giovani, anche se io, adesso, a settant’anni, mi ritrovo con il magone», confessa. È un popolo dove spuntano senza sollevare proteste, al massimo qualche sorriso, anche le bandiere del GayLib, il movimento dei gay liberali di centrodestra, che per bocca del loro presidente Enrico Oliari chiedono il riconoscimento «dell’unione omoaffettiva nel programma del Pdl, perché anche questa è una libertà del popolo, come dimostrano del resto analoghe battaglie delle destre in tutta Europa e perfino tra i repubblicani negli States».
Comunque sono lì tutti per vedere «il Silvio», magari sognando di stringergli la mano, di certo per gridargli che sono ancora una volta con lui. E una volta dentro, sotto quelle vetrate ad arco oggi impolverate, ma che un tempo sono state anche moderne, è la torcida azzurra, il Maracanà della fede politica, ’o Vesuvio dei sentimenti repressi che finalmente eruttano lapilli, un mix rovente dove si mescolano rabbia antiprodiana e amore totale. «Silvio, Bergamo è con te», promette uno striscione sull’anello più alto; «Missaglia c’è e non vota comunista», garantisce quello accanto; «Noi non siamo bamboccioni», affermano a caratteri cubitali quelli di Azione giovani; «Clonate Silvio», sintetizza a pennarello blu, su un lenzuolo bianco, un anonimo con il raro dono della concisione.
Da una piattaforma in alto, en attendant il Cavaliere, è il complesso degli Oxxxa, quattro grilli canterini carichi di gommina, a riempire l’attesa. Per la gioia dei GayLab attaccano con le note di Ymca dei Village People; passano dai Ricchi e Poveri - «Che confusione...», accennano; «sarà perché ti amo...», risponde il pubblico - e proseguono con Balla balla, parole e musica di Umberto Balsamo, correva l’anno 1979. Musica da non star fermi. Ancheggia sugli spalti, sventolando il suo mega-tricolore, un’ex ragazza bionda. Corre sudato e felice, senza sosta, un ragazzone cinquantenne che di bandiere ne ha addirittura due. Posano in favore delle telecamere i giovani (veri, loro) giunti da Mantova indossando magliette stampate per l’occasione. Due le versioni, a seconda del sesso: «Siam felici, siam contente per Silvio Presidente», dicono in rima le femmine; «Tutti pazzi per Silvio», ribattono in prosa asciutta i maschietti.
Ma sono loro, Luisa Tonarelli e Ada Lama, miss di mezz’età dalla bresciana Leno, le più scatenate. Esibiscono un calendario autoprodotto dove appaiono avvolte nella bandiera di Forza Italia da cui spuntano due spalle nude e galeotte. E tengono ben alto un cartello: «Silvio, sei il nostro santo. Vai che noi ti seguiamo». Tutta roba che la sinistra se la sogna.
Berlusconi e Fini al Palalido di Milano. GayLib: "Ci siamo anche noi perchè bisogna continuare a insistere per cambiare la mentalita'".
PDL: OLIARI (GAYLIB), DEVE APRIRE A DIRITTI OMOSESSUALI RICONOSCERE COPPIA OMOAFFETTIVA SENZA DIRITTO ADOZIONE.
(AdnKronos) Nel centrodestra c'e' "ancora una certa chiusura nei confronti dei diritti degli omosessuali. E' indispensabile" cambiare atteggiamento. Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l'associazione degli omosessuali di centrodestra, e' venuto al Palalido di Milano per ascoltare Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
In alto sulla gradinata inalbera un piccolo stendardo dell'associazione fondata nel 1997, che spunta tra grandi striscioni ("Silvio, Bergamo e' con te", "Missaglia c'e' e non vota comunista", "Busto Arsizio per la liberta'"). Gaylib, spiega Oliari, lancia l'idea del "riconoscimento dell'unione omoaffettiva, cioe' della sola coppia gay. E' esclusa la possibilita' di adottare minori, perche' va considerato il diritto del bambino di essere adottato e non quello della coppia da adottare".
