Messaggio pubblicato da un compagno di Torino sul forum della Sinistra Arcobaleno nei giorni seguenti la disfatta elettorale:
Care Compagne e cari Compagni,
vorrei proporvi uno spunto di dibattito sulle ragioni della sconfitta, partendo dalla mia esperienza personale.
Pur non essendo l’elettore tipico della sinistra cosiddetta antagonista, sono uno dei pochi oggi rimasti fedeli ai nostri ideali, anche se con alcune riflessioni critiche. La mia atipicita’ deriva dall’appartenenza alla categoria dei cosiddetti “colletti bianchi”, contratto a tempo indeterminato settore Telecomunicazioni, tutele dell’articolo 18, casa ed auto di proprieta’, sposato. In pratica, quello che definisce il ceto medio (seppure basso) che, quando ero giovane ha dato origine alla grande sconfitta delle ragioni dei lavoratori con la marcia dei 40.000. Io pero’ sono rimasto fedele ai miei ideali di gioventu’ ed ho sempre votato Comunista da quando ho avuto il diritto di voto, perche’ desidero che le opportunita’, i diritti ed il benessere che ho conosciuto attraverso le lotte dei nostri padri ed in parte anche mie, possano conoscerli e goderne tutti. E dopo 45 anni su questa terra ed almeno 25 anni di vita politica con l’ideale Comunista, non avere rappresentanza in Parlamento mi ferisce e disorienta almeno quanto la morte del compianto Compagno Segretario Enrico Berlinguer. E dunque, dobbiamo analizzare tutte le cause della nostra terribile sconfitta e rimuoverle tutte, senza tentennamenti. E veniamo alla tristissima esperienza che vi illustro.
Due anni or sono, sono riuscito a portare mia moglie, alcuni familiari e conoscenti, a votare per noi. A parte la candidatura del Compagno Vladimir Luxuria, validissima ed intelligentissima persona per me, ma criticato aspramente dai miei conoscenti come “non da rappresentanza Parlamentare”, la primissima cosa che mi hanno rinfacciato tutti e’ stato la vergogna di aver appoggiato l’indulto. A seguire, le critiche piu’ feroci le ho sentite sulle questioni “tasse per il risanamento”, accettazione del pacchetto sullo stato sociale e tante, ma tante maledizioni sulla questione immigrazione.
Perche’ a Torino, una donna quasi non puo’ avventurarsi da sola in auto. Ad ogni incrocio si e’ presi di mira da lavavetri e venditori di ogni sorta di inutilita’ e se si rifiuta “il servizio caritatevole”, quando va bene sono improperi e male parole, se va male sono calci alla vettura. Ora una persona che lavora, difficilmente passa un solo incrocio nel tragitto tra casa e luogo di lavoro. Dovendo “accettare” di fare la carita’ ad ogni incrocio per evitare improperi e/o danni peggiori, vogliamo pensare che si mangera’ questa persona per cena? Vogliamo parlare dei furti? La maggioranza dei furti di cui sono a conoscenza io non riguarda persone che possano fare a meno della roba sottratta. I furti avvengono per la maggior parte a danno di gente che non arriva a fine mese, soprattutto anziani,i piu’ facili da raggirare e rendere inoffensivi. Operai come impiegati, geometri come commercianti, in una grande citta’ nessuno e’ al riparo dalla piaga dei furti. La altre obiezioni che sento spesso riguardano il comportamento degli extracomunitari. Dai viaggi a sbafo sui mezzi pubblici, alla sporcizia della citta’, alla rivendicazione della loro cultura a danno della nostra (questione crocifissi, presepe etc.) Altre obiezioni mi vengono fatte sulla droga e sulla liberalizzazione delle droghe leggere, alla troppa attenzione alle questioni dei gay e via di questo passo. Morale della favola, nel seggio siamo passati da 23 voti a 5 su 281 elettori. E dunque, essendo un Paese che si e’ buttato a destra, perche’ non scendiamo tra la gente ed ascoltiamo le proposte assecondando quelle che possono essere ascoltate da noi? Primariamente i temi DEL LAVORO e dei DIRITTI DEL LAVORO, quelli sono NOSTRI da sempre!!!! Insistere sui temi dell’integrazione e dei diritti dei carcerati, non dare una voce alla famiglia tradizionale mettendo l’accento sulle questioni individuali, proporre la liberalizzazione delle droghe leggere in piena stagione di stragi del sabato sera, a mio avviso puo’ essere fatto solo e soltanto dopo che una cultura realmente di sinistra e’ stata ricostruita. Le macerie culturali del berlusconismo ci obbligano alla ricostruzione dei valori di liberta’, uguaglianza e solidarieta’ che ci contraddistinguono a partire dalla Resistenza, ma senza aver fatto prima quel lavoro, insistere su temi “avversi” a tutti tranne che a noi ci obbliga al movimentismo perenne se non dalla sparizione certa dalla societa’. Potete farmi tutte le critiche che volete, ma la realta’ dei fatti e’ questa.
Riflettiamoci Compagni.
venerdì 25 aprile 2008
Perchè la Lega ha intercettato i voti della sinistra...
mercoledì 23 aprile 2008
Tutti pazzi per la Lega. Soprattutto a sinistra.