Segnali di apertura dai vertici non ce ne sono stati, dice Oliari, ma "devo dire che ci sono stati cambiamenti sensibili nella base, e pian piano saliranno". Secondo Oliari, che milita a destra dai tempi dell'Msi, "bisogna continuare a insistere per cambiare la mentalita' del centrodestra. In tutta Europa la coppia gay e' riconosciuta, tranne che in Irlanda e in Austria. L'Italia e' stata superata dal Venezuela e dal Sudafrica". Non e' una tematica che interessa poche persone: "Secondo l'Oms in Italia ci sono 3-4 mln di omosessuali", spiega. "Noi - conclude - non attacchiamo la famiglia tradizionale: il vero attacco alla famiglia non viene dai gay, ma dall'alto costo della vita".
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sabato 8 marzo 2008
Contraddizioni dell'Arcigay. Fabrizio Marrazzo apre a Rutelli: "Apprezziamo la sua adesione alla piattaforma di Arcigay". Ma poi è pro Grillini.
(Adnkronos) 'Abbiamo appreso stamane che Francesco Rutelli, candidato a Sindaco di Roma, ha inserito tutti i nostri 5 punti nel programma, che gli avevamo presentato alcuni giorni fa durante l'incontro che abbiamo avuto con lui: l'impegno contro qualsiasi discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale a Roma e contro ogni persecuzione nel mondo conferma e miglioramento dei servizi per lesbiche gay e trans, che debbono valere anche per le coppie di fatto; costante attenzione e verifica delle condizioni di vita della comunita' lesbica, gay e trans sostegno e riconoscimento delle iniziative culturali e politiche della comunita' lesbica, gay, e trans iniziative nelle scuole per contrastare i fenomeni di bullismo e omofobia'. Lo sottolinea Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma.
"Nel rapporto tra Rutelli e la comunita' lesbica, gay e trans pesa ancora molto il ritiro del patrocinio del Comune di Roma al World Pride del 2000 e le politiche portate avanti da segretario della Margherita - afferma- con la nota di oggi speriamo si apra una nuova fase. Apprezziamo la sua totale adesione alla piattaforma di Arcigay e Arcilesbica perche' puo' ricominciare il dialogo interrotto qualche anno fa, fiduciosi anche dei suoi collaboratori che speriamo facciano parte della sua squadra di governo della citta'."
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ARCIGAY ESPRIME PIENO APPOGGIO ALLA BATTAGLIA DI GRILLINI.
Tutte le persone lgbt e quelle che si adoperano per una riforma civile e sociale nel paese, possano riconoscere e sostenere la candidatura.
E' stata confermata oggi la volontà del Partito Socialista di Roma di candidare Franco Grillini, parlamentare uscente, presidente onorario di Arcigay, alla carica di Sindaco di Roma.
Arcigay esprime pieno appoggio alla battaglia di Franco, che ha come primo obiettivo di dare voce a tutti quegli elettori che vogliono esprimere un voto per un candidato sindaco concretamente impegnato nelle battaglie di laicità di libertà.
Riteniamo, quindi, che tutte le persone lgbt e quelle che si adoperano per una riforma civile e sociale nel paese, possano riconoscersi e sostenere la candidatura di Franco Grillini a sindaco di Roma.
Aurelio Mancuso
Presidente nazionale Arcigay
Fabrizio Marazzo
Presidente Comitato Provinciale Arcigay di Roma
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CIOCCHETTI (UDC), GRAVE APERTURA RUTELLI ALL'ARCIGAY.
"Rutelli e' capace di fare accordi con chiunque ma Roma non e' la nuova Babilonia!".
(Adnkronos) - ''Roma non ha bisogno di un centro internazionale di cultura omosessuale, come non ha bisogno di un sindaco che dia sostegno e riconoscimento alle iniziative culturali e politiche della comunita' trans''. Lo dichiara il candidato sindaco di Roma dell'Udc Luciano Ciocchetti.
"Il fatto che l'Arcigay - aggiunge - abbia inserito nel programma di Rutelli i propri punti programmatici e' un fatto molto grave che deve far riflettere i cattolici e tutti i moderati della citta'. Sappiamo fin troppo bene che dietro le iniziative delle associazioni degli omosessuali e affini, si nascondono sempre duri e pesanti attacchi alla Chiesa Cattolica e al Santo Padre. Non e' cosi' che si rilancia l'identita' cristiana della citta'. Capisco che per qualche voto in piu' Rutelli e' capace di fare accordi con chiunque ma Roma non e' la nuova Babilonia!".
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Al grido di "Più internet per tutti", Grillini prepara la "Lista birichina" e dichiara " Rutelli invotabile".
(Velino) - Franco Grillini si candida a sindaco di Roma per la lista del Partito socialista. "Non si puo' lasciare ai romani la possibilita' di scegliere tra un candidato papista e uno dei clericofascisti - ha spiegato -. ''Rutelli e' inaffidabile e invotabile. Penso che sia giusto che vada al secondo turno, anche se non vogliamo che vinca la destra, che a Roma raggiunge una delle sue peggiori espressioni". L'annuncio della candidatura e' stato dato alla presenza, tra gli altri, del presidente del partito Enrico Boselli, di Gavino Angius, del segretario romano Atlantide Di Tommaso e di Alberto Benzoni, gia' vicesindaco con Luigi Petroselli. "Rutelli - ha aggiunto - e' stato il sindaco che nel 2000 ritiro' il patrocinio al World pride ed e' stato protagonista della spinta antisocialista e clericale nel Pd".
Boselli, invece, si e' soffermato sul tema delle unioni civili. "Sono rimasto colpito dalla decisione che Walter Veltroni prese due mesi fa - ha precisato - quando, alleandosi con la destra, impedi' l'istituzione del Registro delle unioni civili, lasciando in questo modo 60 mila coppie romane prive di diritti. I sindaci socialisti di Parigi e Londra si sarebbero vergognati. Difronte a questo precedente sento di poter dire che da sindaco Rutelli fara' anche di peggio. Per questa ragione penso sia giusto scendere in campo". A sostegno di Grillini stanno nascendo, oltre a quella del Partito socialista, altre due liste: "Una civica - ha rilevato Grillini - e un'altra che per il momento e' 'top secret'. Si trattera' comunque di una lista trasgressiva, birichina, dedicata al mondo della notte e del tempo libero.
Non e' una novita', ne esiste una anche a Parigi e ha sostenuto l'elezione del sindaco Bernard Delanoe".
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Campidoglio, Grillini primo candidato sindaco gay. In lizza con i socialisti: «Internet gratis per tutti».
(Il Messaggero) Franco Grillini, leader storico per i diritti degli omosessuali, si candida al Campidoglio nella lista del Partito socialista. Grillini si presenta come il primo candidato sindaco gay di una grande città italiana.
«Creatività e trasgressione al servizio della città», è il suo slogan. «Sarà il nostro Bernard Delanoe», ha affermato il sottosegretario agli esteri Bobo Craxi riferendosi al sindaco socialista di Parigi, anch'egli dichiaratamente omosessuale. Ed è proprio sui diritti civili e sui temi della laicità che Grillini fonda il suo manifesto elettorale. «La nostra sarà la campagna elettorale del '3T': talento, tecnologia e tolleranza», ha detto il candidato sindaco, riassumendo così il suo progetto politico per la capitale.
«Puntiamo a rendere internet gratis e accessibile a tutti, estendendo la rete Wi-fi - ha proseguito -. Mi occuperò della vita quotidiana dei romani, di tutti i romani». La candidatura di Grillini sarà appoggiata da tre liste: oltre ai socialisti, una di ispirazione laica e una terza che lui definisce «molto trasgressiva e biricchina, dedicata al mondo della notte e del divertimento che verrà presentata nei prossimi giorni».