sabato 19 aprile 2008
Mirafiori ha bocciato l’Arcobaleno: “Pensa solo a froci e zingari, non a noi”.
(Maurizio Pagliassotti - Liberazione) Un partito che pensa solo agli omosessuali e agli zingari, mentre dei lavoratori se ne è sbattuto fino all’altro giorno» E’ il commento lapidario di Luca, quaranta anni, operaio Fiat alle carrozzerie Mirafiori da undici. Tira un vento gelido in corso Settembrini mentre uno sciame di operai entra dalla mitica porta due dentro lo stabilimento metalmeccanico più importante d’Italia.
Pochi metri più in là c’è la cinque, quella nel 1980 fa era chiamata “porta Karl Marx.” Venti giorni fa Franco Giordano era venuto
a volantinare proprio tra questa gente e l’accoglienza era stata fredda ma non rabbiosa, come invece era capitato qualche mese prima ai capi dei sindacati.
La sensazione è che gli operai di Mirafiori abbiano assistito alle elezioni come si assiste alla finale di coppa del mondo tra Brasile e Germania: in qualcosa di interessante sì, ma lontano.
Poi è arrivata il ceffone della disfatta inaspettata della Sinistra Arcobaleno, che ha assunto un valore molto superiore rispetto alla vittoria della destra.
Se venti giorni fa nessuno aveva voglia di parlare ieri invece le lingue erano più sciolte, un profluvio di commenti duri e spietati.
Roberto: «Un partito che difende i ladri (rumeni, ndr) che rubano nelle nostre case, incapace di farci aumentare gli stipendi che sono da anni sempre uguali. Ho votato Lega».
Giovanni: «Batosta necessaria, anche se troppo violenta. Ci speravo che la Sinistra Arcobaleno perdesse duro, ma non così tanto. Io ho votato Pd non per convinzione ma proprio per far perdere Rifondazione. Fino all’ultimo ero indeciso se votare Lega. Mi sembra infatti quest’ultima quella che in questo momento è più vicina ai lavoratori».
Francesco: «Quando parlano alla televisione quelli di sinistra io non capisco un cazzo di quello che dicono. Usano paroloni... la globalizzazione... il movimento... Tutte menate, a noi interessa lo stipendio, vivere un po’ meglio, avere due soldi in più in tasca. Basta. Rifondazione dice che è stata una vittoria aver ritirato le truppe dall’Iraq e io rispondo: e a me cosa ne viene in tasca?».
Roberto: «Ma noi cosa c’entriamo con Pecoraro Scanio? L’ambiente? Sì è importante ma io voglio sentire suonare altre corde, quelle che mi toccano direttamente.
Mi dispiace, sono deluso ma dopo molti anni ci voleva».
Annamaria: «In Fiat hanno votato in massa la destra. Sono degli irresponsabili...venerdì c’era un sacco di gente che sghignazzava sulla vittoria di Berlusconi, diceva che era giunto il momento di far rubare un po’ anche lui... La classe operaia non esiste più, gli operai sono persone il cui unico sogno è cambiare lavoro, fare un po’ di soldi e sbattersene di tutto il resto».
Gianni: «Questa notte non ho dormito. Sono incazzato e deluso. Ho votato Sinistra Arcobaleno e così tanti come me dentro questa fabbrica. Moltissimi che sostengono di essersi astenuti in realtà hanno scelto la Lega. Soprattutto i giovani sono di destra, quando
li sento parlare mi sembra di avere davanti Calderoli».
Il discorso generazionale appare importante. I più anziani sembrano aver preso almeno in considerazione l’ipotesi
di votare Sinistra Arcobaleno, forse per ragioni storiche. I giovani invece paiono essere semplicemente disillusi o di destra. Commenti a caso tra i volti poco più che imberbi che entrano in fabbrica:
«Non me ne frega niente», «Bertinotti veste il cachemire io guadagno mille euro al mese. Una volta ho visto Ferrero arrivare con la Renault 5 tutta scassata. Lui mi piace invece. Sono cose importanti per noi queste...», qualcuno parafrasa anche Trotzkj: “prima distruggere, poi costruire”.
Gli operai con i capelli bianchi sono attoniti, la loro analisi racconta di un mondo operaio che non riconoscono più, arrabbiato con tutti, siano essi padroni o sindacati. «Davanti a questa porta ventotto anni fa volevamo cambiare il lavoro in Italia... Penso che
quello che è successo ieri sia l’ennesimo frutto avvelenato di quella sconfitta».
E per il futuro? Il domani non esiste anche se vi è un diffuso timore che la mancanza della sinistra in parlamento apra le porte alle peggio situazioni: «Veltroni farà l’opposizione? Siamo a posto...»
Riguardo la sinistra e le sue scelte prossime venture mancano i suggerimenti:
gli operai sono preoccupati dal crollo delle vendite di auto in Europa, Fiat compresa. Il destino della sinistra interessa quei pochi iscritti alla Fiom che resistono dentro la fabbrica, gli altri pensano che domani sarà un altro giorno, uguale a ieri.
giovedì 17 aprile 2008
Gossip Politico: i trombati ed i graziati, chi entra e chi esce
(Gossipblog) Votare si è votato. Per chi si fosse perso però la maggior parte dei nomi dei futuri rappresentanti della repubblica (e di quelli che sono stati allegramente trombati da colleghi o avversari), ecco un breve riassunto.