«Francesco Rutelli è inaffidabile e invotabile. Penso sia giusto che vada al secondo turno, anche se non vogliamo che vinca la destra, che a Roma raggiunge una delle sue peggiori espressioni», ha sostenuto Grillini. «Non è possibile che i romani debbano scegliere tra i clerico-fascisti e l'Opus Dei - ha proseguito - A un sindaco papista e a un ex fascista, noi contrapponiamo un sindaco laico e riformista». Riferendosi ancora al candidato sindaco del Pd, Grillini ha aggiunto: «È stato protagonista della spinta anti-socialita e clericale nel Pd, da sindaco nel 2000 ritirò il patrocinio al World Pride - ha concluso - gli impegni del Pd in materia di diritti civili sono scritti sulla sabbia: vale l'esempio del centro internazionale di cultura omosessuale che mi ricorda le promesse mai mantenute da Cofferati a Bologna». Grillini ha poi affermato che «dopo il rifiuto e la discriminazione del Pd verso i socialisti non era possibile che a Roma ci alleassimo con Rutelli».
Rutelli. «Sinceramente non so di cosa parlerà Grillini, per me ogni candidatura è rispettabile come le altre», ha commentato Francesco Rutelli, candidato sindaco del Pd. «Ma un punto mi è chiaro», aggiunge Rutelli: «Ho incontrato nei giorni scorsi i responsabili dell'Arcigay di Roma con i quali abbiamo trovato una solida convergenza su alcuni precisi punti che entreranno nel nostro programma di governo per la città». «Tra questi - sottolinea il candidato sindaco - l'impegno contro qualsiasi discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale a Roma e contro ogni persecuzione nel mondo; conferma e miglioramento dei servizi per i romani, che debbono valere anche per le coppie di fatto; costante attenzione e verifica delle condizioni di vita della comunità "lgb"'; iniziative nelle scuole per contrastare i fenomeni di bullismo e omofobia». «Abbiamo inoltre convenuto - conclude Rutelli - sulla nascita nella Capitale di un centro internazionale di cultura omosessuale che possa essere un luogo di confronto, dialogo e crescita culturale. Si tratta di cinque punti importanti per una città moderna, plurale, aperta a tutte le culture e rispettosa di tutte le identità».
Sul sito internet del candidato del Ps www.grillinisindaco.it saranno pubblicati i messaggi dei cittadini che, come ha spiegato Grillini, «potranno dare suggerimenti via sms al numero 3317076401».
Alemanno: piano per 10mila posti negli asili nido. «La candidatura di Franco Grillini a sindaco è un segnale importante. Le sponde sono alternative e la battaglia comunale è più aperta che mai». Così il candidato sindaco del Pdl ha commentato la candidatura del presidente onorario dell'Arcigay. Alemanno ha poi affermato che «uno degli impegni centrali nel programma comunale del Pdl sarà quello di far nascere asili nidi per 10mila nuovi posti a Roma nel prossimo quinquennio». «Attualmente - ha aggiunto - su 70mila bambini da 0 a 3 anni a Roma, solo 16.355 hanno un posto negli asili nido».
venerdì 7 marzo 2008
Paola Concia: “Io, omosessuale catapultata nella Puglia della tolleranza”.
Paola Concia, manager romana e portavoce del tavolo dei gay per il Pd, correrà alla Camera in decima posizione.
(Giovanna Vitale - La Repubblica edizione Bari) «Catapultata sì, raccomandata no». Paola Concia, 44 anni, manager pubblica e portavoce del tavolo nazionale degli omosessuali del Partito democratico (Pd), vive con un po’ di disagio le polemiche scatenate in queste ore intorno alla sua candidatura alla Camera in decima posizione.
Eppure era inevitabile, non crede? In fondo nessuno la conosceva, prima che Roma la imponesse alla Camera in Puglia.
«Il fatto di non avere un legame con questo territorio non significa che io venga dal nulla. Dopo il liceo sono fuggita da Avezzano, dove sono nata, e sono arrivata a Roma, città capace di accogliere e non discriminare gli omosessuali. Sono entrata nel Pci nel 1982, ho attraversato tutte le fasi di trasformazione del partito fino all´approdo democratico, di cui condivido a fondo la posizione di dialogo e di mescolanza fra laici e cattolici».
Ci spiega allora com´è nata la sua candidatura?