Restano fuori dalla Casa del Grande Fratell… ehm da Montecitorio Vladimir Luxuria (ex PRC), che tornerà a spettacoli e battaglie per la difesa dei gay, Daniela Santanchè che dal suo salotto la prende con filosofia, e la sua protetta Paola Ferrari, che tornerà, forse, a Domenica Sportiva. Fuori anche Elisabetta Gardini (nella foto) del Pdl che da quando ha lasciato la recitazione non ne imbrocca una, e s’è fatta bocciare sia alle Europee del 2004, sia come portavoce del Polo delle Libertà nel 2005, oltre a dar vita ad un’appassionante querelle con la collega Luxuria sulla fenomenologia della toilette nel 2006.
Dalle stalle alle stelle, fuori la Principessa Alessandra Borghese, oggi punto di riferimento del mondo cattolico romano, ieri autrice di un manuale di galateo per jet set. Nella lotta tra fratelli Craxi, infine, ha la peggio Bobo, fuori assieme a tutto il Partito Socialista, mentre avrà il suo seggio Stefania Gabriella Anastasia, tra le fila del Pdl.
E veniamo ai graziati, tra conferme e new entry. Alla Camera sono dentro per la prima volta Michela Vittoria Brambilla e le sue autoreggenti, Marianna Madia, ex di Giulio Napolitano, Jean Leonard Touadi, primo deputato di colore (Idv), ex assessore con Veltroni a Roma, Deborah Bergamini (quella delle intercettazioni telefoniche su come gestire i dati delle regionali 2005 in Rai), Monica Faenzi (pdl), il sindaco di Castiglion della Pescaia che litigò con Prodi durante le vacanze toscane perché lui non era passato a salutarla, e dulcis in fundo Santo Versace, fratello di Gianni e Donatella, che porterà lezioni di stile là dove ce n’è più bisogno.
Ma il meglio viene tra le candidate confermate, perché hanno già ben meritato. Oltre a Maria Paola Merloni (pd), figlia di Vittorio Merloni ma anche ex presidente Confindustria Marche, e Linda Lanzillotta, moglie dell’ex ministro Bassanini ed ex ministro lei stessa agli Affari Regionali, resteranno a Montecitorio Mara Carfagna e Alessandra Mussolini mentre non si hanno notizie della sorella Nilde), Fiorella Ceccacci (nella foto), il cui curriculum artistico spazia da Tinto Brass ad Albertazzi, passando per il Rugantino, ed stata addirittura la fidanzata di Michele Cucuzza, e Gabriella Carlucci, che tanto bene ci ha fatto figurare nella recente questioncella col premio Nobel per la fisica Glashow. Ancora qualche anno a Roma poi per la campionessa Manuela di Centa, e per Umberto Scapagnini, il medico personale di Berlusconi.
Per quanto riguarda il Senato ahimè, pochi nomi celebri, tra le new entries: Gianrico Carofiglio (Pd), magistrato e scrittore, padre letterario dell’avvocato Guido Guerrieri, Ombretta Colli (Pdl), moglie di Gaber ed ex presidente della provincia di Milano, Barbara Contini (Pdl), ex governatrice di Nassiriya, e Umberto Veronesi (Pd), direttore dell’Istituto Oncologico Europeo.
mercoledì 16 aprile 2008
Le ragioni di una sconfitta.
(Libero canto) Forse è presto, ma non è ma troppo presto, per avviare un'analisi della sconfitta della Sinistra a queste elezioni. Si uniscono sicuramente fattori politici profondi di lungo periodo, contingenze elettorali, errori, miopie, sistema elettorale.
- La Sinistra L'Arcobaleno non ha saputo aggiornarsi e modernizzare la sua offerta politica, adeguandola ai tempi. Non sono mancati i tentativi, come l'apertura più netta sui diritti civili, la ridefinizione di un ambientalismo meno ideologico e più articolato, l'avvicinamento ai sentimenti dei movimenti del pacifismo, ma questi sono stati solo avviati da poco, e non sempre con completa coerenza, senza tentennamenti. La doppia conseguenza è stata smarrire un elettorato identitario e tradizionalista senza conquistare del tutto un nuovo elettorato meno ideologico e più pragmatico ma inequivocabilmente di sinistra. Anche la proposta economica è parsa più di conservazione, sebbene a tutela di alcune fasce deboli della popolazione, che di prospettiva. Troppo legata a una visione novecentesca dei rapporti di produzione e di organizzazione del lavoro.
- Ancora più dopo questo voto appare sempre più chiaro che l'elettorato italiano è sempre meno ideologico e sempre più conservatore, quasi indifferente ai temi dei diritti, dell'eguaglianza e della laicità, così come indifferente ai temi di politica estera, del funzionamento generale e del sistema e della giustizia. Gran parte di questo, nel sud è ancora clientelare.