«Da una richiesta del tavolo degli omosessuali del Pd, che ha sollecitato Veltroni a far spazio a una nostra rappresentanza. La proposta comprendeva me, Andrea Benedino, che è l´altro portavoce del tavolo, e Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell´Arcigay. Il regolamento del Pd prevedeva che alcune candidature sarebbero state espresse in sede nazionale: io sono una di queste, ma non ho alcuna intenzione di venire in Puglia per prendere i voti e poi scappare».
Ma perché proprio in Puglia?
«Questo non lo so. L´unica cosa che so è che è stato Nicola Latorre a suggerirlo. Lui mi stima molto. Non siamo amici d´infanzia, credo piuttosto che condivida le battaglie sui diritti che ho sempre portato avanti con forza e convinzione».
Però la sua candidatura ha portato all´esclusione di altri esponenti locali del Pd e della società civile.
«Guardi, io non ho chiesto niente, né dove né in che posizione essere candidata, mi sono messa semplicemente al servizio del Pd. Perciò spero di non essere vissuta come una catapultata. Anzi: considero questa un´occasione per occuparmi della Puglia. L´estate scorsa mi è capitato di trascorrere tutta la convalescenza della mia malattia nel Salento: ho affittato casa nel centro di un piccolo paese, sono rimasta tre settimane, da sola, e sono stata benissimo. Mi sono sentita accolta, reduce da un tumore, non è stato facile, ma il clima di solidarietà mi ha aiutata molto».
Lei, che è una omosessuale dichiarata, è stata candidata nella Regione governata da Vendola. Secondo lei perché?
«Non c´è dubbio che in Puglia, grazie a Nichi, la battaglia degli omosessuali ha avuto un impatto enorme sotto il profilo simbolico. È una delle regioni più all´avanguardia in Italia. L´ha dimostrato eleggendo un omosessuale: ha saputo andare oltre, far diventare la diversità una ricchezza».
Quali sono i suoi programmi?
«Arrivo domani (oggi per chi legge) per l´apertura della campagna elettorale. Sarò accanto a D´Alema e, come ho già detto a tutti quelli che mi hanno chiamata, da Emiliano in giù, sono a vostra disposizione. La mia chiave è che i diritti civili fanno crescere il Paese. Come sostiene anche Nichi: i territori che includono le donne, i giovani, gli immigrati, gli omosessuali portano sviluppo non solo dal punto di vista sociale, ma economico. Gli indici di crescita dei territori sono legati all´inclusione, alla tolleranza. Ecco perché sono contenta di essere stata candidata in Puglia, che è già un grande laboratorio di questa idea».
Gianfranco Fini e Famiglia Cristiana si scrivono.
Fini: "Dal Pdl il rilancio della famiglia e la tutela della vita da ogni aggressione". Don Sciortino: "A quando una vera politica per la famiglia?".
Caro Direttore, concordo con Lei quando osserva che "gli elettori del Pdl, soprattutto quelli cattolici, hanno tutto il diritto di sapere cosa pensano i propri candidati – e non solo il Capo - su aborto, testamento biologico, coppie di fatto (…)". Vorrei dirle subito però che il diritto di sapere riguarda tutti gli elettori, inclusi quelli che non fanno riferimento ad alcuna confessione. Vita, famiglia, educazione sono questioni laiche sulle quali convenire, in adesione a dati di realtà, a prescindere dalla vicinanza alla religione. Riconoscere che l’essere umano è tale dal concepimento non richiede un atto di fede, basta un’ecografia; questo riconoscimento non comporta l’abrogazione della 194 o il ripristino delle norme a essa antecedenti: deve invece indurre a un impegno, anzitutto finanziario, trent’anni dopo l’approvazione di quelle disposizioni, teso a prevenire l’aborto, così come formalmente prevede la stessa 194, con l’indicazione di concrete alternative per la donna che ha difficoltà. Ribadire che il matrimonio è l’unione fra un uomo e una donna, derivante dalla reciproca assunzione di doveri e di diritti, è constatare quello che accade da sempre, in ogni ordinamento, prima che il Cristianesimo conferisse al matrimonio la forma del sacramento. Aggiungere che tale unione deve incontrare favore, e non ostacoli, da parte delle istituzioni, soprattutto quando la famiglia si apre ai figli e mantiene al proprio interno gli anziani, equivale a una scelta strategica che oltrepassa il confine del singolo nucleo familiare, proiettandosi sul futuro di una nazione, la nostra, che patisce più di altre il calo demografico. Affermare che qualunque droga fa male, che ne va scoraggiato l’uso, che va incrementata la prevenzione e che vanno potenziati i percorsi di recupero, con l’applicazione effettiva della legge che porta anche il mio nome, significa essere convinti che l’integrità della persona è il presupposto di una sana convivenza. Infine, ricordare che il titolare del diritto a educare non è lo Stato, bensì i genitori, equivale a porsi nel solco della Costituzione, allorché, all'art. 30, pone in capo al padre e alla madre, e non allo Stato, il "dovere e diritto" di "mantenere, istruire ed educare i figli".