- A guidare il voto sono questioni economiche banali e contingenti (e un periodo di sfiducia, crisi economica e inflazione è comprensibile), con particolare rilievo agli aspetti fiscali e dei bonus vari - si parla di borsellino della spesa, insomma, non di grandi questioni di sviluppo economico. Allo stesso tempo e per le stesse ragioni di sfiducia e incertezza contano gli egoismi localistici, la diffidenza per il diverso e gli stranieri (visti come nemici), i temi della sicurezza, dell'identità tradizionale, spesso legata al fattore religioso cattolico, e della dimensione familiare.
A tutte queste inquietudini la Sinistra non ha saputo contrapporre ricette, offrire alternative credibili, nuove e affascinanti alle proposte unificate e unificanti dell'arco parlamentare che va dalla Destra al PD. Un insieme di proposte un po' datate (dalla scala mobile in giù), lontane ormai dall'esperienza quotidiana e che non sono state capite né apprezzate dall'elettorato. - La Sinistra paga la mancata scelta tra la dimensione di "governo" e quella di "opposizione". Perdendo di nettezza su entrambi i fronti. Da un lato, infatti, ha marcato la sua partecipazione al governo con toni spesso critici, insofferenti (giustificati dal fatto che neppure i patti programmatici sulle questioni che più interessavano la sinistra venivano rispettati, mentre i nodi controversi come le politiche sociali e guerra tornavano sempre al pettine), dall'altro invece è stato l'alleato più fedele del governo Prodi, cedendo sempre alle ragioni della coalizione e votando anche i provvedimenti più invisi e indigeribili per il suo "popolo" di riferimento. Risultato? Mentre questa sinistra non viene percepita come una forza riformista e di governo, ma quasi come una forza antisistema e un un antidoto critico, ma di fato paralizzante del quadro politico, principale responsabile dell'insuccesso e della lentezza dell'azione del Governo Prodi, riesce anche a scontentare il suo elettorato identitario di riferimento che non ha visto i suoi valori e le sue aspettative (e le dichiarazioni bellicose dei leader in piazza) tradotte in azzioni concrete e coerenti sul piano del voto parlamentare e e di governo. Insomma la Sinistra L'Arcobaleno paga questa incertezza e indefinitezza tra dimensione del movimento, inteso anche come cavalcare gli umori e le insofferenze del popolo della sinistra, e il riformismo di governo. E su questa fragilità e debolezza ha puntato tutto con grande fiuto la campagna del PD che ha escluso dalla coalizione la Sinistra ricordando ad ogni occasione che quella era la vera causa del'instabilità, della eccessiva frammentazione delle posizioni, dell'immobilismo, degli insuccessi, e della caduta del Governo.
- L'unione dei partiti di Sinistra composta da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica è stata una soluzione dell'ultima ora, accettata ab torto colo e a stento dai Comunisti Italiani (che volevano mantenere la falce e martello) e con incertezza dai Verdi, ancora poco coesa nelle dirigenze e poco conosciuta e riconoscibile dagli elettori. Anche in questo caso si sono scontentati i tradizionalisti e li affezionati alle singole famiglie politiche (in parte confluiti verso le sinistre critiche, in parte verso l'astensione, in parte verso altre forze) senza convincere nuovi molti nuovi elettori. Non solo per i limiti programmatici ma soprattuto per le scelte di candidature, ovunque vecchie, pedissequa riproduzione delle vecchie leadership con nessun coraggioso tentativo di rinnovamento.
- La legge elettorale è un sistema criminale di una doppia tagliola di premio di maggioranza e soglia di ammissione. Questa legge da un lato spinge al "voto utile" cioè a concentrare il voto tra le forze e le coalizioni con reali probabilità di competere per ottenere il corposo premio di maggioranza, e la possibilità di governare, dall'altro pone una soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati al 4% in questo modo i partiti piccoli e medi non coalizzati (o le piccole coalizioni con soglia di sbarramento al 10%), svuotati di consensi per la pressione al voto utile vengono spinti sotto la soglia di sbarramento e di fatto espulsi dal Parlamento. Con la conseguenza che milioni di elettori sono "costretti" a votare col naso turato per il meno peggio, mentre coloro che, nonostante questa pressione hanno dato priorità a una scelta alternativa si trovano addirittura senza rappresentanza parlamentare. Tutto un mondo, una storia e poi la rappresentanza di importanti istanze di attenzione al mondo del lavoro, all'ambiente, ai diritti, alla pace, all'immigrazione che sono parte della storia e del presente del nostro Paese che non hanno più neanche diritto di tribuna nelle aule parlamentari. E poi un panorama di associazioni e di società civile che si trova senza lo spazio e i referenti politici che solo la sinistra garantiva loro. Molti voti di sinistra che non sono voluti confluire sul PD sono stati raccolti dall'Italia dei Valori (che raddoppia i consensi) che puntando di fatto solo sul tema della giustizia, ha funto da camera di compensazione e di espansione della coalizione col PD.
- In questo quadro le scelte sbagliate sui candidati, dal sapore vecchio e privo di rinnovamento, con gli stessi leader logori degli ultimi anni, con un Pecoraro Scanio che ha umiliato gli ecologisti ed è stato indebolito dalla crisi dei rifiuti campana.
Lo stesso Bertinotti, rispetto a soli due anni fa, ha perso molto del suo smalto di innovazione, ingabbiato come è stato dal suo ruolo istituzionale che ne ha fatto uno dei notai del fallimento e dell'impopolarità del governo Prodi. Le scelte condizionate, poi, da strani equilibri interni tra i vari partitini fondatori, non hanno tenuto in nessun conto il radicamento territoriale dei candidati e, per parlare di due casi che conosco ha visto Vladimir Luxuria candidata al secondo posto in Sicilia occidentale e Titti de Simone in Basilicata, regioni con cui, il voto di opinione, di sinistra e glbt è verosimilmente basso e meno organizzato che nei centri di Roma e Milano o nelle regioni di tradizionale radicamento della sinistra. - La campagna elettorale è stata opaca e poco aggressiva soprattutto nei confronti di quel Veltroni, che dopo averli defenestrati dalla coalizione, esclusi anche dai momenti celebrativi collettivi dell'amministrazione romana e accusati dei mali della divisione, della responsabilità delle mancanze del Governo Prodi e della sua caduta, ha fatto una campagna mirata a cannibalizzare i loro voti con la retorica del voto utile e dell'antiberlusconismo.
La Sinistra Arcobaleno ha piagnucolato fino all'ultimo per cercare un'alleanza, facendosi mettere alla porta e, non accettando la corsa solitaria, ha dato sempre l'impressione di puntare a un'alleanza col PD, evitando quindi di affondare il coltello nella piaga delle loro incoerenze e di caratterizzare meglio le distinzioni e i valori aggiunti, ha tenuto un profilo incoerente sul piano nazionale e locale accettando coalizioni in grandi città, tra cui Roma, dove a un candidato laico alternativo ha preferito il diktat di un clericale come Rutelli, con la conseguenza di una campagna schizofrenica in cui fino alle ultime ore della campagna elettoraleBertinotti ha ribadito l'invito a votare Rutelli. Inoltre, Bertinotti non ha sfruttato le possibilità offerte da una campagna dalle mani slegate e non orientata al governo su di sé attenzioni e voti. Le parole d'ordine sono state sostanzialmente , non facendo proposte innovative, coraggiose e dirompenti capaci di ricatalizzareriproposizioni di vecchie cose e sempre assai moderate (un esempio parlare di unioni civili e non di matrimonio gay). Questo è ancor più grave in quanto, paradossalmente la sua campagna è stata caratterizzata da toni e contenuti più "responsabili" di quella dei due più quotati avversari che si sono confrontati a suon di fuochi d'artificio di sgravi fiscali, aiuti alle famiglie, abolizioni dell'ICI, stipendi minimi, aiuti per i figli etc... Toni pacati e contenuti moderati, insomma, che in un quadro bipartitizzato che lo vedeva fuori dal "grande gioco" e negletto dai media, non potevano premiare. Come vedete non mi sono messo, finora, a fare dei facili j'accuse verso qualcuno in particolare e verso il leader del PD Veltroni, che però è uno dei principali responsabili esterni di questo risultato. La sua esultanza di fronte agli indebolimenti delle sinistre in Europa (PCF in Francia Isquierda Unida in Spagna, ad esempio), l'arroganza della sua vampira campagna elettorale che non è riuscita a strappare nemmeno un voto al centro e a destra ma ha fagocitato il voto di sinistra e laico in un progetto politico che non è né di sinistra né laico. Il suo obiettivo dichiarato era quello di essere l'unica opposizione al centro destra e per far questo, essendo i voti complessivi, e le forze complessive, quelli, non poteva che mirare ad attrarre tutto il voto alla sua sinistra, senza poterne però né interpretare né rappresentare le istanze.
Veltroni non ha vinto le elezioni, ma ha ottenuto un suo primo obiettivo, cancellare la fastidiosa rappresentanza alla sua sinistra. Un'operazione sul lungo periodo non solo miope, ma addirittura tragica perché quelle forze cresceranno fuori dal Parlamento e non potranno stare a lungo senza rappresentanza mentre sul fronte centrale tante e troppe sono le formazioni accalcate a contendesi i favori di elettori "moderati".
Queste solo alcune cause, tra le principali, che mi vengono in mente e vogliono fornire u primo contributo per lavorare a ricostruire in Italia una Sinistra grande e capace ancora di offrire speranze e voce a un vasto corpo elettorale. Ricostruire la sinistra è un compito che spetta a tutti e che giova a tutti perché la scomparsa dal Parlamento non equivale a una scomparsa nel Paese, né in forma organizzata, nelle tante amministrazioni locali, né tanto meno come istanze sociali e politiche diffuse. Quelle istanze, quelle idee, quei sogni devono ritrovare una voce, e nessuno può pensarle di cancellarle dalla notte alla mattina con un tratto di penna.