Su questi temi nella Legislatura 2001-2006, con il Centrodestra al governo, sono state fornite risposte chiare, nei limiti della compatibilità finanziaria, in una fase di recessione e di difficoltà economiche. Sugli stessi temi nella Legislatura appena conclusa il Centrodestra ha impedito che fossero portati a compimento quegli attacchi che cadono sotto il nome di testamento biologico (espressione adoperata finora, nei progetti presentati, per mascherare l’eutanasia), di pacs-dico, di legalizzazione di droghe a torto definite leggere, di norme c.d. antiomofobia, oggettivamente lesive di una sana pedagogia.
Il Pdl intende porre nel cuore della politica, e quindi anche del dibattito della campagna elettorale in corso, il necessario rilancio della famiglia e la tutela della vita da ogni aggressione che la minacci. Lo ha già fatto in modo chiaro, individuando in ciò che ruota attorno alla famiglia uno dei punti qualificanti del programma, la sua "seconda missione". Riprendo dal testo del programma medesimo:
- introduzione graduale e progressiva del quoziente familiare", per adeguare il rapporto tra fisco e famiglia alla effettiva consistenza di quest’ultima, alle sue necessità, ai problemi che la riguardano (presenza di disabili o di anziani non autosufficienti);
- rilancio del ruolo di prevenzione e di assistenza dei consultori pubblici e privati per garantire alternative all'aborto per la donna in difficoltà": non faremo comizi contro la 194, ma ci interessa che colui al quale la gestante che ha problemi si rivolge non si limiti a consegnare il certificato per abortire, ma informi sui diritti derivanti dalla gravidanza, indirizzi verso soluzioni effettive (avendo gli strumenti per farlo), aiuti a far nascere il bambino;
- parità di scelta fra scuola pubblica e scuola privata";
- esclusione di ogni ipotesi di leggi che permettano o comunque favoriscano pratiche mediche assimilabili all'eutanasia".
Gianfranco Fini
Presidente di Alleanza nazionale
Questa la replica del direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino.
"Prendiamo atto degli impegni che Gianfranco Fini, Presidente di Alleanza Nazionale, assume sui temi della vita, la scuola e la famiglia. Verificheremo nei fatti e nella sostanza che per tutto il Popolo della libertà non si tratti, ancora una volta, di affermazioni generiche, sia pure ben espresse in termini inequivocabili. Al di là delle lodevoli intenzioni, la storia di questi anni ci insegna che c’è sempre una "buona" ragione, come "i limiti della compatibilità finanziaria", per giustificare il venir meno ai solenni impegni assunti in campagna elettorale. Si sono succeduti i Governi, ma finora, alle famiglie, soprattutto con figli, sono stati dati solo aiuti sporadici e insufficienti, quasi un’elemosina per sopravvivere. Se è vero che i figli sono il futuro e la speranza del Paese, quando potremo avere una vera politica per la famiglia, degna di questo nome, cioè seria e organica come in Francia e in Germania ad esempio, che non sia frutto solo di scelte improvvisate?"..
(Il Direttore)