E il Partito Socialista? Anche la sparizione del partito più antico d'Italia (1892), un vero pezzo di storia, è un passaggio gravido di conseguenze. Il nostro Paese rimane l'unico grande in Europa in cui le istanze del riformismo non sono incarnate da un grande Partito Socialista. Si tratta purtroppo del triste epilogo di una vicenda che ha le sue radici nel Craxismo si è avviata con tangentopoli e poi protratta tragicamente per oltre un quindicennio a causa di una classe politica che non ha saputo o potuto ricostruire le ragioni di una forza socialista di massa, riformista, affascinante, limitandosi a difendere dei giardinetti familisti di potere, dispersi a seconda dei casi a destra e sinistra e privi di un vero profilo politico e di un progetto autonomo e riconoscibile. L'ultimo grave errore in ordine di tempo la condanna prematura del progetto della Rosa Nel Pugno che con maggiore lungimiranza poteva crescere e rafforzarsi. Invece noi tutti, tutti i veri riformisti e laici ci troviamo oggi a pagare le scelte grette e l'incapacità di una classe dirigente che ripresentava alle elezioni di oggi un De Michelis, già ministro degli esteri oltre 20 anni fa! Per non paralare della ancora aperta ferita di tangentopoli con lo sguardo sempre rivolto in modo critico alla giustizia che allora colpi il malcostume politico diffuso, colpendo mortalamente proprio l'allora PSI. Può apparire questo un partito capace di guardare al futuro, di affascinare i giovani, di crescere e dare voce a bisogni di riformismo coraggioso, pragmatico e laico? Evidentemente no.
Ma alla fine non tutto il male vien per nuocere, queste batoste senza precedenti, consentiranno di ricominciare da zero alleggerendosi delle zavorre del passato, recuperando solo il meglio di lunghe e importanti tradizioni e reincarnandole in volti e programmi nuovi capaci di riconnettersi con la società civile e con i bisogni di oggi.
P.S. Condivido in quasi tutto analisi, commenti, suggerimenti e timori di e Anelli di Fumo e Elfo Bruno. (che oltretutto le scrivono con una concisone chiarezaza e pulizia linguistica encomiabili)
martedì 15 aprile 2008
La sconfitta c’era già stata.
“Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! È su me stesso che piango” - Pier Paolo Pasolini da Uccellacci e uccellini.
(Giornalismo partecipativo) I numeri si possono valutare. Si poteva aspettare un risultato negativo. Forse non lo si quantizzava correttamente. Si può valutare quanto i progetti siano falliti o meno. Si possono dare colpe a forze politiche, criticare una sinistra che ha perso il contatto col suo stesso corpo (tragicamente vero). Apparati scollati dal sociale. E questo si fa danzando tra percentuali e numeri. Ma una delega su un simbolo (che mai ha portato la libertà o la democrazia; perché altro è la libertà e la democrazia), la percentuale che porta i “delegati” a governare (e quali delegati (eletti ma anche possibili)!) non è la misura della sconfitta.Sia chiaro, il mio voto io l’ho comunque dato, contorcendomi, ma quanto capisco anche chi, forse più coerentemente, ha chiuso gli occhi.
La sconfitta c’era già stata, netta, trascinata negli anni. I numeri, la Lega Nord è l’esempio più eclatante, lo stadio in politica, sono solo un indicatore di PH, una cartina al tornasole. Nulla di più. Solo il fantasma di un paese, di un mondo.
La sconfitta è stata culturale; profondamente culturale.
Questa italietta, o forse questa parte di mondo (siamo nel globale), fascista, piccola, piccola, ipocrita, feroce con i deboli e pronta a blandire i forti. Coll’ambizione dei furbetti, razzista, ferocemente razzista. La vedi (e dovevi già vederla) nelle file alla posta, quando porti la macchina, nelle scuole, nell’immagine che si dà della donna, negli spettacoli televisivi, nelle chiacchiere sul metro, sul posto di lavoro. Nell’ambizione e nel fallimento. Quando vai, in un quartiere popolare e nell’atrio del portone trovi “attento, lo zingaro può entrare” attaccato alla bacheca condominiale. Ai semafori. nella perdita di memoria e nella mancanza di voglia di chi memoria ha, di raccontare. Nella mancanza di voglia di ascoltare. Ma anche nella rabbia che si fa V-Day e nell’operaio che vota lega perché “questi stronzi ributtiamoli tutti in mare!”. Perché si vive veloci, si schizza sulla superficie come sassi su uno stagno. E’ una sconfitta intimamente culturale.
La vedi, quando il tuo migliore amico, elettore del PD, ma non è importante, fratello a cui comunque non puoi non voler bene, col quale hai diviso sogni e grida, ti dice candidamente “te ne accorgerai, questi vengono e fanno i cavoli loro - gli extracomunitari-” e ti crolla mezzo mondo. Perché non è l’unico, perché se anche lui… Perché anche la tua generazione ne dovrà rispondere alla storia; soprattutto la tua generazione.
Non ho ricette o palle di vetro divinatorie. Noi cani sciolti. Cercherò ripartendo; parlando con mia figlia. Raccontandole storie, lei, pulcino di sei anni cui ho regalato questo mondo di merda.
Domani avremo uno scenario moderno (forse quello sperato dalla P2…); l’Italia sarà un paese moderno. Forse non ci eravamo accorti che moderni lo eravamo già da un pezzo.
“Bonanotte popolo!“.
Dopovoto, la rassegna stampa italiana e straniera.
Repubblica, il ritorno del Cavaliere
“La Terza Repubblica nasce oggi com’era nata la Seconda quattordici anni fa. Una vittoria netta e indiscutibile di Silvio Berlusconi. Uno spostamento massiccio e inequivocabile dei consensi verso destra. L’eterna transizione italiana riparte dall’eterna rigenerazione berlusconiana”. A dirlo è Massimo Giannini, editorialista di Repubblica, commentando il voto di ieri: '”Sarà vecchio, spompato, 'unfit'. Ma la maggioranza degli italiani ha deciso di riconsegnargli comunque le chiavi del governo, sanando per la terza volta, con la legittimazione di un voto che equivale ancora una volta a un 'condono tombale', le sue inadeguatezze, i suoi conflitti di interesse, le sue traversie giudiziarie”. Per l’analista “queste elezioni rivoluzionano la geografia politica nazionale. Segnano un deciso passo avanti dell’Italia sul terreno della semplificazione coalizionale e gettano le basi per una conseguente modernizzazione istituzionale. E di questo dato pieno merito al Pd, alla svolta che ha impresso al sistema con la disaggregazione delle vecchie alleanze e le riaggregazione dei nuovi partiti”. Riguardo il vincitore, per Giannini “Berlusconi ha perso la campagna elettorale, ma ha vinto le elezioni (al contrario di quello che accadde nel 2006). Bisogna prendere atto che la “pancia” del Paese è con lui. La forza che questo voto gli conferisce è inequivoca.
Corriere della Sera, successo doppio
“Il successo di Berlusconi è doppio. Non si assiste soltanto al suo ritorno prevedibile a Palazzo Chigi. La novità è che la reinvestitura avviene dopo una campagna elettorale nella quale non ha promesso miracoli; né lasciato intravedere soluzioni indolori in economia. Seppure fra le solite battute e battutacce, si è presentato nella veste dell’imprenditore chiamato a fronteggiare un periodo di grave crisi”. Lo scrive Massimo Franco, commentando il voto in un editoriale del Corriere della Sera: “Il suo miracolo è stato quello di farsi accettare anche nella nuova veste di premier senza bacchetta magica; e di interpretare una voglia prepotente di sicurezza. L’affermazione vistosa della Lega la riflette, senza tuttavia averne l’esclusiva”. Franco passa poi ad analizzare il Partito Democratico, la cui “sconfitta è netta quanto la vittoria berlusconiana”. Secondo l’editorialista, Veltroni ha “svuotato l’estrema sinistra, ma non è riuscito a sottrarre consensi al centro, mancando la scommessa di conquistare i voti moderati. La rimonta, che c’è stata, finisce così per sottolineare la misera base di partenza del centrosinistra. Certamente, il segretario del Pd non è riuscito a far dimenticare del tutto il governo dell’Unione. Ma questo rinvia a Prodi. La sua autoesclusione dalla sfida non è bastata a cancellare i danni accumulati giorno dopo giorno per una lettura sbagliata del risultato del 2006, per le scelte economiche e per le liti nella sua coalizione”
Liberazione, per la sinistra batosta storica
'Nessuno francamente si aspettava una batosta così grande, storica. Un'Italia senza la sinistra in Parlamento sarà un Paese pessimo. Ma sarebbe un errore mettersi a piangere a abbandonarsi al lamento. Ora serve mente fredda e riprendere a fare politica. Rispondendo a due domande: quali le ragioni della sconfitta? Che fare ora?'. A dirlo è il direttore di Liberazione Piero Sansonetti, in un editoriale intitolato 'Punto a capo' in cui commenta il voto: 'Non so rispondere alla prima domanda. Credo che nessuno avesse capito cosa stava succedendo'. Sansonetti, in realtà, poi prova a rispondere, elencando il bipartitismo imposto da Veltroni e la questione del voto utile, lo slittamento a destra dell'opinione pubblica italiana, il peso di temi come immigrazione e sicurezza, il ritardo del processo unitario, una discreta litigiosità interna, l'assenza di rinnovamento, il poco appeal delle liste elettorali, la difficoltà di avere un dialogo con il proprio popolo, le conseguenze della grande disillusione creata dal governo Prodi, la poca convinzione in battaglie civili quali quelle per le donne e gli omosessuali, l'opposizione al clericalimo. E così conclude: 'Ora occorre non aggrovigliarsi in una discussione da ceto politico, piena di sottintesi, ripicche, psicodrammi e cose del genere. Occorre aprire alla società, chiamando a raccolta tutti quelli che vogliono riscostruire la sinistra, che sono inorridi da questo Parlamento che è uscito dalle urne'.
Il Manifesto, sinistra nel baratro
“Ciò che salta più ai nostri occhi, in maniera netta, è la sconfitta della sinistra, fin dentro il baratro - perdendo tre milioni di voti - della scomparsa parlamentare. I prodromi c’erano tutti, ma non ne abbiamo viste le conseguenze”. A dirlo è il direttore del Manifesto Gabriele Polo, commentando il voto: “La Sinistra Arcobaleno ha pagato carissimo il costo di due anni di governo in cui ha portato a casa quasi nulla di ciò che si aspettavano il suo elettorato e la sua gente. Così ha perso consensi a sinistra, nell’astensionismo, e - seppure in misura minore - verso liste minori. Poi è stata penalizzata dalla logica del ‘voto utile’ (a contrastare Berlusconi), dissanguandosi per il Pd. Infine, proponendosi come investimento sul futuro - pensando che una promessa sia un progetto - ha svelato tutto il vuoto di analisi sociale e proposta cultural-politica che ne fotografa oggi le assenze. Si è offerta come un ‘vuoto da riempire’. Gli elettori, mica degli scemi, non le hanno creduto”. Continua Polo nell’analisi del voto: “Da oggi la sinistra è un soggetto extraparlamentare. Scompare ogni argine istituzionale alle strette che si preparano con l’approssimarsi della crisi economica - che già ha spinto a destra molta parte dei soggetti sociali più deboli - e di fronte al trionfo populista e autoritario delle destre. Resta un futuro tutto da costruire: se si partirà dalla lezione subita, ricominciando da zero a praticare il conflitto sociale e capire come dare veste politica a un’ipotesi d‘alternativa al quadro liberista, persino una simile sconfitta può diventare.
New York Times, bene azzeramento dei piccoli
'Il voto ha segnato essenzialmente una svolta decisiva in un Paese la cui politica e' stata resa instabile dagli interessi ristretti dei piccoli partiti', lo scrive oggi il corrispondente Ian Fischer sul New York Times. 'Un'Italia frustrata e con l'economia malata sceglie Berlusconi - scrive Fischer - ma non e' chiaro se gli italiani abbiano votato per Berlusconi per convinzione oppure come male minore dopo due anni di inazione del frammentato centrosinistra'.
Guardian, l'Italia non risolve i suoi problemi
Per il quotidiano inglese The Guardian: "Con la vittoria elettorale della coalizione guidata da Silvio Berlusconi, che incorpora anche il partito neo-fascista e quello separatista del Nord, l'Italia non risolve nessuno dei suoi problemi". "Il Bel Paese rimane ostaggio infatti di un sistema politico immobile e chiuso che alimenta profonde disuguaglianze, con una maggioranza di cittadini che vota la destra fino a quando questa non fallisce, per poi dare un tiepido sostegno ad alternative di sinistra troppo deboli per agire".
El País, Italia stanca e in crisi si affida a Berlusconi
"Silvio Berlusconi torna per governare con la maggioranza assoluta". E' questo il titolo di prima pagina di "El Pais", che punta il dito contro il conflitto di interessi, l'allenza con la Lega Nord e i risultati dei precedenti governi di centrodestra. "Non c'e' due senza tre", si legge nell'articolo del quotidiano spagnolo, "il magnate della comunicazione si incarichera' di dirigere un Paese stanco e in crisi". Secondo il quotidiano spagnolo l'eta' avanzata e le precedenti esperienze di governo lascerebbero sperare che "questa volta sia un Berlusconi differente, meno dedicato ad evitare di andare in prigione e a modificare la legge a vantaggio suo, dei suoi amici o delle sue possibilita' elettorali, occupazione preferita tra il 2001 e il 2006", pero'"ne' il conflitto di interessi", che "non puo' evaporare dalla sera alla mattina", ne' "la la campagna elettorale del Cavaliere permettono troppe illusioni". Dalle dichiarazioni di Berlusconi e del suo "inquietante" alleato Umberto Bossi, scrive El Pais, "traspare una preoccupante indifferenza per le leggi del Paese" e i seri problemi economici e istituzionali dell'Italia "Berlusconi non ha contribuito seriamente a risolverli in nessuno dei suoi mandati precedenti".
Elezioni 2008: vince il Pdl di Berlusconi. E per la Lega è un trionfo.
Silvio Berlusconi, futuro premier, ha già annunciato che il primo Consiglio dei ministri sarà convocato a Napoli per affrontare l’emergenza rifiuti. Quasi pronta la lista dei ministri, con Frattini agli Esteri, Maroni agli Interni e Gianni Letta vicepresidente. “So dove mettere le mani”, afferma il vincitore alla televisione. Tempestiva la telefonata di rito di Walter Veltroni, e quelle di molti leader e capi di Stato.
Nell’attesa dello spoglio delle amministrative in diverse regioni, si delinea in Sicilia una netta vittoria di Raffaele Lombardo e dell’Mpa su Anna Finocchiaro e il centrosinistra.

sabato 15 marzo 2008
Elezioni 2008, simulazione del prossimo Parlamento secondo gli studi della Camera.
E' stata effettuata dall'Ufficio Studi della Camera, e pubblicata dal Corriere della Sera, una simulazione su come sarebbe composto il nuovo Parlamento, se i partiti ricevessero gli stessi voti ottenuti nelle elezioni del 2006.
Lo studio è valido, per il Senato, solo per le regioni del Centro-Nord fino all'Umbria.
Con le liste bloccate i candidati vengono eletti secondo l'ordine progressivo numerico. Al senato il premio di maggioranza è su base regionale. In alcune regioni, come il Piemonte, Liguria e Marche, la differenza tra le due principali coalizioni era di poche migliaia di voti.


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